Italiani popolo di sudditi (vedi l’articolo “Le tasse sono come i farmaci: dose troppo alte possono uccidere…“): si lamentano delle tasse, delle ingiustizie dell’Italia, del lavoro che manca e di tutto il resto che non va, e poi cosa fanno? Vanno a votare alle primarie del Pd!!! Votare per il Pd (come per il Pdl o per qualunque altro obsoleto partito) significa essere ancora dalla parte della “casta” che così aspramente criticate, significa che siete pronti nuovamente a chinare il capo e a porgere l’altra guancia, significa che l’Italia, finchè ci sarà gente incapace di guardare alla realtà proprio come voi, cari elettori del Pd, non cambierà mai!

N.B. Immagino queste due tipologie/prototipi di elettore medio del Pd:

  1. tutti coloro che hanno un bel posto fisso o che l’hanno avuto in passato, prima della pensione. Posto fisso e supertutelato, nel settore pubblico oppure in quello privato, comunque con stipendio e pensione garantiti. Persone, quindi, che non hanno la più pallida idea di che cosa significhi invece non avere il posto fisso e rischiare di non avere nemmeno un lavoro a tempo determinato (senza contare chi è ancora meno fortunato, cioè chi è disoccupato e non trova uno straccio di posto di lavoro);
  2. i figli dei suddetti lavoratori od ex-lavoratori privilegiati, che stanno ancora studiando e non hanno ancora ben presente cosa significhi cercare lavoro disperatamente e tuttavia invano. Finchè non si prova non si può capire, finchè non si sperimenta direttamente la realtà non si può comprenderla fino in fondo…

L.D.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-11-25/primarie-vince-affluenza-primo-154213.shtml?uuid=Ab5QJH6G

Primarie, affluenza record. Si va verso il ballottaggio

25 novembre 2012

Ampia affluenza alle primarie del centrosinistra. Alle 17.30, secondo il Comitato dei garanti, hanno infatti votato alle primarie 2 milioni e 450mila persone, un po’ meno dei 2,6 milioni di votanti stimati dai renziani intorno alle 16 ma comunque in netta crescita rispetto ai 940mila votanti registrati alle 11. […]

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Aggiornamento del 27 novembre 2012:

I due candidati premier del centrosinistra, Bersani e Renzi, si stanno scontrando sulle regole da adottare per il ballottaggio anzichè sul confronto tra i loro programmi elettorali (in particolare, sarebbe bello sapere come intendono risolvere i problemi riguardanti l’eccesso di debito pubblico e di spesa pubblica, ad esempio).

Complimenti ad entrambi, sia per l’antisportività che per l’incapacità di instaurare un dibattito politico serio e decente…

L.D.

http://www.ilmattino.it/italia/politica/primarie_pd_nuovo_scontro_sulle_regole_renzi_no_a_giustificazione_per_votare/notizie/234293.shtml

Primarie Pd, nuovo scontro sulle regole. Renzi: no a giustificazione per votare

ROMA – Continua lo scontro sulle regole delle primarie del centrosinistra in vista del ballottaggio di domenica prossima fra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, dopo il voto di domenica che ha visto prevalere il segretario del Pd con il 44,9% dei voti contro il 35,5% del sindaco di Firenze. […]

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Aggiornamento del 28 novembre 2012:

Però Renzi è simpatico, ma soprattutto… ha ragione!!! La sua lotta è davvero ammirevole: un giovane schierato contro il partito dei vecchi, con il nobile intento di  rinnovare il gruppo dirigente del proprio partito. Ma siccome in Italia vince sempre la gerontocrazia e non si lascia spazio ai giovani (molto abbiamo scritto in proposito nel blog, vedi tag “giovani”), scommetto che dovrà arrendersi a chi detiene il potere e non lo vuole mollare…

Mi dispiace, mi dispiace che in Italia non si riesca nemmeno a mettere un leader nuovo ad un partito vecchio… siamo proprio conformisti e conservatori, vecchi dentro… ma come si fa a cambiare un’Italia così?!?!?!

Tra 20 anni noi trentenni di oggi saremo cinquantenni, e i sessantenni politici di oggi saranno ottantenni, ma scommetto che saranno ancora loro a governare  questo Paese… 

 

L.D.

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/renzi_primarie_bersani_scontro_regole_vendoliani/notizie/234548.shtml

Primarie, Renzi contro Bersani: «Regole ridicole. Se perdo non vado in Africa»

ROMA – Sono regole «ridicole», che lui e i suoi non hanno concorso a scrivere e Bersani giovedì farà anche l’accordo con Vendola, ma non riuscirà a convincere i “vendoliani”. Così Matteo Renzi critica da Radio 24 le regole per il ballottaggio alle Primarie del centrosinistra, dicendo che «hanno ristretto al massimo la partecipazione» e riflette che «i vendoliani se sono contro l’apparato, come fanno a votare per avere in omaggio nel pacchetto anche D’Alema, Bindi e Casini?». […]

28 Novembre 2012

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Aggiornamento del 29 novembre 2012:

Vi proponiamo il seguente articolo, che contiene il rating di valutazione del Sole 24 Ore delle proposte dei due candidati al ballottaggio (Renzi e Bersani) sui seguenti quattro temi: fisco, crescita, impresa e pensioni. Vorrei solo far notare una cosa: i partiti politici stanno continuando a puntare tutto sulle leadership, cioè sul confronto tra singole personalità che aspirano a diventare dei veri e propri “capipopolo”. Il Pd senza Berlusconi è evidentemente in crisi, non riesce a trovare personaggi sufficientemente popolari la cui fama sia all’altezza del capostipite. Nel M5S naturalmente c’è Grillo che detiene il ruolo di leader assoluto e assolutista, abbiamo Di Pietro nell’Idv, Casini nell’Udc, Fini in Fli e Montezemolo in Italia Futura. A ciascun partito vediamo che si affianca un solo nome ed un solo volto. Nel Pd qualcuno di più: come abbiamo visto, le figure di maggior spicco (Renzi, Bersani, Vendola, Puppato, Tabacci) hanno lottato e due di essi stanno ancora lottando aspramente per aggiudicarsi lo scettro e diventare punto di riferimento. C’è solo un caso attualmente, nel nostro panorama politico, che non sta privilegiando delle PERSONE ma delle IDEE: si tratta del movimento di “Fermare il declino”. In questo movimento, 7 persone di non eccezionale fama in Italia, anzi piuttosto sconosciute, hanno trovato condivisione sulle soluzioni che sarebbero necessarie alla risoluzione di dieci problemi fondamentali che ad oggi interessano il nostro Paese. Hanno così creato un manifesto e fondato questo movimento, ancora non molto noto, che punta a candidarsi alle prossime elezioni politiche. Il più noto dei sette è Oscar Giannino, mentre gli altri 6 sono fior di economisti che lavorano principalmente negli Usa, ma che non hanno mai smesso di tenere sott’occhio la situazione italiana. Così, dopo aver constatato la nostra disastrosa situazione politica, economica, finanziaria e sociale, hanno deciso di mettersi in gioco e di metterci la faccia. Vi consiglio di dare un’occhiata al manifesto, che non è fatto di demagogia ma di proposte concrete, realistiche e, purtroppo per questo, piuttosto tecniche e non immediatamente comprensibili. Tra di essi c’è anche Luigi Zingales, classificatosi al 96° posto nella classifica annuale dei 100 pensatori più influenti al mondo stilata dalla prestigiosa rivista americana “Foreign Policy”. La classifica si chiama “Top 100 Global Thinkers 2012” e gli unici due italiani in classifica sono appunto Zingales e Mario Draghi (quest’ultimo al 20° posto). Gli altri 5 promotori del movimento sono Boldrin, Brusco, De Nicola, Moro e Stagnaro, ma immagino che i nomi non vi dicano granchè. Il bello è che nessuno di essi aspira a diventare un “capopopolo”: non si sa chi potrebbe essere il candidato alle elezioni politiche, a nessuno interessa, perchè non è questo il problema. A loro interessa che le proposte di “Fermare il declino” vengano realizzate, punto.

Non si stanno criticando le elezioni primarie, anzi le primarie sono un ottimo sistema di selezione dei candidati, ma soltanto il fatto che nei partiti viene premiata generalmente la popolarità piuttosto che le capacità. Infatti, ad eccezione del Pd, nessun altro partito sembra disposto a far scegliere al popolo il proprio leader…

L.D.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-11-29/renzibersani-sfida-rinnovamento-063925.shtml?uuid=Aby3XP7G

Renzi – Bersani, sfida sul rinnovamento

Emilia Patta – 29 novembre 2012

[…] GIUDIZIO:

Bersani è stato Bersani fino in fondo. […] Avrebbe potuto osare di più ed essere più propositivo. Avrebbe dovuto sforzarsi di apparire l’uomo del rinnovamento del Pd, non solo rivendicare il patrimonio dell’esperienza.

Renzi si è presentato da innovatore. Brillante ed estroverso. Sul piano ella comunicazione si è aggiudicato il confronto. Ha delineato sia pure a grandi linee quale potrebbe essere il centrosinistra del futuro e un Pd “liberale”. […]

http://www.lastampa.it/2012/11/29/italia/politica/berlusconi-cancella-le-primarie-del-pdl-EMXkKHNXjVjMpVilWgQmjP/pagina.html

Berlusconi “cancella” le primarie del Pdl

Il 16 dicembre forse una convention. Cicchitto: rammarico per l’occasione persa

29/11/2012 – ALESSANDRO BARBERA

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Aggiornamento del 3 dicembre 2012:

Avevamo proprio azzeccato il titolo: “gli italiani si confermano dei sudditi”, ed ora si confermano tali ancora di più, dopo la vittoria di Bersani alle primarie!! Sinceramente mi spiace dover infierire sugli italiani, speravo che non si sarebbe arrivati a questo punto… invece ci siamo arrivati eccome…

Il problema è questo: l’Italia ha dei gravi problemi di debito pubblico, fisco e spesa pubblica. Se questi problemi non verranno risolti, la crescita e l’uscita dalla crisi sono prospettive che ci potremo sognare. Il debito pubblico continua ad aumentare (vedi il contatore del debito pubblico dell’Istituto Bruno Leoni, quella cifra che compare sulla Home Page del nostro blog e che continua inesorabilmente a salire) e non sarà facile fermarlo. Servono serie politiche di spending review, che devono passare necessariamente attraverso la razionalizzazione delle risorse e l’eliminazione degli sprechi. Ora mi domando:

1) perchè molte persone (il mio campione di riferimento è piuttosto ampio e mi sembra abbastanza significativo dal punto di vista statistico), di fronte ad uno scenario economico non ancora catastrofico ma decisamente preoccupante, non si interessano minimamente di politica ed economia. Gli italiani sembrano non voler guardare alla realtà, preferiscono nascondere la testa sotto la sabbia: ognuno vuole pensare al suo piccolo orticello, alle sue tre cosette da fare, ai suoi hobby, ai suoi divertimenti, ai suoi aperitivi. Nulla vieta di continuare a divertirsi e fare la vita di sempre, ma almeno avere un minimo di cultura e di coscienza di ciò che sta accadendo nel mondo reale…

2) perchè anche chi segue (non so fino a che punto) la politica, non è in grado di discernere un programma politico serio da un programma che elargisce demagogia e propone banalità. Si, sto proprio parlando dei programmi di Renzi e Bersani. Non voglio soffermarmi ad analizzare ogni singolo punto dei due programmi, ma dando anche solo una veloce lettura ad un paio di punti si capisce benissimo la differenza tra i due. Il programma di Renzi FORNISCE NUMERI e, sulla base di questi numeri, modella e scolpisce delle proposte concrete. Il programma di Bersani, invece NON FORNISCE NESSUN NUMERO e le sue proposte sono solo fatte di parole, parole, parole, campate per aria e con subproposte per nulla definite. Bene: sono rimasta allibita dal fatto che gli italiani abbiano preferito Bersani a Renzi. Questo mi porta a dedurre che o chi ha votato Bersani non è andato a leggere e confrontare i due programmi, oppure li ha visti e confrontati ma, non avendo capito nulla di ciò che ha descritto e proposto Renzi, ha scelto Bersani con il suo programma For Dummies, cioè “per negati”, nel quale non sono riuscita a trovare uno straccio di politica fiscale seria e di decisioni strategiche per la riduzione del debito pubblico, lo svecchiamento del Paese ed il rilancio dell’economia. 

P.S. Infine, trovo davvero ridicolo e scandaloso il fatto che su 100.000 richieste di partecipazione al ballottaggio, per coloro che non avevano votato al primo turno, ne siano state accettate soltanto 7.000. In pratica c’è stato un vero e proprio complotto da parte dei vecchi oligarchi del Pd contro Renzi, i quali inoltre, così facendo, hanno anche tradito gli elettori che avrebbero voluto e non hanno potuto votare ed hanno calpestato un principio fondamentale di ogni democrazia, cioè appunto il diritto di voto. Complimenti. 

L.D.

http://www.repubblica.it/speciali/politica/primarie-pd/edizione2012/2012/12/02/news/primarie_alle_urne_per_il_ballottaggio_sfida_finale_fra_renzi_e_bersani-47884135/

Primarie, vince Bersani: sarà candidato premier. Renzi: “Successo netto, regole non c’entrano”

Il segretario raccoglie oltre il 60% dei consensi. Alle 17.30 avevano votato per il ballottaggio in 2,3 milioni, in lieve calo sul primo turno. Ammessi solo 7.094 elettori ritardatari su centomila domande. […]

RENZI:

http://www.matteorenzi.it/idee/10-idee/113-le-premesse-del-rilancio

Le premesse del rilancio

Avere una visione per l’Europa non dev’essere un pretesto per non parlare dell’Italia. La crisi italiana trova solo in parte le sue origini nella congiuntura internazionale. Il nostro vero problema ha carattere strutturale e deriva dal progressivo calo del potenziale di crescita italiano registrato negli ultimi 15 anni, connesso alla difficoltà di adeguare la struttura produttiva italiana ai cambiamenti avvenuti su scala globale. L’economia italiana è tra i paesi con il potenziale di crescita meno sfruttati d’Europa e sta soffrendo più di altri per il generale rallentamento ciclico.

Il debito pubblico italiano ha raggiunto circa il 126% del Prodotto Interno Lordo. I mercati sanno peraltro che il livello effettivo è più alto – di circa 3-4 punti – a seguito dei debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti dei fornitori, i cui pagamenti vengono ritardati.

La credibilità del risanamento finanziario è la premessa di ogni ragionamento sul rilancio dell’economia. Tale credibilità richiede un impegno continuo per la riduzione del debito pubblico, che è il peso maggiore che le nuove generazioni devono sopportare, pagando un caro prezzo per gli errori del passato. Chi vuole governare deve prendersi un impegno chiaro di non scaricare sulla prossima generazione il peso dell’aggiustamento, come ha fatto chi ha governato in passato.

a. Ridurre il debito attraverso un serio programma di dismissioni del patrimonio pubblico.

Devono essere messe in atto tutte le misure necessarie affinché il debito pubblico cali in modo significativo, anno dopo anno, anche negli anni in cui la congiuntura è sfavorevole, in particolare i prossimi due. Per mantenere tale impegno è necessario mettere in atto un’efficace politica di dismissioni del patrimonio pubblico. Stime credibili (Astrid) ritengono possibile una riduzione del debito al 107% del Pil entro il 2017 e un’ulteriore calo negli anni successivi attraverso un mix di interventi.

In particolare, sul versante degli del patrimonio è possibile ipotizzare:

1. l’individuazione di immobili pubblici per circa 120 miliardi di euro da valorizzare e gestire, così come da preparare per la vendita. Non vogliamo svendere i gioielli dello Stato, ma ridurne l’impronta finanziaria e immobiliare (nonché i relativi costi);
2. una indispensabile revisione delle procedure burocratiche e urbanistiche in assenza della quale ogni valorizzazione di questo patrimonio è impossibile;
3. la cessione di partecipazioni in aziende quotate e non quotate per circa 40 miliardi euro tenendo conto di considerazioni strategiche e di interesse nazionale;
4. la capitalizzazione delle concessioni statali per circa 30 miliardi.

b. Un Fondo per la riduzione della pressione fiscale e un’unica Agenzia per combattere l’evasione.

L’onere del risanamento deve ricadere soprattutto su chi ha finora evaso i propri doveri di cittadino. La lotta all’evasione deve essere rafforzata e i benefici di tale lotta devono essere distribuiti soprattutto a chi ha finora sempre pagato, in particolare le classi meno abbienti. Per questo proponiamo la costituzione di un Fondo per la riduzione della pressione fiscale (v. infra 7.c.): ogni anno i proventi annui della lotta all’evasione devono essere certificati, depositati nel fondo e da questo prelevati con la legge di stabilità per restituire ai contribuenti trasparenti e corretti parte del prelievo fiscale, corrispondendo loro un “bonus evasione”. I cittadini devono vedere in concreto che se tutti pagano le tasse, ciascuno ne paga di meno, ed essere così coinvolti nella lotta all’evasione.

Per rafforzare la lotta all’evasione proponiamo di integrare strettamente l’investigazione e l’esazione, oggi frazionate tra Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza da una parte e giustizia tributaria e giustizia ordinaria dall’altra. E’ necessario andare verso un’unica agenzia che abbia anche poteri di coordinamento della Guardia di Finanza. Il personale mobilitato nella lotta all’evasione dovrà essere di assoluta eccellenza, adeguatamente incentivato sul recupero dell’evasione e organizzato sia su base territoriale che per settori merceologici. Occorre un ridisegno del sistema delle banche dati informatiche del fisco, a partire da quelle relative alle fatture elettroniche e ai corrispettivi, così da consentire di incrociare tutti i dati rilevanti del contribuente (consumi di energia, transazioni bancarie, beni posseduti, collaboratori domestici, ecc.) per identificare i sospetti evasori su cui poter effettuare controlli mirati.

Occorre abbassare la soglia di tracciabilità dei pagamenti fino a 500 euro, dando incentivi alla diffusione di strumenti alternativi al contante.

Per incentivare la registrazione delle transazioni commerciali, possono essere previste delle misure di incentivo, come una lotteria abbinata agli scontrini fiscali o un meccanismo di restituzione al contribuente di parte dell’IVA pagata all’atto della transazione (scontrini premio).

Proponiamo inoltre la sottoscrizione di un accordo con il governo elvetico per un prelievo forzoso sui conti bancari intestati a cittadini italiani e non dichiarati.

c. Dalla spending review alla spending view.

La spending review varata dal Governo in carica ottimizza la spesa esistente, ma non entra nel merito della sua utilità: è un provvedimento tecnico e non politico. In particolare non mette in questione la strategia e l’entità degli investimenti pubblici -50/60 miliardi all’anno di spesa – né considera l’efficacia dei contributi europei – 15-20 miliardi di fondi all’anno – frammentati in centinaia di migliaia di trasferimenti di piccola entità e di dubbia utilità.

La nostra proposta ha invece l’obiettivo di ripensare sostanzialmente il modello di sviluppo fin qui seguito, riallocando risorse verso i ceti produttivi, riducendo in modo sostanziale l’area dell’intermediazione politica delle risorse dello Stato. Più mercato e più solidarietà, riducendo la spesa intermediata. Riteniamo realistici i seguenti obiettivi:
1. Una riduzione del 10% dei consumi intermedi (cioè acquisti di beni e servizi) per la spesa corrente. Base aggredibile: 120 miliardi. Obiettivo di risparmio: 12 miliardi all’anno;
2. Una riduzione del 20-25% degli investimenti e dei trasferimenti alle imprese. Base aggredibile: 60-70 miliardi. Obiettivo di risparmio: 12-16 miliardi;
3. Una riallocazione produttiva di 50% dei fondi europei. Base aggredibile: 15-20 miliardi. Obiettivo risparmio: 7-10 miliardi;
4. Una riduzione dell’area del pubblico impiego, senza licenziamenti e senza esuberi, ma con estensione del part-time, riduzione del numero dei dirigenti e limitazione del turn over, con esclusione della scuola, e migliore mobilità territoriale del dipendente pubblico. Obiettivo di risparmio 4 miliardi;
5. Un recupero dell’evasione fiscale del 25-30 per cento. Base aggredibile: 120 miliardi. Obiettivo di risorse recuperate 30-36 miliardi.

http://www.matteorenzi.it/idee/10-idee/119-un-fisco-dalla-parte-di-chi-lavora-e-intraprende

Un fisco dalla parte di chi lavora e intraprende

La pressione fiscale ha raggiunto un livello insostenibile: uccide le imprese oneste e deprime i redditi dei lavoratori; soffoca l’economia e riduce la crescita. Al tempo stesso abbiamo un fisco che “fa la faccia feroce” con gli onesti e con coloro che commettono uno sbaglio, sommerge gli italiani di norme complicate, ma ancora troppo spesso lascia i furbi indisturbati. Da sempre la questione dell’evasione fiscale è tra le priorità dei programmi di Governo, ma ancora oggi spesso gli evasori continuano ad evadere. Noi non crediamo ci siano delle “tare genetiche” che fanno degli italiani un popolo di disonesti, crediamo si possa e si debba rifondare il rapporto tra gli italiani ed il fisco creando una grande alleanza tra Stato e ceti produttivi per avere: un fisco più facile e più umano, una maggiore fedeltà fiscale in cambio di aliquote più basse e, per chi non paga le tasse, la certezza di essere trovato. Vediamo come.

Oggi un cittadino o un’impresa che debbano compilare una dichiarazione dei redditi si trova di fronte a un vero rompicapo, spesso è obbligato a rivolgersi ad un’assistenza professionale, di un CAF o di un commercialista. Se un’azienda deve interagire con Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL, Camere di Commercio ecc, ogni volta deve compilare dei moduli e rimandare gli stessi dati, spesso con formati diversi. Se il cittadino o l’impresa si trova poi a dover far fronte ad una richiesta di pagamento di Equitalia si trova ad interagire con una struttura burocratica, fredda, con pochissima disponibilità a trovare soluzioni che vengano incontro al cittadino. Non in tutti i paesi è così. Noi vogliamo semplificare l’Italia e per questo proponiamo di creare una Task Force del Ministero Economia che, collaborando con l’Agenzia dell’Entrate, le forze produttive e sociali, gli ordini professionali, introduca anche da noi le migliori tecniche sperimentate in vari paesi per facilitare la vita del contribuente. In particolare prevediamo di introdurre alcune innovazioni.

a. Ciascun cittadino ha diritto a ricevere una dichiarazione dei redditi pre-compilata dall’Agenzia delle Entrate.

In Cile, in Brasile, in Olanda e in molti altri paesi l’agenzia delle entrate manda ogni anno a ciascun contribuente un modulo precompilato con i redditi del contribuente, le deduzioni, come ad esempio gli interessi sui mutui, e le imposte da pagare. Il contribuente ricevuto il modulo può andare sul sito dell’agenzia, telefonare al call center o scrivere per modificare informazioni errate o integrare informazioni mancanti. Semplice, facile, umano. Come fanno gli altri paesi? Semplice usano l’informatica.

b. Un fisco semplice per le imprese.

1. Adozione per tutte le imposte del criterio di cassa per tutte le attività di impresa e di lavoro autonomo al di sotto di un certo volume d’affari. Possibilità per gli stessi soggetti di regolare mensilmente i propri crediti e debiti verso il Fisco, in linea con le proprie disponibilità finanziarie. 
2. Comunicazione telematica almeno mensile dei dati al Fisco, con la progressiva introduzione della fatturazione elettronica e dell’invio telematico dei corrispettivi. Il fisco calcola le imposte da pagare ed invia una proposta di tassazione che il contribuente può accettare o modificare, discutendo i cambiamenti. Quale il vantaggio? Per l’azienda il fisco diventa facile. L’azienda manda i propri dati in automatico, attraverso il proprio software di contabilità, senza bisogno di lavoro e di fatica. Gli stessi dati che vengono inviati all’INPS, all’INAIL, alle Camere di Commercio, evitando duplicazioni. Per il Fisco si risparmia tempo e denaro che si può dedicare a cercare gli evasori. 
3. Ridurre le sanzioni per lo “slittamento di competenza” che oggi rappresentano una quota significativa del contenzioso tributario ed assorbono risorse che sarebbero meglio impegnate nel contrasto alla vera evasione.
4. Semplificare concretamente gli adempimenti tributari relativi al reddito di impresa, agli obblighi IVA, ai versamenti, compensazioni, riscossioni, procedure, contenzioso. Le proposte del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli esperti contabili sono una buona base di partenza.
5. Concordare preventivamente il reddito di impresa. Prevedere che le imprese che ancora non comunicano telematicamente i dati concordino un reddito di impresa con l’Agenzia delle Entrate, in aumento rispetto al periodo precedente, nell’ambito di un piano di rientro dell’evasione fiscale, basato su un progressivo adeguamento degli studi di settore, differenziati a livello provinciale. 
6. Creare una “white list” delle imprese trasparenti. Si prevede l’estensione del “bonus evasione” per quelle imprese che rispettano dei parametri di trasparenza e di aderenza alle migliori pratiche contabili e che possano quindi rientrare in una lista delle “aziende fiscalmente eccellenti” tenuta dall’Agenzia delle Entrate.
7. Proponiamo inoltre una riduzione dell’erosione fiscale, con riordino e semplificazione dei regimi di favore per tutte le imposte, dirette e indirette, in base al censimento di tali regimi effettuato nel 2011.

c. Un Fondo per la riduzione della pressione fiscale.

In Italia l’evasione fiscale è di 120 miliardi secondo le stime di Istat e Banca d’Italia. Quello che non si dice è quanto dovrebbero essere le tasse pagate se non ci fosse evasione. In altri paesi, come ad esempio negli Stati Uniti, si calcola il Tax Gap, cioè quali sarebbero state le entrate in un certo anno se tutti pagassero e quanto manca all’appello. Il calcolo è fatto con metodi statistici. Noi proponiamo di definire un obiettivo a 5 anni di riduzione dell’evasione fiscale di un terzo. Cioè di arrivare a recuperare 40 miliardi l’anno di maggiori imposte e di utilizzare una quota significativa di queste risorse per ridurre il prelievo Ires e Ire.

I primi a beneficiarne saranno le famiglie di lavoratori dipendenti e ad essi assimilati che percepiscono (incluse altre forme di reddito) meno di 2000 euro netti al mese. L’agevolazione sarà poi estesa a tutti i contribuenti trasparenti e corretti che rispettano i requisiti sopra descritti. In una terza fase, una volta consolidati i risultati della lotta all’evasione, ci saranno le risorse per una riforma generale dell’Ire che riduca il numero e livello delle aliquote e razionalizzi l’insieme di detrazioni e deduzioni, consentendo di scaricare le spese familiari più rilevanti (acquisto e manutenzione casa, educazione figli, assistenza anziani, trasporto pubblico, spese sanitarie) e riconoscendo una detrazione fissa per le restanti spese quotidiane.

BERSANI:

http://www.bersani2013.it/doc/3066#.ULyiFeTQQok

Europa

La crisi che scuote il mondo mette a rischio l’Europa e le sue conquiste di civiltà. Ma noi siamo l’Europa, nel senso che da lì viene la sola possibilità di salvare l’Italia: le sorti dell’integrazione politica coincidono largamente col nostro destino.
Non c’è futuro per l’Italia se non dentro la ripresa e il rilancio del progetto europeo. La prossima maggioranza dovrà avere ben chiara questa bussola: nulla senza l’Europa.
Per riuscirci agiremo in due direzioni. In primo luogo, rafforzando la piattaforma dei progressisti europei. Se l’austerità e l’equilibrio dei conti pubblici, pur necessari, diventano un dogma e un obiettivo in sé – senza alcuna attenzione per occupazione, investimenti, ricerca e formazione – finiscono per negare se stessi. Adesso c’è bisogno di correggere la rotta, accelerando l’integrazione politica, economica e fiscale, vera condizione di una difesa dell’Euro e di una riorganizzazione del nostro modello sociale. In secondo luogo, bisogna portare a compimento le promesse tradite della moneta unica e integrare la più grande area economica del pianeta in un modello di civiltà che nessun’altra nazione o continente è in grado di elaborare.
Salvare l’Europa nel pieno della crisi significa condividere il governo dell’emergenza finanziaria secondo proposte concrete che abbiamo da tempo avanzato assieme ai progressisti europei. Tali proposte determinano una prospettiva di coordinamento delle politiche economiche e fiscali. 
E dunque nuove istituzioni comuni, dotate di una legittimazione popolare e diretta. A questo fine i progressisti devono promuovere un patto costituzionale con le principali famiglie politiche europee. Anche per l’Europa, infatti, la prossima sarà una legislatura costituente in cui il piano nazionale e quello continentale saranno intrecciati stabilmente. Una legislatura nella quale l’orizzonte ideale degli Stati Uniti d’Europa dovrà iniziare ad acquistare concretezza in una nuova architettura istituzionale dell’eurozona.
Qui vive la ragione più profonda che ci spinge a cercare un terreno di collaborazione con le forze del centro liberale. Per questo i democratici e i progressisti s’impegnano a promuovere un accordo di legislatura con queste forze, sulla base della loro ispirazione costituzionale ed europeista e di una responsabilità comune di fronte al passaggio storico, unico ed eccezionale, che l’Italia e l’Europa dovranno affrontare nei prossimi anni.
Collocare il progetto di governo italiano nel cuore della sfida europea significa costruire un progetto alternativo alle regressioni nazionaliste, anti-europee e populiste, da sempre incompatibili con le radici di un’Europa democratica, aperta, inclusiva.

http://www.bersani2013.it/doc/3067#.ULyWzeTQQok

Lavoro

La nostra visione assume il lavoro come parametro di tutte le politiche. Cuore del nostro progetto è la dignità del lavoratore da rimettere al centro della democrazia, in Italia e in Europa. Questa è anche la premessa per riconoscere la nuova natura del conflitto sociale. Fulcro di quel conflitto non è più solo l’antagonismo classico tra impresa e operai, ma il mondo complesso dei produttori, cioè delle persone che pensano, lavorano e fanno impresa. E questo perché anche lì, in quella dimensione più ampia, si stanno creando forme nuove di sfruttamento. Il tutto, ancora una volta, per garantire guadagni e lussi alla rendita finanziaria. Bisogna perciò costruire alleanze più vaste. La battaglia per la dignità e l’autonomia del lavoro, infatti, riguarda oggi la lavoratrice precaria come l’operaio sindacalizzato, il piccolo imprenditore o artigiano non meno dell’impiegato pubblico, il giovane professionista sottopagato al pari dell’insegnante o della ricercatrice universitaria.

Il primo passo da compiere è un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull’impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari. Quello successivo è contrastare la precarietà, rovesciando le scelte della destra nell’ultimo decennio e in particolare l’idea di una competitività al ribasso del nostro apparato produttivo, quasi che, rimasti orfani della vecchia pratica che svalutava la moneta, la risposta potesse stare nella svalutazione e svalorizzazione del lavoro.
Il terzo passo è spezzare la spirale perversa tra bassa produttività e compressione dei salari e dei diritti, aiutando le produzioni a competere sul lato della qualità e dell’innovazione, punti storicamente vulnerabili del nostro sistema. Quarto passo è mettere in campo politiche fiscali a sostegno dell’occupazione femminile, ancora adesso uno dei differenziali più negativi per la nostra economia, in particolare al Sud. Serve un grande piano per aumentare e migliorare l’occupazione femminile, contrastare la disparità nei redditi e nelle carriere, sradicare i pregiudizi sulla presenza delle donne nel mondo del lavoro e delle professioni. A tale scopo è indispensabile alleggerire la distribuzione del carico di lavoro e di cura nella famiglia, sostenendo una riforma del welfare, politiche di conciliazione e condivisione e varando un programma straordinario per la diffusione degli asili nido.
Anche grazie a politiche di questo tipo sarà possibile sostenere concretamente le famiglie e favorire una ripresa della natalità. Insomma sul punto non servono altre parole: bisogna fare del tasso di occupazione femminile e giovanile il misuratore primo dell’efficacia di tutte le nostre strategie.

Infine, il lavoro è oggi per l’Italia lo snodo tra questione sociale e questione democratica. Fondare sul lavoro e su una più ampia democrazia nel lavoro la ricostruzione del Paese non è solo una scelta economica, ma l’investimento decisivo sulla qualità della nostra democrazia. Occorre una legge sulla rappresentanza che consenta l’esercizio effettivo della democrazia per chi lavora. Non possiamo consentire né che si continui con l’arbitrio della condotta di aziende che discriminano i lavoratori, né che ci sia una rappresentanza sindacale che prescinda dal voto dei lavoratori sui contratti.

http://www.bersani2013.it/doc/3070#.ULyileTQQok

Sviluppo sostenibile

Sviluppo sostenibile per noi vuol dire valorizzare la carta più importante che possiamo giocare nella globalizzazione, quella del saper fare italiano. Se una chance abbiamo, è quella di una Italia che sappia fare l’Italia. Da sempre la nostra forza è stata quella di trasformare con il gusto, la duttilità, la tecnica e la creatività, materie prime spesso acquistate all’estero.

Il decennio appena trascorso è stato particolarmente pesante per il nostro sistema produttivo. L’ingresso nell’euro e la fine della svalutazione competitiva hanno prodotto, con la concorrenza della rendita finanziaria, una caduta degli investimenti in innovazione tecnologica e nella capitalizzazione delle imprese, con l’aumento dell’esportazione di capitali. Anche in questo caso è tempo di cambiare spartito e ridare centralità alla produzione. Una politica industriale “integralmente ecologica” è la prima e più rilevante di queste scelte.

Noi immaginiamo un progetto-Paese che individui grandi aree d’investimento, di ricerca, di innovazione verso le quali orientare il sistema delle imprese, nell’industria, nell’agricoltura e nei servizi. La qualità e le tipicità, mobilità sostenibile, risparmio ed efficienza energetica, le tecnologie legate alla salute, alla cultura, all’arte, ai beni di valore storico e alla nostra tradizione, l’agenda digitale. Bisogna inoltre dare più forza e prospettiva alle nostre piccole e medie imprese aiutandole a collegarsi fra loro, a capitalizzarsi, ad accedere alla ricerca e alla internazionalizzazione.

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Aggiornamento del 2 gennaio 2013:

http://odiolacasta.blogspot.it/2013/01/primarie-pd-ecco-il-branco-di.html?m=1

Primarie PD: ecco il branco di condannati e indagati eletti a furor di popolo

2 GENNAIO 2013

In Sicilia vengono eletti a furor di popolo Francantonio Genovese e Vladimiro Crisafulli, entrambi con il pieno di voti. Il primo, indagato per abuso d’ufficio e al centro di una polemica per una rete familiare piazzata negli enti di formazione regionale. Crisafulli ad Enna, indagato per abuso d’ufficio e nel 2002 sotto inchiesta per associazione mafiosa in seguito ad un filmato che lo ritraeva in un hotel di Raffaele Bevilacqua indagato per mafia e successivamente condannato come boss mafioso di Enna e «si fa baciare sulle guance […] e con lui discute a lungo di appalti, assunzioni, raccomandazioni e favori vari». A Trapani grande prestazione per Antonio Papania. Ha patteggiato una pena per abuso d’ufficio. 
Un pò più su in Basilicata, Antonio Luongo, rinviato a giudizio per corruzione passa senza problemi. A L’Aquila Giovanni Lolli si piazza secondo con 2598 preferenze. E’ stato rinviato a giudizio per favoreggiamento, poi prescritto. Infine Bersani si porta ufficialmente in lista anche Andrea Rigoni, condannato in primo grado per abuso edilizio, prescritto.
In Calabria super prestazione per Nicodemo Oliverio, un`imputazione di bancarotta fraudolenta, documentale e patrimoniale, secondo le accuse del gup del Tribunale di Roma.
In Lombardia possibile via libera a Bruna Brembilla di cui si parla per rapporti con personaggi vicini alla `ndrangheta. Tanto che nel 2008 il suo nome finisce sul registro degli indagati. L’ ex assessore ne esce pulita, eppure nella rete delle intercettazioni restano parole che la pongono al centro di un intreccio tra politica, impresa e ambienti mafiosi.
In Calabria troviamo anche Enza Bruno Bossio, oltre 10 mila preferenze, moglie di Nicola Adamo, indagato per associazione a delinquere, corruzione, abuso d`ufficio, falso ideologico, violenza privata e violazioni delle norme sull`edilizia.
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Aggiornamento del 9 dicembre 2013:

Un anno dopo, il giovane Renzi ce l’ha fatta, sbaragliando gli avversari alle primarie. Riuscirà davvero il nostro eroe “rottamatore” nell’ardua impresa di cambiare, finalmente, la classe dirigente di questo Paese, come da sempre dice di voler fare?

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-12-09/renzi-1530-annuncio-segreteria-cambiamento-sara-vero–131656.shtml?uuid=ABcvPsi

Renzi: «Ecco la squadra: 7 donne e 5 uomini, età media 35 anni». Epifani: 2,9 milioni di votanti

con analisi di Emilia Patta e Stefano Folli – 9 dicembre 2013

 

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