Programmi politici? Debito pubblico da ridurre? Sistema fiscale troppo oneroso da ristrutturare? Crescita economica? Bè non pretendiamo troppo… l’attuale profondità dei temi che si stanno trattando in campagna elettorale si sta limitando a “patrimoniale”, “IMU” ed altri pochi amorfi discorsi in Vendola-style.

L’IMU, che Berlusconi vorrebbe abolire, è già di per sè una tassa progressiva, cioè una sorta di patrimoniale (4 miliardi di euro infatti è stato il gettito dalle prime case e venti miliardi da seconde e terze abitazioni). Bersani, che inizialmente voleva appunto aggiungere una patrimoniale in più, tanto per cambiare, se n’è accorto e adesso vuole “rimodulare” (?) appunto la stessa IMU, ma in che modo non si sa. Altri parlano a vanvera, come Grillo, e non si sa da dove pensano di tirar fuori il denaro necessario per la riduzione del debito (vedi articolo “Quali strategie sono possibili per ridurre il nostro debito pubblico?“). Il solo che parla in modo serio di una “patrimoniale” pagata dallo Stato, sotto forma di dismissioni di patrimonio pubblico, è Oscar Giannino di “FARE per fermare il declino”. Tutto il resto, sinceramente, ci sembra solo vuoto e noia (troverete nel nostro archivio, infatti, diversi articoli che parlano appunto di Pdl/Berlusconi, Pd/Bersani e M5S/Grillo), mentre l’Agenda Monti si concentra su una spending review che da sola non sarà comunque sufficiente, anche perchè richiederà tempi molto lunghi (“Anno nuovo Italia nuova? Magari…“).

L.D.

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http://www.fermareildeclino.it/ridurre-il-debito-pubblico-ecco-come?__utma=1.2065218846.1351164169.1358519161.1358953281.25&__utmb=1.5.9.1358954755731&__utmc=1&__utmx=-&__utmz=1.1358346500.23.9.utmcsr=italiacheraglia.com%7cutmccn=(referral)%7cutmcmd=referral%7cutmcct=/index.php/abbiamo-una-speranza-appello-per-fermareildeclino-dellitalia-e-rinnovare-la-politica/&__utmv=-&__utmk=129961612

 

Ridurre il debito pubblico. Ecco come

 

  • Per fermare il declino italiano, occorre almeno portare il debito pubblico al di sotto del 100% del prodotto interno lordo (Pil), tagliare la spesa pubblica di 6 punti percentuali in proporzione al Pil, e abbassare la pressione fiscale di 5 punti. Questi obiettivi sono raggiungibili realisticamente nell’arco di una legislatura.
  • In particolare, tagliando debito e spesa nelle misura indicate, la riduzione delle imposte è sostenibile senza compromettere l’equilibrio di finanza pubblica. La riduzione del debito dovrebbe anche tradursi in una riduzione dei tassi di interesse sul debito stesso, rafforzando così il raggiungimento dell’obiettivo di tagliare la spesa.
  • In due articoli pubblicati sul blog noisefroamerika.org (‘Un altro rapporto debito/PIL è possibile’, (1) e (2))  si mostra che questi obiettivi sono realisticamente raggiungibili prendendo a riferimento, per esempio, le previsioni del Fondo monetario internazionale sulle principali variabili macroeconomiche.
  • Nella simulazione non si tiene conto dell’effetto pro-crescita della riduzione del debito, quindi l’analisi rappresenta molto probabilmente una sottostima dei risultati raggiungibili
  • La domanda principale, a questo punto, è se e come sia possibile ridurre il debito pubblico, pari oggi a quasi 2000 miliardi di euro, cioè il 126% del Pil;
  • L’obiettivo è attuare, nel periodo 2013-2018, una politica di dismissioni di asset pubblici che generi un gettito dell’ordine dei 35 miliardi di euro/anno;
  • Tale obiettivo è realisticamente raggiungibile purché le privatizzazioni interessino tutti gli asset (sia mobiliari sia immobiliari) e siano condotte con criteri trasparenti;
  • Per quel che riguarda il patrimonio immobiliare:
    •  il patrimonio pubblico alienabile viene stimato in modo conservativo nel range 72-420 miliardi di euro: la differenza dipende dall’inclusione o meno di immobili attualmente occupati ma tecnicamente vendibili;
    •  una stima realistica del gettito ottenibile sta nel mezzo e può essere fissata nell’ordine di 150-250 miliardi di euro;
    • vi sono tuttavia delle difficoltà legate al fatto che la proprietà della maggior parte degli immobili è in mano a enti locali, che difficilmente possono essere costretti a vendere;
    • per questo stimiamo che, nell’orizzonte di tempo considerato, siano raccoglibili 105 miliardi di euro;
    • sono cruciali le modalità di privatizzazione: per ridurre i cattivi incentivi e aumentare la trasparenza, si suggerisce la costituzione di fondi chiusi, omogenei al loro interno, la cui gestione viene affidata a terzi selezionati attraverso gara pubblica.
  • Altri 15 miliardi possono essere raccolti valorizzando meglio le concessioni dello Stato.
  • Gli ultimi 90 miliardi possono essere trovati attraverso la vendita delle società partecipate dal Tesoro (direttamente o attraverso la Cassa depositi e prestiti), in particolare quelle più appetibili quali:
    • le società quotate in borsa (Eni, Enel, Terna, Snam, Finmeccanica, e una piccola partecipazione in StMicroelectronics);
    • le maggiori società non quotate (Poste, Ferrovie dello Stato Italiane, Rai, Inail, Sace, Fintecna, eccetera);
    • Le società partecipate dagli enti locali non vengono qui considerate ma anch’esse rappresentano una potenziale fonte di gettito da destinare all’abbattimento del debito;
    • Va precisato che in alcuni casi può essere necessario procedere preventivamente o a forme di riorganizzazione aziendale (per esempio il breakup di alcune conglomerate quali Ferrovie e Poste) o alla piena liberalizzazione dei relativi mercati (postale, ferroviario, assicurazione sul lavoro, radiotelevisivo,…), o a entrambe le cose.
  • In conclusione, raggiungere un rapporto debito / Pil inferiore al 100% è possibile, senza fare ipotesi eroiche, nell’arco di una legislatura;
  • Il principale strumento per raggiungere tale obiettivo è una seria politica di privatizzazioni e dismissioni.

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http://urbanpost.it/imu-redditometro-e-patrimoniale-da-berlusconi-a-grillo

 

Imu, redditometro e patrimoniale, da Berlusconi a Grillo

Il teatrino della politica: una campagna elettorale fatta di veleni e senza contenuti. Ha ragione Mentana a definirla “demenziale”. Uno sguardo ai vari protagonisti e possiamo capirlo anche da soli. Argomenti: IMU, redditometro e patrimoniale.

http://www.corriereuniv.it/cms/2013/01/campagna-elettorale-la-sfida-e-tra-i-manifesti-piu-simpatici/

 

Campagna elettorale, la sfida è tra i manifesti più simpatici

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Aggiornamento del 31 gennaio 2013:

http://www.fermareildeclino.it/articolo/tagliare-le-tasse-e-possibile

Tagliare le tasse è possibile

Pubblicato: Mar, 15/01/2013 – 08:00  •  da: Alberto Bisin

Da La Repubblica 

La crisi ha richiesto interventi fiscali di emergenza. Nel medio periodo però, per tornare a crescere, sono necessarie liberalizzazioni profonde e una minore imposizione fiscale su famiglie e imprese. La riduzione delle imposte non può però essere finanziata a debito e richiede quindi una sostanziale riduzione della spesa pubblica. La maggior parte di politici ed osservatori sembra concordare con questa analisi in linea di principio.

Ciononostante, le proposte di politica economica in campagna elettorale non sempre seguono coerentemente da essa. E allora il Pdl promette sì meno tasse ma irresponsabilmente, senza prevedere meno spesa; il Pd sembra favorire una imposta patrimoniale all’insegna della redistribuzione dei redditi; mentre Monti, dopo aver chiaramente privilegiato l’imposizione fiscale al taglio di spesa nel suo governo, ora propone un’agenda dalla quale traspare, anche grammaticalmente in qualificativi del tipo “se si tiene la rotta”, “non appena le condizioni generali lo consentiranno”, e via dicendo, una certa timidezza riguardo ad ogni supposta riduzione delle imposte. Di un programma economico coerente di riduzione delle imposte e della spesa si è dotato solo Fare per Fermare il Declino di Oscar Giannino, per ora senza intaccare però troppo il dibattito elettorale. […]

L’Italia è caratterizzata da una pressione fiscale elevatissima, dell’ordine del 45%, ai massimi tra i paesi Ocse. Essa è cresciuta rapidamente, dal 30% del 1980 per almeno una decade, per poi assestarsi stabilmente sopra il 40%. […]

Dagli anni 90 in poi i vari governi che si sono succeduti hanno voluto al massimo operare misure di emergenza che mantenessero lo status quo. Queste misure sono state tipicamente misure impositive: patrimoniali, spesso sugli immobili, imposte indirette e contributi. […] Ne è risultata una crescita disordinata e incoerente del sistema impositivo pubblico.

Una riforma del sistema fiscale del nostro paese richiede ovvie razionalizzazioni, specie riguardo alle esenzioni e ai contributi sociali. Ma è soprattutto necessario ridurre in modo sostanziale l’Irpef per limitare gli effetti distorsivi che questa imposta ha avuto ed ha sulle scelte di offerta di lavoro, particolarmente per i redditi medio-bassi, soprattutto nel caso di giovani e donne […]. Una riduzione drastica del cuneo fiscale, che incentivi l’occupazione e gli investimenti delle imprese, dovrebbe essere ottenuta anche attraverso la riduzione o meglio l’eliminazione dell’Irap.

[…] Se una riduzione delle imposte sui redditi medio-bassi è una necessità, non è affatto desiderabile trasferire la perdita di gettito che ne deriva sulle classi di reddito più elevate e sui patrimoni. Coerentemente col dettato costituzionale (art. 53) l’Italia ha infatti un sistema fiscale già fortemente progressivo: il 10% della popolazione con redditi più elevati contribuisce più del 50% del gettito d’imposta.

La patrimoniale, in particolare, è una imposta che per sua natura ha limitati effetti se di carattere emergenziale, ma tende invece a disincentivare fortemente l’attività produttiva qualora le famiglie e le imprese ne anticipino un utilizzo relativamente sistematico in futuro. In altre parole, una patrimoniale ha un senso all’interno di un processo di riforma che tenda ad incidere fortemente sul bilancio riducendo la necessità di ricorrervi in futuro, cioè contestualmente ad una riduzione sostanziale e permanente della spesa pubblica. Sarebbe invece estremamente dannosa qualora essa fosse utilizzata come un meccanismo per evitare di incidere sulla spesa, per evitare al paese le necessarie riforme di spesa, “tassando i ricchi” come nella retorica purtroppo prevalente nel dibattito elettorale. […]

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