Gli USA hanno un importante appuntamento cui andare incontro a breve: il 31 dicembre. Per quella data il congresso dovrà scegliere un modo per evitare il “fiscal cliff”, definizione che viene data ad una situazione che potrebbe crearsi nel caso in cui non si trovi un accordo per rifinanziare il debito pubblico americano (si parla di 16’000 mld di dollari). Qualcuno ipotizza una perdita del Pil del 5%, con conseguenze catastrofiche sul resto del mondo. Finora gli USA hanno affrontato la crisi facendo qualcosa che l’Europa non poteva fare: sfruttare la propria compattezza per rifinanziarsi, stampando moneta (unica). Questo è stato possibile finora, ma c’è un limite all’indebitamento cui nemmeno l’America può esimersi. Il congresso (diviso in maniera abbastanza “fifty-fifty”) dovrà scegliere di quanto tagliare il finanziamento pubblico e di quanto aumentare le tasse.
Da un lato abbiamo un’America che può contare su alcuni vantaggi:

  • politicamente si compatta sempre fuori dalle elezioni (per il proprio benessere comune, cosa impensabile in Italia);
  • la Cina ha una bella fetta del debito USA, quindi spingerà per aiutarla;
  • il rapporto dollaro-euro è ancora a vantaggio USA;
  • Obama è più svincolato dalle banche (che poco l’han finanziato in campagna elettorale) e può imporre più liberamente scelte importanti (es. la distinzione tra banche di rischio e banche dove accumulare il capitale)

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Aggiornamento del 7 gennaio 2013:

http://www.gerardocuomo.it/usa/il-fiscal-cliff/

Il Fiscal Cliff

Il congresso americano ha approvato mercoledì un provvedimento legislativo (Il Fiscal Cliff) che ha impedito la cosiddetta “caduta nel baratro”. L’intesa raggiunta da Democratici e Repubblicani ha impedito un ingresso dell’economia degli Stati Uniti in una fase di recessione, provocando un forte aumento degli indici dei mercati azionari globali subito dopo l’annuncio dell’accordo. C’è ancora molto lavoro da fare per risolvere la questione fiscale degli Stati Uniti, in quanto l’accordo raggiunto rivela l’esistenza di numerose incognite.

  • La prima incognita è il rinvio dei tagli alla spesa pubblica. I primi tagli laterali per 110 miliardi di dollari avranno effetto nei primi giorni di marzo, quindi la questione è rimandata fra due mesi.
  • La seconda incognita riguarda il mancato incremento del “tetto del debito”.  A breve la quota del debito del governo degli Stati Uniti potrebbe raggiungere il limite consentito dalla legge, ossia 16.400 miliardi di dollari, dopodiché il governo non avrà alcuna possibilità di continuare a raccogliere fondi sui mercati. […]

 

 

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