Altro esempio di come l’Italia riesca a far fuggire tutti i suoi migliori cervelli e talenti (anche questo è un argomento che ci sta molto a cuore, potete trovare nel blog numerosi articoli in merito – tags “fuga dei cervelli” e “giovani talenti”). Questo fenomeno di emigrazione di giovani laureati dall’Italia, che viene comunemente definito appunto “fuga dei cervelli”, si concretizza in realtà nella fuga di un sacco di cose: di competenze, di abilità, di voglia di fare e di creare, di sogni, speranze e futuro. Tutto questo sta scappando e fuggendo dall’Italia grazie alla corruzione della nostra società e al nostro assurdo sistema burocratico e fiscale. 

N.B. L’articolo termina con la frase “Sono tanti i ricercatori di altissimo livello in Italia, solo che sono assorbiti dalla didattica, non hanno spazio e risorse per dimostrare il loro valore, la loro fantasia, la loro intelligenza“. A questo proposito, ho avuto modo in effetti di constatare il fatto che il sistema universitario sia un po’ troppo rigido e che, proprio a causa di questa rigidità, il suo funzionamento non sia ottimale. Ad esempio, i giovani ricercatori hanno molte più idee e più spinte innovative rispetto ai ricercatori più anziani, per questo sono decisamente sprecati i giovani borsisti/assegnisti/dottorandi che vengono messi a fare didattica, mentre al contrario la didattica dovrebbe essere un’attività prioritaria per i ricercatori più prossimi alla pensione, che possono di certo essere d’aiuto in virtù della loro esperienza nell’ambito della ricerca ma che ormai, in genere, sono meno motivati e meno brillanti per poter competere con i giovani dal punto di vista della creatività. Azzardo una cosa in più: nelle università hanno, purtroppo, ottenuto il posto fisso molte persone solo in virtù della loro sottomissione ad un “barone” o della loro posizione sociale privilegiata. Anche questo non è giusto: per scalzare i non meritevoli ed introdurre davvero meritocrazia, penso che, a fianco dei “concorsi di selezione”, ci vorrebbero dei “concorsi di deselezione”, o meglio dei sistemi di valutazione che permettano di far uscire i meno capaci e di permettere l’ingresso dei più bravi e meritevoli. Solo così le nostre università potranno diventare competitive con il resto del mondo: nelle università dovrebbero lavorare esclusivamente le eccellenze intellettuali, o si eccelle o si va a lavorare altrove!

Vedi l’articolo “Nepotismo, baronie e concorsi truccati: questa la situazione delle nostre Università

L.D.

http://www.corriere.it/tecnologia/12_novembre_27/dino-app-genio-informatico_fee987e6-386e-11e2-a2c7-8d9940659020.shtml

Dino, genio informatico che l’Italia ha perduto

Ricercatore vince superpremio a Londra

LONDRA – E pensare che al concorso dell’università di Pisa, qualche anno fa, lo avevano bocciato. Non che Dino Distefano, laurea in informatica, non meritasse di entrare nei ranghi della ricerca. Anzi. Ma si sa come funzionano certe cose in Italia. I docenti hanno i loro protetti (qualche volta con le carte in regola) e il risultato è che chi è fuori dal circolo del «barone» deve scansarsi: si partecipa per il gusto di provare e poi si cambia strada.

La soddisfazione di Dino Distefano è di non avere mollato. […] «Se era andata male a Pisa perché non insistere lontano dall’Italia dove le raccomandazioni non contano?». Il risultato è che giovedì sera alla Royal Society di Londra, il gotha della scienza britannica, sarà proprio questo 39enne da Biancavilla (Catania) a salire sul palco per tenere una lezione e per ritirare il «Roger Needdham award», che è una sorta di Nobel dell’informatica (assieme al «Turing award») assegnato a quanti si sono distinti nei dieci anni successivi al conseguimento del dottorato (il Phd).

Dimenticato o respinto dall’Italia. Abbracciato dalla comunità scientifica mondiale e londinese, il nostro genio è diventato professore ordinario alla Queen Mary University. […] Adesso Dino Distefano, lavorando di equazioni, di logica e di algoritmi, ha inventato e brevettato il «software dei software» che è la «medicina preventiva» per impedire che i grandi sistemi vadano in tilt.

Qualche applicazione pratica? Se voliamo pretendiamo la massima sicurezza e che i computer di bordo funzionino. Ebbene il «software dei software», chiamato «Infer», va a rilevare i difetti in anticipo, prima che l’elettronica sia installata sugli aerei. Se viaggiamo in auto confidiamo che il sistema dei freni controllato con i chip sia perfetto. «Infer» compie il check prima che il modello sia commercializzato. Se usiamo un personal con un programma particolare ci auguriamo che il video non diventi grigio. «Infer» analizza il sistema operativo e punta diritto alle imperfezioni.

Per una trentina d’anni il «crash» è stato il «problema da un miliardo di dollari». Quasi irrisolvibile. […] «La novità è che ora schiacci un pulsante e la macchina svolge autonomamente l’operazione di cura preventiva». Grazie appunto al «software dei software».

Un piccola e importante rivoluzione. Ci giravano attorno parecchi ricercatori e scienziati. Dino Distefano col suo team (Cristiano Calcagno, un altro italiano, Peter O’Hearn e il coreano Hongseak Yang) ha messo il sigillo. «Dopo avere pubblicato le ricerche iniziali sulle riviste accademiche ci siamo accorti che stavano per soffiarci le idee». Dunque, la decisione di brevettare «Infer» e poi di fondare una start-up (la «Monoidcs Limited» con sede nell’Est di Londra), che marcia a gonfie vele. […] «Sono tanti i ricercatori di altissimo livello in Italia, solo che sono assorbiti dalla didattica, non hanno spazio e risorse per dimostrare il loro valore, la loro fantasia, la loro intelligenza». […]

Fabio Cavalera
27 novembre 2012

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Aggiornamento del 2 gennaio 2013:

http://www.repubblica.it/economia/2012/12/28/news/istat_triplicato_in_dieci_anni_il_numero_di_laureati_che_lasciano_l_italia-49591630/

Istat, triplicato in dieci anni il numero di laureati che lasciano l’Italia

Le principali mete dei “cervelli” italiani sono la Germania, Svizzera, Regno Unito e Francia, che ne “assorbono” il 44%. Fuori Europa, i giovani sono attirati da Stati Uniti e Brasile

[…] Secondo il rapporto Istat “Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente”, il numero degli emigranti italiani con 25 anni e più oscilla nell’ultimo decennio tra 29 e 39 mila unità. Ma l’istituto di statistica ha rilevato come si “sia modificata la distribuzione dei flussi in uscita rispetto al titolo di studio posseduto: la quota di laureati passa dall’11,9% del 2002 al 27,6% del 2011, mentre la quota di emigrati con titolo fino alla licenza media passa dal 51% al 37,9%“. […]

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