“Attraversare il Belpaese dell’usura mafiosa, guidati dalle relazioni annuali della Direzione Nazionale Antimafia e dalle inchieste della magistratura, significa incontrare un pezzo di Paese che quotidianamente è strozzato nell’economia, nei rapporti sociali, nella vita delle persone, dalle mafie e da mafiosi “insospettabili” che ti tolgono il respiro, ti imprigionano e si impossessano di tutto quello che con tanti sacrifici hai sognato e poi costruito. Un viaggio che non fa tappa solo nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa, ma che fa affari “indistintamente” in tutto il territorio nazionale. Con i soldi e per i soldi le mafie non conoscono confini geografici, anzi, è soprattutto a causa dell’usura che non esiste più nessun pezzo del nostro Paese che si possa davvero considerare immune dalla presenza mafiosa. L’usura permette ai clan di controllare il territorio anche soltanto con i soldi, e silenziosamente, e non più con il clamore delle lupare.”

“nonostante l’enorme sommerso, alcuni dati riferiti ai sequestri operati dalla magistratura in giro per l’Italia ai danni di alcuni clan mafiosi nel corso di alcuni importanti inchieste giudiziarie, ci offrono uno spaccato che comunque rende l’idea. Oltre 41 milioni di euro al clan Terracciano emigrato in Toscana, 70 milioni di euro il tesoro sequestrato al clan Moccia nel napoletano. E ancora oltre 10 milioni di euro al clan Valle Lampada che dalla Calabria hanno messo radici nell’hinterland milanese, circa 7 milioni di euro, il tesoretto di usura sequestrato ad un ex contrabbandiere Mario Potenza, grazie alle dichiarazioni del boss pentito della camorra napoletana Salvatore Lo Russo; oltre 15 milioni al clan Parisi in Puglia, 5 milioni di euro al clan calabrese Facchineri che operava in Lombardia, oltre 50 milioni di euro il tesoretto della famiglia dei Casamonica a Roma.”

“l’usura, e a maggior ragione quella mafiosa, è un reato che non si denuncia. È un reato che si basa spesso sulla mancata percezione della vittima di essere stritolato in un affare illecito (lui sta solo salvando la sua azienda, anche se a costi un po’ più alti….!), si basa sull’omertà, e su un rapporto vittima-usuraio mafioso che segue la dipendenza psicologica, quasi fisica. E per paura, ma talvolta anche per vergogna, difficilmente qualcuno si presenta dinanzi alle forze dell’ordine per denunciare.

Questi brani sono tratto da un dossier appena pubblicato (il 30 ottobre 2012) dall’associazione Libera, intitolato “Usura, il BOT delle mafie: fotografia di un paese strozzato“. QUI potete trovare la versione integrale.

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Aggiornamento del 12 febbraio 2013:

http://www.youreporternews.it/2013/presidente-sos-racket-e-usura-frediano-manzi-si-da-fuoco-a-milano/

Presidente “Sos racket e usura” Frediano Manzi si dà fuoco a Milano

6 febbraio 2013

[…] «Ho deciso di darmi fuoco per portare l’attenzione delle istituzioni su tutte le vittime dell’usura». Con queste parole comincia una lettera lasciata da Frediano Manzi, presidente di Sos Racket e Usura, nella sede della Rai di Milano, poco prima di darsi fuoco. Una pagina in stampatello che ora è stata acquisita dai carabinieri. […]

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