Continua la saga della riforma della legge elettorale: attualmente il modello su cui si sta discutendo è rappresentato dalla proposta Malan, che è già stata approvata dalla commissione affari costituzionali del Senato, anche se non tutti i partiti sono d’accordo e ci sono ancora delle questione aperte. Il problema è che questa riforma apre prospettive assai poco incoraggianti. 

Ora che il governo tecnico si sta occupando di tutto ciò che riguarda la strategia politico-economica per affrontare la crisi, i nostri politici hanno una sola cosa da fare, la riforma elettorale appunto, eppure stanno scandalosamente riuscendo a fare male anche questo. 

Dovevano “soltanto” realizzare una legge elettorale che potesse garantire quanto più possibile la stabilità del governo per le legislature future e che permettesse la trasparente elezione del partito migliore tra quelli candidati. Invece ne stanno combinando di tutti i colori: non sono in grado di trovare regole condivise, ma la questione più grave riguarda il fatto che ne verrà fuori, molto probabilmente, una banale “riformetta” volta soltanto a garantire il mantenimento delle solite poltrone.

La cosiddetta “riforma” che stanno partorendo consisterebbe infatti in questo:

  • Ritorno al sistema proporzionale della Prima Repubblica (così, anzichè aprire le porte ad una Terza Repubblica, ci ritroveremo con una parodia della Prima!!!);
  • Reintroduzione delle preferenze degli anni Novanta, un sistema molto rischioso dal punto di vista della corruttibilità, che ad oggi in Europa è in vigore solamente in Grecia (e sappiamo bene tutti quanti qual è la situazione della Grecia…). All’estero i sistemi in uso sono rappresentati da collegi uninominali, liste bloccate corte oppure un mix dei due sistemi. Le controindicazioni al sistema delle preferenze sono molteplici: voto di scambio, clientelismo, corruzione nonché il facile “sabotaggio” da parte della criminalità organizzata. Tutte esperienze già viste e vissute in Italia.
Questa è la c.d. “riforma” che è sulla strada per l’approvazione:

http://www.asca.it/news-Legge_elettorale__fase_due_per_il_testo_base_approvato_ieri-1206453-POL.html

Legge elettorale: fase due per il testo base approvato ieri

12 Ottobre 2012

(ASCA) – Roma, 12 ott – […] Il testo prevede le preferenze come metodo per scegliere gli eletti (un terzo tramite listini bloccati, 2 terzi da eleggere in circoscrizioni) e un premio di governabilità fissato al 12,5% per la coalizione (da assegnare sia per la composizione della Camera, sia per quella del Senato). Sbarramento per entrare in Parlamento fissato al 5%, che scende al 4% per i partiti che scelgono di coalizzarsi, ripartizione dei seggi su base circoscrizionale e non nazionale dei seggi, che dovrebbe premiare i partiti maggiormente radicati sul territorio. Alla Camera vengono ripristinate le 31 circoscrizioni che esistevano prima della legge elettorale Mattarella che seguì Tangentopoli e avviò il modello maggioritario. Al Senato tornano le 20 circoscrizioni regionali. Le correzioni apportate al cosiddetto Porcellum attualmente in vigore, oltre al reinserimento di proporzionale e preferenze, riguardano il premio su base nazionale in entrambe le Camere. Si supera così il metodo dei premi regionali al Senato che rendevano possibile due maggioranze diverse nei due rami del Parlamento. Il premio del 12,5% cancella inoltra il meccanismo che attribuiva il 54% dei seggi alla Camera alla coalizione vincente. Il testo approvato ieri segna il ritorno al sistema proporzionale della Prima Repubblica, fa notare Mario Segni, l’ex Dc tra i più strenui difensori del maggioritario e tra i promotori dei referendum su legge elettorale e contro le preferenze degli anni novanta, che sottolinea il rischio ingovernabilità e la fine del bipolarismo come punto di riferimento della riforma del sistema politico. […] Stefano Ceccanti, Pd, che fa parte della commissione Affari costituzionali, parla di “inaccettabile modello greco” perchè la Grecia è l’unico paese dell’Unione europea che dà a disposizione dell’elettore le preferenze. […]

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Prendiamo in considerazione i seguenti dati di fatto:

  1. i nostri politici ci stanno per fare una nuova beffa, cioè una legge elettorale che permetterà loro di mantenere inalterato se non addirittura peggiorare l’attuale sistema politico;
  2. tutti i precedenti di poca chiarezza e trasparenza delle leggi elettorali Made in Italy, che troverete illustrati molto bene nel documento che troverete in seguito citato, il quale mette a confronto appunto l’artificioso sistema elettorale italiano con quelli europei;
  3. la gerontocrazia che costituisce la classe politica italiana rimarrà molto probabilmente in possesso del potere che ha avuto fin’ora, poiché l’attuale classe/casta politica, che dovrebbe essere completamente rinnovata, riuscirà a mantenere comodamente inalterate le proprie condizioni di privilegio e superiorità;
  4. anche con l’astensionismo (ammesso che la maggioranza della popolazione sia d’accordo, ma di questo dubito molto) cosa risolveremmo? Assolutamente nulla: i problemi relativi al trasformismo, al degrado morale, all’inadeguatezza dell’attuale classe politica nel portare avanti il difficile compito di governare questo paese, rimarranno tali e quali.

La classe dirigente deve avere come priorità il bene del paese, deve saper proporre dei programmi seri e realizzabili, deve avere la forza di combattere contro ogni forma di potere in cui il favoritismo ha la meglio sulla meritocrazia. Ma se lasceremo fare a loro, tendo a propendere per il pensiero che ciò non accadrà mai.

Vorrei quindi proporre qui ciò che io farei, per porre rimedio a questa drammatica situazione: delle pre-elezioni politiche, cioè una vera e propria preselezione, per scalzare chi altrimenti non verrà mai scalzato dalla sua comoda poltrona!! L’idea che ho in testa è questa: spenderemmo si due volte (per le pre-elezioni prima e per le elezioni vere e proprie poi), ma almeno una buona volta potremo spendere questo denaro per esercitare una volontà nostra, di noi cittadini, con lo scopo di rivendicare una democrazia che per troppo tempo ci è stata negata, per riprendere il controllo su una classe politica indegna che fin’ora, a briglie sciolte, si è permessa di compiere quelli che io considero dei veri e propri crimini contro la democrazia, facendosi artefice di inutili sprechi e concedendosi esorbitanti privilegi, senza senno né vergogna. Ormai abbiamo imparato a convivere con le notizie che ci parlano di questi argomenti (anche nel blog ne abbiamo diffusamente parlato), ma la rassegnazione è proprio ciò che permetterà loro di perseverare nella ormai consueta esosità senza freni.

N.B. anche se, per risparmiare, delle pre-elezioni si potrebbero fare anche per via telematica, da casa oppure nei seggi elettorali, con scrutatori volontari e pc a disposizione con apposito software per la raccolta dei voti!!! 

Continuando con la mia idea, penso che si dovrebbero innanzitutto votare i partiti in base alle idee ed ai progetti proposti nei loro programmi: non dev’essere permessa nessuna unione di più partiti, nessuna forma di coalizione, ognuno concorrerebbe solo per sé stesso e solo con la forza dei propri progetti. Ogni cittadino dovrebbe avere la possibilità di creare un partito e candidarsi, indipendentemente dal denaro a disposizione. Le campagne elettorali oggi si possono fare on-line, con pochi soldi, perciò i vantaggi dell’era di internet dovrebbero essere sfruttati, altro che quei miliardi di finanziamenti e rimborsi ai partiti che abbiamo buttato via fin’ora!!!

Attraverso le pre-elezioni, soltanto i primi tre partiti maggiormente votati potrebbero poi concorrere nelle elezioni vere e proprie. Tutti gli altri partiti, sottolineo TUTTI, dovrebbero poi essere SCIOLTI e non si dovrebbe dare più la possibilità di candidarsi, per almeno due legislature consecutive, a coloro che ne facevano parte. Un meccanismo crudo? Si, lo ammetto, ma penso che sia proprio quello che ci vuole in un momento delicato come questo!

Per quanto mi riguarda, ritengo che TUTTI gli attuali partiti potrebbero essere tranquillamente sciolti, poiché tutti quanti sono stati complici e conniventi, tutti hanno concorso a rovinare questo Paese, per questo sarebbe bello che venissero scelti degli schieramenti nuovi e possibilmente più seri, volonterosi e competenti rispetto ai soliti vecchi ed ormai “stantiti” partiti (ad esempio Fermare il Declino, Italia Futura o Monti bis) indipendentemente da qualunque antiquata classificazione bipolare: basta pregiudizi e vecchie ideologie di partito, bisogna valutare i programmi!!! 

D’altra parte, il panorama politico attuale è piuttosto deprimente:

  • Il Pdl si è sempre nascosto dietro papà Berlusconi, sicchè, ora che lui ha deciso di farsi da parte, i suoi figlioli sono come dei poveri orfanelli, non sanno più cosa fare. Oltre a ciò, Berlusconi ed il Pdl hanno già creato più danni di quanto avremmo mai potuto immaginare (di questo nel blog abbiamo parlato più che diffusamente), perciò sarebbe ora che tutti quanti se ne andassero una volta per tutte;
  • Anche la Lega Nord ne ha combinate di cotte e di crude, è inutile che ora giochi il jolly con Maroni: dov’era Maroni mentre la famiglia Bossi e gli affiliati leghisti usavano i soldi del partito per interessi personali? Che adesso non si metta a fare il santarellino: tutti sapevano, lui compreso, ma nessuno ha mai mosso un dito (anche sulla Lega potete trovare nel blog diversi articoli);
  • Il Pd sembra un’accozzaglia di primedonne petulanti, che stanno cercando tutti gli espedienti ed i trucchetti possibili per sbarrare la strada al giovane Renzi, il solo in cui forse è possibile riporre un po’ di fiducia: dal volto semplice e pulito, da ragazzo di campagna, con uno stile sincero (forse un po’ troppo sognante) che si rispecchia anche nel suo programma (LINK – PDF), spero davvero che riesca a riformare un partito che sembra uscito da un mercatino dell’antiquariato, con tutti quegli impolverati personaggi che da anni ed anni ed anni stanno tirando a campare grazie alla politica (Bersani, Veltroni, D’Alema, Franceschini, Bindi eccetera), anche se trovo che anche dal programma renziano traspaia un po’ della paterna mentalità pidiellina, con molto assistenzialismo statale e scarso liberalismo economico;
  • Beppe Grillo sembra invece uscito dalla Bibbia, sembra un Gesù Cristo venuto a salvarci, anche se dice di tutto fuorché delle cose utili: lui è monologhista, accusa e non propone, provoca ma non risolve. E’ assurdo che, all’interno di una crisi drammatica e delicata come quella attuale, il primo personaggio che dall’oggi al domani si improvvisa politico possa diventare sul serio un leader politico: questo è indubbiamente un indice della superficialità con cui gli italiani si interessano alla politica, inoltre è una cosa che ci renderebbe davvero ridicoli con il resto del mondo. Non so se è ben chiara la situazione: siamo messi così male che nemmeno un governo di super-professionisti laureati e “patentati” come quelli del governo Monti sta riuscendo nell’impresa di risollevare i conti dello Stato e far ripartire l’economia, come si può pensare che ci possa riuscire un Beppe Grillo qualunque? Con un colpo di bacchetta magica? Quale team di esperti economisti può vantare il M5S? No perché, piuttosto di sentire gli inutili sproloqui di Grillo, vorrei sentire cosa propongono delle persone con una professionalità vera e certificata! (vedi anche l’articolo “Beppe Grillo: l’incantatore di ingenui“);
  • Vogliamo parlare dell’Italia dei Valori? Vorrei capire innanzitutto cosa Di Pietro sia riuscito a fare fin’ora, a parte fare il pescivendolo di turno in Parlamento e scendere in piazza con delle inutili campagne di raccolta firme. Io non ho visto molta concretezza propositiva nemmeno da parte dell’Idv, inoltre Wikipedia recita così: “da molti anni il partito di Antonio Di Pietro viene criticato per la presunta gestione personalistica e familistica del movimento da parte del proprio leader […] Nonostante la linea legalitaria del partito sostenga l’importanza di inserire nelle istituzioni solo cittadini incensurati, l’IdV ha candidato Pancho Pardi, già sostenitore di Potere Operaio e condannato a un mese di carcere per «manifestazione non autorizzata», e Leoluca Orlando condannato nel 2005 per diffamazione aggravata nei confronti dei consiglieri comunali di Sciacca. […]“
  • Fini e Futuro e Libertà (Fli): anche Fini ha combinato le sue, e probabilmente ne  sta ancora combinando (vedi l’articolo “Quando i politici si vergogneranno dei loro privilegi? Fini e la scorta che lo “accompagna” in vacanza“), per il resto non saprei cosa dire, nel sito ufficiale del partito ho cliccato sulla sezione “IDEE”, sperando di trovare qualcosa di buono, invece ho trovato 4 discorsi di Fini, due risalenti al 2010 e due al 2011… ecco forse qualche idea gli manca direi…;
  • Casini e l’Unione di Centro (Udc): un manifesto a dir poco fuori dal mondo (di sicuro al di fuori della realtà attuale), che tenta squallidamente di appellarsi ancora alla fede religiosa (“c’è un popolo cristiano che guarda alla politica con diffidenza, ma che sa che solo attraverso la politica può ottenere risposta alle sue esigenze”) , dicendo poi che c’è anche “un popolo laico che non si riconosce più nelle posizioni laiciste” (?!?) …  e solo per questo, anche se così fosse, questo popolo dovrebbe affidarsi a loro? mah…;
  • Rutelli e l’Alleanza per l’Italia (Api): vi sfido a trovare sul sito uno straccio di programma, io ci ho trovato solo tante chiacchiere, la frase più concreta che ho trovato è stata questa: “Alleanza per l’Italia definirà un progetto per il paese, che accomunerà gli aderenti. Sceglierà alcune precise priorità di azione. Si rivolgerà a tutti gli italiani e ai soggetti politici, civili e sociali disponibili a unirsi. Si organizzerà con forti autonomie territoriali, incrociando partecipazione civica e collaborazione progettuale con il dinamismo della Rete.
Fate un po’ voi, a me non dà molta fiducia tutta questa gente che sta facendo la bella vita alle nostre spalle (ma soprattutto SULLE nostre spalle)…
Infine, penso anche che ciascuno di noi debba prendere atto del fatto che deve svolgere la propria parte, svolgendo un ruolo attivo e positivo all’interno del nostro sistema-Paese. In altre parole, ritengo sia inutile tentare di voler cambiare la politica se non cambiamo anche noi cittadini la nostra mentalità, da una parte smettendola di aspirare a truffare il nostro stesso Stato, dall’altra interessandoci con attenzione e spirito critico agli eventi politici, economici e sociali, che devono entrare a far parte della cultura generale di base di ciascun cittadino, coinvolgendo anche e soprattutto la scuola e le nuove generazioni di adolescenti. Qualcuno dovrà pur “controllare i controllori” no?
N.B. La citazione, per chi non l’avesse colta, è tratta da “Watchmen“.
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http://www.corriere.it/cronache/12_agosto_07/falsi-invalidi_aca52ce6-e059-11e1-8d28-fa97424fa7f2.shtml

Falsi invalidi, finti poveri: scoperti
3.400 casi nei primi 6 mesi dell’anno

Finti ciechi, falsi invalidi civili o indicati in condizioni di povertà ma con redditi occultati: le truffe allo Stato

MILANO – Sono oltre 3400 i falsi invalidi e falsi poveri che la Guardia di Finanza ha smascherato in tutta Italia dall’inizio dell’anno. Centinaia, negli ultimi giorni di luglio. […]

7 agosto 2012

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Vi lascio con una domanda: volete oppure no una Terza Repubblica oppure volete continuare con lo schifo di questa Seconda che si è rivelata essere peggio della Prima? La vogliamo riformare e rinnovare per davvero questa Italia oppure no?

Solo una presa di coscienza ed un atto d’orgoglio da parte degli italiani può salvare questo Paese: non possiamo farci sottomettere nuovamente dalla politica!! (vedi l’articolo “L’esempio dell’Islanda dimostra che E’ POSSIBILE non farsi sottomettere dalla politica“.

Cito ora un brano tratto dall’articolo di Luca Sofri “Un più grande paese” pubblicato sul numero 44 del mensile Il Maschile del Sole 24 Ore:

“[…] La politica non è più una strada per menti brillanti e ambiziose, creative o generose. Le fatiche, delusioni e frustrazioni che infligge sono imparagonabili alle soddisfazioni che per altre vie questi tempi offrono a qualunque giovane intenda fare cose belle e proficue per sé e per il mondo. Se sei intelligente e hai voglia di spenderti, oggi fai altro – mille cose possibili – ma non la politica. E si tratta di un altro che può davvero migliorare la vita delle persone e la propria, nei campi più diversi. Ma resta il problema: la politica di professione chi la fa? E’ diventata come il servizio militare qualche tempo fa, che era costretto a farlo solo chi non aveva i mezzi per fare altro. E come tutto quello che funziona male in Italia, è un cane che si morde la coda: la politica non torna a essere attraente e stimolante se non ritrova il suo potenziale di efficacia e la sua vocazione a costruire buone cose. Ma non li ritrova se a praticarla non ci sono persone attive e volenterose in questa ricerca. Questo circolo vizioso si sblocca solo introducendovi degli elementi di straordinarietà – che in giro ci sono -, ovvero alcuni giovani (col metro dell’oggi) capaci e appassionati che comincino a scardinarlo non pensando solo di mettere una pezza sul domani e sul dopodomani, ma anche di poter abitare un grande Paese, tra vent’anni. […] Abbiamo smesso di votare le persone che credevamo migliori di noi preferendo quelli uguali a noi, o persino peggiori. […]

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SISTEMI ELETTORALI EUROPEI A CONFRONTO:

In Europa votano così: Costituzioni e sistemi elettorali

di Andrea Gratteri, Ricercatore di Diritto pubblico comparato Università di Teramo
26 settembre 2012
[…] Nell’ultimo ventennio, l’assenza di una qualsiasi garanzia di stabilità del sistema elettorale ha consentito l’approvazione di due riforme elettorali che, in particolare per il metodo di approvazione, possono essere quantomeno definite irrituali. […] alla prima Repubblica retta da un sistema proporzionale è succeduta una seconda Repubblica priva di un sistema elettorale caratterizzante e con un sistema politico tendente al bipolarismo e in perenne transizione […]
Il dibattito politico sui temi della riforma elettorale è, in Italia, una costante da oltre due decenni ma il confronto non è stato in grado di produrre per il Parlamento nazionale una riforma condivisa capace di stabilizzare un sistema politico in eterna transizione e costantemente incerto tra maggioritario e proporzionale con le tante possibili varianti dei sistemi misti. […] È pertanto legittimo auspicare che le prossime elezioni si svolgano con una legge elettorale diversa, possibilmente condivisa ma anche chiara efficace. Chiara nella sua struttura: quale che sia la formula elettorale prescelta è bene che il suo funzionamento sia lineare, privo di tecnicismi eccessivi. Efficace nel risultato: l’esperienza comparata mostra che le buone leggi elettorali garantiscono governabilità e alternanza indipendentemente dalle etichette del maggioritario o del proporzionale. […] I sistemi elettorali misti sembrano essere sempre più graditi ai legislatori sia perché si prestano “a comporre le divergenti convenienze e rivendicazioni delle élites fondanti nuovi regimi democratici” sia perché sono funzionali a garantire le “élites parlamentari dei regimi democratici di antico consolidamento”. In altre, meno rispettose, parole: sono spesso l’espressione di sforzi di ingegneria istituzionale volti a elaborare sistemi ibridi che, al costo di sacrificare la chiarezza del sistema elettorale, riescono a soddisfare le esigenze dei tanti interessi e compromessi politici sottostanti alle regole cardine di un sistema democratico. […]
In Italia, invece, le soglie di sbarramento previste (a livello nazionale) per l’elezione della Camera dei deputati costituiscono una piccola boscaglia di regole intrecciate fra loro che favoriscono la frammentazione della rappresentanza anziché contrastarla. Come è noto le liste possono presentarsi autonomamente o in coalizione con altre liste: per le liste autonome la soglia è del quattro per cento mentre per le coalizioni è del dieci, a condizione che almeno una lista al suo interno raggiunga il due per cento. All’interno delle coalizioni, sia di quella vincente che ottiene il premio di maggioranza sia delle coalizioni perdenti, accedono al riparto tutte le liste che superano il due per cento oltre alla migliore fra liste che si collocano sotto soglia. La complessità di tali regole suggerisce, anche all’osservatore distratto, che il legislatore ha forse perseguito obbiettivi non bene identificati. In effetti le dinamiche della legge elettorale italiana promuovono la formazione di coalizioni vaste, dove ogni voto può tornare buono per raggiungere il “bersaglio grosso”, ovvero il premio di maggioranza. Per raggiungere questo scopo i partiti maggiori sono incentivati a cercare il maggior numero possibile di alleati e i partiti piccoli, se non minimi, sono incoraggiati a fare il loro ingresso nelle coalizioni dove possono ambire a raggiungere una soglia che non ha limiti formali verso il basso. Dopo aver esaminato i sistemi elettorali degli altri trenta Paesi europei selezionati, si può tranquillamente affermare che la soglia di sbarramento mobile al ribasso è un prodotto del Made in Italy di cui probabilmente nessuno ha invidia […].
La salvaguardia del principio della sovranità popolare è rimessa in ogni sistema istituzionale al corretto funzionamento della legge elettorale che – non lo si dovrebbe mai dimenticare – garantisce non soltanto i rapporti di forza fra i diversi partiti politici in competizione fra loro, ma tutela anche i diritti politici dei cittadini. La trasparenza della legge elettorale è quindi un requisito fondamentale che riassume in sé le esigenze di credibilità, chiarezza e coerenza e che, per essere efficacemente tutelato, richiede che gli elementi portanti del sistema elettorale siano definiti in modo razionale. In particolare rilevano i tre elementi sopra esaminati in prospettiva comparata:
a) la dimensione delle circoscrizioni. Nei collegi uninominali e nelle circoscrizioni di dimensioni medio-piccole il rapporto fra elettori ed eletti può instaurare dinamiche virtuose di conoscenza e dunque responsabilità politica. Viceversa, le circoscrizioni di grandi dimensioni diluiscono le caratteristiche e le qualità dei candidati in contenitori complessivamente incomprensibili per gli elettori, minando alla base qualsiasi rapporto fra rappresentanti e rappresentati;
b) la formula elettorale. La semplicità della formula elettorale è essenziale affinché gli elettori possano comprenderne l’esito. L’elettore ha il diritto di cogliere agevolmente quale è il percorso che lega il suo voto ai rappresentanti che ha contribuito a eleggere. In genere, le formule elettorali classiche consentono tale comprensione, così come i sistemi misti che ad esse si rifanno. Diversamente, le formule elettorali escogitate attraverso fantasiose operazioni di ingegneria istituzionale non permettono all’elettore di contribuire consapevolmente all’elezione dei suoi rappresentanti. Del pari andrebbero privilegiate le soluzioni che esauriscono l’assegnazione dei seggi all’interno delle circoscrizioni, in quanto il recupero dei resti sul piano nazionale può determinare l’assegnazione di seggi in termini pressoché casuali (dal punto di vista dell’elettore);
c) la soglia di sbarramento. Il diritto del popolo sovrano ad avere una rappresentanza comporta che questa non sia frammentata poiché “il frazionamento partitico o pseudopartitico è manifestazione, più che di ricchezza di pluralismo sociale, di scadente offerta politica”. Ovviamente, la soglia di sbarramento deve essere identificata in rapporto alle dimensioni delle circoscrizioni in modo da essere realmente efficace.
A questi elementi di valutazione di un sistema elettorale si può poi aggiungere il numero dei componenti delle assemblee parlamentari: maggiore è la dimensione dell’assemblea rappresentativa, minore sarà il tasso di trasparenza della legge elettorale in relazione al rapporto che si viene a creare tra rappresentanti e rappresentati. Nel rispetto del divieto del mandato imperativo la sovranità popolare si esprime pienamente solo se gli elettori possono controllare, attraverso un adeguato accesso alle informazioni, i comportamenti politici dei parlamentari eletti. Come è noto, il tema delle riforme istituzionali ed elettorali è, in Italia, al centro del dibattito da lungo tempo; si possono allora riprendere sul punto le osservazioni di Ernesto Bettinelli: “per gli elettori è impossibile conoscere (anche comparativamente) gli eletti, le loro qualità, le loro attività o inattività parlamentari, trovandosi questi dispersi e protetti nella fitta giungla dell’elefantiasi bicamerale. Due assemblee composte complessivamente da 945 membri elettivi impediscono qualsiasi trasparenza, l’effettiva conoscibilità dei comportamenti politici; favoriscono aggregazioni (e decisioni) politicamente irresponsabili”. Il dato italiano è poco incoraggiante: la Camera dei deputati, con i suoi 630 seggi, è la seconda assemblea rappresentativa per dimensioni in Europa, superata soltanto dalla House of Commons britannica (650 seggi) che, però, non è affiancata da un’altra assemblea elettiva. Anche in Francia e Germania, a fronte di una popolazione più ampia, il Bundestag e l’ Assemblée nationalesono leggermente meno ampi se confrontati con la Camera dei deputati 73. […]
73 Si riporta di seguito il numero di seggi di cui si compongono le camere basse o le assemblee unicamerali dei Paesi analizzati: Austria 183 (Nationalrat); Belgio 150 (Chambre des Représentants); Bulgaria 240 (Narodno Sobranie); Cipro 56 (Vouli Antiprosopon); Croazia max 160 (Sabor); Danimarca 179 (Folketing); Estonia 101 (Riigikogu); Finlandia 200 (Eduskunta); Francia 577 (Assemblée nationale); Germania 598 + max 15 (Bundestag), nella legislatura attuale i seggi sono 622; Grecia 300 (Vouli Ton Ellinon); Irlanda 166 (Dáil); Islanda 63 (Althingi); Lettonia 100 (Saeima); Lituania 141 (Seimas); Lussemburgo 60 (Chambre des Députés); Malta 69 (Il-Kamra Tad-Deputati); Norvegia 169 (Storting); Paesi bassi 150 (Tweede Kamer der Staten-Generaal); Polonia 460 (Sejm); Portogallo 230 (Assembléia da República); Regno Unito 650 (House of Commons); Rep. Ceca 200 (Poslanecká sněmovna); Romania 332 (Camera Deputaţilor); Slovacchia 150 (Národná rada); Slovenia 90 (Državni zbor); Spagna 350 (Congreso de los Diputados); Svezia 349 (Riksdag); Svizzera 200 (Consiglio nazionale); Ungheria 199 (Országgyülés).
Anche la stabilità nel tempo del sistema elettorale può essere considerata un valore degno di protezione: solo una legge elettorale di lunga durata è in grado di interagire con il sistema dei partiti al fine di consolidare e rafforzare la forma di governo; ovviamente a condizione di essere di per sé idonea allo scopo. Ne sono un chiaro esempio la legge elettorale tedesca che affianca e integra la forma di governo del cancellierato e la legge maggioritaria a doppio turno della V Repubblica francese. […] L’Italia, invece, attraversa una transizione politico-istituzionale che dura da circa venti anni e che è stata segnata da tre diversi sistemi elettorali nel breve arco di tempo che va dal 1992 (legge proporzionale) al 2006 e al 2008 (premio di maggioranza, legge Calderoli), passando attraverso le elezioni “para-maggioritarie” del 1994, del 1996 e del 2001 (legge Mattarella), con una forma di governo parlamentare da tutti criticata e tanto flessibile da potersi adeguare a qualsiasi dinamica elettorale, senza però garantire una normalità di funzionamento e una minima stabilizzazione del sistema politico. Nel quadro costituzionale italiano, la legge elettorale rientra a pieno titolo fra le scelte di carattere politico-congiunturale, a differenza di quanto accade nel grande maggioranza degli ordinamenti europei. […]

QUI potete trovare il testo completo.

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BREVE STORIA DEL SISTEMA ELETTORALE ITALIANO:

[…] Pochi ricorderanno che il crollo della cosiddetta «Prima repubblica» fu innescato dalla più che schiacciante vittoria che il fronte promotore, allora guidato da Mariotto Segni, ottenne, nel 1991, nel referendum sull’abolizione del «voto unico di preferenza»A questa, seguì, 18 aprile 1993, quella nel referendum abrogativo parziale della legge elettorale del Senato che condusse all’abolizione del sistema elettorale proporzionale di lista, nato con la Repubblica, e la sua sostituzione, il 4 agosto del 1993, con il cosiddetto «Mattarellum», il quale è rimasto in vigore fino al 2005, quando fu sostituito dall’attuale «Porcellum». […]

Referendum abrogativo del 1991 in Italia

Da Wikipedia:

Nel gennaio 1988, dopo annose discussioni e iniziative sfortunate, il politico DC Mario Segni con altri 30 esponenti di primo piano del mondo dell’economia, del sindacalismo, della cultura (fra gli altri Carlo Bo, Umberto Agnelli, Luca Cordero di Montezemolo, Rita Levi Montalcini, Giuseppe Tamburrano, Antonino Zichichi) lanciò il Manifesto dei 31, con il quale si chiedeva l’introduzione di una legge elettorale uninominale a doppio turno ispirata al modello francese. Il 14 gennaio Segni annunciò che dal Manifesto sarebbe nato un nuovo movimento di opinione. Il 22 aprile nasce a Roma il Movimento per la Riforma Elettorale e vi aderiscono circa 130 personalità, di cui la metà parlamentari. L’idea iniziale è quella di raccogliere le firme per una iniziativa di legge popolare, finché un anno dopo non si fa strada l’idea di agire per via referendaria.

Il 1º febbraio 1990 Segni ed altri depositarono presso la Cassazione richiesta di  referendum per eliminare nella legge elettorale per il Senato quella norma che rendeva i 238 collegi uninominali effettivi solo se un candidato raggiungeva il 65% dei voti.

Un secondo referendum viene depositato alla Cassazione una settimana dopo per chiedere l’abrogazione della preferenza plurima per la Camera dei Deputati e avere così un proporzionale puro con un’unica preferenza per elettore.

Il 13 marzo viene depositata una terza richiesta di referendum volta ad estendere il sistema elettorale maggioritario dei Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti anche a quelli superiori.

Il 10 aprile partì la raccolta delle firme. Il 2 agosto in Cassazione verranno depositate circa 600mila firme a quesito.

Il 17 gennaio 1991 la Corte Costituzionale boccerà due quesiti referendari, salvando solo quello sull’abrogazione della preferenza plurima alla Camera.

[…]

Furono respinti dalla Corte Costituzionale i due quesiti referendari che miravano all’introduzione del sistema maggioritario nelle leggi elettorali dei Comuni e del Senato, per cui la consultazione popolare avvenne solamente sul quesito sulle preferenze plurime nelle elezioni per la Camera dei deputati.

L’arma che molti partiti utilizzarono per contrastare la consultazione referendaria sulla preferenza unica per la Camera dei deputati fu l’appello ai cittadini per l’astensione. Celebri gli inviti di Craxi, Bossi ed altri ad «andare al mare» la domenica, invece di recarsi al seggio elettorale; nonostante questo, il 9 giugno 1991 gli italiani andarono a votare (62,5 % degli aventi diritto) e si espressero favorevolmente al cambiamento in misura straordinariamente larga: i sì superarono abbondantemente la maggioranza assoluta degli elettori; questo significa che, se anche tutti quelli che non si erano recati alle urne vi fossero andati e avessero votato “no”, il risultato non sarebbe cambiato.

NdItaliaCheRaglia: ma vi sembra che il quesito posto in questo referendum sia trasparente???

Riduzione preferenze Camera dei Deputati

Quesito: Volete Voi abrogare il decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361 (Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati), limitatamente alle parti seguenti: art. 4, terzo comma, limitatamente alle parole «attribuire preferenze, per»; art. 58, secondo comma, limitatamente alle parole «e indicando in ogni caso le modalità e il numero dei voti di preferenza che l’elettore ha facoltà di esprimere»; art. 59, secondo comma, limitatamente alle parole «Il numero delle preferenze e di tre, se i deputati da eleggere sono fino a 15; di quattro, da 16 in poi;»; art. 60, primo comma, limitatamente alle parole «nelle apposite righe tracciate» e limitatamente alle parole «dei candidati preferiti, compresi nella lista medesima»; sesto comma: «Se l’elettore non abbia indicato alcun contrassegno di lista ma abbia scritto una o più preferenze per candidati compresi tutti nella medesima lista, s’intende che abbia votato la lista alla quale appartengono i preferiti.»; settimo comma: «Se l’elettore abbia segnato più di un contrassegno di lista, ma abbia scritto una o più preferenze per candidati appartenenti ad una soltanto di tali liste, il voto è attribuito alla lista cui appartengono i candidati indicati»; ottavo comma, limitatamente alle parole «al numero stabilito per il Collegio» e limitatamente alle parole «rimangono valide le prime»; art. 61; art. 68, primo comma, punto 1), limitatamente alle parole «il numero progressivo della lista per la quale è dato il voto ed il cognome dei candidati ai quali è attribuita» e limitatamente alle parole «o il numero dei candidati stessi nella rispettiva lista secondo l’ordine di presentazione,»; art. 76, primo comma, n. 1) limitatamente alla parola «61»?

 

Legge Mattarella (o “Mattarellum”)

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LA SITUAZIONE ATTUALE:

Gerontocrazia

Da Wikipedia
Il termine gerontocrazia indica un sistema politico in cui il potere è detenuto dagli anziani. Essa si fonda sul grado di influenza ed autorevolezza che generalmente viene attribuito agli anziani, sul presupposto di una loro maggiore esperienza e di una riconosciuta probità. […]

Nell’ambito della politica moderna occidentale il termine viene usato, con intento polemico e denigratorio, per indicare l’età media molto avanzata degli uomini politici. Etichettando un governo democratico come gerontocrazia si intende stigmatizzare lo scarso ricambio della classe dirigente e la lentezza della carriera politica. Di norma si sottintende che entrambi i sintomi siano causati da un sistema politico fortemente clientelare.

http://www.lastampa.it/2012/06/11/blogs/entriamo-nel-merito/l-italia-e-un-paese-per-vecchi-vAEjUzWHn2kAeka68dz5yH/pagina.html

L’Italia è un “paese per vecchi”

di GIORGIO CAMPRI

[…] Il recente studio di Coldiretti ha, se ce n’era bisogno, sostanziato con i numeri una sensazione che da anni serpeggiava tra i giovani, ossia che abbiamo la classe dirigente più vecchia d’EuropaLa ricerca ci informa che l’età media della classe dirigente è di 59 anni, ben al di sopra della media Europea. Se poi si approfondisce la statistica si nota che si va dal “minimo” di 53 anni per i manager delle aziende private quotate in Borsa, ai “worst performer” rappresentati dai professori universitari (63 anni), dirigenti delle aziende partecipate statali (61 anni), dirigenti delle banche (67 anni). Anche il governo non fa proprio una bella figura, in quanto l’età media è di 64 anni, beh d’altronde è il governo dei professori, e visto il dato esposto precedentemente non ci si poteva aspettare altro! Nelle ultime 3 legislature sono stati eletti soltanto 2 under 30 su circa 2500 deputati, anche se il peso dei 25-29enni è pari a circa il 28 per cento della popolazione eleggibile (con più di 25 anni). Attualmente – precisa la Coldiretti – solo un deputato su 630 ha meno di 30 anni e appena 47 sono quelli under 40 mentre quelli over 60 anni sono 157. Per fare qualche esempio in Gran Bretagna David Cameron è diventato primo ministro a 43 anni, Tony Blair a 44, John Major a 47 e Gordon Brown a solo poco più di 50. […]

11/06/2012

http://italiadallestero.info/archives/9800

Attenzione al conflitto generazionale dell’italia

DI EDOARDO CAMPANELLA – 14 LUGLIO 2010
TRADUZIONE DI ITALIADALLESTERO.INFO

The Guardian

Con una gerontocrazia che esclude i giovani dall’economia e dalla politica, l’Italia potrebbe rappresentare un segnale allarmante per gli altri Paesi.

Tra gli innumerevoli effetti devastanti dell’attuale crisi finanziaria, uno dei più perniciosi nel mondo industrializzato è costituito dalla curva ascendente del tasso di disoccupazione fra i giovani […]. Quando i giovani cessano di essere il motore di un’economia, la crescita economica a lungo termine viene messa in pericolo, ed i conflitti sociali diventano una effettiva minaccia per l’ordinamento politico democratico.

In questo senso l’Italia rappresenta un caso limite, dal momento che persino giovani lavoratori altamente qualificati, benché solitamente oltre la soglia di età relativa al tasso di disoccupazione giovanile (in Italia pari al 29,5%),  vengono emarginati. […]

In quanto una delle società di più rapido invecchiamento al mondo, con un’economia ed un sistema politico inaccessibile ai suoi giovani, l’Italia presenta tutte le caratteristiche di una gerontocrazia. Stando a uno studio dell’Università Luiss, metà dei dirigenti di vertice nel campo degli affari e della politica hanno 60 anni o più. Inoltre l’istituto statistico nazionale, Istat, mette in rilievo che nel 2009 circa il 60% degli individui fra i 18 ed i 34 anni (ed il 30% di quelli fra i 30 e i 34) viveva con i propri genitori in conseguenza della propria incapacità a mantenersi da sé. Due milioni di persone nella stessa fascia di età venivano catalogati come “disoccupati, studenti o apprendisti”.

Il sistema scricchiola, ed i giovani italiani rischiano di diventare la prima generazione della storia moderna che sta peggio di chi l’ha preceduta. Non sorprende che il 79% della disoccupazione prodotta dalla crisi finanziaria è attribuibile a giovani lavoratori precari. Anche se il Paese è pur sempre lontano dagli impulsi radicali del 1968, la preclusione dell’Italia nei confronti dei propri giovani prepara il terreno per una rivolta generazionale.

Nel corso degli ultimi 30 anni l’Italia è caduta in una trappola da vecchiaia – un meccanismo auto-rafforzantesi per cui aspiranti pensionati (vecchi) si sono serviti del controllo del sistema politico per impedire alle nuove generazioni (la parte più dinamica ed innovativa della popolazione) di ottenere una fetta della torta. I giovani erano soliti credere che, da vecchi e con accesso al potere, il loro tenore di vita sarebbe stato almeno altrettanto alto di quello delle precedenti generazioni. Invece la gerontocrazia ha semplicemente realizzato i sogni di uguaglianza e sicurezza sociale delle vecchie generazioni a spese della gioventù attuale, che è stata caricata di uno schiacciante fardello di debito pubblico.

Generosi favori, andamenti demografici ed assenza di serie politiche familiari garantivano il mantenimento del contratto sociale, ora in pericolo. In primo luogo, gli alti livelli di debito limiteranno tanto i benefici sociali quanto la capacità dei futuri governi di scambiare favori con voti. In secondo luogo la globalizzazione, un sistema d’istruzione di bassa qualità ed istituzioni deboli generano incertezza ed insicurezza per i giovani, mettendo così in pericolo le prospettive di crescita dell’Italia – e quindi la prospettiva che le future generazioni verranno compensate in vecchiaia per una vita di sacrifici e duro lavoro.

Il processo, per sfuggire alla trappola da vecchiaia e permettere alle giovani generazioni di assumere un ruolo chiave nell’economia, può essere o graduale e relativamente indolore, oppure brusco e relativamente traumatico. Nel primo caso i politici realizzano riforme strutturali volte a ridistribuire costi e benefici fra le generazioni. Nel secondo ci troviamo di fronte ad uno scontro fra generazioni.

Questa situazione somiglia a quella di quelle organizzazioni in declino descritte nel pionieristico trattato di Albert O. Hirschman “Exit, Voice and Loyalty”. Quando la qualità di un’istituzione o di un sistema politico si abbassa, i suoi membri possono ritirarsi (“exit”), migliorare la situazione intervenendo direttamente (“voice”) oppure accettare passivamente il declino delle condizioni esistenti (“loyalty”).

In Italia prevalgono “ritiro” e “accettazione passiva”. Il primo può essere fisico (in base a certi studi, l’Italia è il solo Paese europeo che sta vivendo una “fuga” piuttosto che uno “scambio” di cervelli) o silenzioso (per esempio, bassa partecipazione al voto). Ma la difficoltà di avere un pensiero critico in un contesto di scarsa libertà di stampa, unitamente a trasferimenti di ricchezza interfamiliari a vantaggio dei giovani, mantengono la maggioranza fedele al sistema.

L’”intervento diretto” è in Italia quasi assente, perché l’insoddisfazione, per quanto diffusa, rimane di gran lunga insufficiente per poter far nascere un movimento di protesta organizzato. Invece “ritiro” e “fedeltà al sistema” allontanano la possibilità di crescita di quella coscienza collettiva di cui l’Italia ha bisogno per sfuggire gradualmente alla trappola da vecchiaia. Una volta che tutti i cittadini si renderanno conto della situazione sarà troppo tardi: il sistema sarà crollato e l’”intervento diretto” diventerà tanto forte che un conflitto intergenerazionale diventerà inevitabile.

Sarà un conflitto pacifico o violento? Nel primo caso, un eventuale partito dei giovani potrebbe servirsi delle istituzioni democratiche per far pressione in vista di radicali tagli ai benefici goduti dai vecchi. Nel secondo caso, delle proteste violente potrebbero portare a un’ondata rivoluzionaria simile a quella del 1968. Allora si trattò di contestatori che volevano liberare le classi svantaggiate dall’oppressione del capitalismo; ora invece essi potrebbero cercare di liberare le generazioni svantaggiate dalle pastoie della gerontocrazia.

Sfortunatamente, le tendenze demografiche rendono più probabile il secondo scenario, dal momento che i giovani saranno una minoranza, incapaci di conquistare il potere con mezzi democratici. […] è più urgente che mai che le vecchie generazioni comincino ad agire con saggezza. […]

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IL MODELLO A CUI DOVREMMO AUSPICARE:

Sinarchia

Da Wikipedia

La sinarchia è un ipotetico sistema di governo gerarchico, nel quale si è ammessi, si permane o si esce esclusivamente in base alla propria conoscenza e alle proprie capacità o, più precisamente, in base ai propri meriti. La parola sinarchia – dal greco συν syn (assieme) e ἀρχή arché (comando) – significa “governare assieme”. […]

Libro “Un grande paese. L’Italia tra vent’anni e chi la cambierà” di Luca Sofri

“Un grande paese” è la definizione che vorremmo poter dare dell’Italia, senza che ci scappi da ridere. È il futuro che vorremmo immaginare, il presente che invidiamo ad altre nazioni ma che non vediamo intorno a noi. Eppure, è il nostro modo di essere italiani, di sognare un grande paese, di fare come se lo fosse, disegnarlo e farlo diventare possibile: sono le nostre volontà e capacità di rendere condivise le cose di cui siamo fieri, quelle che ci sembrano giuste, quelle che ci sembrano belle. Come possiamo trasformare l’Italia da qualcosa a cui siamo affezionati in qualcosa di cui essere orgogliosi, almeno tra vent’anni, senza ricorrere ancora a Michelangelo e Domenico Modugno? “Ci sono le cose giuste e le cose sbagliate”, spiega Luca Sofri in questo libro: “e bisogna fare quelle giuste”. Rimettendo ognuno di noi al centro del problema, distinguendo tra il partire tutti uguali e l’arrivare tutti uguali, superando la pigrizia dell’”essere se stessi”. Con l’aiuto di Gobetti, Snoopy, Kennedy e Michael Jackson, Sofri indica una strada, che passa per la voglia di fare, la responsabilità di ognuno, la costruzione di un orgoglio e l’umiltà di accettare lezioni. Per avere “un grande paese” tra vent’anni, ma cominciando a lavorarci subito, domattina, e anche sul presto.

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Aggiornamento del 22 novembre 2012:

http://www.gustavopiga.it/2012/elezioni-recessive/

21 NOVEMBRE 2012

Elezioni recessive

[…] mi dico, cosa avverrà in Italia se le elezioni non daranno una maggioranza chiara e l’incertezza politica si protraesse? E con essa il calo degli investimenti e del PIL?

Continuiamo a giocare col fuoco. Una recessione protratta vuol dire maggiore instabilità sociale e dunque maggiore rischio di morte dell’euro. Quando ciò avverrà i becchini saranno i professori dell’”io l’avevo detto”. Ma che l’avessero detto o meno sarà irrilevante: conterà solo l’avere distrutto per miopia politica, nelle sue varie e idiotiche sfaccettature, l’Europa dei nostri figli.

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