Andare a votare o non andare a votare? E, e si decide di andare a votare, chi votare? Questo è il grande dilemma di cui in questo post ci occuperemo. E’ meglio lasciare scheda bianca oppure rendere la scheda nulla? E’ meglio votare un grande partito oppure un piccolo partito? Infine, la cosa più importante: come decidere a chi dare il proprio prezioso voto?

Queste sono le domande che, fino alla data delle elezioni politiche (24 – 25 febbraio), saltelleranno come piccoli canguri nella testa di ciascun italiano!

Innanzitutto, dal mio punto di vista, la peggior cosa che si possa fare in un momento terribile come questo sarebbe non andare a votare. Sarebbe come dire: fate di me quel che volete!

In secondo luogo, tra scheda nulla e scheda bianca formalmente non c’è differenza, la sola differenza riguarda ciò che si intende esprimere implicitamente e lo troverete spiegato in un articolo di seguito riportato.

In terzo luogo, la cosa veramente difficile è capire a chi si intende dare il proprio voto. Sfatiamo innanzitutto la bufala berlusconiana secondo la quale il voto ad un piccolo partito è un voto sprecato: se le vostre idee sono concordi con quelle di un piccolo partito non abbiate dubbi, votatelo! Magari altre persone la penseranno come voi e magari quel piccolo partito riuscirà a difendere in Parlamento, pur se con pochi rappresentanti, le idee in cui credete. Mi sembra uno strano concetto infatti quello di voto “utile” se dato ad un grande partito e voto “inutile” se dato ad un piccolo partito: è meglio dare un voto “utile”, secondo la suddetta definizione, ad un partito inutile (ovvero corresponsabile dell’attuale situazione), oppure un voto “inutile” ad un partito potenzialmente utile, che ha seriamente intenzione di cambiare le cose? Se siete disillusi e rassegnati oppure non vi interessa cambiare questo Paese e vi va bene così com’è, votate pure i soliti grandi partiti, ma poi guai a voi se oserete lamentarvi nel caso in cui il partito che avete votato vincerà le elezioni e non farà nulla per ridurre la corruzione, gli sprechi e le tasse.

Mi permetto di darvi un ultimo consiglio: proprio perchè abbiamo visto, in quest’ultimo ventennio, che i due maggiori partiti politici italiani (L’Ulivo/Pd e Forza Italia/Pdl) hanno miseramente fallito e contribuito con complicità e concorso di colpa a rovinare questo Paese, e poichè nemmeno Mario Monti ha saputo prendere provvedimenti efficaci in quest’ultimo anno di governo tecnico da lui presieduto, perchè non provare a guardarsi un po’ in giro e cercare di scoprire se qualcuno ha qualcosa di meglio da proporre? Il nostro blog non vuol partecipare alla campagna elettorale di nessuno, tuttavia abbiamo trovato proposte molto interessanti in particolare da parte di uno di questi piccoli partiti. I nostri criteri di selezione sono stati due, chiari e semplici:

  1. abbiamo seguito la carriera professionale del candidato leader e non abbiamo dubbi sulle sue competenze e conoscenze. Probabilmente la maggior parte dei cosiddetti “politici” che abbiamo avuto fin’ora in Parlamento non conoscono nemmeno la metà delle cose che questa persona sa in merito alle disastrate condizioni economiche e sociali in cui versa il nostro Paese. Faccio una proposta provocatoria, ma forse non così sbagliata: perchè non fare dei “test d’ingresso” al Parlamento, come si fa all’Università, su argomenti di cultura generale e di attualità, in relazione alla situazione economica e sociale del paese?
  2. Dopo esservi informati sul candidato leader, informatevi anche sugli altri candidati (spesso c’è chi sceglie per convenienza il treno dal quale farsi trainare, come Fini e Casini tanto per fare un esempio), ma soprattutto andate a vedere i programmi elettorali: più sono dettagliati e più portano dati numerici a favore delle loro tesi e più saranno affidabili. Assicuratevi anche che i dati riportati siano veri! C’è un tale che di cognome fa Berlusconi, infatti, che è molto molto bravo a spacciare dati falsi e a manipolare questi dati a proprio vantaggio. Ma c’è anche chi, come il veterano Bersani, che per non sbagliare ha deciso di non dare proprio nessun dato!!! Dulcis in fundo: la differenza si vede non tanto dalla messa a fuoco dei problemi (che ormai tutti conosciamo), quanto dall’efficacia e dall’applicabilità delle soluzioni che vengono proposte, le quali vanno quindi attentamente e criticamente valutate.

Abbiamo due cose da cercare: la verità e l’affidabilità. Ora tutto è nelle nostre mani, o meglio, nelle nostre teste!!!

L.D.

Articolo “Chi avvelena il pozzo della verità?” di Federico Vercellone (qui potete scaricare il pdf)

Pubblicato su “La stampa” del 15 maggio 2010

[…] la crisi della verità non riguarda solo la cultura e il costume, ma anche la politica. La situazione italiana di oggi lo testimonia egregiamente. Lo scontro politico si è fatto sempre più cruento ma in fondo ben pochi si chiedono chi abbia ragione. La verità non è in questione. Essa si è dissolta come neve al sole e in suo luogo si è insediata la volontà di potenza per cui, nella gazzarra generale, nessuno ha ragione (nichilismo), e chi pensa male «ci azzecca sempre». Oppure: hanno tutti ragione e dunque nuovamente nessuno (trivialismo). Di ovvietà in ovvietà si può ancora sentir dire che, col decadere delle ideologie, finisce per vincere chi comunica meglio e più efficacemente. E tutto questo, naturalmente, deprime ulteriormente tutti quanti vorrebbero ancora sperare che a governare siano i più competenti. In questo modo si avvelena la scena e si produce una progressiva sfiducia nella politica e nella sfera pubblica. […] Si può individuare una terapia per la verità avvelenata? Esiste ed è molto antica: si chiama «dialettica». […] l’arte di argomentare correttamente che unisce le capacità di persuadere della retorica all’intenzione di parlare fondatamente secondo la verità. […] Chi ben argomenta – e il libro ci fornisce eccellenti regole e indicazioni in questa direzione – è in grado di individuare una verità che è condivisibile da tutti, che emerge anche intuitivamente dall’argomentazione. Ancora una volta la verità è il bene.

Libro “Verità avvelenata – buoni e cattivi argomenti nel dibattito pubblico” di Franca D’Agostini

http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833920443

Nella teoria dell’argomentazione si chiama «avvelenamento del pozzo» la procedura di delegittimazione che investe tutto ciò che una persona afferma. È solo una delle tante forme di fallacia, ossia di mossa argomentativa corretta in apparenza, che occulta ad arte la propria erroneità logica, allo scopo di ingannare. Di fal­lacie e di molto altro parla questo straordinario trattatello, con cui una delle più note filosofe italiane ci fa acquisire consapevolezza delle molteplici trame logiche e illogiche che governano il nostro dibattito pubblico: uno spazio costituito – e saturato – perlopiù da cattivi argomenti, soprattutto nel nostro presente pretesamente postideologico, che procede per contaminazione e avvelenamento sistematici della verità.

Ma c’è una via d’uscita: il potere democratico è ancora nelle mani di chi ascolta e valuta gli argomenti dei politici, degli intellettuali, dei manipolatori dell’opinione pubblica. Quanto più si impara a valutare gli argomenti e a conoscere la fragilità e insieme l’imprescindibilità della verità, tanto più si indebolisce il veleno che infetta la comunicazione pubblica. Il solco è dunque ancora quello tracciato dall’antico precetto di ispirazione socratica: «insegnate ai cittadini ad argomentare bene, a seguire la dialettica dei concetti, e prevarranno i migliori».

http://www.lescienze.it/news/2012/11/04/news/affermazioni_vere_false_psicologia-1351311/

4 novembre 2012

Chi dice la verità? Ovvero: come valutare un candidato

[…] Il comico televisivo Stephen Colbert invita il suo pubblico a “fidarsi della propria pancia”, della sensazione che ha battezzato truthiness, coniando un fortunato neologismo eletto dal dizionario Merriam-Webster “parola dell’anno 2006”. La truthiness indica “la qualità di ciò che appare vero nell’intuizione del soggetto… senza riguardo alla logica o all’evidenza fattuale”. Sebbene spetti a Colbert il merito di aver coniato la parola, da molto tempo gli psicologi sanno che, per trarre conclusioni su un qualunque argomento, le persone si basano su sensazioni soggettive, e uno studio recente ha individuato un fattore che generalmente sembra legato a una forte sensazione di truthiness: la presenza di un’informazione aggiuntiva correlata, per quanto irrilevante.

La ricerca ha dimostrato che la percezione di truthiness di un’affermazione aumenta in presenza di immagini o di informazioni aggiuntive, anche se non forniscono alcuna prova della veridicità dell’affermazione stessa. Questo è particolarmente importante nel contesto delle campagne elettorali, poiché implica che la semplice presenza di un’immagine accanto alla frase pronunciata da un candidato può spingere il pubblico a credere in lui. Il risultato di questo studio non è altro che un’ulteriore dimostrazione della facilità con cui pensieri, credenze e comportamenti possano essere manipolati con mezzi relativamente semplici. […]

Il fatto che immagini irrilevanti alterino la nostra percezione della verità è legata a un principio generale secondo cui funziona la nostra mente. I nostri giudizi infatti sono basati non solo sull’informazione che stiamo considerando, ma anche su come l’informazione viene elaborata e organizzata. In particolare, come sappiamo da tempo, la disinvoltura con la quale è elaborata l’informazione è causa di specifici errori. Il ragionamento è il seguente: quando considera una nuova informazione, un individuo cercherà di ricordare altri frammenti informativi attinenti alla nuova informazione. E quanto più facilmente vengono recuperati questi frammenti, tanto maggiore è la probabilità che la nuova informazione sia etichettata come vera. […]

Questa facilità di ricordare è nota come fluenza e ha una varietà di effetti estremamente ampia. […] Nel 2002, il Premio Nobel per l’economia è stato assegnato a Daniel Kahneman per la sua attività di ricerca che ha mostrato, tra le altre cose, come la facilità con cui possiamo ricordare le informazioni porti a un’ampia gamma di bias (errori sistematici) quando dobbiamo prendere delle decisioni[…]

In conclusione, questi risultati invitano a essere più prudenti con le nostre sensazioni di truthiness, con buona pace di Colbert. Basterebbe porsi semplici domande: “La pubblicità in cui vengono elencate le virtù salutari dei cereali per la colazione è accompagnata da un’immagine?”; “Le affermazioni sulla sicurezza di un’auto è corredata da altre informazioni sul veicolo?”; “Accanto al resoconto di un fatto pubblicato in un sito web si trova la foto dell’autore?”

Dato che l’esito di questa tornata elettorale statunitense farà sentire i suoi effetti per i prossimi quattro anni, bisognerebbe prestare più attenzione non solo all’informazione fornita dai candidati, ma anche al modo in cui l’informazione è presentataE in molti casi il giudicare la veridicità di un’affermazione “con la pancia” potrebbe voler dire che si sta prestando fede a qualcosa che vero proprio non è. In altre parole: se sembra convincente… mettetelo alla prova.

(La versione originale di questo articolo è apparsa su scientificamerican.com il 31 ottobre; riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati)

http://www.claudiomontalti.net/bitblogs.asp?idfull=12

 

Meglio scheda bianca o nulla?

[…] Le schede bianche e quelle nulle non vengono assegnate a nessuno.

Se i votanti sono 10 e 5 votano per il partito A e 2 per il partito B, 2 votano bianca e una è nulla, nelle quadrature finali, 5 voti saranno assegnati al partito A e 2 al partito B. In altri campi verranno registrate 2 schede nulle e 1 bianca. Questo serve per incrociare i dati (numero di elettori votanti, numero schede votate, voti assegnati, registro degli elettori, ecc).

La definizione di scheda nulla è stata una conseguenza necessaria per risolvere il problema della non chiara espressione di voto da parte dell’elettore (segni apposti su più preferenze) oppure segni chiari di riconoscimento che l’elettore ha voluto dare soprattutto nel caso in cui si voglia dimostrare al proprio “padrone” che si è votato per lui.
Poi che la scheda venga usata appositamente per insultare oppure scrivere dissensi..
Personalmente ne ho viste tante ai seggi, alcune di impressionanti e come ha già detto qualcuno, consiglio, nel caso si desideri non dare la propria preferenza ad alcuno, di annullare la scheda con una croce gigantesca che non attraversi alcun simbolo.

Detto questo, anche se bianca o nulla è teoricamente la stessa cosa, in quanto ambedue non vengono considerate e l’assegnazione dei seggi è fatta sulla base dei voti validi, la scheda bianca esprime un voto del genere “mi sta bene tutto, fate un po’ quello che volete”, mentre annullare la scheda è un’azione più pesante, perché esprime scontento, e manifesta una volontà molto precisa: “non voto nessuno”.

[…] Recarsi al seggio ed annullare una scheda è comunque una manifestazione di volontà (a differenza di chi sta a casa e non vota), e quindi la scheda annullata con la palese volontà di farlo (quindi palesemente senza errore) è un voto, e che voto! I voti nulli sono voti che “pesano” in misura proporzionale al loro numero: più sono e più delegittimano gli eletti a stare dove sono. […]

Di Claudio Montalti – 19 marzo 2008

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Aggiornamento del 13 febbraio 2013:

http://www.corriere.it/editoriali/13_febbraio_06/rompicapo-voto-utile-ainis_59c12466-7024-11e2-8bc7-4a766e29b99e.shtml

Il rompicapo del voto utile

Michele Ainis – 6 febbraio 2013

Sui cieli della campagna elettorale volteggiano promesse, favole, miraggi. Normale: non si raccontano mai tante bugie come prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia, diceva Bismarck. Ed è altrettanto normale, in questi casi, che ciascuno punti l’indice contro la menzogna altrui. Ma c’è invece un assioma che trova sempre d’accordo almeno un paio fra i contendenti. E non si tratta più di blandire l’elettore, quanto piuttosto d’intimargli un altolà. Voto utile, ecco il suo nome di battaglia. Insomma, attento a dove metti la tua croce sulla scheda, altrimenti sprecherai la scheda. Così ripetono all’unisono Bersani e Berlusconi, nemici nell’urna, alleati nell’assioma. […]

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