Tagli, sempre tagli e ancora tagli. Le risorse destinate alla scuola sono state uno dei bersagli più colpiti dai tagli, in questi ultimi 15 anni (vedi l’articolo “Manovra finanziaria 2011: ancora fondi tagliati alla scuola“). La politica ha saputo ingigantire i finanziamenti a partiti, enti statali ed amministrazioni pubbliche, riducendo drammaticamente i fondi destinati al welfare, tra cui il settore scolastico appunto.

Peccato che spesso le proteste si limitino ad invocare soltanto fondi in più e mai cose più specifiche e concrete, come ad esempio l’adeguatezza delle strutture scolastiche (spesso antiquate e fatiscenti), la qualità dell’istruzione (la scuola deve infatti garantire la qualità dell’insegnamento, non deve garantire soltanto uno stipendio a chi ci lavora – vedi l’articolo “L’alba della meritocrazia nelle scuole: i concorsi si sostituiscono alle graduatorie per il reclutamento dei docenti“), la preparazione al mondo del lavoro. Le modalità di comunicazione dovrebbero avere una gerarchia diversa: prima dovrebbe esserci il dialogo e poi, solo se dovesse rendersi necessaria, la protesta, anziché cercare subito l’affronto attraverso urli, grida, scontri e violenze, come è d’uso fare. D’altra parte, anche il governo dovrebbe imparare ad ascoltare i problemi e le richieste dei cittadini, cosa che credo non si sia mai vista fare. Per quanto riguarda il problema dei fondi, credo che dovremo, per un po’ di tempo, rassegnarci al fatto che i soldi disponibili sono limitati, perciò dovremo farceli bastare e cercare di utilizzarli al meglio che si possa fare. Questo almeno finché la crisi economica non si avvii verso una risoluzione definitiva e, soprattutto, finché il nostro debito pubblico non venga ridotto a livelli più sostenibili di quelli attuali. Certo è il fatto che l’istruzione, l’Università e la ricerca dovrebbero, a nostro parere, essere messi metaforicamente su un piedistallo, cioè dovrebbero essere gli ultimissimi settori a cui tagliare fondi, solo in casi di emergenza e solo con ben fondate motivazioni. Purtroppo, invece, sono sempre stati tra i primi della lista…

In questi giorni, dopo le proteste studentesche, per fortuna c’è stato un dialogo ed un confronto civile tra studenti e Ministero dell’istruzione. Di seguito troverete gli articoli con le domande degli studenti e le risposte di un sottosegretario del governo. Speriamo che iniziative di questo tipo prendano piede e che diventino una modalità di dialogo prioritaria per quella che dovrà diventare la Terza Repubblica italiana, dopo gli scandali che hanno condotto e stanno conducendo alla disfatta della Seconda Repubblica…

Seconda Repubblica (Italia) da Wikipedia

Seconda repubblica è un termine utilizzato in Italia, in opposizione alla Prima Repubblica, per indicare il nuovo sistema politico instauratosi tra il 1992 e il 1994. Tra i fattori di innesco del cambiamento si contano:

  • lo scandalo di Tangentopoli e l’indagine di Mani pulite, con la conseguente scomparsa della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista Italiano (in specie dell’alleanza politica fra Craxi, Andreotti e Forlani, cosiddetto CAF)
  • la crescita della Lega Nord e il suo ingresso in Parlamento (1992)
  • la discesa in campo di Silvio Berlusconi, con la fondazione di Forza Italia (1994)
  • la nuova legge elettorale maggioritaria Mattarellum (1994), approvata a seguito dei referendum del 1991 e del 1993 sulla legge elettorale del Senato.
[…]
Il cambiamento principale venne accentuato nel 1993 con il passaggio da un sistema elettorale proporzionale, a un sistema maggioritario, almeno tendenzialmente (al 75%), che avrebbe dovuto favorire il bipolarismo, se non anche il bipartitismo, in modo da assicurare l’alternanza al governo, fra due partiti o coalizioni. Tale alternanza era mancata dalla nascita della repubblica italiana, poiché la DC, il partito italiano che otteneva sempre maggioranza relativa, stringeva di volta in volta alleanze vittoriose, tali da porla nel governo, con un peso preminente (pur non avendo sempre un suo uomo come presidente del consiglio), per tutte le legislature consecutive dalla nascita della repubblica italiana (1946), bloccando così ogni possibile alternanza politica […].

Il rinnovamento del personale politico e della classe dirigente si caratterizzò per alcuni tratti fondamentali (confronto tra I Legislatura della Repubblica Italiana-1948 e XVI Legislatura-2008):

  • aumento tra i parlamentari dei manager: dal 6,1% al 18,2%
  • diminuzione dei membri del settore legale (dal 33,9% al 10,6%) e dei sindacalisti (dall’11% al 3%)
  • diminuzione dell’istruzione media dei parlamentari: titolo di laurea sceso dall’80,5% al 68,5%.

Secondo i ricercatori:

« Il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica ha determinato un pauroso peggioramento qualitativo dei politici. Questo declino va di pari passo con il drammatico abbassamento del livello medio di istruzione. Infine all’aumentato reddito parlamentare peggiora la qualità media degli individui che entrano in politica. Il forte incremento del reddito parlamentare (quattro volte quello medio di un manager privato) ha contribuito al declino della qualità degli eletti»

[…]

Vedi anche l’articolo “Scoperta una correlazione tra eticità e condizioni economiche: ecco spiegata l’arroganza di politici e dirigenti italiani!

L.D.

http://www.repubblica.it/scuola/2012/10/05/news/studenti_protestano_in_tutta_italia_nel_mirino_monti_crisi_e_austerit-43899225/

Studenti, proteste e scontri in tutta Italia. Profumo: “Pronto al dialogo, ma no violenza”

Cortei in tante città del Paese. I ragazzi contro i tagli all’istruzione che “privano milioni di giovani del diritto allo studio, al lavoro, al futuro”. Polemiche nei confronti del ddl Profumo. Disagi e traffico in tilt a Roma, Milano e Palermo. Scontri tra gli studenti e le forze dell’ordine: numerosi i contusi a Torino, 1 ferito nella Capitale. Tensioni e cariche anche nel capoluogo lombardo e a Bologna. La Cgil: “Il 12 ottobre saremo in piazza”

“Sono aperto al confronto, ma non ho ricevuto richieste di incontri. Le ragioni del dissenso sono più forti se espresse senza violenza”. Questo il commento del ministro dell’Istruzione Francesco Profumo alle manifestazioni degli studenti e alle tensioni che hanno interessato oggi molte città italiane. […]

(05 ottobre 2012)

Scuole cadenti, tasse alte, disoccupazione. Le domande degli studenti delusi al governo

A Repubblica.it  una lettera dell’Unione degli universitari e della Rete degli studenti. Destinatario il Ministero e Palazzo Chigi. Chiedono 10 risposte, ma soprattutto chiarezza sulle proposte per il futuro di una intera generazione. E il 12 saranno nelle piazze per lo sciopero della scuola

di SALVO INTRAVAIA

Non si fidano e sono arrabbiati. E chiedono risposte al governo. Quelle che non ritrengono di aver avuto finora e che riproporranno venerdì prossimo scegliendo di manifestare nello stesso giorno della sciopero della scuola indetto dalla Flc Cgil. Riassumono le loro domande in una lettera che – attraverso Repubblica.it – inviano al governo. Firmata dall’Udu (l’Unione degli universitari) e dalla Rete degli studenti medi.

[…]

1 Edilizia scolastica. Oggi in Italia un edificio scolastico su due non è a norma. Da anni gli studenti chiedono sia pubblicata l’anagrafe dell’edilizia scolastica, chiedono che queste strutture siano messe in sicurezza. Finora tante promesse, nessun fatto. E’ necessario intervenire ora, prima che ci sia l’ennesima tragedia. Quali azioni intende attuare concretamente il Governo partendo da domattina per l’edilizia scolastica?

2 Diritto allo studio. “Nonostante i proclami e le promesse, oggi, in Italia non esiste una legge nazionale sul Diritto allo studio. Ben poche sono le Regioni che hanno adottato leggi sul diritto allo studio virtuose, e la spesa annua a studente per le famiglie italiane varia fra i 900 ed i 1600 euro. Borse di studio, comodato d’uso dei libri di testo, gratuità dei trasporti pubblici sono solamente un miraggio per la stragrande maggioranza delle realtà italiane. Una situazione insostenibile, che comporta enormi problemi, primo fra tutti l’alto tasso di abbandono scolastico che continua a caratterizzare negativamente l’Italia. Non pensa il Governo che una legge nazionale sul diritto allo studio serva oggi?

3 Innovazione della didattica. Mentre nel resto d’Europa da anni si sperimentano forme innovative di didattica che puntano ad un maggiore coinvolgimento degli studenti all’interno delle classi, ad una completa condivisione dei programmi, alla possibilità degli studenti di poter scegliere e modellare il proprio percorso in base alle proprie passioni ed ai propri interessi, in Italia ci ritroviamo ancora con un modello frontale di lezione che non crea alcuna interazione fra studente ed insegnante, con materiali didattici preistorici, con  programmi estremamente datati che non tengono minimamente conto dell’evoluzione che il nostro paese e la nostra società ha avuto negli ultimi sessanta anni. Ci rendiamo conto quotidianamente che il valore formativo dell’istruzione pubblica italiana diminuisce di anno in anno. Questo Governo non crede che sia arrivato il momento di attuare una riforma della didattica, partendo magari dalle proposte fatte dagli studenti?

4 Democrazia scolastica. Il coinvolgimento della componente studentesca all’interno della vita democratica delle scuole dovrebbe crescere, essere incentivata. Oggi ci ritroviamo invece di fronte a un disegno di legge, l’ex Aprea, che mina le basi della rappresentanza studentesca, deregolamentando completamente il diritto di assemblea degli studenti. Come si esprime il Governo in merito? Non pensa sia necessario intraprendere un’altra strada, ad esempio rendendo finalmente paritetici i consigli di istituto e valorizzando maggiormente la consulta degli studenti ?

5 Riforma scolastica. Partendo dal presupposto che la scuola italiana avrebbe bisogno di una riforma complessiva, che preveda una totale revisione dei cicli di studio, una rivendicazione che gli studenti portano avanti da anni è quella dell’introduzione di un biennio unitario per tutte le scuole. Questo perché oggi in Italia è necessario superare la visione per cui esistono scuole di serie A (licei) e di serie B (tecnici e professionali), perché è impensabile che un ragazzo di 14 anni sappia cosa gli interessa o meno studiare, perché è necessario un percorso di inserimento all’interno del mondo delle scuole superiori più graduale, che dia una preparazione di base uguale per tutte e tutti.  Non pensa il Governo che sia arrivato il momento di introdurre questo sistema, ad esempio avviando delle sperimentazioni strutturate, cominciando al contempo una discussione con tutte le componenti del mondo scolastico per arrivare ad una riforma complessiva dei cicli che porti ad esempio a finire il percorso scolastico un anno prima?

6 Tasse universitarie. La tassazione studentesca universitaria negli ultimi anni è aumentata del 60 per cento nonostante siamo il terzo paese in Europa per importo delle tasse studentesche. Ogni anno migliaia di studenti capaci e meritevoli ma con una difficile situazione economica alle spalle non ricevono alcun supporto dallo Stato per poter frequentare l’università. Perché spesso si trovano centinaia di milioni di euro per provvedimenti più che discutibili  –  basti pensare alle spese militari, agli scandali della corruzione politica  –  ma non ci sono mai i soldi necessari per garantire il diritto allo studio, diritto umano sancito anche dalla nostra Costituzione?

7 Qualità dell’offerta formativa universitaria. Sempre più università differenziano l’importo delle tasse in base ai servizi che offrono. Molte università, invece che competere sulla qualità dell’offerta di insegnamenti, spingono gli studenti in condizioni economiche più difficili ad iscriversi con importi di tasse molto bassi cui sono collegati servizi scadenti. Di fatto questa è una concorrenza al ribasso fatta sulla pelle della parte più debole degli studenti. Come si può assistere inermi a questo scandalo senza impedire una concorrenza che discrimini gli studenti in base alla loro condizione economica?

8 Numero dei laureati.
 Dopo anni in cui il numero di studenti iscritti al sistema universitario italiano è aumentato costantemente, ormai abbiamo assistito ad una inversione di tendenza. Il numero di iscritti all’università è in calo, nonostante fossimo già uno dei Paesi con minor numero di laureati, sia in relazione all’Europa che ai Paesi OCSE. Proprio in questi giorni c’è chi propone l’introduzione del numero chiuso anche per i corsi di Giurisprudenza. E’ possibile sostenere ancora oggi che in Italia ci sono troppi studenti e quindi arrivare a imporre il numero chiuso ormai nella maggioranza assoluta dei corsi di studio? Come mai nessuno ricorda mai che l’Europa non ci chiede solo il pareggio di bilancio ma prima ancora ha stabilito la necessità di avere un maggior numero di laureati? 

9 Finanziamenti agli atenei e merito. Per anni si è fatta molta retorica sulla necessità di valutare le università, di attivare politiche di promozione della qualità. Come è però possibile valutare un sistema universitario che non ha le risorse per funzionare? Come è possibile che un’università con una valutazione negativa migliori ricevendo ancora meno fondi? Come è possibile che l’ANVUR svolga un compito tanto importante senza la necessaria partecipazione e indipendenza dal Ministero?

10 Disoccupazione giovanile. I giovani oggi si trovano sempre più di fronte a situazioni lavorative critiche. La disoccupazione giovanile è ormai a livelli altissimi e sempre più giovani si trovano in condizioni lavorative incerte e prive di diritti. La qualità della propria formazione sempre più spesso non solo non è valorizzata, ma è vista come un peso per il mondo del lavoro. In teoria vogliamo tutti andare verso un’economia della conoscenza che valorizzi competenze e alta formazione, ma in realtà cosa sta facendo concretamente il Governo in questo campo?

(10 ottobre 2012)

http://www.repubblica.it/scuola/2012/10/11/news/risposta_governo_a_studenti-44292819/?ref=DRC-1

“La nostra generazione non è stata all’altezza”. Il governo risponde alle domande degli studenti

Il sottosegretario Rossi Doria scrive ai ragazzi che tramite una lettera a Repubblica.it hanno posto una serie di questioni. Nel merito replica su alcune, quali l’edilizia scolastica e il diritto allo studio. Per altre invoca “un patto per l’istruzione”. Ma diverse restano per ora senza risposta: “Non tutto si poteva affrontare”

di SALVO INTRAVAIA

[…] “La nostra generazione – risponde agli studenti dell’Unione degli universitari e della Rete degli studenti medi – non è stata all’altezza delle grandi questioni che avevamo davanti e i risultati sono adesso sotto gli occhi preoccupati dei più giovani”. “Il Paese ha estremamente bisogno del loro contributo ideale e fattivo per cambiare ciò che non funziona più, per trovare le risposte che noi non abbiamo saputo dare”. […]

Ecco le risposte su alcune delle questioni poste dagli studenti.

Edilizia scolastica. “Abbiamo investito quasi un miliardo per l’edilizia scolastica, sia per ristrutturare le scuole, sia per costruirne di nuove, migliori“.

Innovazione della didattica. “Abbiamo investito in dotazione di nuove tecnologie per la didattica, consapevoli che innovazione e tradizione nell’insegnamento di qualità si tengono per mano. E’ per questo che abbiamo reintrodotto il reclutamento tramite concorso, per favorire in prospettiva l’ingresso in classe di un po’ di insegnanti giovani“.

Diritto allo studio. “Abbiamo investito nelle regioni del Sud quasi un milione di euro, con cui stiamo costruendo oltre cento prototipi di contrasto alla dispersione scolastica”.

Riforma scolastica.
 “Abbiamo introdotto nel decreto semplificazioni alcune norme che consentiranno, mano a mano che ci saranno più risorse, di stabilizzare gli organici e rendere più flessibile l’organizzazione dei tempi e degli spazi scolastici. Abbiamo revisionato le indicazioni nazionali per il curriculum della scuola di base in modo da rafforzare gli apprendimenti fondamentali nei primi anni di scuola per tutti i bambini. E, soprattutto, abbiamo contribuito a riprendere una discussione pubblica su ciò che serve ai ragazzi, veri destinatari e protagonisti del sistema d’istruzione. La discussione aperta da diversi mesi sulle possibili riforme dei cicli scolastici ne è un esempio”.

Rossi Doria ammette, tuttavia, che “non tutto si poteva affrontare”. “Alcune grandi questioni che gli studenti sentono in modo forte rimangono sul tavolo e noi possiamo soltanto raccogliere la richiesta di aprire un grande dibattito nazionale. […]

Tasse universitarie. “La ricerca di un nuovo equilibrio fra tasse universitarie, servizi erogati e borse di studio, attorno a un’idea ricca di eguaglianza che sostenga maggiormente chi parte con meno, un’idea di merito per conquista e non per destino“.

Innovazione della didattica.
 “Il rilancio della formazione in servizio dei docenti per sostenere innovazione e sperimentazione; la graduale stabilizzazione del personale e un sistema regolare di concorsi ogni due anni e la riorganizzazione dei percorsi formativi in modo flessibile, rompendo la rigida demarcazione fra tempo dello studio e tempo del lavoro”.

“Alla base di questo Patto – continua Rossi Doria – andrebbe posta la necessità inderogabile di destinare all’istruzione e alla ricerca parte delle risorse che si renderanno disponibili mentre miglioreranno i conti pubblici. Infatti la crescita e il sapere sono intimamente legati”. […]

11 ottobre 2012

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Rapporto 2012 – Sicurezza, qualità e comfort degli edifici scolastici(pdf)

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Decreto crescita. La scuola si dematerializza: arrivano i libri digitali e la classe virtuale

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Innanzitutto i libri di testo

A partire dal 2013/14 le scuole secondarie dovranno adottare esclusivamente libri digitali e dall’anno successivo, 2012/15, la novità riguarderà anche le primarie.

Centri scolastici digitali

Dall’anno scolastico 2012-2013, in ambiti territoriali particolarmente isolati (ad esempio piccole isole e comuni montani dove è presente un numero di alunni insufficiente per la formazione di classi) sarà possibile istituire centri scolastici digitali tramite apposite convenzioni con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che consentano il collegamento multimediale e da remoto degli studenti alle classi scolastiche.

Procedure digitali per acquisto di beni e servizi

Tutte le procedure per l’acquisto di beni e servizi da parte delle PA dovranno essere svolte esclusivamente per via telematica, così da garantire maggiore trasparenza e tempistiche più celeri. Viene inoltre fortemente incentivato il riuso dei programmi informatici da parte delle amministrazioni, consentendo significativi risparmi di spesa.

Trasmissione obbligatoria di documenti per via telematica

Le comunicazioni tra diverse amministrazioni pubbliche, così come tra PA e privati, dovranno avvenire esclusivamente per via telematica. L’inadempienza della norma comporterà una responsabilità dirigenziale e disciplinare in capo al personale pubblico inadempiente.
Allo stesso modo, nel settore pubblico, tutte le certificazioni di malattia e di congedo parentale dovranno essere rilasciate e trasmesse per via telematica.

Fascicolo elettronico per gli studenti universitari e semplificazione di procedure in materia di università

Dall’anno accademico 2013-2014, verrà introdotto il fascicolo elettronico dello studente, uno strumento che, raccogliendo tutti i documenti, gli atti e i dati relativi al percorso di studi, consentirà la gestione informatizzata dell’intera carriera universitaria. Viene inoltre fortemente favorita la dematerializzazione dei flussi informativi tra gli atenei, facilitando e semplificando la mobilità degli studenti.

Pubblicazione codice IBAN

Sarà obbligo rendere pubblico il codice IBAN delle scuole. In caso di mancata pubblicazione potranno scattare responsabilità dirigenziali

05/10/2012
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Aggiornamento del 16 ottobre 2012:

Proprio quello che ci vorrebbe: più soldi alle scuole serie e definitiva eliminazione delle scuole che vendono diplomi. Bravo Ministro Profumo!
L.D.

Profumo contro le paritarie dai diplomi “facili”

Giulia Boffa

[…] Le scuole paritarie non offrono una preparazione adeguata, anzi il livello medio è troppo basso rispetto a quello garantito dalle scuole pubbliche e i “diplomifici”, quelle scuole che danno un accesso troppo facile alla maturità, sono decisamente da chiudere: per questo il ministero obbligherà gli studenti di questi istituti ad avere la residenza  nell’area della scuola oppure a produrre giustificazioni serie per le iscrizioni da fuori area. In questo modo il ministro spera che si arrivi alla completa sparizione di questi istituti , per così dire, di manica larga.

11/10/2012

 

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Aggiornamento del 28 gennaio 2013:

Ogni tanto qualche bella notizia…

http://www.orizzontescuola.it/news/sbloccati-112-milioni-euro-ledilizia-scolastica-tutta-italia

Sbloccati 112 milioni di euro per l’edilizia scolastica in tutta Italia

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DM 3 ottobre 2012, con cui il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha ripartito tra 989 interventi le risorse stanziate dal Cipe con la delibera 114/2008 per l’edilizia scolastica: in pratica sono stati sbloccati 111 milioni e 800 mila euro per l’edilizia scolastica. […]

11/01/2013

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Aggiornamento del 16 maggio 2013:

13 miliardi di euro per mettere in sicurezza le scuole. La scuola italiana divisa tra innovazione e rischio calcinacci

03/05/2013

http://www.orizzontescuola.it/news/nuove-linee-guida-l-edilizia-scolastica-scuole-pi-sicure-e-spazi-apprendimento-al-passo-l-innov

Nuove linee guida per l’edilizia scolastica: scuole più sicure e spazi di apprendimento al passo con l’innovazione digitale

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