In 20 punti cercherò di condensare i contenuti di un’interessantissima giornata di studio alla quale ho recentemente partecipato, il cui tema era appunto il futuro del sistema museale:

  1. Il museo dev’essere interattivo e dev’essere in grado di intrattenere i visitatori
  2. Democratizzazione della cultura: il museo deve raggiungere il grande pubblico, diventare un luogo di socializzazione, divenire parte della città (cambio di paradigma: non è più la gente che va al museo ma è il museo che va in mezzo alla gente!)
  3. Il museo si “usa”, non si “visita”!!!
  4. Trasversalità del museo (pittura, scultura, musica, teatro, scienza, etnografia, enogastronomia, etc.)
  5. Qualsiasi attività può essere oggetto di musealizzazione
  6. “Edutainment” (didattica divertente)
  7. “Infotainment” (informazione come intrattenimento)
  8. Obiettivo formativo = risvegliare interessi e motivazioni: il visitatore deve uscire dal museo con più domande che risposte!
  9. Percorsi adattabili al visitatore = personalizzazione del servizio: il museo dev’essere flessibile, deve adattarsi per andare incontro a gusti e preferenze differenti (ciascuno di noi ha backgrounds differenti: livello culturale, età, gusti, interessi, aspettative, nazionalità, ambiente geografico etc.)
  10. Esperienze multisensoriali grazie all’apporto delle nuove tecnologie
  11. Non si deve puntare solo sui grandi eventi ma anche e soprattutto sulla quotidianità dell’esperienza museale (fidelizzazione anziché “toccata e fuga”)
  12. Coinvolgimento diretto dei cittadini: rendere i visitatori partecipi delle attività di ricerca, che per i musei scientifici, in particolare, sono routinarie (“public science”: progetti di scienza partecipata)
  13. Veicolare sensibilità e consapevolezza
  14. Apporto del marketing
  15. Partenariato tra musei e Università
  16. Pensare a rete – vedi l’articolo “Trasformare la cultura ed il turismo in volani per l’economia: la necessità di FARE SISTEMA!
  17. Realizzare piani di sviluppo pluriennali
  18. Investimento in risorse umane (formazione continua degli educatori, valorizzazione dei professionisti museali)
  19. Interdisciplinarietà delle competenze ed introduzione della figura dell’“educatore” = facilitatore, ovvero colui che aiuta a capire la cultura -> apprendimento cooperativo)
  20. Sviluppo di un programma culturale e scientifico che sfrutti una moltitudine di strumenti di diffusione (mostre, animazioni, programmi educativi, siti web, pubblicazioni etc.):
  • Edizioni (produzioni audiovisive, app multimediali)
  • Conferenze, film, letteratura, musica
  • Programma scientifico (progetti di ricerca)
  • Allestimento nuove mostre, apertura nuove sale
L.D.

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http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/3171547/l-arte-di-produrre-arte

Libro “L’arte di produrre Arte – Imprese culturali a lavoro” – a cura di Pietro Antonio Valentino

Il volume illustra, dalla prospettiva delle imprese private, punto di vista innovativo rispetto a quelli utilizzati dalle indagini già condotte, il mondo della “Industria Culturale e Creativa” (icc): un settore composito che, dati alla mano, da un lato sembra operare al di sotto delle sue possibilità e, dall’altro, mostra di aver retto, finora, meglio di altri alla crisi in atto, per varie ragioni e anche grazie al contributo del turismo.
L’indagine, condotta da Civita e coordinata da Pietro Antonio Valentino, ha avuto come primo obiettivo quello di fornire un’immagine meno sfocata del fenomeno dell’icc nel nostro Paese. A questo scopo, sono stati ridefiniti, prima di tutto, i confini del settore (includendo solo le attività più “immateriali” e quelle dove la creatività non può essere scissa dal suo supporto materiale), per procedere poi ad analizzarlo sia in riferimento alla sua consistenza in termini di imprese e addetti, che in rapporto alle configurazioni che assume sui territori, specializzandoli e contribuendo così al loro sviluppo.
Una conoscenza approfondita e aggiornata dei punti di forza e debolezza di questo settore strategico per l’Italia ha dato risposta a un secondo obiettivo: fornire un aiuto ai decisori per l’elaborazione di più efficaci politiche di sostegno, mirate sia a rafforzare l’offerta che a stimolare la domanda attuale e potenziale dei prodotti culturali e creativi.

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www.jeco.biz/tour/

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http://malaga.costasur.com/sites/mimma-museo-interactivo-de-la-m-sica/it/index.html

MIMMA – Museo Interattivo della Musica Malaga

Il Museo interattivo della musica (MIMMA) di Malaga è un luogo che ha come motto “si prega di suonare” si trova nel parcheggio della piazza della Marina. Oltre alla collezione di strumenti musicali, circa 1.000 di tutte le epoche e culture, si realizzano esposizioni interattive sulla musica ed è possibile avere una guida in qualsiasi lingua. Sabato, domenica e festivi si svolgono attività per bambini alle 12.00.

http://www.minube.it/posto-preferito/museo-interattivo-della-musica-a-malaga–a17251

Il Museo Interattivo della Musica di…

Il Museo Interattivo della Musica di Malaga (MIMMA) si trova in Piazza della Marina, nel centro della città. Fu aperto nel 2002 e possiede una collezione di strumenti musicali di ogni tipo, oltre alle ultime tecnologie in termini di divulgazione musicale. Si caratterizza per il fattore interattività con i visitatori e quale centro di attività e divulgazione di tutto quanto è legato al mondo della musica. Attraverso pannelli illustrativi e sistemi grafici si apprezzano le migliori esibizioni; la collezione è dotata di circa 300 strumenti esposti e più di 1.000 in proprietà.

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Aggiornamento del 13 dicembre 2014:

http://www.corriere.it/editoriali/14_dicembre_10/tesoro-che-l-italia-disprezza-faf4afe8-8034-11e4-bf7c-95a1b87351f5.shtml

Il tesoro che l’Italia disprezza

di Gian Antonio Stella – 10 dicembre 2014

Dallo scudetto alla zona retrocessione: come abbiamo potuto precipitare in soli dieci anni dal 1° al 18º posto come «marchio» turistico mondiale? L’ultima edizione del «Country Brand Index 2014-15», compilato in base ai giudizi di migliaia di opinion maker, la dice lunga sulla reputazione di cui godiamo. Restiamo primi per appeal : il sogno di un viaggio in Italia è ancora in cima ai pensieri di tutti. E primi per il fascino delle ricchezze culturali e paesaggistiche. E così per i nostri piatti e i nostri vini. Sul resto, però… Soprattutto sul rapporto prezzi/qualità. Eravamo al 28º posto: due anni e siamo precipitati al 57º. Un incubo.

«Nessun dorma», titola il capitolo dedicato al nostro Paese. Perché è da pazzi trascurare un settore come il turismo che sta vivendo il più grande boom mondiale di tutti i tempi e che potrebbe darci una formidabile spinta per cavarci dai guai. Invece, poco o niente. Rari accenni (10 citazioni su 46.059 parole) nello sblocca Italia, dove si parla dei «condhotel» o della necessità di «armonizzare» le offerte dei vari enti locali. Fine. Ma dov’è la piena consapevolezza di quanto il tema sia vitale per il nostro presente e il nostro futuro? […]

Una cecità insensata e collettiva che negli anni ha fatto disastri: dall’abolizione del ministero alle deleghe alle regioni chiamate ciascuna a giocar per conto proprio sul mercato mondiale, dai pasticci sull’Enit al sito italia.it per il quale furono stanziati 45 milioni di euro con risultati comici come le musiche dei filmati che raccontavano le regioni ai cinesi, in 19 casi su 20 di compositori stranieri. Soldi buttati. Col cesello finale di Matteo Renzi che due mesi fa ha chiesto ai ragazzi d’una startup palermitana: «Ce lo preparate voi un progetto gratuito sul turismo? Sarebbe una figata bestiale». […]

«L’Italia perde posizioni proprio perché il suo percepito e anche il suo vissuto», spiega il rapporto Brand Index, «è quello di un Paese penalizzato da una cattiva gestione politica (24° posto), con un sistema valori che si va opacizzando sempre più (23° posto), poco attrattivo come destinazione per studi e investimenti (19° e 28°), con infrastrutture insoddisfacenti (23°), intolleranza (23°), scarsa tecnologia (29°) e una qualità della vita sempre più bassa (25°)». […] nella «sostenibilità ambientale» siamo cinquantatreesimi. Peggio ancora nell’indice «Applicazione delle norme ambientali», dove ci inabissiamo all’84º posto. […] E l’insieme della «accoglienza» di un Paese, dall’igiene alla qualità dei prodotti locali, dalla sicurezza ai prezzi, è diventato più importante che non la ricchezza di tesori. Il tracollo segnala un problema: chiunque sia a Palazzo Chigi la nostra reputazione è a pezzi. Ma soprattutto il mondo del turismo ha preso atto che l’Italia non è impegnata, se non a chiacchiere, in un progetto di rilancio vero. Corposo. Decisivo. Capace di coinvolgere tutto il Paese. […]

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http://www.rubbettinoeditore.it/news/3-news/2931-come-possiamo-guadagnare-dai-nostri-monumenti.html

Come possiamo guadagnare dai nostri monumenti?

Da Donna Moderna del 25 marzo 2015

[…] PROPONIAMO LA CULTURA ANCHE COME SPETTACOLO

[…] «In Italia c’è un’idea superata dell’istituzione culturale: viene in mente una collezione di oggetti con una targhetta, da ammirare in sacro silenzio, mentre le possibilità di fruizione oggi sono molte di più. Come Cinecittà World: inaugurato lo scorso anno alle porte di Roma, è il primo parco tematico in Italia dedicato al cinema. Disegnato da Dante Ferretti, scenografo da Oscar, trasforma in divertimento, animazione e innovazione tecnologica un luogo le endario come Cinecittà. È la strada da seguire».

COINVOLGIAMO LA COMUNITÀ LOCALE

[…] «Bisogna evitare che lo Stato spenda male i suoi soldi dandoli magari a musei con un solo visitatore al mese. Siccome il patrimonio artistico è dei cittadini, bisogna coinvolgerli a livello locale. Per esempio, a Volterra il teatro romano in rovina è “rinato” ospitando un festival. Il Lucca Museum si è rinnovato inventando mostre, corsi dí cucina, percorsi artistici per le scuole: grazie a una efficiente gestione da parte di privati è diventato un luogo di richiamo per i turisti e di aggregazione per le persone del posto. La soluzione è che musei e monumenti si finanzino chiedendo soldi a sponsor presenti sul territorio e vendendo biglietti. Non è fantascienza, è il futuro: la Germania lo sta già facendo. La cittadella dei musei di Berlino, in mano a privati, in 30 anni ha triplicato il numero di visitatori».

di Natascia Gargano

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