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Siae, il golpe dei ricchi

di Guido Scorza | 8 gennaio 2013

E’ una delle pagine più buie dell’ultracentenaria storia della Siae – la società italiana autori ed editori – ed una delle tante brutte storie italiane nelle quali il Governo si gira dall’altra parte, fingendo di non vedere piccole e grandi malefatte dei soliti furbetti di quartiere o, peggio ancora, come accaduto in questo caso, le legittima consapevolmente, mettendoci la propria firma.

L’epilogo della storia è rappresentato dall’adozione da parte del commissario straordinario della Siae, l’ultranovantenne Gian Luigi Rondi e l’approvazione da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti, del nuovo statuto della Società.

Uno statuto nel quale si mette nero su bianco il principio anti-democratico per antonomasia in qualsiasi realtà associativa: gli associati ricchi comandano e gli altri subiscono le loro decisioni passivamente come se non esistessero.

Una plutocrazia che spazza via ogni timida parvenza di democrazia potrebbe dirsi in una battuta.

Ma andiamo con ordine, perché questa brutta storia italiana merita di essere raccontata dall’inizio e, probabilmente, fatta leggere ai più giovani per metterli in guardia dalle conseguenze che la scarsa onestà degli uomini e la loro avidità possono generare.

Tra la fine del 2010 ed i primi mesi del 2011, il funzionamento dell’Assemblea della Siae viene paralizzato da un manipolo di facoltosi editori.

A questo punto, il Governo, pur essendo privo dei necessari poteri, interviene, azzera gli organi della società, a cominciare dall’assemblea e nomina al loro posto un commissario straordinario plenipotenziario, Gianluigi Rondi all’epoca ultranovantenne affiancandolo con due subcommissari, gli avvocati Mario Stella Richter e Luca Domenico Scordino.

La Siae è commissariata, la democrazia sospesa e il timone della società finisce saldamente nelle mani della gestione commissariale ed in quelle del Direttore Generale […] La bozza del nuovo statuto è messa a punto in gran segreto, nessuna – o quasi – consultazione con gli associati […] Solo i giudici – ai quali numerose associazioni rappresentative degli associati, editori ed autori si sono appena rivolte – possono scongiurare il rischio che questo perverso progetto si compia. In difetto il risultato appare scontato.

[…] la gestione commissariale ha pensato bene, a ridosso della data del voto, di aumentare quasi del 70% le quote annuali di iscrizione alla società per gli autori e del 45% quelle per gli editori. Chi non è in regola con il pagamento della quota associativa, naturalmente, non vota e, in tempo di crisi, ben pochi dei 100 mila iscritti alla Siae che, nella stragrande maggioranza non percepiscono alla fine dell’anno neppure un importo pari alla quota associativa che versano, la verseranno addirittura in misura più che doppia rispetto all’ultimo anno.

Come se non bastasse, il nuovo statuto, abolisce ogni forma di voto segreto con la conseguenza che i più piccoli che, naturalmente, lavorano con e per i più grandi, ben difficilmente avranno la forza di votare disattendendo le indicazioni di questi ultimi.

Il prossimo primo marzo, pochi voteranno e pochissimi – difficilmente di più di una quarantina di soggetti – decideranno chi dovrà entrare nella stanza dei bottoni della Siae e prenderne il comando, dettando le regole per gli oltre 100 mila associati.

E’ un ennesimo scandalo italiano. […]

(Sono l’avvocato che assiste i ricorrenti nel ricorso dinanzi al Tar)

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