Cercando di trovare delle motivazioni e di dare una spiegazione razionale al problema della mancata volontà da parte dei giovani italiani di dedicare il proprio tempo e la propria vita allo svolgimento di professioni di natura tecnico-scientifica, ho ritenuto adeguate e fondate le seguenti tre ragioni:

  1. il diffuso disprezzo e rifiuto della cultura scientifica da parte degli italiani trae le sue origini dalle metodologie didattiche utilizzate nelle scuole, che pretendono di insegnare in modo sistematico e nozionistico le materie scientifiche, senza incuriosire e stimolare gli studenti attraverso approcci storiografici ed esperienze applicative. Abbiamo dei licei scientifici e licei delle scienze applicate (appena introdotti in sostituzione dei licei scientifici tecnologici) che di scientifico e di applicato hanno ben poco, figuriamoci come possono essere messe le altre scuole ad indirizzo non scientifico!!!;
  2. il bagaglio di pregiudizi che la nostra società si sta trascinando da secoli a questa parte (di cui già Leonardo e Galileo si lamentavano!), che stereotipizzano e classificano gerarchicamente la cultura umanistica, considerata come cultura “alta”, e la cultura tecnico-scientifica, che viene notoriamente ghettizzata e diffusamente ignorata. E’ un po’ come sputare nel piatto in cui si mangia, come si suol dire: se oggi la nostra vita è resa semplice sotto ogni punto di vista (lavoro, hobby, comunicazione, divertimento), è solo e soltanto grazie alla tecnologia e grazie a tutte quelle persone che si sono dedicate a studiare delle discipline scientifiche, persone alle quali la società italiana sembra essere oggi incomprensibilmente ingrata. Parlando più in generale, la cultura umanistica, fatta di storia, letteratura, arte e filosofia, è riuscita a prevaricare dal punto di vista del prestigio ogni altra forma di cultura. Personalmente trovo che ciò sia profondamente ingiusto e sbagliato: non solo la cultura scientifica è stata uccisa, ma anche altre tutte le altre forme di cultura: musica, teatro, cinematografia, ma anche politica ed economia. Ogni aspetto della nostra vita è intriso di cultura, ma sembra che l’Italia consideri come cultura “vera” soltanto quella classica. Lo sviluppo della cultura dovrebbe invece essere un concetto a tutto tondo, capace di abbracciare ogni aspetto della nostra vita. Per questo la nostra mentalità è così chiusa, ingessata, ottusa e poco propensa ad accettare il cambiamento. Guardiamo solo al passato, a ciò che ormai è vecchio, ma non sappiamo adattarci al presente, non siamo in grado di evolverci e di costruire il futuro. Ma, come Darwin insegna, chi non si evolve prima o poi si estingue (estinzione che, proiettata nell’epoca odierna, è intesa come fallimento dello Stato);
  3. Ritengo infine che la colpa sia in parte attribuibile anche alla comunità degli scienziati, che non sono in grado di valorizzare la propria professione attraverso la comunicazione e l’apertura all’opinione pubblica. Essi non possono pretendere che siano i cittadini ad interessarsi di loro, ma dovrebbero al contrario essere loro ad andare in mezzo alla gente per far comprendere la scienza al maggior numero possibile di persone. Nella mia città esistono solo un paio di esempi di associazioni che, senza chiedere nulla in termini di denaro, organizzano conferenze su tematiche di natura scientifica aperte al pubblico. Sono associazioni piccole e purtroppo poco conosciute, tanto che l’affluenza a questi eventi è sempre molto di nicchia.

    La promozione e la diffusione della cultura scientifica dovrebbe essere, dal mio punto di vista, un obiettivo culturale primario da parte di tutte le amministrazioni pubbliche e di tutti coloro che si occupano di scienza, per professione o per diletto. 

L.D.

Il declino della cultura scientifica” di Giovanni Vittorio Pallottino – NUOVA SECONDARIA – N. 6 2004 – ANNO XXI

 

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Aggiornamento dell’1 marzo 2013:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/gaspare-polizzi/cammino-comune-delle-scienze-e-delle-arti/febbraio-2013

Libro “Contro l’autonomia. Il cammino comune delle scienze e delle arti” di Paul K. Feyerabend, a cura di Antonio Sparzani

[…] «Scopo primario è far sì che tutti gli uomini abbiano una visuale aperta, e che tutti abbiano un’opportunità, materiale e spirituale, di sviluppare le proprie idee in modo tale da mantenere quell’elasticità, quell’inventiva e quella capacità fantastica che rendono davvero deliziosa la compagnia di giovani intelligenti (e per lo specialista perfino imbarazzante)». Torna in definitiva il problema, oggi cruciale, della formazione dei giovani, da indirizzare verso una visione unitaria della cultura umana, insieme scientifica e artistica, e verso l’esercizio di una mente aperta e critica. 

25 febbraio, 2013

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Aggiornamento del 22 marzo 2014:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/news/dalle-conoscenze-alle-competenze-ecco-risultati-di-teco/marzo-2014

Dalle conoscenze alle competenze: ecco i risultati di Teco

Anvur ha presentato i risultati della sperimentazione TECO, la prima in Italia mirata al monitoraggio delle competenze generaliste degli studenti universitari. La sperimentazione si è concentrata sul monitoraggio delle capacità generali (le cosiddette generic skills), trasversali, e non collegate a nessun ambito scienti­fico o disciplinare, la cui presenza è un elemento essenziale nella formazione dei laureati. In particolare è stata valutata la capacità dei laureandi di esercitare il pensiero critico per risolvere problemi, prendere decisioni e comunicare in diversi contesti socio-economici e lavorativi.

Alla sperimentazione, durata 18 mesi, hanno partecipato 6.000 studenti volontari del terzo e quarto anno (circa 14.000 avevano presentato domanda) di 12 università italiane […].
“I giovani italiani riescono meglio dei loro colleghi stranieri nell’efficacia e tecnica di scrittura e nella lettura critica, anche se hanno risultati peggiori nell’affrontare questioni di tipo scienti­fico-quantitativo. I dati ci dicono che nel nostro Paese esiste ancora una forte separazione tra ambiti scienti­fici e umanistici. Potremmo de­finirlo ‘effetto Croce-Gentile’ per sottolineare come questo problema venga da lontano e affondi le sue radici nella storia della cultura italiana e non sia certo attribuibile a colpe della nostra Università”.

I risultati più importanti

[…] 3) Dal test emergono segni evidenti della persistenza nel nostro Paese di una separazione tra le cosiddette due culture: quella scientifi­ca e quella umanistica. Indipendentemente dal livello medio delle competenze acquisite alla ­fine degli studi universitari, i nostri laureandi mostrano in generale capacità logiche molto più dissociate fra la componente umanistica e quella scienti­fica rispetto a quanto osservato in altri Paesi. Ovvero gli studenti italiani ottengono ottimi punteggi nella parte “letteraria” del test o in quella “scienti­fico-quantitativa” ma mediamente ci sono pochi studenti che ottengono buoni punteggi in entrambe. […]

Secondo Fiorella Kostoris per risolvere le criticità che emergono dalla sperimentazione basterebbe applicare il decreto 270 del 2004 del MIUR, che richiede un’adeguata preparazione iniziale a chi si vuole iscrivere all’università. “Chi non avesse i requisiti dovrebbe ottemperare a una serie di obblighi formativi nel primo anno di corso per colmare le lacune. Se questa norma venisse adottata, la verifi­ca delle competenze iniziali potrebbe venire realizzata con strumenti come il TECO” ha commentato. “ANVUR ha deciso di promuovere la sperimentazione TECO per fornire alle Università un ulteriore importante strumento di autovalutazione basato su una valutazione ex-post degli apprendimenti degli studenti, in linea con quanto sta sempre più emergendo a livello europeo” […]

Ufficio Stampa Anvur – 15 marzo, 2014

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Aggiornamento del 17 giugno 2014:

Libro “Contro la modernità. Le radici della cultura antiscientifica in Italia” di Luciano Pellicani ed Elio Cadelo

In questo libro gli autori documentano che la società italiana, pur essendo entrata nella famiglia delle società industriali avanzate, continua ad essere caratterizzata da un diffuso e radicato analfabetismo scientifico quotidianamente alimentato dalla esiziale presenza attiva di ideologie radicalmente ostili alla scienza, alla tecnica e al mercato. Il che costituisce uno sconcertante paradosso storico, dal momento che sono proprio la scienza, la tecnica e il mercato i potenti motori di quella epocale rivoluzione in permanenza che siamo soliti chiamare modernizzazione. Il risultato è un libro indispensabile per prendere coscienza di ciò che il nostro Paese ha bisogno per evitare la deriva della regressione storica e per garantire un futuro alle nuove generazioni.

 

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