Capita, non così di rado ormai, di venire a conoscenza di spiacevoli fatti che dimostrano quanto arroganti e prepotenti siano diventati, genericamente parlando, i nostri politici. Una sorta di sindrome del “lei  non sa chi sono io”, un atteggiamento di totale egoismo che spinge queste persone a pensare solo ed esclusivamente a sè stessi, senza prendere in considerazione le esigenze altrui. Dal presidente dell’Aler di Lecco, che era solito parcheggiare la sua Jaguar in un posto auto riservato ai disabili e che, senza pensarci su due volte, ha bucato le gomme all’auto del povero disabile che ha  “osato” occupare quel posto, ai vari personaggi beccati a sperperare soldi pubblici e che di ciò non si sentono minimamente colpevoli (vedi i recenti casi Bossi, Lusi e Fiorito, di cui potete trovare i relativi articoli nell’archivio del blog). C’è chi ha avuto persino il coraggio di lamentarsi se, per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, vengono ridotti degli stipendi ai politici (vedi l’articolo “Spending review: taglio del nastro per la riduzione delle spese degli enti locali“). Trattasi in questo caso di politici locali, vista l’impossibilità assoluta di riuscire a tagliare gli stipendi dei Parlamentari (vedi i vari articoli della serie “La “casta” non si smentisce mai“). Mettiamo nella lista, infine, anche gli innumerevoli casi di corruzione, truffe e tangenti a carico di alti esponenti della classe dirigenziale nostrana, che ormai sono talmente diffusi ed ubiquitari nelle notizie di cronaca italiana da non riuscire più nemmeno ad enumerarli.

Quel senso etico, di cui dovrebbero rifulgere le alte cariche politiche e pubbliche, sembra essere una virtù ormai sulla via dell’estinzione. Ma forse l’articolo SCIENTIFICO, nel senso stretto del termine, che qui vi proponiamo, può indicarci la strada da seguire per far sì che l’etica torni a ripopolare gli animi dei politici e dirigenti pro-tempore. Questi, infatti, si dovrebbero occupare in prima istanza dello Stato e dei cittadini e solo successivamente dei propri esclusivi interessi, senza far ricorso a bugie ed espedienti finalizzati invece soltanto ad accrescere il proprio patrimonio, guidati da un’avidità cieca ed ingiustificata. Uno stipendio non si è mai negato a nessuno (tranne che a noi giovani generazioni costrette a fare stage non retribuiti, vedi l’articolo “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro… degli stagisti!“), dunque perchè volere a tutti i costi sempre più di quanto spetterebbe di diritto, considerando che queste persone sono già assegnatarie di stipendi più che lauti? Certo che la natura umana a volte è strana, irrazionale… ma studiarla e capirla può essere utile: se quello che si verifica nella mente dell’uomo è l’instaurarsi di un circolo vizioso tra ammontare del guadagno – autostima – avidità/egoismo, che porta al rafforzamento dell’impulso a voler aumentare in modo ingiustificato ed illimitato i propri guadagni, la soluzione potrebbe essere semplice ed univoca: ridurre di netto gli stipendi, riportando a livelli ragionevoli sia i conti correnti che l’atteggiamento baldanzoso e tracotante di queste persone!

L.D.

http://www.scienzainrete.it/contenuto/news/piu-ricchi-piu-cattivi

Più ricchi, più cattivi

di Luca Carra – 3 ottobre 2012

Sembra una di quelle ricerche fasulle che aspirano a vincere l’Ignobel quella pubblicata su PNAS a cura di alcuni psicologi delle università di Berkley e di Toronto: più la classe sociale è elevata meno etico è il comportamento. Uno potrebbe pensare il contrario – spiegano gli autori – visto che meno si ha e più si vorrebbe avere, e quindi più disposti si dovrebbe essere a ricorrere a inganno e sopraffazione. E invece no: forse perché i poveri sono troppo subalterni per trasgredire le regole morali, come già aveva capito Nietzsche. E anche perché più si è ricchi e più aumenta la fiducia in se stessi. Autostima che facilmente vira verso l’indifferenza ai casi altrui e alle condivise regole del buon vivere.

Per verificare questa ipotesi, gli psicologi statunitensi e canadesi hanno condotto sette diversi test su un campione misto di popolazione. Nei primi due hanno osservato per più giorni il comportamento delle auto a un incrocio, osservando quelle che tagliavano la strada ad altre auto (e a pedoni) senza avere la precedenza, per scoprire che la probabilità dell’infrazione aumentava con il modello di vettura, raggiungendo l’apice nei SUV, chiaro indice di status sociale. Nel terzo chiedevano a un gruppo di persone se aderissero o meno a certi comportamenti non etici (tipo copiare in un compito in classe). Anche qui i più agiati si riconoscevano di più in questi comportamenti. Nel quarto studio si offriva ai candidati di mangiare alcune caramelle destinate a bambini. I più ricchi ne hanno mangiate di più fregandosene dei piccini. Il quinto consisteva nel chiedere ai soggetti di fare un colloquio a una persona in cerca di un lavoro stabile consapevoli che si sarebbe trattato in realtà di un impiego a termine; anche in questo caso più si saliva nella scala sociale più aumentava la tendenza a nascondere la verità. Il sesto studio ha accertato una più spiccata tendenza a barare ai dadi fra i ricchi, mentre nel settimo si è osservato una probabilità più alta sempre fra i benestanti a rubare denaro, accettare bustarelle e far pagare più del dovuto ai clienti immaginari dell’esperimento.

E con questo il cerchio si chiude. Alla base della maggiore propensione verso comportamenti scorretti vi sarebbe quindi l’avidità, più comune fra i benestanti. Forse perché – ipotizzano gli autori nella discussione finale – l’educazione di manager e professionisti è più basata sulla centralità di valori economici e presuppone una maggiore concentrazione su di sé e una relativa indifferenza verso le conseguenze delle proprie azioni sugli altri, così come al rispetto di regole condivise. Ai broker di Lehman Brothers fischiano le orecchie?

Certo esistono eccezioni anche fra i ricchi – come i filantropi Bill Gates e Warren Buffet – … le quali confermano le regola aurea: solidarietà e altruismo albergano più facilmente nei tuguri che nei palazzi. O come dice De André, “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”. E ciò a conferma (scientifica) del passo di Matteo: “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli” (Mt. 19:23-24), come ricorda anche il simpatico paper di PNAS.

Questo l’articolo originale: “Higher social class predicts increased unethical behavior” PNAS February 27, 2012

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http://www.corriere.it/cronache/12_ottobre_03/buca-disabile-gomme-dimisioni-pdl_9a6be1fc-0d20-11e2-93be-2a3b0933ba70.shtml

Lecco:

Buca le gomme all’auto di un disabile perché costretto a spostare la sua Jaguar

Il presidente dell’Aler di Lecco Antonio Piazza viene invitato 
dal Pdl a dimettersi, ma lui: «È ingiusto»

3 ottobre 2012

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Aggiornamento del 14 ottobre 2013:

Ecco un’altra ragione, oltre a quella legata naturalmente alle competenze scientifiche (vedi l’articolo “Strategie energetiche: ecco perché i politici dovrebbero essere un po’ più scienziati“, per cui i politici dovrebbero essere un po’ più scienziati:

http://www.lescienze.it/news/2013/09/09/news/scienza_comportamento_morale-1799784/

Pensare alla scienza stimola il comportamento morale

9 settembre 2013 – di Piercarlo Valdesolo

Grazie all’enfasi che pone sulla ricerca della verità, l’imparzialità e la razionalità vi è una diffusa percezione della scienza come di un’attività morale. Uno studio dimostra adesso che l’associazione tra scienza e moralità è talmente radicata che basta pensare alla scienza per innescare un comportamento più etico. Questo stretto legame permette di non far ricadere sull’attività scientifica le scorrettezze eventualmente commesse da singoli scienziati, ma espone anche a qualche rischio.

[…] L’esito dei diversi test ha dato risultati coerenti. Il semplice fatto di essere stati esposti all’effetto di priming con pensieri attinenti alla scienza ha aumentato a) l’adesione alle norme morali; b ) le future intenzioni altruistiche; e c ) il comportamento altruistico verso un altro soggetto anonimo. L’associazione mentale tra scienza e morale appare forte. […]

 

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