Invece della spending review, i nostri politici hanna deciso, a quanto pare, di applicare di soppiatto una “spending maintenance: hanno mantenuto infatti le loro spese quanto più possibile uguali a prima!!! Responsabilità? Sacrificio? Crisi economica? Ma cosa saranno mai, questi sono tutti termini sconosciuti nel nostro Parlamento: i cittadini italiani intanto paghino, che a spendere i loro soldi ci penserà la ipercostosa, iperegoista ed iperinutile “casta” dei nostri politici!!!

L.D.

http://www.infiltrato.it/notizie/italia/casta-camera-si-vota-il-bilancio-senza-toccare-vitalizi-e-diaria-abolizione-inammissibile

CASTA CAMERA/ Si vota il bilancio senza toccare vitalizi e diaria: abolizione “inammissibile”

Giovedì 04 Ottobre 2012

di Carmine Gazzanni

Signor Presidente, quest’Aula ha stabilito che era costituzionale per i normali lavoratori incidere sui loro meccanismi della pensione. Non si prenda lei la responsabilità di non far votare quest’Aula, in modo che tutti i gruppi e i deputati assumano loro responsabilità in ordine ad un trattamento pensionistico dei parlamentari dopo soli cinque anni di attività”. Solo due giorni fa, durante il voto in Assemblea sul bilancio della Camera dei Deputati, con queste parole l’onorevole Antonio Borghesi (Idv) concludeva uno dei suoi tanti interventi. La richiesta del deputato era semplice: dopo che a dicembre si è toccato il sistema pensionistico di milioni di cittadini, sarebbe ora di toccare anche quello della cosiddetta casta. In che modo? Abolendo in toto il sistema dei vitalizi (che prevede il diritto alla pensione per i parlamentari dopo solo cinque anni di attività). Ci si chiederà: chissà come avranno votato i 630 deputati, tutti pesantemente toccati dall’odg presentato da Borghesi. Domanda inutile, dato che la Presidenza della Camera ha dichiarato la richiesta Idv “inammissibile”, perché ”si porrebbe in evidente contrasto con i principi generali posti dalla giurisprudenza della Corte costituzionale”. Insomma, i vitalizi – nonostante il periodo di crisi e nonostante i mille e uno scandali che stanno investendo la politica italiana – sono e rimangono intoccabili. Costo: 140 milioni di euro l’anno. 

Questa, però, non è stata l’unica proposta presentata da Borghesi e sistematicamente cestinata perché “inammissibile”. Odg n.10/55 sulla revisione della diaria (la somma destinata mensilmente ai deputati per provvedere alle spese di vitto e alloggio a Roma). Niente da fare. Per la Presidenza della Camera la richiesta non può essere nemmeno messa ai voti dato che ”tale istituto è regolato dalla legge n. 1261 del 1965 e può essere modificato, quindi, soltanto attraverso un intervento legislativo” e non, dunque, tramite un ordine del giorno.

Ma non è finita qui. Di proposte, a dire il vero, ne sono state presentate tante. Peccato, però, che nessuna sia stata approvata o – come nei casi appena citati – dichiarata “ammissibile”. Stessa sorte degli odg di Borghesi, ad esempio, è toccata anche a quello presentato dal radicale Maurizio Turco, il quale aveva chiesto che “come accade ovunque, per esempio al Parlamento europeo, i nomi e i cognomi degli assistenti dei parlamentari siano pubblici. Si è parlato di privacy, la privacy non c’entra niente perché la privacy nel mondo occidentale e nei sistemi democratici è qualcosa che attiene alle opinioni politiche, religiose, al sesso e a quant’altro, non sicuramente alle mansioni di lavoro”. Tesi assolutamente condivisibile, dato che – non è un mistero – spesso gli assistenti parlamentari sono assunti senza contratto e pagati in nero. Ma non lo è per il Parlamento: la Camera, con 47 voti favorevoli e 421 contrari, ha respinto la proposta.

Stessa identica sorte anche per un altro ordine del giorno, presentato dall’onorevole Rita Bernardini (Radicale Pd): taglio alle spese per l’assistenza sanitaria quotidiana per i parlamentari (convenzione con il Policlinico Gemelli, ambulanze et coetera). Voce, questa, che costa 960 mila euro l’anno più 435 mila euro al Policlinico. Voti favorevoli 42, contrari 427: la Camera respinge.

Ma è ancora l’onorevole Borghesi a mettere il dito nella piaga con un’altra richiesta da mettere ai voti: “in un qualunque Paese veramente democratico – afferma il deputato Idv nel corso dell’Assemblea la carica pubblica è un servizio e, terminato quel servizio, non possono sussistere privilegi, prebende o altri aiuti e assistenze di nessun tipo in capo a chi è cessato dalla carica […] Chiedo che la Camera rifletta su questo e voti perché, secondo me – lo ripeto – il principio generale è che, cessata la carica, devono cessare tutti i privilegi connessi ad essa”. Insomma, la proposta è chiara: abolite tutti i benefit per gli ex parlamentari che pesano, ad oggi, sulle casse pubbliche quasi un milione di euro. Niente da fare: 71 favorevoli, 391 contrari. La Camera respinge.

Alla fine della consultazione, insomma, quello che ci si ritrova è un bilancio sforbiciato (poco e male) qua e là: in totale un taglio del 5% per tre anni, 150 milioni di euro. Troppo poco per chi fuori dal Palazzo vive la crisi. Diaria, benefit, privilegi, vitalizi. Tutto resta come sempre. Con spese assurde che non vengono nemmeno intaccate. È il caso, ad esempio, del lavoro impiegatizio all’interno di Montecitorio (dalle segreterie fino ai commessi) che continuerà a costare circa cinque volte in più del prezzo del mercato per un totale di 250 milioni di euro l’anno. È il caso, ancora, della dematerializzazione degli atti parlamentari: proposta presentata – ancora una volta – da Antonio Borghesi. Ma niente da fare: bocciata. Nell’era digitale, la stampa dei documenti continuerà a gravare sulle casse per otto milioni di euro l’anno.

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Aggiornamento del 16 maggio 2013:

http://www.controcopertina.com/camera-stipendi-di-150-mila-euro-annui-e-quindicesima-per-i-dipendenti/

Camera: stipendi di 150 mila euro annui e quindicesima per i dipendenti

Pubblicato da Francesco Iannello – 2 aprile 2013

[…] il costo del Parlamento è abnorme, è sempre stato vicino al miliardo di euro. Ma, come sottolinea Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, per la prima volta nella storia pare che la Camera abbia chiesto meno soldi al Tesoro. Si è passati da 993 milioni a 943! I dipendenti della Camera, oltre a uno stipendio medio di 150 mila euro annui, hanno anche la quindicesima. […]

“Le uscite correnti di Montecitorio depurate della spesa pensionistica (altrove pagano gli enti di previdenza) sono state pari nel 2010 a 752 milioni, contro 576 del tedesco Bundestag, 498 della britannica House of Commons e 473 della francese Assemblée Nationale. […] Le retribuzioni del personale peseranno nel 2013 sul bilancio della Camera, dicono le previsioni, per 231,1 milioni: il che, diviso per le attuali 1.541 buste paga significa uno stipendio medio di 150 mila euro.”

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Aggiornamento del 25 novembre 2013:

Il bello è che non sanno dove trovare i soldi per la copertura della seconda rata dell’IMU… quindi aumenteranno ancora le tasse…

http://www.ilgiornale.it/news/interni/paghiamo-ancora-800mila-euro-i-viaggi-degli-ex-deputati-843613.html

Paghiamo ancora 800mila euro per i viaggi degli ex deputati

Ogni ex deputato che torna a Roma per attività politiche è rimborsato dalla Camera: uno spreco da 800mila euro. E chi ha più legislature alle spalle può arrivare fino a mille euro

Paolo Bracalini – Ven, 05/10/2012
Imu:bozza del decreto, la copertura della seconda rata con banche e accise sulla benzina

Previsto l’aumento dell’acconto Ires per banche e assicurazioni, oltre all’incremento delle accise sul carburante

23 novembre 2013

 

 

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