Ecco qui alcuni appunti tratti dalla puntata del 25 settembre di Focus Economia (Radio24) di Sebastiano Barisoni:

Un’analisi accurata su come sono stati nascosti i grassi premi che diamo ai politici, che sono stati fatti passare naturalmente come rimborsi (con valori spaventosi rispetto a quelli di qualunque azienda), il tutto in un momento di crisi che vede il paese tirare la cinghia mentre loro, fregandosene, se la vanno ad allargare…. L’analisi prosegue analizzando il moltiplicarsi di uffici pubblici e aziende pubbliche, spesso creati per avere sedie da occupare piuttosto che per avere posti di lavoro reali.

Questi i costi diretti della politica nei vari organismi di rappresentanza in un rapporto pubblicato dalla UIL:

  • 6,4 mld a tutti i livelli (209 e per contribuente)
  • 3,7 mld allo Stato centrale
  • 1,1 mld alle Regioni
  • 2,1 mld alle Province

1,1 milioni di italiani vivono direttamente di politica: ben il 5% della forza lavoro!!!

Il commento di Luigi Angeletti, segretario della UIL
Nel 2012 gli stanziamenti per le giunte regionali sono diminuite dell’1,6%, ma diverse regioni hanno invece incrementato le loro spese, in contrasto con un anno di recessione con calo del potere di acquisto e crollo impressionante dei mutui, ad evidenza della crisi degli acquisti.
La politica sembra un settore che non conosce crisi: in 10 anni i reddito di chi fa politica è aumentato dell’80%!!! Hanno drenato risorse reali al resto del paese. Il problema non è solo morale, ma istituzionale: abbiamo troppe persone che lavorano in politica. Vanno ridotti in numero. Le Regioni stanno diventando anch’esse dei centri di costo: sono stati attribuiti loro grandi poteri legislativi, che spesso sono in concorrenza con lo Stato. Il paradosso è che possono fare una politica energetica quando nemmeno a livello statale riusciamo a farla! Manca la responsabilità delle Regioni sulle loro spese: non devono solo poter spendere, ma anche saper reperire e gestire le risorse economiche. Così come le organizzazioni no profit recuperano denaro da finanziatori privati, così anche i partiti dovrebbero farlo senza estrarre ogni volta dalle tasche degli italiani i soldi per le loro cene… Tanto più quando gli italiani hanno espressamente richiesto con un referendum di non finanziare i partiti.
Nel caso si volesse invece finanziare la politica si può invece optare per un finanziamento paragonabile agli altri Stati, che sono molto più controllate e contenute.
I politici hanno anche consulenze e società partecipate.
I recenti scandali politici non stanno generando anti-politica, ma purtroppo sta passando un’idea con cui, una volta cacciati coloro che oggi rubano stando al potere, si risolva il problema. Questo è propedeutico ad una situazione identica che si ripresenterà tra qualche anno. Il problema andrebbe affrontato strutturalmente: troppe risorse vengono attualmente tolte dalla politica all’economia reale!
Un secondo problema sono le 7000 società pubbliche sono un numero spaventoso: un numero che dovrebbe essere europeo ce lo troviamo tutto in Italia. Le società negli altri stati sono poche decine, non migliaia…
Sono il bottino politico dove ci sono nomine, cariche etc.. il vero contendere delle elezioni. Si elegge un sindaco e lui piazza chi vuole nelle varie partecipate: chi non è stato eletto, gli amici, i parenti… E queste società fanno concorrenza impropria ad altre società, che lavorerebbero con logica del merito e del profitto.

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Consigliamo la lettura di questo dossier, pubblicato da Gaspare Serra sul suo blog gaspareserra.blogspot.it, che parla dei vergognosi stipendi percepiti dai politici italiani. E’ un tema già affrontato diverse volte nel nostro blog, ma finchè non vi si porrà rimedio varrà la pena parlarne ed indignarsi… non possono andare avanti così, non possono passarla liscia… non dobbiamo permetterlo!!!

http://gaspareserra.blogspot.it/2012/10/non-per-soldi-ma-per-denaro.html

NON PER SOLDI… MA PER DENARO!

 (PILLOLE DI SPENDING REVIEW)
“I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene,
quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori..”
(Marco Porcio Catone)
[…] “Non Per Soldi… Ma Per Denaro” era il titolo d’un celebre film del 1966Quale altro slogan descriverebbe meglio le motivazioni, gli stimoli, le ambizioni che spingono oggi i vari “Fiorito d’Italia” ad avvicinarsi alla politica?! Unica differenza? La pellicola americana era una commedia, mentre la trama che la politica italiana ha scritto negli anni appare una “tragicommedia dell’assurdo”: una storia – scritta a più mani e senza “happy end!”- caricata da ripetuti flashback (il ritorno sulla scena di personaggi che si credevano d’un pezzo finiti…), travagliata da infiniti scandali (viaggi pagati, case affittate o appartamenti comprati “a propria insaputa”!) e alleggerita dalla frivolezza di esotici “Bunga Bunga” o stravaganti favole che narrano di nipoti egiziane!
IL PARADOSSO ITALIANO? STIPENDI “PIÙ BASSI” D’EUROPA E PARLAMENTARI “PIÙ PAGATI” DEL MONDO!
Quanto (ci) costano gli stipendi dei parlamentari?
La domanda pare alquanto retorica: “troppo!”, risponderebbe qualsiasi uomo della strada…
Ma, analizzando i costi della politica, il passaggio da una retorica un po’ qualunquista a una motivata “indignazione” si fa immediato!
Confrontando i guadagni dei nostri parlamentari con lo stipendio medio degli italiani, il risultato che ne viene fuori è “impressionante” (fonte L’Espresso, 05/03/2012): in nessun Paese europeo la distanza tra onorevoli e cittadini è così ampia!
Quanto ampia?
  • In Spagna un parlamentare guadagna mediamente 2,1 volte di più di un comune cittadino;
  • in Belgio e Olanda 2,7 volte di più;
  • in Francia 4,8 volte di più;
  • in Germania 3,4 volte di più.
E in Italia? Nel nostro Paese, evidentemente il “Regno di Bengodi” per la politica, un parlamentare guadagna fino a “6,8 volte di più” rispetto a un elettore (lo stipendio di quest’ultimo, difatti, si attesta in media sui 19.250 euro l’anno, secondo le dichiarazioni dei redditi 2011; sui 23.000 euro, secondo il Rapporto Eurostat 2012). In buona sostanza, il guadagno “mensile” di un parlamentare è pari allo stipendio “annuale” di un suo elettore medio! Come non chiamare “Casta” una politica siffatta?!
E non finisce qui!
Secondo un’inchiesta di Openpolis, i nostri deputati sono pagati “509 euro” l’ora (lavorando, in media, solo 1 giorno su 6 a settimana, ossia 80 giorni l’anno), mentre i senatori “863 euro” l’ora (dedicando solo 50 giorni l’anno ai lavori parlamentari). Un parlamentare, in un’ora di lavoro, guadagna quanto la maggior parte del suo elettorato percepisce in un intero mese! E’ come se gli eletti lavorassero quanto un lavoratore stagionale, ricevendo però una paga -e che paga!- per tutto l’anno!
Cosa mantengono di “onorevole” i nostri parlamentari se non il titolo???
COME TOLLERARE CHE L’ITALIA SI COLLOCHI ALL’ULTIMO POSTO IN EUROPA PER LE RETRIBUZIONI DEI LAVORATORI ED AL PRIMO PER I COMPENSI DEI POLITICI?! […]
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Aggiornamento dell’8 marzo 2013:

Vogliamo dare un’occhiata alla struttura amministrativa del Pd, tanto per fare un esempio? Sono parecchie persone… e le paghiamo tutte noi!!!
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Libro “Il costo della democrazia. Eliminare sprechi, clientele e privilegi per riformare la politica” di Cesare Salvi  e Massimo Villone 

Quanto costa la democrazia e quante persone vivono di politica? Quanto guadagnano? La democrazia costa, è un fatto innegabile, ed è giusto che i cittadini ne siano consapevoli. Ma è altrettanto innegabile che la collettività debba farsene carico, perché se così non fosse, la politica sarebbe una possibilità riservata solo ai miliardari. Per questa ragione occorre chiedersi quanta parte dei costi del suo funzionamento è inevitabile, quanta uno spreco di denaro. Entrambi professori di diritto e senatori di sinistra, Cesare Salvi è stato ministro del Lavoro e della previdenza sociale, Massimo Villone vicepresidente della Commissione affari costituzionali del Senato.
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Aggiornamento del 18 luglio 2014:

http://www.eticapa.it/eticapa/?p=761

Distribuzione dei dipendenti pubblici italiani per comparto e per regione geografica – anni 2010 e 2011

I dati qui presentati in un ”trittico” di fogli excel traggono spunto e sintetizzano una ricerca effettuata dal Servizio bilanci del Senato sulla consistenza dei dipendenti pubblici articolata nella doppia griglia dei comparti e della collocazione territoriale. I dati, che sono presentati anche sulla cartina geografica di cui al file pdf dal nome ”Mappa geografica e numero dei dipendenti pubblici in Italia”, mostrano alcune significative evidenze: 1) innanzittutto il rapporto dipendenti pubblici /popolazione in piena media OCSE; 2) inoltre la tabella sfata il mito di un’Amministrazione pubblica in mano alle ”mezze maniche ministeriali”: in effetti sui circa 3,2 milioni di addetti, il grosso è inserito nella Scuola (1 ml di addetti circa), nella Sanità (650.000 addetti circa), nelle Autonomie locali (600.000 addetti circa), nei Corpi di Polizia e Forze armate (500.000 addetti). Rimangono circa 300.000 addetti ”burocrati” di Amministrazioni statali e di enti pubblici non economici nazionali, i quali spesso e in modo sommario vengono identificati con un ”tutto” che è molto più consistente e variegato. Le leggi che regolano il pubblico impiego tengono conto di questa realtà?

ITALIA dipendenti pubblici distribuzione per comparto e per regione – anno 2010

Mappa geografica della distribuzione dei dipendenti pubblici in Italia nel 2010 e 2011

 

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