Abbiamo scritto anche su questo tema parecchi articoli (vedi ad esempio “Imparare dal passato per superare le crisi: Olanda XVI secolo” e “Investire oggi per star meglio domani: R&S in India e Brasile“). Per uscire dalla crisi bisogna fare due cose:

  1. razionalizzare la spesa pubblica
  2. investire in ricerca e sviluppo.

Chi avrà il coraggio di farlo sul serio, tra i nostri politici che parlano tanto e non mettono mai in atto delle serie politiche di investimento per e sul futuro???

L.D.

 

http://www.lescienze.it/news/2013/01/15/news/elezioni_politiche_ricerca_scienza_dibattito_domande-1462942/

5 gennaio 2013

Elezioni politiche: dieci domande su scienza e ricerca

A metà dello scorso novembre, poco prima delle primarie del centrosinistra, un gruppo di giornalisti scientifici, blogger, ricercatori e cittadini ha dato vita a un’iniziativa intitolata Dibattito Scienza  per portare i temi della scienza e della ricerca nel dibattito politico in corso. Ispirata a Science Debate, l’iniziativa americana che da anni invita i candidati alla Presidenza degli Stati Uniti a esprimere il proprio punto di vista su temi legati alla scienza, alla tecnologia e alle politiche della ricerca, Dibattito Scienza si pone l’obiettivo di “far entrare nel dibattito politico l’approccio razionale alla risoluzione di alcuni problemi, tipico della ricerca scientifica, attraverso domande mirate e specifiche”.

A questo scopo, dopo l’esperienza positiva delle primarie (vedi l’articolo “Strategie per il futuro: ecco perché TUTTI dovremmo essere un po’ più scienziati“), è stata elaborata, con un sondaggio aperto a tutti, una lista di dieci domande da porre ai leader delle principali forze politiche che si sfideranno alle prossime elezioni: Silvio Berlusconi, Pierluigi Bersani, Oscar Giannino,Beppe Grillo, Antonio Ingroia e Mario Monti. 
Come a novembre, Le Scienze si è offerta di dare visibilità all’iniziativa, impegnandosi a pubblicare le risposte dei sei leader, a cui è stato richiesto di inviarle entro il 31 gennaio, in modo da dare ai cittadini il tempo di valutarle con attenzione.

Le dieci domande:

1. Investimenti, meritocrazia, trasparenza: quali provvedimenti intende adottare per il rilancio di università e ricerca pubblica?

2. Quali provvedimenti concreti intende adottare per favorire l’innovazione e l’investimento in ricerca delle imprese private?

3. Le direttive 20-20-20 definiscono le politiche energetiche europee.Quali azioni concrete intende adottare per garantire all’Italia un piano energetico in grado di migliorare l’efficienza e minimizzare l’impatto ambientale e il costo dell’energia?

4. Come intende occuparsi della produzione, gestione e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per migliorare l’impatto su ambiente e qualità della vita?

5. Quali misure concrete intende adottare per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico? E quali per stimolare il settore edilizio conciliandolo con la salvaguardia del territorio e la lotta alla criminalità organizzata?

6. Qual è la sua opinione sull’Agenda Digitale approvata dal precedente governo e quali sono le sue proposte concrete per la diffusione della banda larga in tutto il Paese?

7. La legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita è stata messa in discussione più volte negli ultimi mesi, con diverse sentenze tra cui quella della Corte di Strasburgo. Si impegnerà ad adeguare questa legge alla giurisprudenza italiana ed europea? Qual è invece la sua posizione a proposito del testamento biologico?

8. Data l’importanza della scienza e della tecnologia nella società contemporanea, quali misure intende adottare, anche a livello scolastico, per favorirne lo sviluppo e contrastare anche il diffuso analfabetismo scientifico e matematico?

9. Come pensa che il suo governo si debba occupare di modifiche climatiche causate dall’uomo? Quali interventi metterà in atto per la mitigazione e/o prevenzione dell’innalzamento dei gas serra?

10. Qual è la sua posizione in merito all’uso di animali nella ricerca biomedica? Pensa sia corretto limitare l’uso di alcune specie animali a scopo di ricerca?

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http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/diamo-futuro-alla-ricerca-scientifica-italiana-0

Diamo un futuro alla ricerca scientifica italiana

Il tema della ricerca scientifica è assente dalla campagna elettorale che stiamo vivendo se non in termini rituali e generici. La ricerca scientifica italiana ha bisogno di un futuro migliore, fatto di investimenti strategici, di programmazione, di trasparenza e di incentivi al merito. Ma soprattutto l’Italia ha bisogno di ricerca scientifica produttiva e competitiva per uscire dal declino in cui l’attuale grave crisi economico-finanziaria la sta portando. Il nostro paese ha bisogno di nuovi posti di lavoro e di una economia che ritorni a crescere.  Nell’economia moderna l’unico modo per avere una economia sana e in crescita è investire in ricerca, innovazione, tecnologia e educazione delle generazioni future (scuola e università).

Serve un cambiamento culturale, che riconosca alla ricerca scientifica il suo ruolo fondamentale come motore delle politiche di sviluppo, rilancio e innovazione. Si assiste invece da troppo tempo a una generale mancanza di interesse culturale e politico nei confronti della ricerca, che ci allontana sempre più da paesi come la Germania, la Francia e gli Stati Uniti, e che si configura come una grave mancanza di interesse verso il futuro del Paese.

Il Gruppo 2003 raggruppa scienziati italiani che lavorano in Italia e figurano negli elenchi dei ricercatori più citati al mondo. Condividiamo una profonda preoccupazione per lo stato della ricerca scientifica in Italia e per il suo futuro.

In vista delle prossime elezioni politiche tutti i partiti, a parole, sono a favore della ricerca.

[…]

Chiediamo ai partiti e ai movimenti politici che si candidano alla guida del Paese delle risposte precise ai dieci punti qui di seguito:

1. Investimento in Ricerca. Il nostro Paese investe meno della metà di tutti i suoi competitori in ricerca (circa 1% del PIL). Questo divario è solo in parte spiegato dal fatto che la nostra struttura industriale è costituita in larga misura da piccole e medie imprese. L’investimento in ricerca è stato costantemente sacrificato a scapito del futuro del Paese.

  • Di quanto vi impegnate ad aumentare in modo realistico la percentuale del PIL dedicata a ricerca ed istruzione superiore all’anno nei prossimi tre anni? Con che scaletta? Il Gruppo 2003 propone un aumento del 20% all’anno nei prossimi 3 anni indipendentemente dalla situazione economica contingente e dalle pressioni di interessi particolari.
  • Come e dove troverete le risorse per questo aumento di investimento?
  • A che settori darete la priorità?
  • Come eviterete che, in un sistema ancora scarsamente meritocratico, un aumento di investimento si risolva in spreco di denaro?
  • Siete d’accordo su detassare le donazioni agli enti di ricerca ed in generale le attività di ricerca? Se sì come ed in che tempi?

2. Valutazione e Premialità. I meccanismi di distribuzione dei fondi di ricerca pubblici soffrono di meccanismi scarsamente trasparenti e meritocratici. Ancora, negli ultimi anni il 10% o poco più del finanziamento ordinario delle università (FFO) è stato distribuito sulla base dei parametri di valutazione emersi dall’esercizio CIVR condotto oltre 8 anni fa. Con un percorso bipartisan è stata attivata un’agenzia di valutazione (ANVUR) ed è in corso un esercizio di valutazione detto VQR.

  • Intendete aumentare la quota di FFO distribuita sulla base dei parametri di valutazione della ricerca?
  • Di quanto e con che tempi?
  • La valutazione dei progetti di ricerca è cruciale per assicurarsi che il finanziamento sia erogato in maniera meritocratica attraverso una valutazione esente da conflitti di interessi. Il processo di “peer review”, che coinvolge esperti internazionali, indipendenti, e che lavorano in anonimato, è applicato a livello internazionale allo scopo di ottenere una valutazione meritocratica. In che modo intendete applicare seriamente questo tipo di selezione ai meccanismi di finanziamento pubblico della ricerca?

3. Competitività Internazionale e Premialità. Tutti i Paesi, in modo diverso, hanno scelto di investire in modo selettivo e competitivo su pochi atenei e centri di ricerca con l’obiettivo di renderli competitivi e fra i migliori a livello internazionale. Ad esempio, Germania, Francia, Inghilterra, Cina, ecc, investono selettivamente in alcuni atenei. Gli atenei italiani non vanno bene nei ranking internazionali, anche se vanno meglio nei ranking basati su parametri obiettivi e non reputazionali. Ancora, a livello di finanziamenti europei alla ricerca scientifica, il nostro Paese recupera solo circa la metà delle risorse che mette a disposizione, risultando poco competitivo. In più, e paradossalmente, chi ottiene finanziamenti internazionali paga l’IRAP sui fondi vinti!

  • Siete d’accordo nel selezionare un numero limitato di atenei (10 sull’esempio tedesco?) e centri di ricerca dotandoli di risorse adeguate a portarli al livello dei migliori nei ranking internazionali?
  • Se sì, con che tempi, che risorse, che modalità?
  • Intendete introdurre meccanismi premiali per chi ottiene finanziamenti internazionali, secondo modelli e modalità internazionali?

4. Cabina di Regia. Lo scarso investimento in ricerca del Paese passa attraverso finanziamenti erogati da diversi ministeri e si disperde in rivoli spesso scarsamente controllati o incontrollabili.

  • Siete disponibili a condurre un’analisi rigorosa per conoscere tutti i fondi del sistema pubblico disponibili per la ricerca e per descriverne i criteri di erogazione?
  • Il Gruppo 2003 ha proposto un’Agenzia Nazionale della Ricerca, una struttura di coordinamento che dovrebbe essere leggera, efficiente e trasparente, fondata su meccanismi di peer-review, sia per finanziamenti top-down che bottom-up. Siete disponibili a creare questa agenzia per rendere più coordinato, efficiente e trasparente il sistema di distribuzione dei fondi di ricerca ?
  • Come migliorerete l’attività dell’ANVUR?
  • Per quanto riguarda il settore biomedico, le charities come Telethon e AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) dimostrano che “si può fare”. Intendete utilizzare come modello queste organizzazioni private non-profit?

5. Lacci e Lacciuoli. L’utilizzo efficiente delle scarse risorse del Paese è ostacolato da un’infinità di “lacci e lacciuoli”. Il Gruppo 2003 e il più alto organo di consulenza del Ministero dell’Università e della Ricerca (CEPR) hanno più volte richiamato l’attenzione su questo problema ed identificato in modo specifico una serie di “lacci e lacciuoli”.

  • Intendete tagliare i “lacci e lacciuoli” identificati dal CEPR? Quali e con che tempi?

6.Valore Legale del Titolo di Studio. L’abolizione del valore legale del titolo di studio aumenterebbe la competizione tra Università e produrrebbe un effetto benefico sulla qualità degli atenei e sulla loro produttività, innescando un circolo virtuoso. Il Gruppo 2003 da 10 anni propone l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Il Governo Monti si è mosso per depotenziare in alcuni settori il valore legale del titolo.

  • Siete d’accordo con l’abolizione del valore legale del titolo di studio?
  • In subordine, siete d’accordo con un ulteriore depotenziamento del valore legale del titolo di studio? Se sì, come lo farete?

7. Attrattività e Rientro dei Cervelli. Su scala globale è in atto una vera e propria corsa ad accaparrarsi l’oro del terzo millennio, non più l’oro giallo o l’oro nero, ma l’oro grigio costituito dai cervelli. Il nostro Paese su questo piano soffre, non solo e non tanto, di un’emorragia di cervelli, ma anche e soprattutto di una scarsa attrattività. I Programmi di Rientro dei cervelli hanno dato risultati spesso discutibili sul piano della qualità e dell’impegno.

  • Siete d’accordo nell’individuare un percorso dedicato e facilitato (visti, permessi di soggiorno), anche dal punto di vista fiscale, per l’entrata dei cervelli stranieri nel nostro Paese?
  • Il “rientro dei cervelli” è privo di senso se non si è in grado di offrire dei package attrattivi, ad esempio dal punto di vista dei vincitori di competizioni internazionali come il Programma IDEAS dello European Research Council. Vanno offerti percorsi di durate medio-lunga, per attirare anche chi all’estero ha posizioni stabili o permanenti e facilitare chiamate dirette. Intendete stanziare risorse per pacchetti di offerta su base flessibile e competitiva per fare entrare o rientrare cervelli? Da dove otterrete le risorse necessarie?

8. Ricerca Industriale e Trasferimento Tecnologico. Il sistema di ricerca del Paese soffre di un insufficiente trasferimento dei suoi risultati alla società nel suo complesso ed all’industria. Ad esempio, i dati indicano che in un’ipotetica partita Italia-Germania sul piano della ricerca, usando come indicatore della ricerca fondamentale le citazioni, il nostro Paese è al 75% della Germania (un grande risultato se si considera la differenza in entità e qualità dell’investimento), ma è solo al 19% se consideriamo un indicatore di trasferimento del know how all’industria. Insomma, l’imbuto del trasferimento è stretto in modo anomalo.

  • Cosa intendete fare per il trasferimento tecnologico?
  • Che misure concrete intendete prendere per favorire un rapporto trasparente e proficuo mirato al trasferimento tecnologico?
  • L’industria nel nostro Paese investe in ricerca in modo insufficiente, un difetto correlabile in una certa misura alla prevalenza di strutture di piccole e medie dimensioni. Cosa intendete fare per promuovere la ricerca industriale?
  • Riteniamo che i programmi di ricerca nell’industria, finanziati dallo Stato, siano stati e siano scarsamente produttivi per macchinosità, lentezza, richieste di aggregazioni surrettizie, ecc. Intendete detassare davvero l’investimento in ricerca?
  • In che misura?
  • Con che meccanismi?

9. Giovani, Capaci e Meritevoli. Il cosiddetto “Capitale Umano” costituisce la vera ricchezza del Paese. Il Sistema Paese sta perdendo una generazione di ricercatori a causa della scarsità delle risorse e l’inaffidabilità dei percorsi di carriera. (*)

  • Esistono criteri e parametri elaborati a livello internazionale che definiscono i requisiti necessari per poter accedere alle diverse posizioni di carriera del ricercatore e le procedure di valutazione sia in ingresso sia in itinere. L’applicazione di tali criteri e parametri a livello nazionale è urgente.
  • Come procederete per realizzare percorsi di carriera per i ricercatori affidabili e meritocratici secondo standard internazionali?
  • Vi impegnate a non favorire alcuna entrata o promozione “ope legis” comunque mascherata?
  • Il diritto dei capaci e meritevoli di accedere ai livelli più alti dell’istruzione e di contribuire alla ricerca scientifica è di fatto in larga misura negato nel nostro Paese dall’insufficienza, ad esempio, delle borse di studio, degli assegni di ricerca, ecc.
  • Cosa intendete fare per migliorare il diritto allo studio ed il diritto-dovere a contribuire al sistema di ricerca del Paese dei nostri migliori cervelli indipendentemente dal ceto sociale di origine?
  • Vi impegnate a trovare le risorse per promuovere l’entrata in ricerca di una leva di giovani (borse di studio, assegni di ricerca, ecc.)? con che risorse?

10. Ritenete indispensabile promuovere e rilanciare la Cultura della Scienza e della Ricerca in un paese che l’ha sostanzialmente da sempre trascurata?

  • Quali iniziative sostenibili nel tempo intendete adottare?
  • Vi impegnate ad investire nella formazione scientifica dei giovani?
  • Con quali iniziative?
24 gennaio, 2013

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http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/perche-lo-spread-si-cura-con-ricerca-e-innovazione

Perché lo “spread” si cura con ricerca e innovazione

Intervenire su una crisi economica quale è quella che sta attraversando l’Europa in generale, e l’Italia in particolare, richiede un’analisi delle sue cause ben più complessa di quella che normalmente viene diffusa dai grandi mezzi d’informazione.

[…]

Le politiche dell’ “austerità” – il cui obiettivo consiste nell’abbattere il carico del debito pubblico attraverso consistenti manovre di tagli alla spesa pubblica ed aumento dell’imposizione fiscale – sono state le grandi protagoniste dell’anno che sta per concludersi, supportate dall’idea che alla base dei “debiti sovrani” vi fosse una “finanza pubblica malata”, espressione di un settore pubblico ingombrante e non adeguato a creare gli stimoli giusti per la crescita economica. Per rafforzare le ragioni che indicavano tali politiche come le uniche percorribili, conferendo loro ampia legittimazione nonché consenso,  è stato ripetutamente sostenuto (financo ai limiti dell’ossessione) che – in misura diversa – i paesi europei sono “vissuti al di sopra delle proprie possibilità”, e che con il sopraggiungere della crisi economica era dunque giunto il momento di intraprendere la strada della “disciplina di bilancio”, a maggior ragione nelle economie più critiche della cosiddetta “periferia europea”, rappresentate essenzialmente da Spagna, Portogallo, Grecia e Italia. Sta di fatto che – come era lecito attendersi – queste politiche hanno mostrato tutti i loro limiti, avendo sortito effetti recessivi più o meno gravi sulle dinamiche della crescita economica, che non hanno fatto altro che da leva per ulteriori aumenti dell’onere del debito […].

Non è certamente secondario valutare la dannosità (peraltro “annunciata”, a dispetto di qualsiasi fola in circolazione sull’ “austerità espansiva”) delle politiche del “rigore di bilancio”, ma risalire alle cause prime del dissesto in corso ed identificare quelli che sono i reali fattori di pressione sullo “spread” (e dunque – indubbiamente – sul peggioramento della situazione debitoria) è fondamentale per poter correttamente individuare lo spazio e la direzione di politiche di intervento che consentano non solo il superamento della crisi (nel breve periodo), ma anche l’innesco di processi di crescita duratura (nel lungo periodo).

[…]

Tra i “nervi scoperti” dei deficit esteri dei paesi periferici, significativa appare in particolare la debolezza competitiva nei settori manifatturieri high-tech, per i quali la dinamica della domanda mondiale risulta crescente e accelerata dalla seconda metà degli anni ’80 . Una rinnovata attenzione per il ruolo propulsivo rivestito dallo sviluppo di un settore manifatturiero innovativo induce a guardare con grande attenzione a questo “debito estero” di lungo periodo, che fa da cartina al tornasole di importanti carenze strutturali delle economie di questi paesi, e dunque del maggior/minor grado di forza/debolezza sistemica di ciascun paese che tale stato di cose riflette, con conseguenze  di rilievo sulle valutazioni degli investitori.

 

Saldi commerciali nei prodotti high-tech (milioni di $ correnti)
Fonte: Osservatorio Enea sulla Competitività Tecnologica

La situazione dell’Italia – coerente in tendenza con quella degli altri paesi della periferia d’Europa – appare oltremodo critica, tenuto conto della sua dimensione economica e del ruolo portante tradizionalmente rivestito nella sua struttura produttiva dal settore manifatturiero . La crisi di competitività italiana – come già diffusamente ricordato nei precedenti interventi di Pietro Greco e di Sergio Ferrari – è ben antecedente all’attuale crisi e viene da lontano, esprimendo il mancato adattamento del sistema produttivo ai nuovi paradigmi dell’innovazione tecnologica. L’assenza di interventi di politica industriale tesi a riconfigurare la specializzazione produttiva dell’Italia verso settori a maggior intensità tecnologica, ha col tempo reso sempre più oneroso il deficit commerciale derivante dagli scambi di prodotti high-tech del nostro Paese. L’onere – per così dire – strutturale di importazioni di beni ad alta tecnologia del tutto “fisiologiche” per un paese industriale avanzato quale è il nostro, è stato – soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni ’80 – sempre meno compensato dalle esportazioni, mentre a livello di bilancia manifatturiera complessiva ha iniziato a pesare la minor domanda mondiale rivolta ai prodotti di tipo “tradizionale”, con l’aggravante che dopo l’entrata nell’euro non è stato più possibile mettere mano a manovre svalutative e sempre maggiori si sono fatte le pressioni sul mercato del lavoro, favorendo la precarizzazione dell’occupazione e di qui la spinta al ribasso sui salari per recuperare in competitività. […]

Decenni di mancati interventi di politica industriale, unitamente all’abbandono dell’investimento pubblico in ricerca, hanno prodotto un’endemica fragilità del debito estero dell’Italia, l’esemplificazione più netta di un paese che “consuma” innovazione ma che non ne produce a sufficienza da rendere sostenibile il suo status di economia industriale avanzata. La grande sfida che immediatamente deve essere lanciata in nome della “guerra” allo “spread” – e dunque in nome di prospettive di rilancio dell’economia e di sviluppo duraturo – non può dunque non partire che da un’attenzione per politiche di intervento pubblico significativamente focalizzate sul rilancio degli investimenti in ricerca e sulla rigenerazione del tessuto industriale in settori a più “alta intensità tecnologica”, con ciò intendendo una reale riedizione dei settori produttivi e non, come spesso erroneamente si argomenta, la messa in atto di correttivi finanziari volti ad incentivare le spese in ricerca e sviluppo delle imprese. Le componenti scientifiche e tecnologiche del sistema italiano non sono infatti seconde per qualità a quelle degli altri maggiori paesi europei (Oecd, STI Outlook 2012), ma non rappresentano una massa critica adeguata a rendere competitivo il Paese, innalzandone il potenziale di sviluppo. Di tempo ne è stato perso già molto, ma – a maggior ragione – è questa la strada che deve essere intrapresa al più presto per non rischiare che il Paese registri ritardi ancor più significativi alla ripresa del ciclo internazionale e non sia in grado di cogliere tutte quelle opportunità che con  i nuovi contesti tecnologici – quali ad esempio quelli prospettati dalle necessità della riconversione ambientale – si stanno prefigurando all’orizzonte.

3 gennaio, 2013
Daniela Palma
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http://www.repubblica.it/scuola/2013/01/02/news/costi_fuga_cervelli-49775145/?ref=HREC2-2

La fuga dei cervelli pesa sui conti:

ci costa quasi un miliardo all’anno

di Salvo Intravaia

La fuga dei cervelli ci costa quasi un miliardo di euro all’anno. E’ quanto emerge incrociando i dati sul costo sostenuto dallo Stato italiano per la formazione dei propri studenti e quelli pubblicati qualche giorno fa dall’Istat sulle “Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente”, anche per scopi lavorativi. L’istituto nazionale di statistica nel 2011 ha rilevato un vero e proprio boom di laureati con oltre 25 anni di età in fuga verso l’estero, soprattutto in cerca di occupazione. La crisi economica nel nostro Paese non dà ormai possibilità di lavoro neppure ai laureati più brillanti, che cercano fortuna oltre confine.

2 gennaio 2013

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Aggiornamento dell’8 febbraio 2013:

http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/02/01/la-scienza-linformazione-la-politica-e-lo-sfascio/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter

La scienza, l’informazione, la politica. E lo sfascio

1 febbraio 2013 – di Marco Cattaneo

[…] Sì, perché quelle proposte da Dibattito Scienza non sono astruse domande di fisica quantistica o di biologia molecolare. Sono domande le cui risposte indicano la direzione che si vuole dare al futuro del paese. Sono domande di sostanza, che parlano di società, di sviluppo, di innovazione, se uno le sa leggere. […] se ci fosse un piano per verificare lo stato del patrimonio edilizio del paese e mettere di conseguenza in sicurezza gli edifici a rischio, stabilendo tempi e priorità degli interventi, allora la gente potrebbe dormire sonni tranquilli a casa propria, anziché evacuare comuni di media grandezza senza ragione, se non il timore di essere indagati, processati e magari condannati per omicidio plurimo. Un timore inevitabilmente innescato dall’esito del processo dell’Aquila. E in più si darebbe fiato – magari con incentivi e defiscalizzazioni – alle piccole imprese edili. Non è una formula magica e nemmeno una formula matematica: prevenire i terremoti promuove l’economia e le imprese. […] 

proprio ieri giungeva, per niente inaspettato, l’allarme lanciato dal Consiglio Universitario Nazionale sul declino dell’università italiana. Calano i docenti, calano gli studenti, calano i laureati, calano i fondi, calano i corsi. Inquietante la percentuale dei laureati nella fascia 30-34 anni: 19 per cento, contro una media europea del 30 per cento, 6000 dottorandi in meno rispetto alla media europea.

Insomma, una situazione che agli occhi di qualsiasi persona di buon senso che si candidi alla guida del paese apparirebbe disperata. Badate, di questo passo tra vent’anni non avremo più ingegneri, architetti, biologi, medici, docenti. O perlomeno non abbastanza. Non avremo, dunque, tra le altre cose, di che alimentare il sistema della formazione e il sistema dell’innovazione.

Il che significa che le risposte a quelle domande sono di fondamentale importanza per delineare l’Italia che verrà, l’Italia che lasceremo alle generazioni future. Per questo quelle domande sono importanti.

[…] Tre leader politici hanno risposto, Bersani, Giannino e Ingroia. […] Tre non hanno risposto, Berlusconi, Monti, Grillo. Qualcuno si è scusato perché i tempi erano troppo stretti, ma non rispondere in quindici giorni a domande del genere significa non aver previsto di dare risposte concrete a quelle esigenze. […]

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Aggiornamento dell’11 febbraio 2013:

Davvero bello e interessante questo confronto!! Peccato per i tre che non hanno risposto, sarebbe stato divertente!!! Inutile dire chi sia il nostro preferito fra i tre che invece hanno risposto. Bersani fa il saputello, ma le sue proposte alla fine si limitano al fatto di destinare “più fondi e più risorse”, pubbliche naturalmente. Tutti sono capaci di destinare, a parole, fondi e risorse, proprio come auspica sempre Grillo, ma da dove si prendono poi questi soldi se non vengono previsti interventi di riduzione della spesa pubblica? Ingroia invece resta sempre molto sul vago, bisogna fare “questo” e fare “quello”, tanti bla-bla-bla che alla fine non portano ad alcuna soluzione. E Giannino? Onestamente sembra davvero l’unico che conosce a fondo i problemi e propone soluzioni concrete e fattibili, sia per il reperimento di risorse pubbliche (tramite la riduzione appunto della spesa pubblica) che per la fondamentale iniezione di risorse private (attraverso interventi di liberalizzazione), nonchè per l’introduzione di criteri meritocratici mirati a rendere più funzionali e competitivi sia il sistema scolastico che quello universitario. Non mi resta che augurarvi buona lettura e… buon divertimento!!!

L.D.

http://www.lescienze.it/news/2013/02/04/news/elezioni_politiche_risposte_scienza_ricerca_2013-1479937/

Elezioni: le risposte dei leader politici su scienza e ricerca

[…]

Le domande e le risposte

1. Investimenti, meritocrazia, trasparenza: quali provvedimenti intende adottare per il rilancio di università e ricerca pubblica?

Pierluigi Bersani
Oscar Giannino
Antonio Ingroia

2. Quali provvedimenti concreti intende adottare per favorire l’innovazione e l’investimento in ricerca delle imprese private?

Pierluigi Bersani
Oscar Giannino
Antonio Ingroia

3. Le direttive 20-20-20 definiscono le politiche energetiche europee. Quali azioni concrete intende adottare per garantire all’Italia un piano energetico in grado di migliorare l’efficienza e minimizzare l’impatto ambientale e il costo dell’energia?

Pierluigi Bersani
Oscar Giannino
Antonio Ingroia

4. Come intende occuparsi della produzione, gestione e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per migliorare l’impatto su ambiente e qualità della vita?

Pierluigi Bersani
Oscar Giannino
Antonio Ingroia

5. Quali misure concrete intende adottare per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico? E quali per stimolare il settore edilizio conciliandolo con la salvaguardia del territorio e la lotta alla criminalità organizzata?

Pierluigi Bersani
Oscar Giannino
Antonio Ingroia

6. Qual è la sua opinione sull’Agenda Digitale approvata dal precedente governo e quali sono le sue proposte concrete per la diffusione della banda larga in tutto il Paese?

Pierluigi Bersani
Oscar Giannino
Antonio Ingroia

7. La legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita è stata messa in discussione più volte negli ultimi mesi, con diverse sentenze tra cui quella della Corte di Strasburgo. Si impegnerà ad adeguare questa legge alla giurisprudenza italiana ed europea? Qual è invece la sua posizione a proposito del testamento biologico?

Pierluigi Bersani
Oscar Giannino
Antonio Ingroia

8. Data l’importanza della scienza e della tecnologia nella società contemporanea, quali misure intende adottare, anche a livello scolastico, per favorirne lo sviluppo e contrastare anche il diffuso analfabetismo scientifico e matematico?

Pierluigi Bersani
Oscar Giannino
Antonio Ingroia

9. Come pensa che il suo governo si debba occupare di modifiche climatiche causate dall’uomo? Quali interventi metterà in atto per la mitigazione e/o prevenzione dell’innalzamento dei gas serra?

Pierluigi Bersani
Oscar Giannino
Antonio Ingroia

10. Qual è la sua posizione in merito all’uso di animali nella ricerca biomedica? Pensa sia corretto limitare l’uso di alcune specie animali a scopo di ricerca?

Pierluigi Bersani
Oscar Giannino
Antonio Ingroia

04 febbraio 2013

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Aggiornamento del 13 febbraio 2013:

http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/02/11/dieci-domande-cinque-stelle-un-casino/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter

Dieci domande, cinque stelle, un casino

di Marco Cattaneo – 11 febbraio 2013

Questo non è un post, è la ricostruzione dettagliata di una vicenda surreale. Tra venerdì sera e questa mattina si è consumata un’avvilente avventura kafkiana che ci ha visti protagonisti nostro malgrado, e che è ruotata attorno alle tardive risposte pervenute a Dibattito Scienza dal Movimento 5 Stelle, o perlomeno da un suo candidato. […] I termini per l’arrivo delle risposte erano stabiliti entro il 31 gennaio scorso, ma venerdì 8 febbraio, alle 16:36:50, Moreno Colaiacovo, uno dei coordinatori di Dibattito Scienza, ha ricevuto un messaggio e-mail piuttosto cortese e cordiale da Fabrizio Bocchino, candidato al Senato nelle liste del Movimento 5 Stelle per la Sicilia. […] Di concerto con gli altri responsabili di Dibattito Scienza, abbiamo pensato che, sebbene fossero pervenute con molto ritardo, fosse più importante mettere a disposizione dei lettori le risposte pervenuteci, seguendo scrupolosamente le indicazioni ricevute dal mittente, che negare agli interessati la lettura delle risposte. Intorno alle 21 le risposte erano on line, senza che fosse stata alterata una sola parola. Tempo pochi minuti e si è scatenato il finimondo. Nessuno deve aver letto le risposte alle prime nove domande, ma l’attenzione si è concentrata sulla decima, la domanda relativa alla sperimentazione animale. E la risposta non conteneva, evidentemente, ciò che alcuni si aspettavano. Così hanno cominciato ad arrivare commenti indignati, dissociazioni e – qua e là – insulti, in un crescendo di violenza verbale che ha finito per attribuire a «Le Scienze» la volontà di screditare il Movimento inventando le risposte. […]

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Aggiornamento del 15 febbraio 2013:

Un focus sulla decima domanda (Qual è la sua posizione in merito all’uso di animali nella ricerca biomedica? Pensa sia corretto limitare l’uso di alcune specie animali a scopo di ricerca?):

http://blog.greenme.it/animal-instinct/elezioni-2013-qual-e-il-posto-degli-animali-io-vorrei-votare-con-il-cuore/

Elezioni 2013: qual è il posto degli animali? Io vorrei votare con il cuore

Per ora, ad avere le idee chiare, almeno in tema di vivisezione, è Bersani: chi è contrario all’uso degli animali in laboratorio va rispettato, ma, al contempo, credo che i test sugli animali siano indispensabili. Almeno fino a che non saranno individuati metodi alternativi scientificamente accettabili. Nel 2010, l’Unione Europea ha approvato una direttiva sulla protezione degli animali utilizzati per studi scientifici. Una legge contestata e rigettata da chi vorrebbe addirittura vietare nel nostro Paese l’allevamento di animali destinati alle sperimentazioni“. […] “A mio parere – prosegue Bersani – chi vuole vietare la sperimentazione nel nostro Paese non tiene conto di un elemento essenziale. Nessun organismo internazionale autorizzerebbe mai l’uso clinico, sull’uomo, di un farmaco che non sia stato precedentemente sperimentato su due specie animali. In secondo luogo, il periodo difficilissimo che stiamo vivendo dal punto di vista economico non può essere affrontato dando una chance in più alle imprese farmaceutiche per delocalizzare: si calcola che, se gli allevamenti e i centri di ricerca chiuderanno, oltre 10mila ricercatori perderanno il posto e probabilmente saranno costretti ad andare all’estero”.

A favore della sperimentazione animale, riporta la federazione Nel Cuore, è anche Oscar Giannino, che però articola di più l’argomentazione: crediamo che una buona regolamentazione e lo studio di nuovi strumenti biomedici sia il miglior modo per sostenere la ricerca medico-scientifica e, al tempo stesso, di porsi come obiettivo la riduzione del numero di animali utilizzati in tali pratiche: obiettivi per i quali il semplice bando non può avere alcuna utilità”. Piuttosto vago Antonio Ingroia: “credo sia eticamente giusto, e anche utile, limitare l’uso degli animali in sede di ricerca biomedica. Dovrebbe essere la comunità scientifica, consultando le associazioni di settore, a individuare i migliori criteri per ricerche e sperimentazioni. Ogni essere vivente merita rispetto e considerazione“.

Vedi l’articolo “Trilogia dell’anti-scienza italiana – parte 2: perché è importante la sperimentazione animale?

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