C’è un detto popolare che dice così: “chi va asino a Roma, asino ritorna”. Significa che difficilmente una persona potrà modificare il  proprio comportamento, specialmente se l’arco di tempo che si considera è breve.

I partiti politici, che stanno lottando tra di loro in questa fervente campagna elettorale, stanno per la maggior parte facendo proposte ipocrite e surreali, ci stanno gettando fumo negli occhi: molte delle loro proposte infatti, dal nostro punto di vista, non risolveranno affatto i veri problemi che affliggono il nostro Paese.

Vi posso fare al volo qualche esempio, anche se abbiamo già parlato della scarsa affidabilità che ci danno i programmi politici dei maggiori partiti, sempre dal nostro modesto punto di vista.

Ad esempio Berlusconi dice di voler abolire l’IMU, ma questo non risolverà il problema dell’eccesso di pressione fiscale. Vuole poi azzerare le tasse per chi assume giovani, ma quale azienda può fidarsi ad assumere al giorno d’oggi in Italia, sapendo quanto poco è affidabile la nostra classe politica, capace persino di fare leggi retroattive? Inoltre questo non risolverà il problema dell’immobilità della scala sociale, grazie alla quale i “figli di nessuno”, ovvero tutti coloro che non hanno conoscenze e raccomandazioni, si ritrovano senza nessuna possibilità di accesso ai posti di lavoro migliori. La Lega Nord vuole invece trattenere in Lombardia il 75% delle tasse: un bel gruzzoletto, ma cosa se ne faranno poi? Perchè non cercare di ridurre, anche progressivamente, le tasse che la Lombardia paga e cercare magari di pensare ad una strategia nazionale piuttosto che continuare con questa buffonata? Anche di questo abbiamo già parlato: erano partiti con la secessione, poi son passati al federalismo e adesso ci riprovano con la macroregione del Nord. E’ un progetto che gli ha sempre portato molti voti, peccato che non abbia molto senso: il Nord Italia ha bisogno che il Sud si sviluppi, non che muoia rimanendo sottosviluppato e sottoutilizzato (per quanto riguarda il settore turistico, ad esempio, il Sud Italia potrebbe dare infatti moltissimo al nostro Paese). Sarebbe ora, insomma, che quest’Italia venga “unificata” sul serio, una volte per tutte, economicamente, tecnologicamente e culturalmente.

Insomma se le stanno inventando tutte, peccato che siano tutte proposte superficiali e di scarso rilievo, nulla che possa rivoluzionare le attuali disastrate condizioni dell’Italia. Dobbiamo risolvere innanzitutto i problemi relativi al debito pubblico, alla spesa pubblica e alla pressione fiscale. Dobbiamo poi fare in modo che le imprese, sia italiane che estere, investano in Italia, eliminando l’eccesso di burocrazia ed alleggerendo il carico fiscale, ma anche rendendo più efficiente la giustizia. Dobbiamo far partire l’economia nel sud Italia ed incentivare il lavoro di giovani e donne, promuovere la ricerca ed introdurre meritocrazia a tutti i livelli. Dobbiamo liberalizzare, eliminare le lobby ed i conflitti di interesse. Dobbiamo fare in modo che le classi dirigenti si ringiovaniscano: oggi la gerontocrazia vige in ogni struttura pubblica e la nostra classe politica è la più vecchia del mondo, sia come media di età anagrafica che come costanza delle persone che ne fanno parte! Ci sono tante, tantissime cose da fare, ma finchè la politica non cambierà il suo ottuso e limitato punto di vista non cambierà nemmeno questa sempre più povera Italia…

L.D.

http://qn.quotidiano.net/politica/2013/01/09/827712-berlusconi-veronica-lario-separazione-giudici-milano.shtml

Berlusconi: “Zero tasse a chi assume un giovane”

http://www.lavoce.info/campagna-elettorale-accordo-pdl-lega/

La campagna elettorale del déjà vu

11.01.13 – Massimo Bordignon
Il rinnovato accordo tra Pdl e Lega prevede il pieno appoggio del partito di Berlusconi alla proposta Maroni di trattenere nella futura grande Regione del Nord il 75 per cento del gettito di tutti i tributi erariali localmente pagati. Impegni e idee che abbiamo già sentito in precedenti campagne elettorali. E impossibili da accettare da un Parlamento nazionale.

http://www.lastampa.it/2013/01/08/cultura/opinioni/editoriali/ma-le-tasse-vanno-ridotte-non-trattenute-aNvU3s5f9bmCnejailbcDO/pagina.html

Ma le tasse vanno ridotte non trattenute

LUCA RICOLFI – 08/01/2013

[…] L’obiettivo politico sottoscritto da Maroni e Berlusconi è di trattenere in Lombardia il 75% delle tasse versate dai cittadini lombardi, e di arrivare entro la fine della prossima legislatura alla costituzione della macroregione del Nord, formata da Lombardia, Veneto, Piemonte ed eventualmente altre regioni. Sul piano tecnico, invece, è buio totale. Non è chiaro che cosa si intenda per tasse (tutte le imposte, tasse e tariffe? Solo le imposte locali o anche quelle nazionali?), non è chiaro in che modo si sia giunti a valutare che in Lombardia attualmente resterebbe solo la metà delle tasse riscosse. Soprattutto, nulla si dice su un punto decisivo: in che modo il nuovo progetto fiscale nordista si innesterebbe sulla realtà del federalismo in atto, quello voluto dalla Lega con la legge 42 del 5 maggio 2009, e che tra mille ritardi e pasticci sta entrando in funzione da qualche anno e dovrebbe andare a regime alla fine di questo decennio, cioè tra ben 7 anni. […] Ma trattenere può significare anche lasciare al cosiddetto territorio e ai suoi amministratori locali […] trattenere può voler dire lasciare sì i soldi in Lombardia, ma perché i suoi politici li spendano meglio dei politici di «Roma ladrona». Già in occasione della ventilata (e osteggiata dalla Lega) abolizione della province, la Lega ha dato ampia prova della sua mutazione in partito del governo locale, che tutela innanzitutto gli interessi dei suoi amministratori, anche loro – come quelli degli altri partiti – affamati di quattrini da trasformare in spesa pubblica. […]

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Ci tengo infine  a ricordare che dal primo di gennaio fino al 21 giugno di quest’anno lavoreremo SOLO ED ESCLUSIVAMENTE per pagare le tasse. Ma i nostri politici, Mario Monti compreso, ci continuano a dire che le tasse non si possono ridurre. Ah si? Davvero non si possono ridurre? Ci sono molti dati che i politici ci tengono nascosti… sarebbe ora di rendere trasparente il bilancio e le spese dello Stato, perchè di sprechi da eliminare per ridurre le tasse ce ne sarebbero eccome… Quello che manca davvero è soltanto la volontà da parte di chi amministra questo denaro. Il grafico sottostante mostra quanto siano ben oltre la media europea i salari dei parlamentari italiani, ma nel blog abbiamo parlato moltissimo degli sprechi all’italiana attraverso i quali lo Stato e le pubbliche amministrazioni inefficienti stanno dilapidando il denaro che con tanti sacrifici noi cittadini versiamo…

L.D.

http://www.corriere.it/economia/13_gennaio_12/Bilancio-dello-Stato-analisi-Taino_95a779a6-5cfd-11e2-bd70-6c313080309b.shtml

Tutto quello che non ci dicono sui soldi pubblici. Prelevati 11.860 euro da ogni italiano nel 2010

Avete presente il bilancio dello Stato italiano? No? Più che giustificato: è complicato e tenuto oscuro dallo Stato stesso, che nulla fa per renderlo trasparente ai cittadini. Il guaio che si aggiunge al guaio è che anche gran parte dei candidati che si proporranno alle elezioni del 24 e 25 febbraio non ne sanno molto. E piuttosto confusi — comunque decisi a mantenerlo nel regno del misterioso — appaiono i partiti quando ne parlano. Quando cioè avanzano programmi e proposte che riguardano la voce entrate (le tasse) e la voce uscite (la spesa pubblica): il cuore del governare, l’essenza della sovranità, quello per cui chiedono voti. […]

Danilo Taino – 12 gennaio 2013

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 http://www.innovando.it/litalia-e-89745.html

L’Italia è

 ANDREAS VOIGT

[…]

  • L’Italia è una democrazia a basso impatto emotivo.
  • L’Italia è un paese a democrazia pestilenziale.
  • L’Italia è una democrazia patonziale
  • L’Italia è un Paese a democrazia esausta
  • L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul non sapevo
  • L’Italia è una Repubblica fondata sullo Statuto Umbertino (urge riforma)
  • L’Italia è una democrazia sussurrata
  • L’Italia è un Paese democratico alla -1
  • L’Italia è una Paese a democrazia stragista
  • L’Italia è un Paese fondato sulla mafiocrazia parlamentare
  • L’Italia è una democrazia a braccia incrociate
  • L’Italia è una democrazia a speranza vana
  • L’Italia è una democrazia fondata sul cabaret
  • L’Italia è un Paese a democrazia pedatoria
  • L’Italia è una democrazia che viaggia in corsia d’emergenza
  • L’Italia è una democrazia a multi-level marketing
  • L’Italia è una democrazia onanista
  • L’Italia è una democrazia ad associazione a delinquere
  • L’Italia è una democrazia a culo scoperto
  • L’Italia è una democrazia possibilista
  • L’Italia è una democrazia terremotata
  • L’Italia è una democrazia biodegradabile
  • L’Italia è una democrazia ad alto tasso alcolico
  • L’Italia è una democrazia palazzinara
  • L’Italia è un Paese a democrazia anemica
  • L’Italia è una democrazia fondata sul grugnito
  • L’Italia è una democrazia parzialmente scremata (occorre mani pulite 2)
  • L’Italia è una democrazia parlamentare a kilometraggio infinito
  • L’Italia è una democrazia fondata sulla seggiola
  • L’Italia è un Paese a democrazia geriatrica
  • L’Italia è una democrazia vescovile
  • L’Italia è una democrazia fondata sul voto da asporto
  • L’Italia è una psicodemocrazia clinica (privata)
  • L’Italia è una democrazia parentale ad ampio raggio
  • L’Italia è una democrazia ad ambiente controllato
  • L’Italia è un Paese che vende la democrazia a Porta a Porta
  • L’Italia è una democrazia esodata
  • L’Italia è una democrazia a mano morta
  • L’Italia è una democrazia a dissolvenza
  • L’Italia è una democrazia napoletana
  • L’Italia è una democrazia a Herbalife

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 FILM-DOCUMENTARIO

“Girlfriend in a coma”

girlfriendinacoma.eu

CHI SIAMO

Un misto di Michael Moore, Adam Smith e Bunga Bunga, con un pizzico di Dante“Girlfriend in a Coma”, di Bill Emmott, per molti anni Direttore dell’Economist, e della film-maker Annalisa Piras – mira ad introdurre gli italiani al lato oscuro del declino politico, economico e sociale del loro paese, prodotto di un collasso morale senza eguali in Occidente.

In Italia ci sono più dichiarazioni di intenti su “cosa fare” che italiani. E questa non vuole essere l’ennesima. Al contrario, il mio è un modo di intraprendere un discorso e suscitare un dibattito su chi e cosa sbarri la strada al cambiamento, analizzando le dieci aree fondamentali della vita economica, politica e sociale. Ora tocca a voi denunciare i peccatori. Un mese prima delle elezioni, metterò assieme il meglio delle vostre risposte in speciali reportage video, articoli di giornale e su questo sito.

Scegli un argomento e dacci la tua opinione

MERITO E CREATIVITÀ

Potrebbero essere le risorse più importanti degli italiani, e tuttavia restano improduttive a causa di partiti politici che sfruttano il clientelismo, di università in cui vige il nepotismo, (come la mastodontica La Sapienza di Roma, in cui il 30% dei professori ha dei parenti nella facoltà), di ordini professionali, inclusi i giornalisti, che sbarrano la strada ai giovani.

UNFAIR TAX

Tutti gli evasori fiscali contribuiscono all’aumento del debito pubblico e al doloroso innalzamento delle aliquote. Questa schiera include tutti coloro che pagano il dentista, il dottore o l’imbianchino in contanti.

LAVORO INIQUO

Invece di imitare la Germania stipulando contratti locali, Confindustria e i sindacati mantengono la contrattazione a livello nazionale. FIAT è praticamente l’unica eccezione.

GIUSTIZIA

La giustizia è paralizzata dai politici e da altre élite che, nel migliore dei casi, si mostrano disinteressati alle riforme e, nel peggiore, cercano di sabotare quelle stesse leggi, ma anche da tutte le aziende che alimentano l’economia sommersa.

MAFIA

Sconfiggere la mafia è impossibile a causa della connivenza delle imprese, tanto al Nord quanto al Sud. Un altro ostacolo è costituito dai politici che cercano l’appoggio della criminalità e da tutti quelli che rifiutano le risorse necessarie alle procure antimafia (avrebbero bisogno di circa il doppio di quello che hanno ora).

I MEDIA

Non è una novità che Mediaset e Silvio Berlusconi impediscano l’ingresso della concorrenza e abbiano un controllo del mercato (60% delle entrate pubblicitarie) molto più alto di quanto previsto dalle norme antitrust dell’UE (30%).

LO STATO

L’Italia ha più cariche politiche e a costi più alti di qualsiasi altro paese europeo, oltre a 72.000 auto blu. Limiti al numero di legislature potrebbero aiutare.

LE DONNE

Di certo gli uomini sono il nemico, ma lo sono anche le aziende televisive e i pubblicitari che sfruttano e denigrano le donne, e che continueranno a comportarsi in questo modo finché troppe poche donne (e uomini) protesteranno.

CONCORRENZA

L’Italia ha uno dei mercati più limitati e meno innovativi d’Europa, a causa dei governi locali e regionali che lottano per mantenere le loro regolamentazioni e grazie agli eserciti di associazioni industriali e di ordini professionali che usano regole e barriere per aumentare…

CULTURA

I fondi dedicati alla salvaguardia del ricchissimo patrimonio storico-culturale dell’Italia e al suo sfruttamento turistico non sono sufficienti. Questa situazione è complicata dal perdurante e negativo approccio dei sindacati, che rendono i musei inospitali ai visitatori.

http://www.linkiesta.it/girlfriend-coma

Conversazione con Bill Emmott e Annalisa Piras

Emmott: “Gli italiani hanno tollerato la mala politica”

Nicolò Cavalli – 23 febbraio 2013
Girlfriend in a coma è un film emotivamente difficile da digerire. […] le cifre della vergogna: 164esimi al mondo (posizionati tra Barbados e Iraq) per debito pubblico in rapporto al Pil, 180esimi (tra Liberia e Haiti) per crescita del Pil tra il 2001 e il 2010, 64esimi (tra Ghana e Samoa) negli indici sulla corruzione, 170esimi (tra Gabon e Gibuti) per il ritardo nel rispetto dei contratti, 74esimi (tra Perù e Brunei) nell’indice dell’uguaglianza di genere, l’unico Paese al mondo che ospita tre organizzazioni criminali internazionali, con un’economia criminale che contribuisce a circa il 10% del Pil.

È una narrazione dantesca, quella che attraversa Girlfriend in a coma, con l’ex direttore dell’Economist Bill Emmott nei panni di un Dante in giacca e accento inglese, che si inoltra nei gironi di un’Italia dissezionata dicotomicamente: la Buona Italia e la Mala Italia. […]

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