Dalla puntata del 12 ottobre di Focus Economia di S. Barisoni (minuto 45 se volete ascoltare l’intervista sul podcast).
Il fondo monetario internazionale ha scoperto che le misure chieste dalla troika hanno avuto un effetto ulteriormente recessivo: le misure di austerity adottate nel mondo hanno avuto effetti più forti del previsto cui è conseguito un incremento di 30 mil di disoccupati in più (nei paesi occidentali). Ora il totale è di 200 mil di cui 75 sono giovani.

Intervista al professor Gustavo Piga, docente di politiche economiche all’università di Roma.

Teniamo conto che un anno fa si prevedeva di chiudere l’anno 2012 a +1,2% quando ora chiudiamo -2,6 con errore esagerato. Chiaro che i governi hanno la giusta percezione di come si sarebbe mosso il PIL, ma hanno mantenuto la menzogna per evitare che tutti gli investimenti crollassero, situazione che avrebbe portato ad una situazione ben peggiore. Ma ora bisogna dire la verità.
C’è un impatto nella manovra di -0,3% sul potere di acquisto. Secondo l’FMI c’è uno strumento chiamato moltiplicatore della spesa pubblica e della tassazione (che vale 2) che ci dice che quella manovra va a sommarsi a quel -2,6% con impatto doppio.
Tutte le statistiche chiamate debito/Pil e disavanzo/pil peggiorano, dicendoci che la manovra ha un effetto opposto rispetto al suo scopo. Il solo aiuto ricercabile per evitare questa spirale negativa è che il continente faccia espansione per tutti. Un abbassamento di tasse tedesco è un aiuto che va dato sia a sè stessi che all’Europa. Abbiamo bisogno di politiche che diano il segno + alle nostre tasche. Dato che noi tagliamo sul pil per abbassare il debito, il rapporto debito/Pil rischia di aumentare proprio perchè il pil cala più del debito…

Spending review, la vendita del patrimonio pubblico e l’accordo con la Svizzera sui 170mld depositata illegalmente nelle sue banche.

  1. la spending review può essere uno strumento di recupero dei fondi, che poi andrebbero investiti per finanziare nuovi progetti senza aumentare il debito. Sposta risorse dall’inefficienza all’efficenza. Il problema è: sappiamo trovare gli sprechi e trovare investimenti efficienti? Sicuramente non va fatto con tagli lineari. Ad esempio, se tagliamo un’ambulanza non solo manca un servizio, ma un operaio non lavora per produrla e questo peggiora la recessione. Tagliare invece l’ambulanza che costa troppo in favore di una economica (ma efficiente) allora hai un risparmio con cui puoi ridurre il debito e stimoli il mercato. Una recessione USA del 2% è diversa da 1% UE: se alcuni stati UE vanno troppo in recessione perdono amore per l’UE e fanno saltare tutto il processo politico, a differenza degli USA che sono invece consolidati;
  2. La dismissione del patrimonio è stimata per un massimo di 10mld. Con le dismissioni non si abbatte lo spread: un cattivo debitore rimane tale anche se riceve un’eredità, prestargli i soldi resta ugualmente rischioso sia prima che dopo l’eredità. Diversa è la situazione se mette giudizio e lavora per abbassare i propri sprechi. Questa sfiducia è dovuta al fatto che non cresciamo da 12 anni e quindi non attraiamo investimenti nè tantomeno fiducia;
  3. Sulla Svizzera sono misure importanti che devono essere prese da USE, UE e Italia.

Nel panorama internazionale, il fondo internazionale non servirà a nulla finchè gli aiuti saranno condizionati all’austerità: se con una mano diamo e con l’altra togliamo… Lo scopo dell’ifs è abbassare gli spread, quindi vorremo investire di più… come si fa a fare austerità e investire contemporaneamente?
Il Nobel dato all’unione europea non è stato dato all’area euro, ma a quanto l’unione è riuscita a fare nel processo di democrazia e pace malgrado le politiche economiche fatte nell’area di sua competenza. Ad oggi l’unione si muove però nella direzione opposta alle teorie economiche relative a come fronteggiare una crisi: stiamo cercando di far saltare quella meraviglia che chiamiamo unione europea…

 

http://www.gustavopiga.it/2012/un-appello-per-un-nuovo-rinascimento-guidato-dai-giovani/

7 FEBBRAIO 2012

Un appello per un nuovo Rinascimento guidato dai giovani.

In questi giorni ho ricevuto molti inviti a proseguire nel progetto di incentivo per un nuovo e quantitativamente rilevante servizio civile nella Pubblica Amministrazione per i giovani, specie quelli disoccupati, così che riacquistino  fiducia nel proprio potenziale e diano slancio al nostro Paese, con uno Stato più forte a supporto dell’economia. Vi prego dunque di leggere quanto segue.

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Carissimi/e, vi chiedo di valutare la possibilità di apporre la vostra firma a questo appello al nostro Presidente del Consiglio. Se siete d’accordo inviatemi il vostro consenso con la vostra mail a: gustavo.piga@uniroma2.it. Soprattutto ai giovani studenti, vi prego di diffondere questo appello e di farmi avere liste di giovani (con rispettive e-mail) a gruppi di 25 o 50 nomi. L’appello sarà inviato al Presidente del Consiglio solo se raggiungerà almeno le 1000 firme.

Vostro

Gustavo Piga

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Chiediamo al Governo che destini 1% del Prodotto Interno Lordo di ogni anno finanziario del prossimo triennio, 16 miliardi di euro, senza addizionali manovre fiscali – come permesso dal Patto fiscale di recente approvazione dato lo stato di recessione della nostra economia – ad un Piano per il Rinascimento delle Infrastrutture Italiane che veda occupati ogni anno 1.000.000 di giovani ad uno stipendio di 1000 euro mensili, con contratto non rinnovabile di 2 anni, al servizio del nostro Patrimonio artistico, ambientale, culturale e a  quelle iniziative della Pubblica Amministrazione che siano volte a rafforzare il nostro sistema produttivo nazionale riducendo barriere e ostacoli che si frappongono allo sviluppo di idee, progetti e, domani, di imprenditorialità.

Siamo giovani e meno giovani, italiani. Laureati e non laureati. Donne e uomini. Abbiamo voglia di contribuire al Rinascimento del nostro Paese. Crediamo che il lavoro sia una parte essenziale della dignità della persona e che esso contribuisca ad unire le persone attraverso la condivisione di conoscenze e la creazione di nuove idee e progetti.

Come ha detto alla Camera dei Deputati il Premio Nobel Edmund Phelps:

E’ questo un periodo di crisi economica per l’Italia e per molti altri paesi, in cui instaurare nuovamente uno spirito di impresa e di istituzioni economiche al loro servizio è la chiave per un ritorno della prosperità e dello sviluppo personale della persona. L’Italia è fortunata perché possiede quella cultura economica che è necessaria per un rinascimento della creatività e di spirito d’avventura nell’economia. Quello di cui adesso c’è bisogno è di istituzioni che permettano all’Italia di riguadagnare tutto il suo potenziale.

Il tasso di disoccupazione giovanile nazionale, con l’avanzare della recessione globale, è tornato ai livelli attorno al 30% dell’inizio del secolo.  Il rischio terribile che si annida nella mancanza di opportunità quando si è giovani è quello del cadere nella disperazione, nell’indifferenza e infine nell’abbandono di ogni nuova opportunità, facendo sfiorire il potenziale di rinascita italiana.

Al contempo, le infrastrutture sociali, fisiche e immateriali del nostro Paese languono in attesa di essere rivalorizzate, mantenute, riscoperte, protette. Altre ancora sono in attesa da troppo tempo di nascere per aiutare l’Italia nel far fronte alle opportunità ed alla sfida di un mondo più globalizzato, per supportare le imprese, specie le più piccole e le più dinamiche, nel loro percorso competitivo di investimenti, innovazione, invenzione.

Queste due malattie del nostro tempo di crisi possono trovare in Italia una soluzione che riconcili i nostri governanti e le nostre istituzioni con le risorse più giovani e volenterose del Paese, al contempo stimolando la crescita economica necessaria per contribuire ad uscire dalla crisi e preservando la forza delle nostre istituzioni europee.

Sostengo e appoggio con la mia firma il Piano per il Rinascimento delle Infrastrutture Italiane.

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Aggiornamento del 6 marzo 2013:

http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Austerita-Blanchard-fa-l-autocritica-16308

Austerità, Blanchard fa l’autocritica

10/01/2013
[…] uno studio appena pubblicato dal FMI – Olivier Blanchard and Daniel Leigh in the study Growth Forecast Errors and Fiscal Multipliers (IMF WP/13/1) – riconosce che i piani di austerità proposti, o meglio imposti, a mezza Europa negli ultimi anni sono un danno per l’economia e l’occupazione. Peggio ancora, non funzionano nemmeno per rimettere a posto i conti pubblici, ovvero per diminuire il famigerato rapporto tra debito pubblico e PIL, vero e proprio faro che guida le scelte politiche di tutti i Paesi occidentali. […] I piani di austerità non solo sono devastanti dal punto di vista sociale, ma sono nocivi anche da quello macroeconomico. […]

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Aggiornamento del 9 giugno 2014:

https://www.leoniblog.it/2014/06/07/laumento-della-spesa-pubblica-e-la-falsa-austerity-degli-stati/

L’AUMENTO DELLA SPESA PUBBLICA E LA FALSA AUSTERITY DEGLI STATI

 – 7 giugno 2014

[…] Gli ultimi dati dell’ufficio di statistica dell’Unione Europea, Eurostat, smentiscono chiaramente quello che tutti i governi vanno ripetendo da anni. Gli Stati hanno aumentato la loro spesa pubblica, anche nei famosi PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna). Altro che austerity! Questo aumento della spesa pubblica ha provocato uno squilibrio nei conti pubblici. Uno squilibrio che le famiglie e le imprese in qualche modo devono colmare per non fare fallire lo Stato sotto l’eccessivo deficit.

Il deficit si crea quando le spese sono superiori alle entrate, un po’ come quando le famiglie vedono i loro stipendi mensili essere inferiori alle loro spese familiari. È chiaro se una famiglia guadagna 2000 euro e ne spende 2100 in un mese, andrà ad accumulare un deficit di 100 euro al mese, che in un anno fanno 1200 euro. E gli Stati come si sono comportati tra il 2007 e il 2013, prima e dopo la crisi?

Tra il 2007, anno precedente all’inizio della crisi e il 2013, si è registrato un forte aumento della spesa pubblica sul prodotto interno lordo. […] Hanno tutti aumentato la spesa pubblica. Una gestione assurda che dimostra come l’austerity non sia una parola utilizzata dagli Stati in questione. Anzi, hanno tutti aumentato la spesa pubblica e per spendere più soldi pubblici hanno chiesto ai cittadini di stringere la cinghia. […]

Quale famiglia adotterebbe una politica del genere? Quale famiglia quando vede il proprio reddito diminuire, comincia a spendere ancora più soldi? Il pubblico e questi Governi hanno attuato una politica di public spending, cercando inutilmente di uscire dalla crisi economica, e affondando ancora di più le economie europee sotto il peso di un deficit cumulato (che diventa poi debito). La parola “austerity” è dunque un falso giornalistico che fa molto comodo alla politica. L’unica austerity è stata quella delle famiglie e delle imprese che hanno subito un incremento delle tasse per coprire una maggiore spesa pubblica.

 

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