Abbiamo già parlato in numerose occasioni dei problemi che affliggono i giovani italiani: dalla gestione della crisi nelle famiglie (articolo “Le famiglie proteggono i figli dalla realtà: la percezione della crisi nei giovani tra i 15 e i 20 anni“), all’incapacità della scuola di far inserire professionalità adeguate e preparate nel mondo del lavoro, ad un’Italia corrotta che privilegia soltanto i “figli di”, lasciando agli altro soltanto delle briciole da raccogliere(vedi l’articolo “Un Paese alla rovescio: la demeritocrazia sta portando all’estinzione del ceto medio” ed i tags “giovani”, “disoccupazione giovanile”, “precarietà” “fuga dei cervelli”, “giovani talenti”).

Il vero problema è che i giovani vengono catapultati in un mondo, cioè in un’Italia, che fa di tutto per NON aver bisogno di loro. Come si fa, in queste condizioni, a non essere depressi e sfiduciati, a non fare di tutto per andare all’estero oppure a decidere di non fare nulla per adattarsi alla situazione? Come non giustificare, pur non approvandone la modalità, le proteste studentesche e gli scontri che si sono verificati nelle piazze italiane ed a Roma in particolare pochi giorni fa? Nessuno, in questo Paese, sta cercando di difendere i diritti di noi giovani, anzi tutti quanto approfittano di noi: i politici e i sindacati non sanno nemmeno che esistiamo (già, loro devono prima pensare all’articolo 18, agli esodati, ai pensionati), il mondo della scuola deve prima pensare a garantire posti di lavoro e stipendi agli insegnanti, sia di ruolo che precari (senza porsi il problema della loro idoneità), il mondo del lavoro ci rifiuta perchè non abbiamo esperienza oppure ci raggira con contratti miseri, a scadenza, senza forme di tutela, senza possibilità di avanzamenti di carriera, spesso senza il versamento di contributi previdenziali.

Grazie tante, grazie a tutti di cuore. Non posso che augurare buona fortuna a tutti i giovani che hanno felicemente trovato qualcosa di meglio all’estero, so che sono molti.

A tutti quelli che invece, come me, hanno deciso di rimanere in Italia, consiglio di fare due cose: studiare e sognare. Studiare ed applicarsi per poter imparare un lavoro, naturalmente, ma anche studiare le mosse della politica, perché è proprio dalla politica che dipende il nostro futuro. Tra qualche mese ci saranno le elezioni e lì si deciderà il futuro del nostro Paese. Solo se sosterremo e voteremo chi ci sa ascoltare le cose potranno migliorare. Altrimenti la crisi (la CRISI SPECIFICAMENTE ITALIANA intendo, che si va a sommare alla crisi economica mondiale) continuerà, e sarà sempre più buia…

Consigliamo di leggere, oltre ai vari articoli già presenti nel nostro blog (tra i quali il seguente: “Gran Bretagna: il disagio sociale è un campanello d’allarme“), anche il saggio realizzato da Gaspare Serra intitolato “GIOVENTU’ BRUCIATA – DALLA “BEAT” ALLA “NEET” GENERATION: GIOVANI SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI…” e pubblicato sul blog gaspareserra.blogspot.it. Di seguito riportiamo un breve estratto.

Nella puntata di “Nove in punto – la versione di Oscar” di giovedì 15 novembre, intitolata “Esplode la tensione“, il prof. Domenico de Masi ci dice che nella nostra società sussistono molti e diversi fattori che spingono verso il conflitto sociale, costituiti da:

  • una cattiva divisione del LAVORO;
  • una cattiva divisione della RICCHEZZA;
  • una cattiva divisione del POTERE;
  • una cattiva divisione del SAPERE;
  • una cattiva divisione delle OPPORTUNITA’;
  • una cattiva divisione delle TUTELE.

L.D.

 http://gaspareserra.blogspot.it/2012/11/gioventu-bruciata.html#more

 GIOVENTU’ BRUCIATA

SOMMARIO: 

  1. L’ITALIA? NON UN PAESE PER GIOVANI…

  2. ITALIA, REPUBBLICA “AFFONDATA” SUL LAVORO: L’ALLARME DISOCCUPAZIONE

  3. GENERAZIONE PERDUTA: IL DRAMMA DELLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE

  4. GIOVANI IN “STAND-BY”: IL FENOMENO DEI “NEET”

  5. ETERNI MAMMONI? IL FENOMENO DEI “BAMBOCCIONI”

  6. I “DIVERSAMENTE OCCUPATI”: GLI STAGISTI

  7. VITE PRECARIE: “GENERAZIONE 1.000 EURO”

  8. L’ULTIMA SPIAGGIA: LA FUGA DEI “CERVELLI”

  9. L’“EQUAZIONE PERFETTA” PER USCIRE DALLA CRISI

[…] Di chi la responsabilità se l’Italia si è ridotta ad un Paese “a corto di futuro”, con il cappio al collo del debito e la pistola dei mercati alla tempia? Tutto questo è forse imputabile ai giovani che solo oggi si affacciano sul mercato del lavoro, magari illusi che il mondo reale non fosse poi così distante da quello rappresentato da “mamma Tv”? È colpa dei giovani italiani se un loro coetaneo su tre è senza lavoro? Se la loro generazione è divenuta “precaria” per antonomasia? Se l’ingresso nel mercato del lavoro solitamente passa attraverso la scorciatoia obbligata di un’occupazione in nero e senza tutele? Se il mondo delle professioni è chiuso a camera stagna da caste autoreferenziali, mentre il mercato del lavoro è drogato dal precariato? Se gli stipendi degli italiani sono in media i più bassi d’Europa, per molti insufficienti a garantire una piena indipendenza economica dalla famiglia d’origine? Se molti di loro -i migliori o i più audaci- preferiscono scappare all’estero piuttosto che accontentarsi di un lavoro tanto dequalificato quanto malpagato?

Su un punto ha perfettamente ragione il viceministro Martone: essere giovani in Italia vuol dire aver ricevuto in dote dalla sorte una “sfiga” pazzesca!
A chi il compito di indicare una qualche via d’uscita, “una luce in fondo al tunnel”? A una classe politica “novecentesca”, la stessa che fin oggi ha scavato la fossa sotto i piedi dei propri figli? Ad un governo tecnico -il più sobrio degli ultimi 150 anni- che, definendo “perduta” la generazione dei 30/40enni, ha già giudicato spacciati un quinto dei cittadini che rappresenta?
Che futuro può avere un Paese che, piuttosto che riconoscere i giovani come un “organo vitale” del Sistema, li liquida sbrigativamente come un “arto in cancrena” da amputare per salvare il resto del Corpo sociale?
[…]
Una “gioventù bruciata”, senza né arte né parte e con il futuro alle spalle, sta crescendo in Europa. La Banca d’Italia li ha definiti “scoraggiati”, l’Istat “inattivi”, lo Svimez -prendendo in prestito un termine coniato nel Regno Unito- Neet” (“not in employment, education or training”): comunque li si chiami,giovani d’età compresa tra i 15 e i 29 anni, non iscritti ad alcun percorso formale di istruzione, non frequentanti alcun corso di formazione, senza lavoro e rinuncianti a cercarne alcuno.

Quanti sono i Neet?
Nel triennio 2005-2008 erano poco meno di 2 milioni, pari al 20% della popolazione nella stessa fascia d’età; nel 2010 sono saliti a “2,3 milioni”, circa il 23,4% (fonte Banca d’Italia e Ministero del Lavoro). Solo in Bulgaria gli “scoraggiati” sono più numerosi: in Francia e nel Regno Unito sono il 14,6% della popolazione giovanile, in Germania appena il 10,7%. Se i Neet italiani fossero messi tutti insieme, costituirebbero la seconda città del Paese, essendo pari alla somma degli abitanti di Napoli e Torino messi insieme: se non si interviene in tempo a fronteggiarne la crescita, così, il rischio è che in pochissimo tempo l’immaginaria “città dei Neet” diventi la prima!
[…]
Perché non si può restare indifferenti? Per una ragione semplice: i Neet sono il termometro di un crescente “malessere sociale” che rischia di contagiare tutto il Sistema! Il “neetismo” comporta un enorme costo sociale, legato non solo all’inattività di una parte della popolazione in età lavorativa ma anche ai sussidi per la disoccupazione e alle altre forme di sostegno cui tali soggetti necessariamente faranno affidamento. Secondo Eurofound, nei 21 Paesi membri UE presi in esame, i costi economici della mancata partecipazione dei Neet al mercato del lavoro ammonterebbero ad oltre “90 miliardi” di euro l’anno (2 miliardi a settimana): l’inserimento nel mercato del lavoro di solo il 10 % dei Neet, quindi, comporterebbe un risparmio di quasi “10 miliardi”. Solo in Italia, il costo economico dei Neet supererebbe i “26 miliardi” di euro l’anno, pari all’1,7% del Pil.

Il profilo medio di un Neet fotografato dall’Istat è quello di un giovane che vive coi genitori, non va al teatro né al cinema, legge meno dei propri coetanei, non fa sport e naviga poco su internet: dispone ovviamente di più tempo libero ma, generalmente, lo spreca dormendo, mangiando e lavandosi di più, guardando la tv, fumando e bevendo molto. Una generazione “vivacchiante”, sonnecchiante, apatica, annoiata, nichilista, rassegnata… un po’ fannullona e  bambocciona, eternamente in attesa che improbabili occasioni di lavoro bussino alla porta… Ma è giusto “generalizzare”? È possibile credere che l’Italia sia un Paese con un esercito di oltre 2 milioni di “fannulloni”? E la loro sarebbe una “scelta di vita”?
[…]
Stereotipare i Neet come “fannulloni” non aiuta a comprendere questa realtà sociale. Non a caso, secondo l’Oil (Organizzazione internazionale del lavoro), per molti giovani l’inattività non è una scelta ma il risultato di scoraggiamento e marginalizzazione, determinato da un insieme di fattori (la mancanza di qualifiche, problemi di salute e povertà, altre forme di esclusione sociale…). Se non si interviene tempestivamente per ridare stimoli e speranze ad una generazione sfiduciata, il rischio è che presto sia troppo tardi. Come sarà possibile disinnescare questa “bomba sociale” tra 10 o 15 anni, quando i Neet di oggi non potranno più contare sul sostentamento familiare e saranno troppo vecchi anche per i lavori più umili e dequalificati? Che futuro aspetta un’intera generazione senza un lavoro stabile, una casa e l’opportunità di formarsi una famiglia?
[…]
In Giappone li chiamano “parasaito shinguru” (“single parassiti”), in Germania “nesthockers”(“quelli che non abbandonano il nido”), in Francia “Tanguy” (da un omonimo film uscito nel 2001), in Inghilterra “kippers” (acronimo di “kids in parents pockets eroding retiremen saving”, tradotto “quelli che restano a casa ed erodono la pensione e i risparmi dei genitori”). In Italia è stato il compianto Padoa Schioppa, nel 2007 ministro dell’Economia, a coniare l’infelice neologismo “bamboccioni” per definire quei giovani incapaci di affrancarsi dai genitori, continuando a vivere sotto il loro stesso tetto ben oltre il termine degli studi e l’ingresso nel mondo del lavoro.
[…]

L’“EQUAZIONE PERFETTA” PER USCIRE DALLA CRISI

+ SCUOLA

+ UNIVERSITÀ

+ RICERCA

+ OPPORTUNITÀ

– PRECARIETÀ *

 – GERONTOCRAZIA

* NdItaliaCheRaglia: avere meno precarietà sarà difficile, diciamo che sarebbe meglio avere UNA PRECARIETA’ MEGLIO RETRIBUITA E PIU’ TUTELATA…  

_______________________________________________________

Aggiornamento del 23 novembre 2012:

MENO MALE CHE QUALCUNO CI RICONOSCE QUALCHE MERITO, OGNI TANTO…

Generazione 2.0 made in Italy

La nuova iniziativa editoriale di ASSEPRIM intende essere uno strumento utile per approfondire la conoscenza “digitale”, per rispondere all’esigenza primaria di molte Imprese di dover comprendere appieno chi fa parte – e chi ne farà – della Generazione 2.0.

Sfoglia il libro online

Sfoglia online e scarica per mobile

Scarica il libro per PC

Qual è dunque il nesso tra il tema della Generazione 2.0 e le Aziende di Servizi rappresentate da Asseprim? La risposta è semplice: i giovani non sono il futuro, ma il presente. Sono infatti i veri protagonisti del mercato: non solo come trend setter, come consumatori e fruitori di servizi, ma anche e soprattutto come la generazione che, evoluta insieme e grazie al digitale, è realmente in grado di cogliere in maniera più immediata le esigenze del mercato per anticiparne e guidarne le tendenze e soddisfare bisogni fino a poco fa inesistenti o latenti.

Con questo libro ASSEPRIM intende svolgere anche su questo tema un ruolo attivo e propositivo. La Guida pratica affronta l’argomento con chiarezza, con dati ed elementi di conoscenza che saranno molto utili agli imprenditori che vorranno iniziare o migliorare il proprio dialogo costruttivo con una generazione che è parte attiva della nostra Società, che deve essere presa come riferimento e punto di partenza per una vera e propria “rivoluzione” dai risvolti culturali, sociali, ma soprattutto economici.

Vedi l’articolo “Come possono le Tecnologie Sociali aiutare le imprese?

_____________________________________________________________

Aggiornamento del 28 dicembre 2012:

Faccio ancora alcune considerazioni ulteriori… scusate, più che considerazioni mi rendo conto che si tratta in realtà di un piccolo sfogo, visto che anch’io sto vivendo tutta la drammaticità della DISOCCUPAZIONE AD OROLOGERIA” …

… che dire, uno dà l’anima, studia e si impegna per poter avere un lavoro decente, ma poi si ritrova nella condizione in cui a nessuno importa dell’impegno che ci si mette…

… si passa il tempo chiedendosi che ne sarà, che lavoro si troverà, che prospettive si apriranno … o si chiuderanno…

…anche se hai sempre lavorato con impegno e dedizione, rimani sempre l’ultima ruota del carro, da sfruttare ed umiliare all’occorrenza. Infine, quando il tuo tempo scade e non hai possibilità di rinnovamento del contratto, nessuno ovviamente ti aiuta a cercare un altro posto di lavoro, nessuno spreca una buona parola per te…

… quanti vorrebbero avere la possibilità di andare a vivere fuori dalla casa dei genitori, di diventare finalmente autonomi e adulti nel vero senso della parola… quanti questa possibilità non ce l’hanno…

… a quasi 5 anni dalla laurea, nel mio caso, sono ancora qui a chiedermi che lavoro farò “da grande”… ho accumulato esperienza, è vero, ogni giorno cerco di imparare qualcosa… ma quanto varrà poi quest’esperienza? Verrà mai riconosciuta un giorno da qualcuno?

Intanto non puoi fare altro che fare alcuni confronti e ti rendi amaramente conto che la differenza tra te e chi ha il posto fisso è ABISSALE… stipendio al minimo sindacale, nessuna forma di tutela nè di premio: non ci sono scatti di anzianità nè di carriera, non c’è TFR, non c’è maternità, i contributi previdenziali sono minimi (e va bene quando ci sono), non c’è malattia, non ci sono rimborsi per eventuali spese di viaggio aggiuntive ed eccezionali, non c’è cassa integrazione nè tredicesime, tantomeno cene di Natale nè pacchi regalo (ma quale pacco regalo, neanche un panettone da 2 euro!). Non c’è nemmeno la possibilità di fare un mutuo per la casa, naturalmente. Ad alcuni tutto (anche troppo), ad altri invece niente… 

Sono in pericolo molte cose, per noi giovani, per chi non se ne fosse accorto, tra cui la sopravvivenza dei nostri sogni e dei nostri progetti esistenziali …

Ma la politica è impegnata a fare altro, a difendere le proprie carriere ed i propri privilegi… dell’Italia, del futuro, dei giovani, di tutto, se ne sono fregati fin’ora e stanno continuando a fregarsene …

L.D.

_____________________________________________________________

Aggiornamento dell’8 gennaio 2014:

Se non fosse per una persona che ha deciso, stranamente, di andare a lavorare all’estero, ora sarei una dei tanti giovani disoccupati alla ricerca disperata di un lavoro…

L.D.

 

 

Tags: , ,