http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/11/tomba-del-gladiatore-forse-si-salvera-ma-sara-vittoria-di-pirro/442961/

La Tomba del Gladiatore forse si salverà. Ma sarà una vittoria di Pirro

di Manlio Lilli | 11 dicembre 2012

Gladiator general’s tomb falls victim to Italy’s austerity cuts” cioé “La tomba del gladiatore vittima dei tagli italiani”, titolava il domenicale del quotidiano inglese The Guardian. Insomma né Monti in uscita, né Berlusconi in entrata. Non la tormentata politica. A guadagnare la copertina del quotidiano inglese è la notizia che il monumento funerario di Marco Nonio Macrino, il generale dell’imperatore Marco Aurelio, scoperto alla periferia di Roma, lungo la antica via Flaminia, sarà rinterrato.

Il motivo di tanto clamore? Presto detto. Quella non è soltanto la tomba del generale dell’imperatore Marco Aurelio. E’, soprattutto, la sepoltura monumentale del personaggio che avrebbe ispirato la star dell’arena di Ridley Scott, Massimo Decimo Meridio. Insomma “Il Gladiatore”, campione ai botteghini di mezzo mondo nella primavera del 2000, oltre che vincitore di cinque premi Oscar.

Un esempio dell’italica incapacità. Una storia come tante. Fatta di cemento (da costruire) e di archeologia (quanto meno da obliterare dopo la documentazione). […] Una delle scoperte più significative degli ultimi trent’anni, a detta di molti addetti ai lavori. […]

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Aggiornamento del 22 novembre 2013:

Molto bello questo articolo di Serena Sileoni in merito alla gestione dei beni culturali: siamo pienamente d’accordo con lei!!!

http://www.leoniblog.it/2013/11/21/i-sacri-cocci/

I SACRI COCCI

DI SERENA SILEONI – 21 novembre 2013

Nel Fatto quotidiano di ieri, il prof. Montanari replicava con ferma indignazione a un articolo in cui Bruno Tinti, nell’edizione di sabato scorso del medesimo giornale, proponeva di vendere ai privati i siti archeologici riversando su di essi il costo di manutenzione, attesa l’incapacità dello Stato di tutelare il patrimonio storico e artistico.

Apriti cielo.

Montanari sfodera tutte le armi della retorica costituzionale e statalista per gridare all’orrore e al tradimento dinanzi alla sola idea che il patrimonio artistico possa avere un valore venale.

Non si ha intenzione qui di replicare all’impostazione ideologica di fondo, fronteggiando l’idea che tale patrimonio, dacché incarna una “funzione civile”, debba necessariamente essere “tutelato con i soldi di tutti” – come scrive Montanari – e sottratto alla disponibilità privata.

Piuttosto, ci sono dei passaggi dell’articolo che meritano di essere specificamente puntualizzati, prima ancora che il lettore possa decidere a quale idea di fondo aderire.

L’autore scrive che l’Italia avrebbe per secoli conservato, e in modo straordinariamente efficiente, il proprio patrimonio artistico. Affermazione indubitabile. Per secoli, l’Italia delle corporazioni private, delle confraternite, delle libere università, dei mecenati della Chiesa finanziava e proteggeva gli artisti, gli artigiani e le loro botteghe. Si gareggiava a Venezia per costruire le chiese più belle, a San Gimignano la torre più alta. Con soldi appartenenti al patrimonio privato. La Repubblica italiana, quella che si fonda sulla Costituzione osannata da Montanari, venne molto dopo, e ha poco più di sessanta anni, non qualche secolo. Non ha fatto in tempo ancora l’Italia repubblicana, e nemmeno fece in tempo quella monarchica, a tutelare nei secoli il patrimonio storico e artistico, che lo abbiamo piuttosto ricevuto in eredità da gente vissuta persino prima della nascita dello Stato moderno.

Ha anche ragione Montanari nel sostenere che la situazione odierna di degrado del patrimonio artistico e culturale è responsabilità di persone con nomi e cognomi. Ma non si tratta solo di quelli da lui fatti. Il punto è che sempre, dietro lo Stato, dietro questo entità così priva di forma da avere per nome il participio passato del verbo essere, vi sono sempre delle persone. Lo Stato, in effetti, non esiste. Esistono persone che hanno il potere di agire indisturbate per suo conte e nel suo nome. E che indisturbate possono fare bene e fare male. Per questo, se riuscissimo ad arrivare a 5 miliardi l’anno, non è affatto detto che avremmo un patrimonio “mantenuto con lindore svizzero”, come si dà per scontato nell’articolo. E non solo perché le persone possono agire mosse da personali interessi ulteriori e divergenti da quello generale, ma pure perché, anche nella più completa buona fede, difficilmente potranno avere quegli incentivi alla corretta gestione del patrimonio dati dal fatto di spendere soldi propri.

Non cerchi lo scandalo, Montanari, allarmando il lettore con la prospettiva della vendita delle scuole e dei tribunali. Perché istruzione e giustizia possono essere e sono già beni privatizzabili. Non esistono solo le scuole private. Esistono anche i giudizi “privati” e si chiamano, nella più comune delle ipotesi, arbitrati. Sono queste forme alternative di risoluzione delle controversie che stanno consentendo, seppur lentamente, un alleggerimento del lavoro dei tribunali statali, tanto che è lo Stato stesso ad incentivarne, in vario modo, l’utilizzo, affrancandoli dalla onerosità di cui erano fino a poco tempo fa aggravati.

È infine vero, come conclude l’articolo, che l’articolo 9 della Carta ha consentito che l’arte fosse bene dei cittadini e che spettasse ad essi la tutela del patrimonio storico e artistico. È proprio per questo che può e deve essere consentito loro di adottare, se ne hanno i mezzi e il desiderio, un monumento, o di comprare una residenza storica, o di mettere a frutto, per il godimento della collettività, un sito archeologico. Esiste una serie di norme molto severe a tutela dell’integrità dei beni privati costituenti patrimonio artistico. Esse bastano a tranquillizzare la collettività circa la loro destinazione e la loro tutela. La quale, infine, è da molto tempo che non viene più interpretata in senso statico e difensivo, ma in senso promozionale come il modo migliore per valorizzare la funzione culturale e la fruibilità del patrimonio artistico. Con l’aiuto di tutta la collettività.

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