Si sono di recente viste diverse iniziative a vari livelli statali di riduzione della spesa nel campo dei disabili e dell’assistenza. Per evitare populismi e inveire in assenza di dati, riportiamo una puntata di focus economia che ha parlato dell’argomento: 18 settembre, S. Barisoni. Nella puntata si fa rifermento ad un articolo scritto da un disabile al Corriere della Sera,  nel quale, senza piangersi addosso, il giovane studente espone la sua situazione.

http://www.corriere.it/salute/disabilita/12_settembre_18/disabile-educatore_6ae22a52-016f-11e2-a63e-daa4ff219e76.shtml

LA LETTERA DI FRANCESCO, 17 ANNI, DISABILE

18 settembre 2012

Non «tagliate» il mio educatore

«A scuola senza di lui sarò di nuovo quello che ero: un ragazzo che non può far niente e che nessuno ascolta»

L’articolo parla dei tagli che sono stati fatti agli insegnanti di sostegno e che non gli permetteranno di avere più il suo tutore in quanto disabile. Una lettera schietta in cui non si piange addosso. In alcune scuole milanesi c’è il dimezzamento delle ore di assistenza agli studenti disabili, a cui il comune risponde quantificando il taglio in solo il 2%.

  • Dino Di Tullio, segretario nazionale di SFIDA (Sindacato Famiglie Italiane Diverse abilità)
  • Evelina Chiocca del Comitato italiano insegnanti di sostegno

197000 disabili su 8 milioni di studenti e 96000 posti di sostegno.

Il ministero prevede 4000 disabili in più con un aumento di 2000 posti di lavoro. 1/3 dei docenti ha contratto a tempo determinato. Il taglio è netto in tutta italia.

  • Di Tullio:

Ogni anno è una preoccupazione per le famiglie con i tagli che ci sono. Da giugno ci si preoccupa per settembre. Ci sono denunce dappertutto per il taglio sull’insegnante di sostegno. Tuttora ci si chiede come mai, dato che si preiscrive lo studente prima della fine dell’anno scolastico, a fine di settembre non si ha ancora l’insegnante di sostegno. Privare dell’insegnante di sostegno un disabile è come togliere gli occhiali ad un miope. Al ragazzo non viene data la possibilità di seguire il programma di classe.
Ma proprio sui più deboli bisogna fare i tagli? Se la Polverini annuncia 20 milioni di tagli in meno è una bella notizia (anzi, in realtà no perchè 20 milioni è proprio l’aumento che la giunta Polverini ha fatto rispetto alla precedente amministrazione), ma quei tagli non potevano essere fatti prima così da dare i soldi ad ospedali e assistenti sociali che invece hanno ricevuto tagli?
Anche per avere una carrozzina c’è un ostacolo burocratico impressionante, e questo solo per avvicinare queste persone al resto del mondo.
Un paese che ha i soldi per fare ponti sullo Stretto etc… non riesce a trovare i soldi per i disabili perchè sono finiti nelle spese di esercizio della pubblica amministrazione?
Addirittura da un punto di vista estetico la politica potrebbe rifarsi una visibilità aiutando i bisognosi, ma nemmeno in quello vediamo un riscatto…
Bisognerebbe protestare contro i politici visto che siamo in periodo elettorale. Parlare della disabilità è già tanto, ma purtroppo troppo spesso si sfrutta il fatto che le famiglie con disabili tendono a nascondersi, mentre invece dovrebbero tentare di uscire allo scoperto facendo squadra… I politici approfittano di questo silenzio, approfittano del fatto che i famigliari sono così impegnati nell’assistenza ai propri cari da andare a protestare davanti ai loro portoni. Ad ogni livello (Regione, provincia, comune…) e in ogni settore (trasporti, riabilitazione…) vengono fatti dei tagli. Bisogna dire basta. Nelle crisi vanno aiutati i più deboli, non penalizzati.

  • Chiocca:

La pesantezza dei tagli: l’origine sta nel contenimento della spesa e nella riorganizzazione scolastica. Nel 2009 abbiamo aumentato gli alunni per classe, diminuito i professori (le classi si sono sovraffollate) e tolto il tetto massimo di disabili per classe. Eppure sono state abolite nel ’77 per legge le classi differenziali. Sembra che stiamo invertendo il processo di integrazione: ci sono differenzialità di fatto nelle classi facendo lavorare insieme i disabili. Abbiamo quindi più carico ai professori per il numero di alunni e più carico per il numero di disabili. L’educatore è diverso dall’insegnante di sostegno in quanto determina la comunicazione e l’autonomia del disabile. Tutti gli insegnanti della classe sono responsabili del percorso formativo del ragazzo disabile, mentre il sostegno è appunto un aiuto al personale scolastico. Questa figura è quindi al di fuori del percorso di integrazione, ma con una classe di 30 alunni è difficile fare progetti che permettano loro di diminuire le distanze con i disabili. Se da una parte leggiamo nella costituzione che “La Repubblica garantisce e riconosce i diritti inviolabili dell’uomo ed è suo compito rimuovere gli ostacoli economico sociali che limitano nei fatti la libertà e l’uguaglianza dei cittadini etc…” nella realtà dei fatti andiamo invece a tradire queste nostre intenzioni. Qualunque taglio all’assistenza verso i deboli deve essere l’ultimo taglio considerato. L’ultimo.

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Aggiornamento del 24 giugno 2014:

http://www.corriere.it/inchieste/reportime/societa/disabili-scuola-quando-tagli-sostegno-sono-fuorilegge/a31c2f28-f4b4-11e3-8a74-87b3e3738f4b.shtml

Disabili e scuola, quando i tagli al sostegno sono fuorilegge

Da quasi 40 anni l’Italia ha una delle legislazioni più avanzate al mondo in tema di inclusione scolastica dei disabili. Peccato però che abbia smesso di applicarla

[…] A stabilire a quante ore di sostegno abbia diritto il singolo ragazzo è un documento ufficiale redatto assieme da insegnanti, genitori ed educatori. Peccato che poi le ore di sostegno effettivamente riconosciute siano sempre di molto inferiori a quelle richieste. Una forzatura dettata dalla logica dei tagli lineari, ma che sempre più genitori e organizzazioni sindacali si sono convinti sia del tutto illegale. […]

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