I politici sono coloro che hanno in mano il futuro di un Paese, per questo non possono esimersi dallo studiare in modo approfondito le tematiche scientifiche, in modo da poter essere all’altezza di un dibattito solido ed aperto con il mondo della ricerca. Ma noi cittadini, come possiamo valutare le risposte date dai politici a domande che riguardino appunto l’ambito scientifico? Non c’è altra soluzione se non lo studio: anche noi cittadini, e non solo i politici, dovremmo essere un po’ più scienziati… altrimenti il rischio è quello di diventare vittime di pregiudizi e di sciocche e populiste ideologie (vedi gli articoli della “trilogia dell’anti-scienza italiana” e  l’articolo “Strategie energetiche: ecco perché i politici dovrebbero essere un po’ più scienziati“)…

L.D.

https://oggiscienza.wordpress.com/2012/06/27/il-piezonucleare-e-la-biorisonanza-omeopatica/

http://oggiscienza.wordpress.com/2012/11/16/spaccati-sullenergia-nucleare/

Spaccati sull’energia nucleare

Pubblicato da Sylvie Coyaud – 16 novembre 2012

IL PARCO DELLE BUFALE – Per aiutare gli italiani a compiere il proprio dovere elettorale, i colleghi hanno posto sei domande sulla scienza ai candidati di centro-sinistra. Per par condicio, la custode si occupa di tecnologia e di altri partiti.

Riassunto delle puntate precedenti: i deputati della Lega Nord e del PdL erano divisi nel promuovere chi la fissione piezonucleare [vedi l’articolo “Rilanciare l’innovazione in Italia: serve un cambiamento GENERAZIONALE di mentalità!“] e chi la fusione fredda. Il popolo sperava che ricucissero lo strappo e affrontassero uniti la prossima scadenza con un programma a favore della fufissione.

Il Paese tutto e Lissone (MI) in particolare son caduti dai rispettivi peri quando l’on Fabio Meroni, di Lissone e della Lega Nord-Padania, ha interpellato il governo sul “comunicato reso noto dal direttore della Fondazione Keshe” secondo il quale

“l’Italia sarebbe il primo Stato in Europa che ha accettato il pieno trasferimento delle tecnologie del programma spaziale della Fondazione, che è stato già reso disponibile gratuitamente all’Iran e alla Sierra Leone e che la Fondazione si propone di diffondere a tutti gli altri Stati che ne siano interessati.”

In realtà l’ing. Keshe dice che si tratta dell’ultimo Stato, nel senso che ha consegnato il 26 ottobre una chiavetta USB con file consultabili sul sito della sua Fondazione, all’ambasciata italiana di Bruxelles. La quale ha fatto sapere che

“diversamente da quanto indicato dalla stessa Fondazione, l’Ambasciata non ha preso alcun tipo di impegno in merito alla millantata disponibilità a cooperare con le ricerche dell’Ing. Keshe.”

Le “tecnologie del programma spaziale” sono riassunte in questo disegnino e nella sua didascalia:

“Il neutrone, chiamato plasma iniziale fondamentale, è composto di tre Materie di base: Materia, Antimateria e Materia oscura.”

Un neutrone siffatto abolisce la gravità e le malattie, e consente di trasformare una pentola in UFO e una bottiglia di Coca Cola in reattore nucleare, spiega da anni l’ing. Keshe a Stati europei e non. Invano. Ma  l’Italia potrebbe diventare il primo Stato al mondo a pagare per brevetti non concessi per merito dell’on. Meroni, di Nexus e altri siti di “true believers”, del Movimento Cinque Stelle, dell’astrofisica Giuliana Conforto e sopratutto della signora Francesca Colella. […]

Vedi gli articoli “Beppe Grillo, Paperino e la “democrazia diretta” a Topolandia” e “Beppe Grillo: l’incantatore di ingenui“.

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http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/11/16/sei-domande-un-solo-perche/

Sei domande, un solo perché

Da ieri sono on line, sul sito web di «Le Scienze», sei domande ai candidati alle primarie del centrosinistra che si svolgeranno il 25 novembre. Sono domande che hanno attinenza con la scienza, con la politica della scienza, con la bioetica. E sono nate da un’idea di Moreno Colaiacovo, giovane dottorando di ricerca che si è ispirato al Science Debate organizzato da «Scientific American» per le presidenziali statunitensi. E da una considerazione: di tutto si è parlato, durante il dibattito organizzato da Sky per le primarie, tranne che di questioni scientifiche. Per un paese che da anni si riempie la bocca di “innovazione” è quanto meno singolare.

Così un piccolo gruppo di giornalisti scientifici, blogger, ricercatori e semplici appassionati, associati al gruppo Facebook “Dibattito Scienza, ha elaborato le domande, che saranno sottoposte alle primarie anche di altri gruppi politici e, in forma più estesa, ai leader dei partiti e dei movimenti che si presenteranno alle elezioni politiche della primavera prossima.
La ragione è semplice. Dal cambiamento climatico alle politiche sanitarie, dalle questioni di bioetica alle mappe sismiche, fino ai piani energetici, negli anni a venire la politica dovrà elaborare programmi – auspicabilmente a medio-lungo termine e non con il maledetto orizzonte delle scadenze elettorali – per affrontare problemi che richiedono solide specifiche competenze scientifiche e capacità di adottare decisioni razionali che vadano al di là dei borborigmi demagogici cui ci hanno abituati. E allora ci piacerebbe capire, come professionisti della comunicazione ma prima ancora come privati cittadini, quanto sono preparati i nostri futuri rappresentanti in materie che nel bene e nel male decideranno il destino del paese. Decideranno, cioè, se avviarci sulla strada della società della conoscenza o ritornare sui passi di una produzione a basso contenuto tecnologico che non può che comportare un arretramento culturale, sociale ed economico. Probabilmente ognuno di noi vorrebbe risposte lievemente diverse, o addirittura molto diverse, ma in una cosa siamo unanimemente concordi: un paese che esprime una classe dirigente incapace di affrontare queste sfide per il futuro o che ritenga si tratti di questioni di secondo piano ha già rinunciato alla battaglia per la competitività e imboccato la strada del declino. […]

Ecco le domande:

1. Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani?

2. Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico?

3. Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?

4. Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40?

5. Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?

6. Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del SSN?

Qui potete trovare le risposte:

http://www.lescienze.it/news/2012/11/15/news/domande_candidati_primarie_pd_politiche_ricerca-1369318/

15 novembre 2012

Primarie del centrosinistra, domande e risposte su scienza e ricerca

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Aggiornamento del 19 febbraio 2013:

Libro “Da qui all’infinito. Una riflessione sul futuro della scienza” di Martin Rees

Un vero e proprio inno alla scienza, composto da quattro agili movimenti. Il piglio divulgativo e accattivante delle Reith Lectures tenute per la BBC radio da Martin Rees trova in “da qui all’infinito” la propria ideale declinazione: una riflessione appassionata sulla scienza, di cui viene affermata la fondamentale importanza per la società di oggi e di domani, insieme alla necessità di renderne i concetti chiari e accessibili a un pubblico il più vasto possibile. Rees affronta le problematiche e le sfide più calde della scienza contemporanea, ed esplora le frontiere del sapere in costante spostamento. E ci regala una lezione esemplare, che coniuga l’impegno dello scienziato e la passione del cittadino: nel nostro presente e nel futuro di un mondo sempre più interconnesso e complesso, la conoscenza; scientifica dovrà essere collettiva, pubblica e globale.

http://oggiscienza.wordpress.com/2013/02/19/libri-da-qui-allinfinito/

LIBRI – Da qui all’infinito

Pubblicato da Livia Marin su 19 febbraio 2013

LIBRI – Una riflessione sul futuro della scienza: è il sottotitolo del libro, pubblicato da Codice Edizioni, che affronta le tematiche più calde della scienza di oggi, la connessione tra la scienza e la società ed esplora quelle che sono le frontiere ancora aperte della scienza.

L’idea alla base del libro è semplice: la scienza sempre di più influisce sulle nostre vite tanto che molte decisioni politiche importanti (come energia, salute e ambiente) sono a carattere scientifico. Se la scienza è riservata agli scienziati questo significa che i cittadini non possono avere accesso al dibattito che porterà i politici a prendere delle decisioni? No, secondo l’autore tali decisioni a carattere scientifico, per la loro importanza e per il fatto che le ricadute andranno a discapito o a favore di tutti (in certi casi dell’intero pianeta), devono essere frutto di un ampio dibattito pubblico. Da qui un libro che cerca di dare al pubblico un’idea di base dei problemi in questione, proprio per poter prendere parte al dibattito pubblico.

[…] Vengono presentati molti problemi che legano la scienza e la società come il cambiamento climatico, la questione energetica, fornendo interessanti spunti di riflessione; ma l’analisi non si ferma ai problemi di oggi, un capitolo è infatti interamente dedicato a un tuffo nel futuro a partire da una riflessione di Arthur C. Clarke

“qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia: oggi siamo in grado di prevedere quali tecnologie ci saranno fra secoli non più di quanto un antico romano avrebbe potuto immaginare gli odierni navigatori satellitari e i telefoni cellulari”.

Il punto focale di tutto il libro rimane comunque il ruolo degli scienziati, che sono prima di tutto cittadini, in un epoca (il cosiddetto Antropocene) in cui siamo noi uomini per la prima volta nella storia della Terra a essere la causa di molte catastrofi naturali.

“Il loro impegno è più che mai necessario: la scienza non riguarda solo gli scienziati. Tutti noi dovremmo far sentire la nostra voce per essere certi che la scienza sia applicata eticamente, e a beneficio dei paesi sviluppati come in quelli in via di sviluppo.”

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Libro “Scienza, quindi democrazia” di Gilberto Corbellini

http://www.einaudi.it/libri/libro/gilberto-corbellini/scienza-quindi-democrazia/978880618833

Insieme all’economia di mercato e alla democrazia, la scienza ha dato vita a un sistema che produce benessere e libertà, riduce le disuguaglianze e diffonde la razionalità: i criteri cognitivi e morali del metodo scientifico hanno favorito la convivenza civile.

Questo libro avanza una tesi eretica: l’idea che l’invenzione della scienza moderna abbia fornito gli strumenti cognitivi e morali necessari per far funzionare l’economia di mercato e consentire la nascita della democrazia. Grazie a tali strumenti, la scienza stimola la capacità di pensare in modo controintuitivo, permettendo di spiegare ciò che accade. Essa, inoltre, consente di prendere decisioni morali, economiche e politiche che non sono «naturali» – date le predisposizioni comportamentali di cui ci ha dotato l’evoluzione – ma che, tuttavia, migliorano la società sotto tutti i punti di vista. La scienza ci fa godere i vantaggi materiali del vivere in condizioni che, dalla rivoluzione neolitica in poi, sono diventate via via piú innaturali.

Le tesi di questo libro sono quasi censurate in Italia, dove una cultura umanistica pervasiva, tradizionalista e antiscientifica è all’origine dell’incapacità del paese di elevarsi moralmente e stare al passo con le economie della conoscenza.

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Aggiornamento del 22 ottobre 2013:

Consigliamo la lettura di questo interessante articolo, scritto da Pietro Greco, sull’importanza di quella che l’autore definisce come “cittadinanza scientifica”:

La cittadinanza scientifica” (pdf) 

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Aggiornamento del 14 dicembre 2013:

Libro “Abbi il coraggio di conoscere” di Rita Levi-Montalcini

Il titolo riprende quello che per Kant doveva essere considerato il motto dell’Illuminismo: “Sapere aude”, “abbi il coraggio dell’intelligenza”. Solo il desiderio di conoscere, infatti, e la comprensione dei fondamenti del metodo scientifico, uniti alla tensione etica e civile, possono guidarci a prendere le decisioni giuste di fronte alle sfide del futuro. Questo libro raccoglie le riflessioni dell’autrice sulle questioni aperte della scienza contemporanea. Dai misteri della mente ai limiti etici della ricerca, dalla tutela dell’ambiente alla piaga del razzismo, dalla clonazione alla sperimentazione sugli embrioni all’eutanasia, Rita Levi-Montalcini illumina un mondo sempre più complesso grazie a una serena fiducia nella scienza e nell’umanità.

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Aggiornamento del 13 febbraio 2014:

Libro “Scienza bene comune. Oltre lo spread della conoscenza” curato da Mario Capanna

Tra il 2012 e il 2013 la Fondazione Diritti Genetici ha promosso il “Science and Democracy Forum”, un dibattito on line sul rapporto tra scienza, scientismo, democrazia che ha coinvolto autorevoli rappresentanti del mondo della scienza, dell’etica, del diritto, dell’economia. Ne è nato un confronto ricco e multidisciplinare durato oltre un anno e ora presentato in volume.

Dagli OGM ai brevetti sul vivente, dal biodiritto alle tecnologie emergenti, gli autori hanno affrontato alcuni casi di studio indicativi del rapporto tra innovazione scientifica e consenso pubblico, indicando (su questioni specifiche o sul progresso tecnico-scientifico in generale), alcune linee operative tra etica, politica, ricerca partecipata. Grande è sto il successo in termini di partecipazione, sia da parte degli esperti che del pubblico, e siamo lieti di aver ricevuto, tra gli altri, un messaggio di apprezzamento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Gli interventi hanno aperto vari fronti di riflessione, dalla critica allo scientismo al rapporto scienza-etica, dalla partecipazione democratica al primato della politica nelle scelte che riguardano scienza e tecnica, dalla gestione del rischio alla necessità di incrementare la ricerca scientifica pubblica.

Al centro del confronto, l’urgenza di democratizzare la scienza e promuovere la partecipazione dei cittadini e dei consumatori alle scelte sull’innovazione, soprattutto in quegli ambiti – alimentazione, salute, energie, genetica, ecc. – che li riguardano più da vicino. Insomma, chi decide della scienza quando la scienza riguarda tutti?

Il 2013 è stato dichiarato dal Parlamento europeo “Anno europeo dei cittadini”, con l’obiettivo di rafforzare, nei cittadini dell’Unione, la consapevolezza dei propri diritti e, in generale, di promuovere il più possibile il concetto di “partecipazione”.

Anche la scienza è coinvolta in questo processo. Dopo le recenti discussioni sul “deficit democratico” nell’impiego della scienza, molti teorici hanno infatti sottolineato l’importanza del coinvolgimento del pubblico e della creazione di nuove forme di government partecipato all’interno dei processi decisionali riguardanti la ricerca scientifica. Quale migliore occasione per riflettere sulla scienza come “bene comune”?

Tanto più che nel 2013 si è verificato un evento di portata storica: la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di considerare non brevettabile il DNA, a partire da quello umano. Si è trattato di un vero e proprio “salto d’epoca” che ha ristabilito il principio fondamentale secondo cui la materia vivente non è in vendita e non può essere soggetta a brevetto. Secondo la Corte statunitense, infatti, l’isolamento di un gene e l’identificazione delle sue funzioni non possono costituire elementi sufficienti a concederne un diritto di sfruttamento commerciale in regime di monopolio. E questo non solo perché il brevetto lede il diritto alla salute dei cittadini, costretti fino ad ora a pagare migliaia di dollari per un test genetico, visto che i geni erano considerati una proprietà privata delle aziende farmaceutiche, ma anche perché la brevettazione riduce enormemente la possibilità di avanzamento della ricerca, privando il mondo scientifico della libertà di accesso ad alcune scoperte fondamentali.

Torniamo così al cuore del “Science and Democracy Forum”, che ha anticipato e sostanziato il “salto d’epoca”: l’affermazione della partecipazione come principio fondamentale di una ricerca scientifica democratica e socialmente condivisa presuppone infatti che la conoscenza sia considerata e fruita dai cittadini come “bene comune” e, come tale, soggetta a quei requisiti fondamentali che rendono una risorsa patrimonio di tutti, primi fra tutti quelli di tutela e di accessibilità.

Attualmente quasi il 20% dei geni umani conosciuti è sotto brevetto, una realtà che ha alimentato per anni una scienza legata esclusivamente al profitto e che ha contribuito non poco a quella recessione globale che dalle bolle speculative del 2008 ha cominciato a flagellare il mondo. Ora la decisione della Corte statunitense sancisce di fatto l’illegittimità di tale processo di accaparramento del DNA, riconoscendo come indebita l’appropriazione, a fini speculativi, di informazioni scientifiche che hanno di fatto ostacolato lo sviluppo della ricerca e favorito il consolidamento di oligopoli industriali basati sulla privatizzazione di un “bene indiviso” che è patrimonio dell’umanità e non di qualche consiglio di amministrazione senza scrupoli. E il no alla brevettazione del genoma umano si è unito a quello sulla privatizzazione della conoscenza. Sulla stessa linea della decisione della Corte suprema, infatti, si è mosso anche il pronunciamento del Congresso statunitense che, alcune settimane prima, aveva reso obbligatoria la pubblicazione e la messa a disposizione dei risultati delle ricerche scientifiche finanziate dal bilancio statale. Ecco ricongiunte le parole chiave che, all’interno del “Science and Democracy Forum”, hanno ridefinito la scienza come “bene comune”: tutela (del DNA come patrimonio di tutti) e accessibilità (della conoscenza come risorsa pubblica).

Ed ecco anche il profilarsi di quei “contrappesi” democratici che Norberto Bobbio auspicava come insieme di equilibri e corrispondenze atti a governare la rivoluzione biotecnologica per un corretto esercizio di quelli che lui definiva i “diritti di quarta generazione”, cioè, appunto, i diritti genetici. Contrappesi democratici di cui sono testimonianza gli interventi qui raccolti in volume. Oltre lo spread della conoscenza.

Mario Capanna

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Aggiornamento del 12 ottobre 2015:

http://www.repubblica.it/scienze/2015/10/02/news/intervista_a_carlo_rovelli-124146060/

Rovelli: “Quante sciocchezze in meno se conoscessimo di più la scienza”

Fisico teorico di fama mondiale, docente all’università di Aix-Marsiglia, con i suoi libri si impegna a far conoscere la fisica teorica a quante più persone possibile: “Diventa facile scrivere quando si pensa di avere qualcosa da raccontare”. Riceverà il Premio Masi Civiltà Veneta

di ROSSELLA GRASSO – 02 ottobre 2015

[…] Quanto è importante che persone comuni conoscano la fisica e più in generale la scienza?
“Non penso che sia importante che più gente sappia più fisica o più scienza. Ci sono mille cose da sapere e quello che non sappiamo resta sempre sterminato. Invece penso che sia importante che più gente sappia riconoscere e apprezzare cosa significa il pensiero scientifico. Forse è un’illusione, ma penso che la società funzionerebbe un po’ meglio e ci risparmieremmo tante sciocchezze”.

[…] Secondo lei a cosa è dovuto il successo del suo libro “Sette brevi lezioni di fisica”?
“Gli Italiani hanno curiosità per la scienza. La nostra scuola e la nostra televisione, a differenza degli altri paesi sia ricchi che poveri, non offre molta scienza.  Forse anche qualcos’altro: sentire parlare un punto di vista lontano dal cattolicesimo dominante ma che lascia tutto lo spazio alle emozioni e alla meraviglia”.

 

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