Dopo le prime personali “Riflessioni sulla strategia del governo Monti per il salvataggio dell’Italia – parte 1“, consigliamo la lettura di un libro, appena pubblicato, che analizza appunto la strategia, spacciata come salvifica, messa in atto dal Governo tecnico. Di sicuro Monti ha fatto molto più di quanto avrebbe potuto fare Berlusconi, tuttavia ci aspettavamo ben altre misure…

Vedi anche l’articolo “Le tasse sono come i farmaci: dose troppo alte possono uccidere…

N.B. ma… un dubbio… non è che forse con il termine “RIGORE” Monti non intendesse il “rigore fiscale”, ma piuttosto il “rigore calcistico” che ci ha cacciato in porta, illudendoci di poter portare crescita, mentre invece ha portato solo tasse??? 

L.D.

http://bur.rcslibri.corriere.it/libro/6234_la_cura_letale_seminerio.html

Libro “La cura letale” di Mario Seminerio

L’economia italiana rischia il collasso e attingere a piene mani dalle tasche dei cittadini non è certo la soluzione per uscire dalla crisi. L’ennesima stagione del “rigore”, inaugurata dal governo Monti sotto la pressione di un’Europa dietro la quale vi sono le ansie e le reticenze della Germania, non è altro che una formula rimasticata, che già in passato si è rivelata inefficace. Oggi può diventare una ricetta sicura per il disastro.

Quello di cui l’Italia ha disperatamente bisogno sono imprese libere dalla rete della burocrazia e della corruzione; un sistema di tassazione che premi chi produce e non chi gestisce una rendita; una visione politica coraggiosa, che non si accontenti di traghettarci verso la successiva tornata elettorale, ma sappia mettere in campo riforme autentiche, in grado di affrancare il nostro sistema produttivo dai parassitismi che lo infestano.

Mario Seminerio, analista e consulente finanziario, ci svela i retroscena e i meccanismi reali dell’economia. E avverte: il tempo per salvare il Paese sta per scadere.

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Libro “Il peccato del professor Monti: L’Europa, i tecnici e le identità politiche degli italiani” di Franco Debenedetti

Partendo dalla cronaca è possibile individuare tutta una serie di pregiudizi contro il capitale che li produce, il politically correct che li giustifica, e i danni che essi procurano. Paradossi, assurdità, errori plateali hanno origine dal dirigismo dell’amministrazione, dal corporativismo dei cittadini, dall’accettazione dello statalismo come dato imprescindibile della nostra società. Sono questi i veri “peccati capitali”. I peccati capitali possono essere contro il capitale o del capitale: in questa ambiguità consiste il (facile) gioco di parole. Peccati piccoli, ma non piccoli peccati. Piccoli se paragonati sia a quelli compiuti nella grande battaglia ideologica del secolo scorso contro il capitalismo, sia a quelli commessi da coloro che si proclamavano, e ancor oggi si proclamano, interpreti di un’evoluzione del capitalismo, senza accorgersi che quella è la “strada della schiavitù”.

Anche con il Governo Monti le cose non sono poi molto diverse: non si avverte nelle visioni, nei giudizi, negli obiettivi quella discontinuità che il governo dei tecnici avrebbe dovuto segnare. E rimane un dubbio: se, e in che direzione, questa discontinuità possa essere l’esito delle elezioni del nuovo Parlamento e poi del nuovo Capo dello Stato. Se gli episodi da cui muovono le riflessioni sono effimeri, nascono e si dimenticano come le pagine dei giornali da cui sono tratti, le loro cause materiali e ideologiche esibiscono una straordinaria vitalità. La “morale” di queste pagine rimane attuale al mutare delle circostanze.

 

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