Alla fine a pagare sono sempre i più deboli, in questo caso la ricerca. Da sempre, in questo blog, sosteniamo l’importanza e la necessità di investire in ricerca, in quanto, dal nostro punto di vista, è la sola vera arma contro la crisi economica attuale e contro le crisi che potranno sopraggiungere in futuro. Bisognava accorpare anche le province, attraverso la spending review, eppure le province sono ancora tutte al loro posto, anche se costano molto più degli enti di ricerca, ed io sono piuttosto convinta che ci resteranno ancora a lungo: il campanilismo della classe politica sta ostacolando la procedura di riordino, i dirigenti stanno prendendo tempo, dovranno pensarci, ripensarci, mettersi d’accordo, non andare d’accordo, ripensarci di nuovo, eccetera eccetera (vedi l’articolo “La spending review che vorremmo: accorpare non solo le PROVINCE ma anche le REGIONI!“). E i tagli ai costi della politica? Anche in quel caso si è rivelato solo un grande bluff (vedi l’articolo “La “casta” non si smentisce mai – parte 5: la “spending maintenance”“). Stiamo seguendo già da un po’ le vicende dell’INRAN, l’Istituto Nazionale della Nutrizione, per il quale l’accorpamento ad un altro ente, realizzato in brevissimo tempo, ha creato immediatamente parecchi disagi (vedi l’articolo “Due appelli per salvare ricerche d’eccellenza in Italia“).

Dove sono i tavoli di discussione? Dov’è la possibilità di dibattito e di trattativa? Dove sono i sindacati che dovrebbero proteggere i lavoratori? Ah già, per il settore della ricerca tutte queste cose NON ESISTONO! Dove sono infine le motivazioni e le giustificazioni per questi tagli? Le vorrei sapere: dal punto di vista economico non ci sono dubbi che lo Stato risparmierà dei soldi, ma dal punto di vista della qualità e dell’efficienza di tali strutture di ricerca come la mettiamo? Dicono che “Il progetto prevede l’accorpamento dei 12 enti pubblici di ricerca vigilati dal Miur in un modello ispirato a quello delle grandi realtà europee, come l’istituto tedesco Max Planck. Si intende creare un sistema aperto nel quale potranno confluire in futuro anche altri enti di ricerca che non dipendono dal Miur“. Sarà, ma io personalmente non sono d’accordo, non ci trovo proprio nessun vantaggio. Molti enti verranno fagocitati poi proprio dal CNR, il quale non brilla decisamente per trasparenza ed onestà nell’utilizzo dei fondi ad esso destinati (ATTENZIONE: non mettiamo in discussione la qualità delle ricerche effettuate presso il CNR, ma soltanto il fatto che tale ente ha già dimostrato di essere suscettibile di episodi di malagestione). Questa eliminazione mascherata da accorpamento degli enti di ricerca quindi è, dal mio punto di vista, solo un grave, gravissimo errore, al quale bisognerà rimediare. Io rivoglio i “miei” enti di ricerca!! Oltre all’efficienza ed alla qualità, che sicuramente in questi anni hanno tratto beneficio dall’autonomia gestionale, volete mettere poi il prestigio internazionale? E’ cosa ben diversa presentarsi con un nome generico ed insipido come “Consiglio Nazionale delle Ricerche” oppure come Agenzia Spaziale Italiana (Asi) o Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). Gli altri enti interessati sono i seguenti: Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Istituto nazionale di ricerca metrologica, Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale (Ogs), Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, Consorzio per l’Area di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste, Istituto nazionale di alta matematica Severi, Museo storico della fisica e Centro di studi e ricerche Enrico Fermi ed Istituto italiano di studi germanici di Roma.

L.D.

http://battiston-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/10/11/colpo-di-mano-sugli-enti-di-ricerca-super-cnr-mangia-tutto/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter

Colpo di mano sugli Enti di Ricerca: super CNR mangia-tutto ?

Siamo in un Paese curioso. Sappiamo di avere croniche, storiche disfunzioni organizzative a livello di sistema. Sapevamo però anche di avere eccellenze distribuite su tutto il territorio ed in vari settori della ricerca, con enti di ricerca che producono ottimi risultati, in alcuni casi eccellenze a livello planetario, nonostante un carico burocratico  e di vincoli amministrativi  in continua crescita che provocano, tra le altre cose, la fuga dei giovani migliori e di conseguenza un invecchiamento insostenibile dell’età media dei ricercatori. Pensavamo che dopo quasi un decennio di manipolazioni di pezzi del sistema degli enti pubblici di ricerca in particolare:

– accorpamento Osservatori-Istituti del CNR nel settore spaziale con la nascita dell’ INAF agli inizi del 2000,

– creazione dell’ INFM con l’uscita dei corrispondenti istituti del settore della fisica della materia dal CNR,

– abolizione dell’ INFM (Ministro Moratti) con il riassorbimento  nel CNR, nonostante gli ottimi risultati della valutazione CIVR

– riordino di tutti i 12 gli enti di ricerca vigilati dal MIUR  (Ministro Mussi e poi Gelmini)  durato quasi due anni con il conseguente cambio contemporaneo di tutti i vertici nel 2011 ed il corrispondente  riordino dei meccanismi di gestione

solo per citare alcune delle cose più importanti accadute in questi anni, si fosse arrivati ad una situazione in cui ci si potesse finalmente concentrare sulle attività ordinarie della ricerca e non sulle norme su come si organizza e si gestisce la ricerca.

La presenza di un Ministro come Profumo,  che viene dal mondo dell’ università e ricerca e che fa parte di un governo tecnico per sua natura di breve durata, faceva sperare che non si volessero attivare a breve ulteriori piani di modifica degli enti di ricerca vigilati dal MIUR. Perfino le sue discutibili scelte in difesa dei rettori di lunga durata, indicavano una strategia politica basata  sul consenso e non basata su strappi violenti.

Nulla di tutto questo. Ci deve essere da qualche parte del sistema di governo un rovello, un tarlo che spinge la politica, o meglio alcuni politici, con tutti i problemi che ci sono, ad occuparsi continuamente, sempre più pesantemente, della parte del sistema che maggiormente avrebbe bisogno di stabilità e sostegno a lungo termine per produrre qualcosa, vale a dire  il sistema della ricerca pubblica.

L’ultima è di questa mattina, con l’uscita sul Sole 24 Ore, in cui il Profumo annuncia una super riforma che azzera tutta la storia degli enti di ricerca in Italia, riportando indietro l’orologio di 90 anni, a quando il  CNR fu fondato come unico ente di ricerca in una Italia uscita dalla I guerra mondiale e in cui  i decreti erano regi, in quanto  firmati dal regnante re.

Il CNR è un pezzo fondamentale della nostra storia nazionale: tanto più importante in quanto, quale ente multidisciplinare,  ha tenuto in incubazione e  dato nascita a quasi tutti gli altri enti tematici nel nostro paese (ASI, INAF, INGV, INFN, INFM etc.): ogni ente ha la sua storia ma le radici sono comuni.

La nascita degli enti di ricerca tematici ha rappresentato un passaggio fondamentale dello sviluppo di un moderno sistema della ricerca in Italia. Un ente di ricerca tematico con  200-500-1000-1500 persone, per operare con efficienza ha bisogno di autonomia gestionale e scientifica, dato che ne ha la capacità organizzative grazie alle sue dimensioni: le sue decisioni non possono dipendere da un ente che deve gestire 5-7000  dipendenti (numero che è variato nel tempo), con ramificazioni di ogni genere a livello nazionale ed internazionale. Il CNR ha infatti sviluppato, forse inevitabilmente, un complesso apparato burocratico che appesantisce inutilmente le componenti più dinamiche e competitive del sistema nazionale della ricerca, rappresentate in particolare dagli 11 enti vigilati dal Miur.

Appare quindi incomprensibile e sorprendente la proposta del Ministro.

Incomprensibile in quanto la vicinanza delle elezioni politiche rende rende questo progetto non realizzabile al di là dell’effetto annuncio: una norma di tale portata deve necessariamente passare in Parlamento all’interno di una legge specifica e non può essere mascherata all’interno di una legge finanziaria sulla stabilità.  Ben difficilmente si può immaginare infatti come un simile colpo di mano non incontri una fortissima opposizione parlamentare.

Sorprendente perchè assolutamente non discussa con la comunità scientifica ed i suoi vertici, che hanno appreso dai giornali della notizia. A meno che per comunità non si intenda il Ministro stesso (ex-presidente del CNR, che con questo provvedimento potrebbe riorganizzare completamente tutta la ricerca italiana per decreto concentrando un grandissimo potere nelle mani di pochissime persone) ed un gruppo di politici/tecnici che la ricerca pubblica ce l’hanno da tempo sullo stomaco. Tra gli enti di ricerca da riaccorpare di colpo, per esempio, non appare  l’IIT, il costosissimo, misterioso centro di ricerca di Genova, che, se pur vigilato dal Tesoro, ogni anno assorbe 100 M€ ma che non si sa bene che ricerca produca (quando fu approvato – ministro Moratti al MIUR e Tremonti al Tesoro- ne fu garantito, per legge, il finanziamento di 100 M€/anno per 10 finanziarie consecutive, complessivi 1000 M€). L’IIT non solo non viene toccato dai tagli delle varie finanziarie agli enti di ricerca, ma è protetto anche dagli effetti della valutazione dell’ANVUR: del resto essendo stato fortemente voluto dall’attuale potente ministro del Tesoro delle Finanze, Vittorio Grilli, la valutazione della politica che conta ce l’ha, evidentemente, nel DNA.

Il sistema della ricerca nazionale è un valore comune, proprio come la costituzione repubblicana: è un sistema piuttosto fragile, costruito con pazienza attraverso generazioni di ricercatori, basato sull’eccellenza, sull’iniziativa personale, sul merito  e sulla libertà di ricerca. Pur sempre migliorabile deve essere difeso a tutti i costi da interessi particolari e transitori.

La preoccupazione della destabilizzazione definitiva  del sistema della ricerca italiana è vivissima: gli interventi pubblici fortemente critici nei confronti di questa proposta si stanno rapidamente moltiplicando. Non è mai successo nella storia del nostro Paese  che scelte di tale importanza fossero anche solo proposte senza una approfondita discussione. Occorre fare tutto il possibile  per riportare il governo su posizioni ragionevoli  ed impedire questo colpo di mano per salvare quello che resta dopo questi anni di continue riforme del sistema, potenziando il sistema della ricerca  con azioni  mirate di intervento e di supporto e non con destabilizzanti effetti annuncio.

http://marco-casolino.blogspot.jp/2012/10/il-frullatore-degli-enti-di-ricerca.html

Il Frullatore degli Enti di Ricerca

11 OTTOBRE 2012

Cosa hanno in comune l’Istituto di Fisica Nucleare, l’Istituto di Studi Germanici, la stazione zoologica A. dohrn?Se avete risposto “Probabilmente nulla, ma che mi frega, frullandoli tutti insieme posso far finta di risparmiare una frazione di quanto viene rubato dalla politica”, siete buoni candidati a ricoprire la carica di Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca.

E’ infatti di queste ore la notizia del Sole 24 Ore di un Disegno di Legge per sciogliere tutti gli enti di ricerca, inclusa l’Agenzia Spaziale Italiana, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’INAF e altri istituti. Dopo i tagli alla ricerca, giunti paradossalmente il giorno dopo la scoperta del bosone di Higgs (con un risparmio pari a 570 metri di metro) viene fuori quest’altra proposta di un mega-accorpamento di enti ed istituti completamente diversi tra loro. Il risparmio non è noto, ma l’articolo riporta il totale del costo di TUTTI gli enti: 1.655.114.653 euro.

Tra tutti citiamo i 600mila euro del bilancio dell’Istituto di Studi Germanici, inferiore al costo della tangente media o della ruberia tipica uscita in questi giorni cui giornali.

L’accorpamento degli enti di ricerca si è sempre dimostrato storicamente inefficiente e dannoso: abbiamo avuto l’esempio della cancellazione dell’Istituto di Fisica della Materia o dell’accorpamento che ha formato l’INAF. […]

Profumo scioglie tutti gli enti di ricerca per creare un super-CNR

11 ottobre 2012 – Pubblicato da Paolo Valente

Il nome è lo stesso: Cnr. Ma dietro l’acronimo non ci sarà più solo il Consiglio nazionale delle ricerche, ma un super ente scientifico – chiamato «Centro nazionale delle ricerche» – che accorperà tutti e 12 gli istituti che oggi sono vigilati dal ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca: dall’Istituto di fisica nucleare all’Agenzia spaziale fino agli istituti di astrofisica e di geofisica e vulcanologia, solo per citare i più grandi. A questa maxi-struttura si affiancheranno due nuove Agenzie che si occuperanno, rispettivamente, di trasferimento tecnologico e del finanziamento per la ricerca al posto del Miur.

[…] Il nuovo ente sostituirà, accorpandoli, i 12 esistenti, tagliando in un solo colpi tutti i vertici e assorbendo il personale. Ci sarà infatti un solo presidente affiancato da un collegio dei revisori e da un cda snello composto da quattro membri che saranno scelti, entro 30 giorni dall’approvazione della legge, tra personalità «di indiscussa moralità e indipendenza e di elevata e comprovata qualificazione scientifica professionale» su proposta del ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca e previa deliberazione del Cdm. […] Tra le altre misure previste da questo piano di razionalizzazione spicca, infine, l’istituzione di una abilitazione scientifica nazionale per i ricercatori, sulla falsariga di quella appena partita per i docenti universitari. Sarà un Dpr, da emanare entro 90 giorni, a disciplinare le procedure e la chiamata dei ricercatori da parte degli enti. […]

__________________________________________________________

http://www.articolo33.it/index.php?option=com_content&view=article&id=53:riflessionisindacato&catid=25:presentazione&Itemid=27

Riflessioni su un’associazione-sindacato dei ricercatori

02 Marzo 2009

[…] la particolarità del comparto ricerca è quindi :

a) in uno stesso comparto vengono regolati rapporti di lavoro che nulla hanno in comune (come accade ad esempio nella scuola);

b) i sindacati che possono contrattare ( che sono quelli che ottengono più voti alle elezioni delle RSU ed hanno più deleghe) sono inevitabilmente i confederali;

c) questi hanno in genere la maggioranza dei propri iscritti nei livelli inferiori al III;

d) manca un (vero) sindacato rappresentativo dei ricercatori.

Infatti la recente vicenda sulla contrattazione dell’art. 23 nel CCNL del comparto ricerca per il 2006-2009 ha mostrato l’inadeguatezza dell’unico sindacato rappresentativo dei ricercatori presente alla contrattazione, l’ANPRI, che non è stato né in grado di opporsi ad una progressione interna degli CTER verso il ruolo di ricercatori e tecnologi. L’ANPRI non solo non si è accorto della manovra volta ad inserire tale articolo, ma una volta resosene conto non ha organizzato alcuna reazione in opposizione a ciò mostrando la propria inadeguatezza a rappresentare gli interessi dei lavoratori.

[…] MA INSOMMA, SI PUO’ ESSERE RAPPRESENTATI DA CHI non solo non si accorge di una norma messa a tradimento dagli altri sindacati (e da chi altri, se no?), ma, invece di reagire duramente, ammette di essere d’accordo con tale norma NEL SITO, pur dicendo che nella bozza del giorno prima non c’era!!!! […] Solo rafforzando un sindacato AUTONOMO come articolo33, in grado coi pochissimi mezzi a disposizione di contrastare a livello non solo locale ma anche nazionale SCIAGURATE SCELTE operate da chi non ha certo a cuore la ricerca, si potrà ottenere qualche cosa.

___________________________________________________________

http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_22/sideri-dossier-sprechi-cnr_fae7b312-8446-11e0-8f6d-f05899f85374.shtml

Il dossier sugli «sprechi» del Cnr

[…] «gravi irregolarità nell’utilizzo di alcuni immobili», un patrimonio che nel 2009 risultava di 646 milioni di euro. E non solo per il caso, già emerso, del complesso in località Anacapri, da adibire a un centro congressuale a livello internazionale che mai è stato avviato e mai ci sarà visto che – a soli due mesi dalla fine del restauro costato al ministero dell’Istruzione 2,48 milioni – il board del Cnr aveva deliberato che «la struttura non risultava funzionale alle esigenze dell’ente» (le aste per la cessione sono andate tutte deserte). Spunta ora un «mancato utilizzo di finanziamenti sempre del Miur per la ristrutturazione di un edificio situato in località Calata Porta di Massa, Napoli». Si tratta di 12,271 milioni che dovevano servire per il completamento della ristrutturazione dell’Istituto per l’ambiente marino costiero. Lavori lasciati a metà a causa dell’occupazione abusiva da parte di una ditta privata, l’Officina meccanica Fratelli Solla, srl. Una situazione che va avanti dal 2006. Ci sono poi gli appartamenti romani venduti dal Cnr nel 2006 e ripresi in affitto con un costo che negli ultimi quattro anni è stato di 7,9 milioni, un quarto di quanto incassato: una gestione del tutto antieconomica. […]

Massimo Sideri – 22 maggio 2011

_____________________________________________________________

Aggiornamento del 16 ottobre 2012:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/lettera-aperta-ricerca

Lettera aperta per la ricerca

Illustre Presidente Napolitano, Illustre Ministro e Collega Profumo,

l’emergenza economico-finanziaria che ha colpito buona parte del mondo occidentale e che sta producendo danni gravissimi sulla stabilità socio-economica dei Paesi coinvolti, Italia inclusa, richiede una riflessione profonda su alcuni elementi strutturali che oggi rappresentano l’ostacolo principale al recupero della nostra competitività. Tra questi elementi c’è senza alcun dubbio la scelta di un “modello di sviluppo senza ricerca” perseguito negli ultimi 30-40 anni: ci hanno assistito, a fronte di questa sostanziale assenza, fattori di complemento come la svalutazione, il basso costo del lavoro, alcune eccellenze manifatturiere, etc., che oggi non sono più in grado di sostenerci.

Da molti anni, anche grazie al Suo convinto sostegno, Presidente Napolitano, e molto spesso con la Sua adesione, Ministro Profumo, abbiamo chiesto a gran voce un sostanziale cambiamento di strategia negli investimenti e nella cultura del Paese a favore del sistema ricerca e innovazione. Abbiamo denunciato l’inadeguatezza dei parametri strutturali di questo settore che conta un numero di ricercatori, raffrontato al numero totale di lavoratori italiani, di circa la metà rispetto alla media europea; un’irrisoria percentuale di PIL dedicata; una caratterizzazione del sistema industriale, tanto rispetto alla specializzazione produttiva quanto rispetto alla misura aziendale, poco compatibile con gli investimenti in ricerca. Abbiamo ritenuto nostra responsabilità coinvolgere le Istituzioni del Paese e offrire la nostra piena disponibilità a collaborare per trasformare questi elementi strutturali.

Ecco perché oggi ci sentiamo in difficoltà e in imbarazzo di fronte alla notizia, riportata dalla stampa, di un progetto di trasformazione del sistema della ricerca pubblica nazionale. Un progetto che cancellerebbe in un sol colpo tutti gli Enti di Ricerca vigilati dal MIUR e li ricomporrebbe dentro un nuovo Ente che porta lo stesso acronimo di uno di essi: il CNR. Oltre alla costituzione di un’Agenzia per il finanziamento della ricerca e a quella di un’Agenzia per il trasferimento tecnologico. Una sorta di modello tedesco, senza però gli investimenti che i tedeschi sono in grado di garantire a quel modello.

Ma sono proprio le condizioni al contorno in cui questa Riforma si inserisce che ci sollevano enormi perplessità e che rendono perfino fuorviante discutere del merito.

La prima condizione, la più grave, sarebbe da riferirsi alla genesi stessa di questa riforma: essa nascerebbe per ottenere una riduzione di finanziamento e non a caso verrebbe inserita nella Legge di stabilità per il 2013 nella voce dei “risparmi” e non certo in quella degli “investimenti”. Se davvero una trasformazione così importante di tutto un settore si facesse senza investire ingenti risorse, significherebbe destinare a fallimento l’operazione e si correrebbero enormi rischi di messa in stallo del sistema. Abbiamo assistito negli anni scorsi ad alcuni accorpamenti tra enti di ricerca e sappiamo come, soprattutto senza risorse significative da investire, quelle operazioni abbiano introdotto inerzie, rallentamenti e ricadute negative sulla produttività dei ricercatori.

La seconda condizione riguarda i tempi e la definizione del Progetto. I due aspetti sono strettamente correlati. Non sappiamo da quanto tempo e con chi il Ministro stia lavorando a questa Riforma, né lo stato di avanzamento di un tale lavoro, ma sarebbe impensabile che dalla pubblicizzazione alle comunità di riferimento alla sua approvazione, passassero poche settimane. C’è l’esigenza di comprendere con attenzione come si cala la riforma nei vari ambiti di competenza e per questo non si può prescindere dal contributo degli scienziati dei vari settori coinvolti. Vanno ascoltate con attenzione le differenti istanze e problematiche; sono in discussione le fusioni di molti sistemi organizzativi di natura a volte molto differente, di complicate procedure e pratiche spesso svolte con metodi e approcci del tutto diversi.

La terza condizione, riguarda lo stato dei sistemi, la loro capacità di recepimento e di adesione ai progetti di trasformazione positiva; gli enti di ricerca coinvolti sono nella loro fase di applicazione della Riforma precedente, avviata con la realizzazione degli statuti autonomi nel 2010; alcuni di loro, il CNR per esempio, ha appena varato i nuovi Dipartimenti dandosi una nuova veste organizzativa con la ridefinizione delle afferenze della rete scientifica. La riforma Gelmini è tuttavia solo l’ultima di una serie di riforme che ne può contare tre negli ultimi quattordici anni: spesso del tutto divergenti negli obiettivi finali e tutte senza investimenti finanziari aggiuntivi. E’ evidente lo scetticismo che coglierebbe gli operatori rispetto all’ennesima riforma a costo zero e che stravolge di nuovo l’intero sistema. Si può pensare che un sistema di ricerca non trovi mai stabilità? Qual è il costo di questo continuo ridisegno, senza reali prospettive, dei sistemi?

Non verrà da noi una richiesta di immobilismo. Ella signor Presidente ne è testimone. L’abbiamo reclamato più volte: è necessario invertire il modello di sviluppo del Paese e avviarci nella società e nell’economia della conoscenza con determinazione e con urgenza. E’ per questa ragione che non si possono alimentare illusioni fuorvianti. Si rischierebbe di compromettere anche le giuste, importanti, profonde convinzioni di chi ritiene che il settore conoscenza e ricerca sia la vera chiave di volta per la fuoriuscita del Paese dalla crisi, aggravando così il declino su cui l’Italia è avviata.

Per tutto ciò Illustre Presidente e Illustre Ministro, Vi chiediamo di non includere questa Riforma nella Legge di Stabilità e di fare in modo che si possa avviare, prima di qualsiasi atto legislativo e anche valutando elementi della Riforma medesima, un ampio tavolo di discussione per il rilancio del settore che possa contare su seri investimenti e significative partecipazioni.

Con Stima. […]

15 ottobre, 2012

_____________________________________________________________

Aggiornamento del 19 ottobre 2012:

http://oggiscienza.wordpress.com/2012/10/19/pesce-dottobre/

Pesce d’ottobre

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 19 ottobre 2012

POLITICA – A vederlo non sembra, ma il Consiglio dei ministri è un birichino. Complice il Sole-24 Ore, ha fatto uno scherzo agli scienziati e questi ci sono cascati. […]

Su Scienza in rete e ROARS, il 15 ottobre usciva una lettera aperta al presidente Napolitano e al ministro e “collega” Profumo. Scienziati e giornalisti erano stupiti e “imbarazzati” da

“un progetto di trasformazione… che cancellerebbe in un sol colpo tutti gli Enti di Ricerca vigilati dal MIUR e li ricomporrebbe dentro un nuovo Ente che porta lo stesso acronimo di uno di essi: il CNR… Una sorta di modello tedesco, senza però gli investimenti che i tedeschi sono in grado di garantire a quel modello.”

Nello stesso pomeriggio sul sito del governo usciva invece una versione diversa del disegno di legge, ora detto”Abbiamo scherzato” . A pagina 36 dice:

“A decorrere dall’entrata in vigore della presente legge è istituita, presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, la consulta dei presidenti dei seguenti enti: Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto nazionale di fisica nucleare, Agenzia spaziale italiana, Istituto nazionale di astrofisica, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, Istituto nazionale di ricerca metrologica, Stazione zoologica “Anton Dohrn”, Istituto italiano di studi germanici, Istituto nazionale di alta matematica e Museo storico della fisica e Centro di studi e ricerche “Enrico Fermi”.”

Compito da consegnare entro gennaio (grassetto redazionale):

La consulta, coordinata dal presidente del CNR, elabora una proposta di revisione organizzativa degli enti… tale da assicurare una governance unitaria e più efficace degli stessi e da garantire il mantenimento dell’identità storica, l’attuale denominazione nonché l’autonomia scientifica e budgetaria.”

Cambiamento zero a costo zero:

“Ai componenti della Consulta non spettano indennità, gettoni o compensi comunque denominati… Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”

Una sorta di modello italiano, insomma.

_____________________________________________________________

Aggiornamento del 19 dicembre 2012:

http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/12/17/quer-pasticciaccio-brutto-de-vigna-murata/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter

Quer pasticciaccio brutto de Vigna Murata

17 dicembre 2012 – di Marco Cattaneo

Questa è una storia di burocrazia. E del modo in cui la peggiore politica dal dopoguerra ai giorni nostri condiziona la gestione degli enti pubblici di ricerca. Ma è anche la storia di duecento ricercatori con una decina d’anni di anzianità di servizio, o giù di lì, che a oggi non sanno quale sarà il loro destino con l’anno che verrà.

[…] i 250 precari dell’INGV, che rappresentano circa un quarto delle forze complessive dell’istituto, sono gente che si occupa del monitoraggio sismico e vulcanico di questo disgraziato paese. Fosse in Germania, pazienza, ma da noi terremoti e vulcani ci sono sul serio, e le conseguenze, reali e potenziali, le conosciamo fin troppo bene. Perciò, a parte gli onorevoli che presentano interrogazioni parlamentari di imbarazzante ignoranza, dovrebbe essere chiara a tutti l’importanza del ruolo rivestito da chi si occupa di questo monitoraggio. […]

Come andrà a finire, non è dato saperlo. Ma un bilancio sommario lo si può ampiamente trarre.

Primo. Le mani della politica sull’amministrazione della scienza hanno farcito gli enti di ricerca di persone incompetenti, nel migliore dei casi, e legate a doppio filo ai partiti politici […] certe coincidenze superano il livello di guardia della nausea.

Secondo. Una percentuale significativa dei ricercatori che dovrebbero dedicarsi al monitoraggio sismico e vulcanico e alla ricerca in geofisica e vulcanologia in un paese ad altissimo rischio – molti dei quali con 10 o 15 anni di anzianità, e titolari di progetti di ricerca – è invischiata da mesi in un pasticcio burocratico che ne compromette l’efficienza e ne spegne la passione. Per non parlare delle conseguenze che deriverebbero da una mancata sottoscrizione degli accordi.

Tra pochi mesi ci saranno le elezioni politiche. Non escludo che potrei spendere il mio miserabile voto per chi mi dovesse assicurare che con il suo governo la politica non metterà più il becco nella gestione degli enti di ricerca e delle università, rimuovendo dal loro posto gli amministratori che non possono vantare alcuna competenza nella gestione di un ente di ricerca.

Tags: , , ,