Passiamo ora dalla crisi italiana alla crisi europea. Sappiamo che l’Italia ha delle problematiche interne da risolvere che la crisi europea e mondiale ha accentuato nonché contribuito a peggiorare. Il nostro più grave problema attualmente è quello della mancata crescita e delle aziende che stanno fallendo, a causa di una pressione fiscale ormai divenuta insostenibile che le sta lentamente soffocando (anche su questo argomento abbiamo scritto numerosi articoli). Quando i paesi europei più forti usciranno dalla crisi, non è detto che la crisi sarà finita anche per l’Italia, le cui condizioni economiche sono molto più compromesse e delicate. Tutto dipenderà da quanta capacità produttiva saremo riusciti a salvare.

Per comprendere meglio tutte le dinamiche economiche mondiali, europee ed italiane, consigliamo questo illuminante articolo di Luigi Zingales, del quale riportiamo brevissimi passaggi (ne consigliamo naturalmente la lettura integrale per poter comprendere in modo adeguato l’intero discorso).

L.D.

http://espresso.repubblica.it/affari/2012/12/27/news/2013-l-europa-non-riparte-1.49249

2013, l’Europa non riparte

di Luigi Zingales – 27 dicembre 2012

[…] Il motivo per cui questa crisi, cominciata in America nell’ormai lontano 2007, non accenna a finire è perché non è una crisi semplice, ma l’intersezione di tre crisi diverse: la crisi dei mutui subprime in America, la crisi dell’euro, e la crisi del modello di welfare occidentale. Paradossalmente la prima crisi, quella che ha innescato il cataclisma, si sta risolvendo. Le altre, invece, sono ancora agli inizi.

[…] la storia economica ci insegna che dopo ogni crisi finanziaria la ripresa è molto lenta. La crisi attuale non fa eccezione. Invece di recuperare velocemente, gli Stati Uniti ci hanno messo quattro anni per raggiungere il livello di Pil pre crisi. […] Se il caso subprime va addebitato al mercato, la crisi dell’euro è interamente colpa dei politici. Non solo non sono riusciti ad evitarla, ma l’hanno espressamente voluta. […]

Perché una moneta comune funzioni, i paesi che l’adottano devono avere una forte mobilità del lavoro, meccanismi di trasferimento fiscale ed essere soggetti a shock simili. Nessuna di queste tre condizioni vale per l’Europa. […]

A livello italiano gli spazi di manovra sono fortemente limitati dal vincolo di bilancio. Una manovra possibile sarebbe una riduzione della spesa pubblica accompagnata da un taglio del carico fiscale sul lavoro. Questo riduzione del cuneo fiscale, ovvero della differenza tra quello che un’impresa paga e quello che un lavoratore percepisce, favorirebbe un aumento dell’occupazione e della crescita. L’altra area di intervento è quella del credito. […]

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Luigi Zingales (Padova 1963) si è laureato all’Università Bocconi, ha ottenuto un PhD al MIT e insegna Impresa e finanza alla Booth School of Business dell’Università di Chicago. È membro di importanti istituzioni negli Usa e in Europa. Nel 2003 ha vinto il premio Bernácer per il miglior giovane economista europeo. Con R.G. Rajan ha scritto Salvare il capitalismo dai capitalisti (Einaudi 2004). Collabora col “Sole 24 Ore” e “L’Espresso”. Vive a Chicago con moglie e figli.

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http://www.wallstreetitalia.com/article/1485916/economia/crisi-rete-imprese-chiuse-100mila-aziende-nel-2012.aspx

Crisi: Rete Imprese, chiuse 100mila aziende nel 2012

Roma, 22 gen. (Adnkronos) – Chiuse 100 mila aziende nel periodo 2011-2012. Il dato sulla ‘scomparsa’ di migliaia di aziende emerge da un’analisi di Rete Imprese Italia. Il saldo -tra nuove iscrizioni e cessazioni- di aziende nei servizi di mercato nel periodo gennaio-settembre 2011 , e’ negativo per -41.347. Stessa sorte nel periodo gennaio-settembre 2012, qui, il saldo negativo sale a -53.234. A questo si aggiungono le aziende dell’artigianato: nel periodo gennaio-settembre 2011 il saldo e’ negativo per -10.179 imprese, mentre nel periodo gennaio-settembre 2012 il saldo negativo e’ -16.912.

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Aggiornamento del 30 aprile 2014:

Libro “Europa o no” di Luigi Zingales

Tanto l’euro quanto l’unificazione europea sono stati celebrati – come già fu per l’unificazione italiana – come ideali romantici, che non lasciavano spazio per un’analisi economica dei costi e dei benefici. Oggi, però, il “meraviglioso esperimento” di cui parlava Robert Schuman, il sogno di una “pace perenne” dopo secoli di guerre, si è trasformato in un incubo: quella stessa Unione creata per favorire lo spirito europeo sta diventando una prigione, che istiga all’odio etnico e alimenta i peggiori stereotipi. Tenendosi a distanza dall’europeismo fanatico e dall’antieuropeismo irrazionale, Luigi Zingales analizza i fondamenti economici e le scelte politiche dell’attuale Unione Europea, vista non come fine ma come mezzo per garantire la libertà, la pace e la prosperità del nostro continente, e mette a fuoco alcune verità necessarie. Prima fra tutte che questa Europa è un patto faustiano tra Francia e Germania, che riserva al Sud del continente, e quindi all’Italia, un ruolo di comprimario e spesso di vittima.

Dobbiamo ammettere che, così com’è, l’Europa non è sostenibile, ma il progetto europeo è ancora salvabile, a patto di riforme radicali in tempi brevi.

Allo stesso modo dobbiamo ammettere che la crisi strutturale in cui l’Italia è precipitata negli ultimi vent’anni non è colpa dell’euro né può essere risolta con la nostra uscita dall’euro. Il vero problema è che abbiamo smesso di crescere, e in particolare ha smesso di crescere la nostra produttività. Se non invertiamo questa tendenza, non possiamo competere in Europa e nel mondo, non possiamo sostenere il debito pubblico, non possiamo offrire ai nostri figli un futuro nel nostro Paese, Europa o no.

Vedi l’articolo “L’Italia è fanalino di coda in Europa per incremento del Pil e della produttività: quali soluzioni possiamo attuare?

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