Spesso ai media piace travolgerci, affascinarci ed un pochino spaventarci, facendoci immaginare scenari futuristici e visionari che descrivono un ipotetico futuro fantascientifico, un “fantafuturo“, ad elevata densità tecnologica, nel quale ogni gesto quotidiano viene svolto (e stravolto) con estrema semplicità, grazie all’utilizzo di tecnologie innovative e alla portata di tutti. Immaginare come sarà il mondo tra un secolo è una sfida divertente e appassionante, ma mi domando questa cosa: non sarebbe meglio se, prima di immaginarci come degli evolutissimi e intelligentissimi uomini-cyborg, cercassimo di capire se ad oggi siamo sufficientemente in possesso delle conoscenze necessarie per comprendere a fondo l’utilità delle tecnologie che nel futuro prossimo ci verranno messe a disposizione, senza essere strumentalizzati dall’economia come sta accadendo attualmente? In altre parole, siamo sufficientemente evoluti culturalmente per poter affrontare consapevolmente le sfide tecnologiche che ci attendono, oppure siamo come dei bambinetti che aspettano di avere la macchinina elettrica solo perchè l’hanno vista alla pubblicità e non sanno che esistono anche delle macchinine molto più tecnologiche e divertenti, che magari sono alimentate da fonti rinnovabili, oppure si trasformano in navi ed aeroplani, o che esistono kit di montaggio che permettono al bambino di costruire ed elaborare la propria macchinina assecondando e stimolando la sua creatività? Il rischio, con tutte queste tecnologie che ci allettanno ed annebbiano il pensiero, è quello di diventare completamente ebeti e di comprare vagonate di oggetti inutili (quelle che Balasso chiama “TECNOCAZZATE“, vedi l’articolo “Invidia e desideri insoddisfatti come motori del consumismo“), che ci vengono propinati come necessari ed irrinunciabili. E’ lo stesso tema, proposto in altra salsa, già trattato nell’articolo “E’ meglio avere delle città intelligenti oppure… dei cittadini intelligenti?“: se non ci ficchiamo bene in testa che, per non essere strumentalizzati dall’economia, non possiamo rimanere “zapponi” ma dobbiamo impegnarci almeno un minimo nello studio ed applicarci nell’acquisizione delle conoscenze necessarie, saremo solo delle piccole pedine in balìa del mercato. Dovremmo essere noi consumatori a dirigere il mercato, mentre oggi è il mercato che comanda noi (oltretutto illudendoci che sia il contrario!!!).

Il consumatore consapevole è colui che prima impara, poi riflette, critica oppure elogia, ed infine, soltanto alla fine di questa analisi personale, decide se comprare od ignorare.

Immaginiamo pure il futuro, ma nel frattempo cerchiamo di capire un po’ meglio il presente…

L.D.

http://www.lescienze.it/edicola/2012/09/28/news/fisica_del_futuro-1279272/

Fisica del futuro

28 settembre 2012

Libro in vendita con la rivista mensile “Le Scienze” di ottobre di Michio Kaku

Quale futuro prossimo ci riserva il progresso della scienza e della tecnologia? La domanda è insidiosa, la visione del domani è una prateria irresistibile per la mente e il rischio di tracimare nel campo della fantascienza è sempre dietro l’angolo, soprattutto se a rispondere sono non addetti ai lavori. Se però la stessa domanda è posta a un nutrito gruppo di ricercatori di prim’ordine in settori di avanguardia, ecco che l’insieme delle risposte restituisce un quadro verosimile dei giorni che verranno.

Ed è stato proprio questo il metodo seguito da Michio Kaku in Fisica del futuro, il volume in edicola con «Le Scienze» di ottobre. Il fisico statunitense, uno dei massimi esponenti della teoria delle stringhe e noto anche per essere un divulgatore di razza, autore di diversi bestseller, ha intervistato 300 colleghi, tra i quali diversi premi Nobel, e visitato numerosi laboratori e centri di ricerca, con l’obiettivo di tracciare un quadro del mondo di domani, o meglio del mondo delle tecnologie e delle conquiste scientifiche che plasmeranno la vita dell’umanità nel prossimo secolo.
Non tragga in inganno il titolo, il ritratto del futuro elaborato da Kaku grazie al contributo dei suoi colleghi non riguarda solo la fisica, con cui però a molto a che fare. È una visione a 360 gradi, che affronta medicina, energia, intelligenza artificiale, un’integrazione tra noi e i robot, nanotecnologie e viaggi spaziali, con una digressione anche in ambiti attualmente considerati poco influenzati da scienza e tecnologia. E così Kaku si chiede, e chiede ai suoi interlocutori, quale sarà il futuro del lavoro, come sarà organizzata la società del prossimo secolo, quali scenari economici, sociali e demografici si possono immaginare per il 2100.

Il mondo del futuro prossimo è riassunto nell’ultimo capitolo, in cui l’autore racconta una tipica giornata di un uomo. John ha settant’anni per l’anagrafe, ma ha l’età biologica di un trentenne, perché nel 2100 l’invecchiamento si può curare, è alle prese con programmi che gestiscono casa e comunicano con interfacce sulle pareti dell’appartamento, la sua salute è tenuta sotto controllo da sensori per proteine e DNA che analizzano all’istante le molecole espulse dal corpo per analisi di routine, grazie a cui prevenire le malattie, indossa lenti a contatto con microchip che permettono di essere subito in rete e ottenere le informazioni che si desiderano.

La macchina di John è a levitazione magnetica, permette di arrivare al lavoro in un attimo e con un minimo consumo di energia. L’azienda per cui lavora si occupa di robot, che sono comandati a distanza, non importa dove si trovino: da Marte, su cui si sta completando la prima colonia terrestre, alla diga che protegge New York dall’innalzamento del livello del mare. La società in cui vive John è globale e senza conflitti. Nel mondo del 2100 la guerra è solo il triste ricordo di un passato che non tornerà mai più.

«Innovazioni e scoperte stanno cambiando l’intero panorama economico, politico e sociale, rovesciando le vecchie credenze e i pregiudizi cui eravamo legati. Siamo destinati a trasformarci in quegli stessi dèi che una volta adoravamo e temevamo», afferma Kaku, sottolineando che i prototipi di tutte le tecnologie da lui citate esistono già (li ha provati in prima persona durante le visite ai centri di ricerca), e che ogni progresso scientifico illustrato è corrente con le leggi della fisica attualmente conosciute. Non ci resta che aspettare, quindi. E sfogliare le pagine del libro per un viaggio nel futuro che verrà qualcuno.

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Aggiornamento del 19 ottobre 2013:

http://www.lescienze.it/lanci/2013/04/10/news/cnr_un_viaggio_nellitalia_del_futuro-1608268/

CNR: Un viaggio nell’‘Italia del futuro’

[…] Il percorso espositivo, progettato dalla Sezione divulgazione scientifica dell’Ufficio promozione e sviluppo collaborazioni (Cnr-Psc) su un’idea di Manuela Arata, è articolato in cinque sezioni: in ‘Un nuovo Made in Italy’ sono presenti dispositivi tecnologici sviluppati dall’Ente quali i tessuti ‘a lavatrice zero’ (Istec-Cnr), i sensori elettronici per la rilevazione di CO2 nelle bottiglie di vino (Cnr-Ifn), e dispositivi fotovoltaici di terza generazione (Cnr Nano e Iit). Dall’Insean-Cnr provengono i modelli di carene di motoscafi e navi militari utilizzati per prove di idrodinamica che costituiscono l’area dei ‘Trasporti’, mentre nell’area ‘Medicina’ sono presenti, tra l’altro, gli impianti ossei di ultima generazione ‘Bone Aid’ (Istec-Cnr) e i sistemi per la riabilitazione degli arti sviluppati dall’Iit ‘ArBot’ e ‘WristBot’. […] “Questa mostra è uno spaccato rappresentativo dell’eccellenza scientifica italiana, che dimostra in modo creativo e intrigante quanto la ricerca sia importante e utile per la crescita e il miglioramento delle condizioni di vita in ogni Paese. Un invito a sostenere gli investimenti in ogni settore della conoscenza, anche in tempi di crisi globale”, afferma il Presidente del Cnr Luigi Nicolais. […] A cura di Istituto italiano di tecnologia e Sant’Anna è la sezione di ‘Robotica’, con una copia del robot umanoide ‘iCub’ e la zampa idraulica del robot quadrupede ‘HyQ’, del robot per la raccolta differenziata ‘DustCart’, e del prototipo di braccio robotico ‘Octopus’. […] Nella sezione dedicata ad ‘Archeologia e beni culturali’, invece, il Cnr presenta la ricostruzione virtuale della tomba etrusca Regolini-Galassi (Itabc-Cnr) e il portale del Museo virtuale dell’Iraq (Ibam-Cnr), oltre a una postazione interattiva sulle missioni archeologiche al di fuori del territorio italiano sostenute dal ministero degli Affari Esteri. L’Istituto nazionale di fisica nucleare, infine, cura la ‘Fisica delle particelle’ con una postazione virtuale che permette di visitare i laboratori del Gran Sasso, alcuni dei mattoncini utilizzati nell’esperimento ‘Opera’ per la rilevazione di neutrini e un exhibit interattivo che riproduce le collisioni di particelle. […]

10 aprile 2013

Sito della mostra:

www.italiadelfuturo.cnr.it

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