http://www.libertiamo.it/2012/11/05/anticorruzione-bene-le-nuove-norme-ma-ci-vuole-meno-stato/

Anticorruzione: bene le nuove norme, ma ci vuole meno Stato

5 novembre 2012

[…] Un passo in avanti importante per il nostro Paese che adegua così il proprio tessuto normativo penale agli standard europei. Mancano certo il falso in bilancio e un allungamento dei tempi di prescrizioni, ma entrano fattispecie sconosciute fino ad oggi come il traffico di influenze illecito e la corruzione tra privati. Il Governo poteva fare di più? Considerate le resistenze parlamentari, soprattutto di matrice PdL, questo testo è da considerarsi un buon compromesso e con piatto della bilancia inclinato verso l’esecutivo.

Queste le norme contenute nel testo, a partire da quelle penali:

  • Traffico di influenze illecite: La norma punisce la figura del mediatore tra privati e pubblici ufficiale. Viene punito colui che sfrutta la propria rete di relazioni per ottenere un atto contrario ai doveri d’ufficio o la sua omissione da parte del pubblico ufficiale ricevendo in cambio denaro o altra utilità. E’ una forma di tutela anticipata del fenomeno corruttivo e da anni si attendeva che venisse colmato un vulnus della nostra legislazione rispetto a quella degli altri paesi occidentali. L’unica pecca è che la pena (da 1 a 3 anni) non consentirà l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche rendendo questo reato molto difficile da provare.
  • Corruzione tra privati: Viene sostituito l’articolo 2635 del codice civile: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, che, a seguito della dazione o della promessa di denaro o altra utilità, per sé o per altri, compiono od omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionando nocumento alla società, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni.” Pena raddoppiata per le quotate. Si procede a querela tranne nel caso in cui sia ravvisata una distorsione della concorrenza, punto che ci pare importante presidio a tutela del mercato.
  • Corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio: La pena diventa carcere da 4 a 8 anni (oggi si va da 2 a 5 anni).
  • Corruzione per l’esercizio della funzione: Il pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
  • Concussione per induzione: sono puniti il pubblico ufficiale e l’incaricato di pubblico servizio (con una pena che va da 3 a 8 anni) e il privato che dà o promette utilità (con una pena che arriva a 3 anni). Il ddl amplia, intervenendo sull’articolo 317 bis, il numero di reati per i quali se si viene condannati si applica l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Vi rientrano il peculato, la concussione, la corruzione propria e la corruzione in atti giudiziari. Salgono le pene per peculato, abuso d’ufficio, corruzione in atti giudiziari e concussione.
  • Incandidabilità: La legge delega il governo a disciplinare l’incandidabilità dei condannati con sentenza definitiva per reati gravi e per reati contro la P.A.. Il Governo si è impegnato a riempire la delega in un tempo utile alla sua applicazione alle prossime politiche [NdItaliacheraglia: leggete l’articolo che segue in merito…].
  • Fuori ruolo toghe: Tetto massimo di dieci anni per i fuori ruolo con deroghe per i membri del governo, per chi ricopre cariche elettive (Parlamento e Authority), per chi ha incarichi presso organi di autogoverno (come il Csm) e ai componenti delle Corti internazionali. Tutti gli incarichi presso istituzioni, organi ed enti pubblici, nazionali ed internazionali attribuiti in posizioni apicali o semiapicali devono essere svolti con contestuale collocamento in posizione di fuori ruolo, che deve permanere per tutta la durata dell’incarico. Gli incarichi in corso alla data di entrata in vigore della legge cessano di diritto se nei centottanta giorni successivi non viene adottato il provvedimento di collocamento in posizione di fuori ruolo. Il Governo è delegato ad adottare, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per l’individuazione di ulteriori incarichi, anche negli uffici di diretta collaborazione che comportano l’obbligatorio collocamento in posizione di fuori ruolo.

Non manca una parte importante sulla prevenzione:

  • I dirigenti “anticorruzione”: Chi ha la responsabilità di controllare il fenomeno della corruzione ha l’obbligo, sotto la propria responsabilità, di predisporre un piano delle aree a rischio e il livello di esposizione. Il responsabile sarà un dirigente di prima fascia, e negli enti locali, di norma, il segretario comunale o provinciale. Il responsabile può essere chiamato a rispondere per danno erariale ma anche per un danno all’immagine della P.A.
  • Lista bianca delle imprese: In ogni prefettura viene istituito l’elenco dei fornitori, dei prestatori di servizi e degli esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa. L’iscrizione negli elenchi della prefettura della provincia in cui l’impresa ha sede soddisfa i requisiti per l’informazione antimafia per l’esercizio della relativa attività.
  • Via i condannati dagli appalti: Via dagli appalti della P.A. coloro che sono stati condannati con sentenza passata in giudicato per reati contro la Pubblica Amministrazione o per reati gravi, come il 416 bis.
  • Banca dati appalti online: Pubbliche e on line le informazioni sulle opere e gli appalti.
  • Niente regali per i pubblici dipendenti: Vietato accettare compensi, regali o altre utilità, in connessione con le proprie funzioni. Disco verde solo ai regali cosiddetti d’uso ma devono essere all’interno delle normali relazioni di cortesia.
  • Incarichi dirigenti: Le P.A. devono comunicare al Ministero tutti i dati dei dirigenti individuati in modo discrezionale dall’organo di indirizzo politico, senza espletare procedure pubbliche. Le informazioni verranno inviate all’Autorità nazionale anticorruzione.
  • Ex eletti fermi un anno: Chi è stato eletto in un organo di rappresentanza politica dovrà poi aspettare un anno, dal termine del mandato elettivo, prima di poter aspirare a ricoprire un incarico dirigenziale nella P.A.
  • Copertura per i dipendenti che denunciano: Anonimi restano i dipendenti pubblici che segnalano illeciti compiuti da colleghi.
  • No arbitrati a magistrati: I magistrati di ogni ordine e gli avvocati dello Stato non possono partecipare agli arbitrati. Serve, inoltre un’autorizzazione motivata da parte dell’organo di governo dell’amministrazione, affinché le pubbliche amministrazioni ricorrano ad arbitrati per le controversie su lavori, servizi, forniture, etc.

Come abbiamo più volte ripetuto, la miglior prevenzione resta quella della riduzione della spesa pubblica e dei punti di contatto tra apparato pubblico e privati. Minore è l’interposizione pubblica e più semplice diventa l’apparato normativo della PA, come pure diminuiscono i rischi di fattispecie di stampo corruttivo. La miglior prevenzione risiede sempre nel fornire meno occasioni possibili per delinquere piuttosto che nel realizzare strutture regolative e sanzionatorie molto complesse. Il costo della corruzione è soprattutto un costo dell’enorme ed inefficiente “corpaccione” statale. All’anticorruzione va affiancata una seria operazione di privatizzazione (Finmeccanica ad esempio) e tagli di spesa per abbattere l’inquietante dato di 60 miliardi di euro che la corruzione costa ai cittadini.

http://www.infiltrato.it/notizie/italia/ddl-anticorruzione-casta-salva-casta-solo-6-i-parlamentari-ineleggibili-silvio-graziato

DDL ANTICORRUZIONE/ Casta salva casta: solo 6 i parlamentari ineleggibili. Silvio? Graziato…

Scritto da Carmine Gazzanni – 30 Ottobre 2012

[…] contrariamente a quanto si potrebbe pensare, per governo e maggioranza esiste – se così vogliamo chiamarla – una scala di condanna. Non tutti i condannati sono talmente condannati da non poter essere più eletti. Sebbene, infatti, la norma presente nel ddl parli esplicitamente di “incandidabilità” per i condannati in via definitiva, ecco spuntare – per la gioia degli oltre cento parlamentari condannati, pregiudicati o rinviati a giudizio – le solite deroghe che, nei fatti, vanno ad annullare quanto previsto nel testo del disegno di legge e a mortificare ogni speranza di un effettivo cambiamento della classe dirigente. Ed ecco il risultato: nonostante siano più di venti i pregiudicati presenti in Parlamento (da Umberto Bossi a Roberto Maroni, da Renato Farina a Giorgio La Malfa, da Enzo Carra a Domenico Nania), soltanto in quattro rischiano.

Capiamo il  perché. Secondo quanto trapelato in questi giorni, infatti, la norma già praticamente scritta dal ministro dell’Interno su delega del Parlamento prevede che non saranno più effettivamente candidabili coloro i quali hanno una condanna dai tre anni in su per reati gravi (mafia e terrorismo) e dai due anni in su per i reati contro la pubblica amministrazione. Da più parti si era gridato osanna per una legge che avrebbe stravolto la mala classe politica italiana. Balle. Pura illusione. Dell’esercito degli oltre cento parlamentari che, in misura diversa, hanno problemi con la giustizia, rimangono solo in quattro. Al massimo sette, dipenderà da come verrà scritta al Viminale la delega. […]

Fatto sta che, a prescindere se gli incandidabili dovessero salire da quattro a sette, la norma rimane insufficiente. Nessun misura è stata adottata, ad esempio, per gli indagati per concorso esterno, di cui pure il nostro Parlamento è pieno […]: la gravità del reato avrebbe richiesto misure più restrittive a riguardo. E così anche per tanti e tanti altri reati. In questo caos i cento parlamentari condannati “solo” in primo e secondo grado, i rinviati a giudizio e i condannati in via definitiva ad una pena inferiore ai due anni, possono sguazzare allegramente. Si dirà: ma la norma prevede che appena il parlamentare viene condannato anche in Cassazione perde seggio e incarico. Vero. Peccato che però i reati contro la pubblica amministrazione – i più numerosi per quanto riguarda i processi contro questo o quel politico – siano distinti da una pena inferiore ai due anni. Ergo: indulto e nessuna incandidabilità. E tanti saluti al blaterato cambiamento.

http://www.camera.it/465?area=16&tema=585&Misure+anticorruzione#paragrafo2096

[…]

I principali profili di intervento del disegno di legge sono i seguenti:

  • è individuata nella Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche (Civit) l’Autorità nazionale anticorruzione (il ruolo è, attualmente, ricoperto dal Dipartimento della funzione pubblica);
  • sono dettate specifiche misure volte alla trasparenza dell’attività amministrativa, compresa l’attività relativa agli appalti pubblici e al ricorso ad arbitri, e nell’attribuzione di posizioni dirigenziali oltre a misure per l’assolvimento di obblighi informativi ai cittadini da parte delle pubbliche amministrazioni;
  • è dettata una più stringente disciplina delle incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi di dipendenti pubblici ed è affidata al Governo la definizione di un codice di comportamento dei pubblici dipendenti;
  • è delegato il Governo all’adozione di un testo unico in materia di incandidabiltà e di divieto di ricoprire cariche elettive e di governo a seguito di condanne definitive per delitti non colposi. Il termine per l’esercizio della delega è fissato in 12 mesi ma il Governo ha accolto al Senato un ordine del giorno che lo impegna ad esercitare la delega entro un mese dall’entrata in vigore della legge;
  • è prevista la tutela del pubblico dipendente che denuncia o riferisce condotte illecite apprese in ragione del suo rapporto di lavoro;
  • sono elencate le attività d’impresa particolarmente esposte al rischio di infiltrazione mafiosa ed è istituito presso ogni prefettura l’elenco dei fornitori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa;
  • è incrementato il catalogo dei reati alla cui condanna consegue, per l’appaltatore, la risoluzione del contratto con una pubblica amministrazione;
  • è previsto un obbligo di adeguamento per Regioni ed enti locali;
  • è prevista una più restrittiva disciplina del “fuori ruolo” per i magistrati e gli avvocati dello Stato;
  • è reso più incisivo il giudizio di responsabilità amministrativa nei confronti del dipendente pubblico che ha causato un danno all’immagine della p.a.;
  • sono dettate nuove cause ostative alle candidature negli enti locali e nuovi casi di decadenza o sospensione dalla carica;
  • sono previste misure organizzative da parte delle amministrazioni in caso di rinvio a giudizio di un dipendente per concussione per induzione.

[…]

http://www.transparency.it/opinioni.asp?idAnno=2012

La legge anticorruzione fatta dalla politica per la politica

di Mariagrazia Brandara

[…] “E’ curioso che in tempi come questi le iniziative lacrime e sangue del governo tecnico vengano sostenute dalla politica in nome della salvezza dell’Italia e poi si approvi una legge sulla corruzione, fenomeno che ci costa ogni anno 10 miliardi di Pil, che è frutto del compromesso […]. Un provvedimento che inserisce una serie di principi importati per le pubbliche amministrazioni, gli appalti e i funzionari infedeli ma che nei fatti ha ‘dimenticato’ di agire in modo deciso contro i politici di Roma e che potrebbe essere seguita dalla beffa del testo unico in materia di incandidabiltà che sarà realizzato dall’esecutivo forse addirittura dopo le elezioni nazionali. Questo non consentirà alcuna selezione a monte dei candidati, che per origine latina del termine dovrebbero essere candidi ma che purtroppo spesso non lo sono”.

Grande assente in questa legge è per il presidente Brandara, la possibilità di estendere ai corrotti la confisca dei beni.

“E’ stata fino ad oggi una delle campagne di Libera, che ha raccolto un milione di firme per rendere possibile il riutilizzo sociale di questi beni così come si fa con quelli dei mafiosi, ed è una battaglia di don Luigi Ciotti che ho fatto mia. Purtroppo in tal senso nulla è stato fatto dalla politica, che continua incurante di tutto, a proteggere solo se stessa”.

 

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