• DARE FIDUCIA ALLE NUOVE IDEE

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Lettera ad un Imprenditore Illuminato

pubblicata da An Italian Tale il giorno Lunedì 17 settembre 2012 alle ore 23.44

QUESTA E’ UNA LUNGA LETTERA CHE HO SCRITTO AD UN IMPRENDITORE IMMAGINARIO.  E’ UN PO’ LUNGA, MA RISERVA UN FINALE INASPETTATO A CHI HA LA PAZIENZA DI LEGGERLA TUTTA.

Caro Imprenditore Illuminato,

mi chiamo Fabio, e sono un giovane ricercatore che da 3 anni lavora fra Italia e Stati Uniti. Se stai leggendo questa lettera, probabilmente saprai tutto su An Italian Tale. Non so che idea ti sei fatto sulla mia storia, né qual è la tua opinione rispetto al mio lavoro con il National Park Service americano. Non so nemmeno cosa pensi del futuro o dei nostri politici. Non so cosa ne pensi dei “poteri forti”, della fame nel mondo e della nuova sonda su Marte. Non so se credi in Dio oppure no, se sei gay, etero o transgender. Non so nulla di te e, onestamente, nemmeno mi interessa. Se ho deciso di scriverti oggi è solo perché ho avuto un’idea che desidero condividere con te.

PREMESSA

Forse hai già sentito parlare della legge di Pareto.  Dice che in un sistema (biologico, sociale o economico), il 20% degli elementi condiziona l’80% dei risultati. La legge di Pareto viene utilizzata da sempre in una miriade di campi, e qualche giorno fa ho pensato di applicarla al settore delle intuizioni imprenditoriali. Se Pareto ha ragione (e ti assicuro che ce l’ha), significa che su 100 intuizioni imprenditoriali, 20 genereranno l’80% della futura ricchezza di un Paese. Ecco perché negli ultimi tempi sono nate tante organizzazioni che “incubano” giovanissime startup e cercano di portarle al successo.

Il processo è più o meno sempre lo stesso:  proponi un’idea corredata da studio di fattibilità, analisi dei competitor, revenue strategy, e tutta un’altra lunga serie di elementi sulla base dei quali puoi ragionevolmente ritenere che la tua baby azienda avrà un gran successo. In pratica metti la tua intuizione imprenditoriale dentro un frullatore preparato da qualche bravo consulente e che gli addetti ai lavori chiamano business canvas:  se resiste, sei pronto per diventare il nuovo Steve Jobs, se non ce la fa è il caso che ti cerchi un lavoro come impiegato delle poste (o un ricercatore come me!). Intendiamoci, gli incubatori hanno un intento nobilissimo e rappresentano un aiuto prezioso, che cerca di scoprire quel fatidico 20% su cui puntare tutto.

Il problema è che ci vuole un lavoro pazzesco per presentarsi ad una di queste iniziative, un lavoro talmente grande che chi riesce a portarlo a termine è solitamente già abbastanza “strutturato” da non avere un vero bisogno di un incubatore. E poi c’è un’altra questione, tutt’altro che marginale. Ti sei mai chiesto che fine fa il restante 80% delle idee? Tante muoiono nell’istante stesso in cui vedono la luce, altre vacillano e poi si spengono lentamente. Ma soprattutto tante idee non fioriscono perché non trovano il terreno giusto, le condizioni a contorno necessarie per farle sbocciare.

Sai quante idee mi vengono proposte ogni anno dai ragazzi delle università in cui insegno?   DECINE.

Ogni volta che mi cercano non ho un posto in cui mandarli, non ho un modo per accettare la sfida che mi lanciano e questo “desiderio di costruire” che portano nel cuore. Non posso fare nulla per loro. Sono andato avanti così per anni, accettando mio malgrado di vedere tante buone intuizioni, tante buone idee (comprese le mie) finire nella spazzatura. Fino a quando, qualche notte fa, mi sono svegliato di soprassalto con un pensiero in testa.

PROPOSTA

Mi sono detto: se vuoi dare ad un’idea una possibilità di prendere il volo devi darle il terreno giusto su cui crescere.  E questo terreno sono le imprese che già esistono.”  

Quante aziende italiane cercano un nuovo spunto per rilanciarsi nel mercato ma non hanno uno straccio di idea nuova su cui puntare?  Quanti ragazzi cercano un’opportunità per dimostrare al mondo che le loro idee hanno un valore ma non hanno i mezzi per arrivare al mercato? Sono come due innamorati che si sono persi, come le due metà della mela che stentano a ritrovarsi. Sono senza dubbio una situazione in cui domanda e offerta si stanno cercando disperatamente ma non riescono proprio incontrarsi.  Forse per sempre.

Perché nessuno crede veramente nell’opportunità dell’incontro con l’altro. Perché nessuno dei due è abbastanza umile da concedere all’altro un’opportunità vera.

E allora dobbiamo dare l’esempio.

Se solo lo creassimo, questo esempio, accenderemmo una scintilla nel buio siderale in cui ci troviamo ora. E sarebbe tutto diverso, forse per un attimo, forse per sempre.

Ecco perché ti ho scritto questa lettera, caro imprenditore illuminato. Perché cerco una persona che abbia ancora il coraggio di tornare a fare il suo mestiere, qualcuno che abbia ancora la forza di investire in un’idea perché ci vede una possibilità di crescita per la sua azienda. Cerco un uomo degno di questo nome, che si metta del tutto in discussione e che spalanchi le porte della sua azienda ai contributi di un ragazzo che dentro ci può portare l’unica cosa che ha:  le proprie idee ed il proprio entusiasmo.

Cerco un mentore, una guida, un Virgilio che accompagni silenziosamente il proprio Dante nell’insidioso cammino che è chiamato ad affrontare. Sì, ti sto chiedendo di uscire allo scoperto e di dire al mondo che sei pronto ad accettare questa sfida, che sei pronto ad adottare un’idea e darle il terreno per crescere. Sì, ti sto chiedendo di investire i pochi soldi che ti rimangono, il tuo tempo, i tuoi impianti, la tua distribuzione commerciale ed il tuo know-how solo per finanziare un’intuizione di un giovane che sceglieremo insieme. Voglio un volto, un nome ed un indirizzo a cui mandare quell’80% di studenti che hanno un’idea ma non un fottuto canvas con cui spaccarla in quattro di fronte al guru di turno. Voglio metterteli davanti, quei ragazzi, e farti chiedere da loro se sei pronto ad investire sulla loro intuizione. Voglio che la prossima volta che si presenteranno da me io potrò dire loro:  bene ragazzo, c’è qualcuno che dovresti conoscere. E voglio che quel qualcuno sia tu, e che ora tu abbia il coraggio di mandarmi una mail e di far sapere al mondo che sì, tu sei un imprenditore illuminato.

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  • RISPETTO PER L’AMBIENTE (ECOSOSTENIBILITA’)

http://wisesociety.it/ambiente-e-scienza/aziende-piu-competitive-se-sostenibili/

Aziende più competitive se sostenibili

Una ricerca mostra come le perfomance di un’azienda, e di un Paese, siano migliori se questa investe in una sostenibilità reale e non di facciata. Ma l’Italia è solo al 27esimo posto del ranking

Francesca Tozzi – 19 ottobre 2012
Un sistema produttivo sostenibile è quello di cui abbiamo più bisogno sia perché l’ambiente è già abbastanza compromesso e le risorse contate, sia perché dà un notevole valore aggiunto alle imprese che sanno investire in operazioni che non siano di mero green washing. Quali sono e quante sono? Per capirlo Rga, società di consulenza in materia di ambiente, sicurezza e responsabilità sociale, ha realizzato un report sul rapporto fra sostenibilità e competitività insieme a Sap e GreenBusiness e l’ha presentato durante il Sap Sustainability Forum. Dal report “Tempi insostenibili” emerge che le aziende che hanno già iniziato a integrare la sostenibilità nel loro business raccolgono risultati e continuano a investire mentre le imprese attratte dalla sostenibilità per un effetto moda si sono rese conto che non applicarla seriamente rappresenta più un costo che un’opportunità.Sia per le aziende italiane che per quelle straniere, la sostenibilità è un fattore di successo sul mercato. Ai primissimi posti in classifica tra i Paesi più competitivi e sostenibili, figurano Svizzera e Singapore seguiti da Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, mentre l’Italia si piazza solo al 27esimo posto nonostante abbia un Pil tra i primi 10 Paesi oggetto di analisi.Lo studio ha messo a confronto le risposte di più di 50 importanti aziende italiane con i risultati di indagini internazionali e ha tracciato la mappatura dell’indice di competitività sostenibile di circa 40 Paesi mettendo in evidenza la correlazione fra sostenibilità e competitività: le aziende più sostenibili sono quelle più competitive e, viceversa, le imprese più competitive sono anche quelle più sostenibili. Nonostante l’ambiente figuri solo al sesto posto fra i benefici attesi, nei prossimi anni gli interventi più significativi delle nostre aziende saranno dedicati principalmente alla tutela dell’ambiente, alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni, all’aumento dell’utilizzo di energie rinnovabili.

http://www.ingenio-web.it/Notizia/324/Legambiente:_100_esempi_di_green_economy.html

Legambiente: 100 esempi di green economy

del 02/07/2012

Legambiente ha presentato a Roma alcuni giorni fa cento imprese italiane che puntano sull’innovazione ecosostenibile.

Tra le imprese di ecosostenibilità, citate c’è Novamont, la maggiore azienda europea per la produzione di bio-plastiche da fonti rinnovabili, che costituirà la società Matrica (madre, in sardo) bonificando e rivitalizzando l’ex polo petrolchimico di Porto Torres.

In Liguria è presente l’abitazione più ecologica d’Italia: La Casa dei Vigili del Fuoco di Albenga con 24 appartamenti, un piano terra di 800 metri quadri destinato a uffici pubblici. Tutto a consumi zero: riscaldamento, condizionamento estivo, acqua calda sanitaria e per elettrodomestici, energia elettrica per usi comuni, inoltre son state adottate luci a led, una pompa di calore geotermica alimentata dal fotovoltaico, pannelli solari termici integrati architettonicamente, isolamento differenziato secondo l’esposizione delle faccia materiali naturali quali sughero, lana di legno, lana di pecora, fibra di legno mineralizzata, tutti provenienti dal riciclo.

Inoltre viene ricordato il parco della Maiella: circa 13 milioni di euro annui, per oltre 100 attività di artigianato artistico con 240 addetti e 9mila aziende agricole, 20 prodotti agroalimentari tipici del territorio. E ancora, un’offerta di turismo naturalistico supportata da una rete di 160 ristoranti e trattorie, 100 alberghi e 83 strutture extra alberghiere. L’area protetta, che si estende per più di 74mila ettari, interessa 39 Comuni delle province di Pescara, L’Aquila e Chieti.

A Terranuova Bracciolini, provincia di Arezzo, la californiana Power One è proprietaria di uno stabilimento che produce inverter per eolico e fotovoltaico; componente che trasforma in corrente alternata la tensione continua generata da fonti rinnovabili.

In Campania gli orti urbani e sociali di Legambiente sono già realtà, da dieci anni. Nel parco archeologico di Pontecagnano se ne contano ormai una sessantina, affidati ad anziani in pensione: producono melanzane, zucchine, peperoni e pomodori, secondo i metodi dell’agricoltura biologica. A Eboli invece si applica l’Horticultural Therapy per pazienti diversamente abili o con disabilità psichiche. E sono 18 gli orti sociali e didattici di Succivo. Poi ci sono quelli urbani e digitali del progetto Nonnet: i pensionati insegnano agli studenti campani la coltivazione biologica e i ragazzi diventano tutor per l’alfabetizzazione digitale degli over 60.

A Pontedera, la società Revet, specializzata nel recupero e trattamento dei rifiuti, si è impegnata in un progetto di ricerca sul riutilizzo delle cosiddette plastiche eterogenee realizzando manufatti come vaschette, piatti e bicchieri usa e getta, pellicole da imballaggio.

Inoltre è stata menzionata la scuola di Favignana che rimaneva spesso chiusa durante l’inverno, per mancanza di personale a causa delle difficoltà logistiche, e questo motivo numerose famiglie erano costrette a trasferirsi altrove. L’Istituto Comprensivo Antonino Rallo di Favignana, Levanzo e Marettimo ha deciso di risolvere questo problema nel 2006, sfruttando la tecnologia della formazione a distanza, di conseguenza molte famiglie son tornate nell’isola.

RAPPORTO 2012 “GreenItaly: l’economia verde sfida la crisi

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  • LAVORO COLLABORATIVO

Si tratta di un aspetto che in Italia dovremmo proprio migliorare tutti quanti: all’estero vedono noi italiani proprio come delle persone che sanno lavorare bene se prese singolarmente, ma che hanno una scarsissima capacità di collaborare. Per questo, quando una delle competenze richieste è appunto la capacità di saper lavorare in team, gli italiani vengono generalmente scartati…

http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2012/10/una-social-organization-e-una-direzione-hr-20-in-italia-sono-impossibili-falso-il-caso-ottica-avanzi.html

“Una Social Organization e una Direzione HR 2.0 in Italia sono impossibili. FALSO!” Il caso Ottica Avanzi

di Marco Minghetti & The Living Mutants Society – 24 ottobre 2012

Il lavoro collaborativo è veramente possibile? La social organization è una opzione praticabile o è destinata a restare un’utopia, soprattutto in un Paese come il nostro? “In Italia non c’è gusto ad essere intelligenti”, titola un aureo libretto di Roberto “Freak” Antoni: figuriamoci che senso può avere tentare di svilupparne l’intelligenza collettiva! Del resto se siamo agli ultimi posti per competitività ed innovazione nel mondo è anche perchè la  classe dirigente delle nostre aziende è lontanissima dall’applicare (e persino dal comprendere a fondo, anche se talvolta è abilissima a declamare) i principi di co-generazione di valore, apertura, convivialità caratteristici di quella che McKinsey chiama la social economy. […]

[…] celebrazione del Premio Innovazione per la Gestione delle Risorse Umane promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano. Il riconoscimento, udite udite, è stato assegnato ad Ottica Avanzi […] per la realizzazione di un Social Portal […] come backbone di un processo di cambiamento ispirato ai nuovi modelli organizzativi 2.0. Desideroso di saperne di più, ho chiesto a Fabio Bernardi, Direttore HR in Ottica Avanzi dal 2008 […] di rispondere ad alcune domande. Ecco la conversazione che ne è seguita. […]

M.M: Come nasce e in cosa consiste il Progetto Social Portal?

F.B: Il rapporto coi clienti esterni ed interni è sempre stato improntato ad una grande velocità nello scambio delle informazioni per poterne trarre indicazioni operative e raccogliere puntualmente i feedback provenienti dalla periferia. […]

M.M: La scelta di puntare su un Social Portal indica che avete scelto la Comunicazione Interna come leva strategica per il cambiamento?

F.B.: Dovevamo cambiare il sistema (anche informativo) che avevamo a disposizione, di tipo piuttosto tradizionale: una intranet statica, circolari informative, mail; abbiamo quindi deciso di rivoluzionarlo per rafforzare e diffondere capillarmente la cultura di Avanzi, mantenere un forte focus sul business e valorizzare le conoscenze e le competenze di tutte le persone dell’organizzazione. […]

M.M. :  Si può dire che il Social Portal rappresenta l’architrave di un processo teso a far divenire  Ottica Avanzi una “Social Organization”,  ovvero “una impresa che consente ad un vasto numero di persone di lavorare collettivamente valorizzando al massimo grado le singole riserve di competenza, talento, creatività ed energia”?

F.B.: A parte alcune fisiologiche difficoltà e livelli diversi di alfabetizzazione informatica, possiamo sostenere di aver iniziato un percorso per diventare una Social Organization e di non avere avuto grosse difficoltà di adozione. Abbiamo optato per un graduale approccio all’adozione e una formazione mirata alle persone/utilizzatori; abbiamo cercato inizialmente di coinvolgere i dipendenti sui concetti generali che motivavano i cambiamenti, ingaggiandoli e coinvolgendoli, facendo diventare le persone protagoniste attive del cambiamento. Abbiamo sempre creduto molto nella formazione dei collaboratori, abituandoli gradualmente anche all’utilizzo delle nuove tecnologie (un esempio è il nostro programma di e-learning); è chiaro che all’inizio è necessario perdere le vecchie abitudini per adottare metodi più efficaci ed efficienti, mettendo in conto il tempo necessario all’apprendimento e alla sua metabolizzazione. Inizialmente abbiamo puntato sull’adozione delle cosiddette video pillole che hanno permesso di semplificare il processo di apprendimento delle caratteristiche e delle potenzialità del portale e una sua più veloce adozione.

M.M: Quanto è stato decisivo il passaggio dal concetto tradizionale di famiglia professionale a quello di learning community per la valorizzazione del talento individuale e dell’intelligenza collettiva?

F.B.: Sono state create delle comunità virtuali dove raccontare alle persone dove si sta andando, cosa sta cambiando e cosa ci si aspetta; sono state sviluppate nuove modalità di confronto sugli andamenti aziendali per rafforzare il presidio nei diversi livelli organizzativi; abbiamo creato degli spazi dove presentare le campagne promozionali, mettere a disposizione materiali, fornire chiarimenti e suggerimenti, diffondere e discutere i risultati; non da ultimo vogliamo condividere le conoscenze sulle tecniche di successo e le best practise aziendali. Vogliamo “scovare” i talenti e gli esperti a tutti i livelli.

M.M: Quando Nolan e Kaplan lanciarono l’idea di una Balanced Scorecard per la misurazione delle performance che consentisse anche di valutare gli asset intangibili, sostennero che il sistema da loro proposto era prima di tutto un sistema di Comunicazione Interna. Mi sembra che la vostra filosofia sia molto simile a questa.

F.B.: Attraverso il portale Websphere vengono generati e pubblicati quotidianamente dei Key Performance Indicator (KPI), profilati sulla tipologia di utente che li visiona, che in maniera grafica ed intuitiva trasmettono a tutti i livelli aziendali la “percezione” dei risultati aziendali in relazione agli obiettivi prefissati. […]

M.M.: Una Social Organization è connotata da principi-guida del tutto antitetici rispetto a quelli tradizionali. Vuole indicare quali sono quelli più presenti in Ottica Avanzi e in quale modo specifico si realizzano (nel sistema organizzativo, nelle prassi operative, nella cultura aziendale, nel sistema di leadership e di competenze, eccetera)?

F.B.: Abbiamo finalmente la possibilità di intercettare tutti i segnali (compresi quelli deboli) provenienti dal basso[…] abbiamo riscontrato un miglioramento nella qualità della formazione (integrando il sistema di formazione a distanza) e la conoscenza del prodotto, nonché la possibilità per tutti i collaboratori di incrementare la visibilità ed il relativo rewarding. Stiamo passando da una logica di: tu – i tuoi colleghi di store – l’azienda ad una logica di: tu – tutti i tuoi colleghi – le tue comunità, ovvero da una comunicazione frammentata ad una comunità organizzata di interessi comuni.

M.M: Ultimo tema: passare da un modello organizzativo top down ad uno tendenzialmente orizzontale e collaborativo, richiede un impegno rilevante non solo sotto il profilo tecnologico ma sotto quello del rinnovamento di politiche e strumenti di HR (formazione, comunicazione, modello delle competenze, sistemi retributivi, eccetera). Non a caso il Premio è stato vinto non per la Comunicazione Interna ma per la Gestione delle Risorse Umane. Come si sta muovendo la funzione HR di Avanzi su questo fronte?

F.B.: […] E’ chiaro che questo modello 2.0 impone a tutta l’azienda (dietro la spinta HR e della Direzione Generale) maggiore trasparenza, equità e meritocrazia; non è più possibile mantenere “il segreto” utilizzando un approccio di questo tipo.

Tutti i tool precedentemente utilizzati sono stati rivisti in una logica social e collaborativa: un esempio è che  il processo e gli strumenti di valutazione delle competenze sono stati ridefiniti attraverso una comunità virtuale di lavoro, dove anche coloro “ai confini dell’impero” hanno potuto fornire contributi ed ottenerne un riconoscimento.

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