Negli articoli originali troverete informazioni più dettagliate, qui proponiamo soltanto un elenco delle principali novità che riguardano l’approvazione del cosiddetto decreto “DIGITALIA”. Il decreto è stato quindi già approvato, ora bisognerà però vedere in che modo e in quanto tempo verranno realizzati i decreti attuativi.

L.D.

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2010-12-01/rotta-digital-prosperity-064056.shtml

Pmi in rotta verso la «digital prosperity»

01 dicembre 2010

Obiettivo “digital prosperity”. «Per ogni euro investito nel settore Ict si sviluppa un euro e 45 di Pil (dati Ocse) e gli investimenti in Ict hanno contribuito al 50% della crescita della produttività europea negli ultimi 15 anni». […] «Per Confindustria è fondamentale realizzare entro il 2015 il superamento del divario digitale, garantendo una copertura a 20 mega su tutto il territorio e ultrabroadband per i grandi centri urbani e le aree a forte concentrazione industriale, completando la digitalizzazione della Pa» ha detto Galateri nel suo intervento dopo l’introduzione di Ennio Franceschetti, presidente Csmt. Digitale e banda larga sono «strategici per la competitività del paese, con Confindustria impegnata in un progetto di sistema – conferma Galateri di Genola – che si traduce in efficienza aziendale, risparmio, dematerializzazione cartacea e business». […]

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http://www.leggioggi.it/2012/10/04/dl-crescita-2-0-via-libera-dal-governo-tutte-le-misure-del-nuovo-decreto-sviluppo/

Dl Crescita 2.0, via libera dal Governo. Tutte le misure del nuovo decreto sviluppo

[…] Le norme del secondo Decreto Crescita puntano, in modo ambizioso, a fare del nostro Paese un luogo nel quale l’innovazione rappresenti un fattore strutturale di crescita sostenibile e di rafforzamento della competitività delle imprese.

Con l’applicazione dell’Agenda Digitale, aumentano fortemente i servizi digitali per i cittadini, che potranno avere un unico documento elettronico, valido anche come tessera sanitaria, attraverso il quale rapportarsi con la pubblica amministrazione. Via libera anche alle ricette mediche digitali, al fascicolo universitario elettronico, all’obbligo per la PA di comunicare attraverso la posta elettronica certificata e di pubblicare online i dati in formato aperto e riutilizzabile da tutti. Significativi risparmi di spesa e maggiore efficienza arriveranno dalla digitalizzazione delle notifiche e delle comunicazioni giudiziarie, che assicureranno il mantenimento del principio di prossimità del servizio giustizia nei confronti di cittadini e imprese. Viene inoltre integrato il piano finanziario necessario all’azzeramento del divario digitale per quanto riguarda la banda larga (150 milioni stanziati per il centro nord, che vanno ad aggiungersi alle risorse già disponibili per il Mezzogiorno per banda larga e ultralarga, per un totale di 750 milioni di euro) e si introducono significative semplificazioni per la posa della fibra ottica necessaria alla banda ultralarga.

Per la prima volta, nell’ordinamento del nostro Paese viene introdotta la definizione di impresa innovativa (startup): le nuove misure toccano tutti gli aspetti più importanti del ciclo di vita di una startup – dalla nascita alla fase di sviluppo, fino alla sua eventuale chiusura – ponendo l’Italia all’avanguardia nel confronto con gli ordinamenti dei principali partner europei. Tali norme danno anche seguito a quanto indicato nel Programma Nazionale di Riforma e rispondono a raccomandazioni specifiche dell’Unione Europea che individuano nelle startup una leva di crescita e di creazione di occupazione per l’Italia. La dotazione complessiva subito disponibile è di circa 200 milioni di euro. Una volta a regime, la norma impegnerà 110 milioni di euro ogni anno.

Ulteriori importanti misure vengono assunte sul fronte della defiscalizzazione delle opere infrastrutturali strategiche (tramite l’introduzione di un credito di imposta a valere su Irap e Ires fino al 50%), sull’attrazione degli investimenti diretti esteri (con la costituzione dello sportello unico Desk Italia a cui potranno rivolgersi gli imprenditori stranieri), col rafforzamento del sistema dei Confidi per migliorare l’accesso al credito delle Pmi e con significative liberalizzazioni nel settore assicurativo (introduzione di un “contratto base” comune a tutte le compagnie).

1) Agenda Digitale Italiana

[…]

Ogni anno, il Governo presenterà al Parlamento una relazione aggiornata sull’attuazione dell’agenda digitale italiana.

1.1 Identità digitale e servizi innovativi per i cittadini

• Documento digitale unificato – Carta di identità elettronica e tessera sanitaria (art. 1).

• Anagrafe unificata, censimento annuale della popolazione e Archivio delle strade (artt. 2, 3).

• Domicilio digitale del cittadino e obbligo di PEC per le imprese (artt. 4,5).

1.2 Amministrazione digitale

• Pubblicazione dati e informazioni in formato aperto (art. 9).

• Biglietti di viaggio elettronici e sistemi di trasporto intelligente (art. 8).

• Procedure digitali per acquisto di beni e servizi (art. 6).

• Trasmissione obbligatoria di documenti per via telematica (artt. 6,7)

• Pubblicizzazione dei dati della PA (art. 9).

1.3 Servizi e innovazioni per favorire l’Istruzione digitale

 Fascicolo elettronico per gli studenti universitari e semplificazione di procedure in materia di università (art. 10).

• Libri e centri scolastici digitali (art. 11).

1.4 Misure per la Sanità digitale

• Fascicolo sanitario elettronico, cartella e prescrizione medica digitali (artt. 12,13).

1.5 Forte impulso per la banda larga e ultralarga

• Azzeramento del divario digitale, interventi per la diffusione delle tecnologie digitali (art. 14).

1.6 Moneta e fatturazione elettronica

• Pagamenti elettronici alle pubbliche amministrazioni (art. 15).

• Utilizzo della moneta elettronica (art. 15).

1.7 Giustizia digitale

• Biglietto di cancelleria, comunicazioni e notificazioni per via telematica (art. 16).

• Modifiche alla legge fallimentare (art. 17).

• Sinergia con l’VIII PQ Horizon 2020 (art. 19)

• Comunità intelligenti (art. 20)

2) Norme per favorire la nascita e la gestione di imprese innovative (startup).

[…]

• Startup innovativa e incubatore certificato: cosa sono e a cosa servono (art.25).

• Deroga al diritto societario e riduzione degli oneri per l’avvio (art. 26).

• Remunerazione con strumenti finanziari della startup innovativa e dell’incubatore certificato (art. 27).

• Rapporto di lavoro subordinato nelle startup innovative (art. 28).

• Incentivi all’investimento in startup innovative (art. 29).

• Raccolta diffusa di capitali di rischio tramite portali online (art. 30).

• Sostegno all’internazionalizzazione (art. 30).

• Gestione della crisi nell’impresa startup innovativa e attività di controllo (art. 31).

• Pubblicità e valutazione dell’impatto delle misure (art. 32).

3) Ulteriori misure per la crescita.

3.1. Credito di imposta al 50% per la realizzazione di nuove infrastrutture (art. 33).

3.2 Sportello Unico per l’Attrazione di Investimenti Esteri (art. 35).

3.3 Misure per il rafforzamento dei confidi (art. 36).

3.4 Proroga per progetto “carbone pulito” e per “superinterrompibilità” elettrica (art.34)

4) Assicurazioni, mutualità e mercato finanziario

4.1. Misure per l’individuazione e il contrasto delle frodi assicurative (art. 21).

4.2 Misure a favore della concorrenza e della tutela del consumatore nel mercato assicurativo (art. 22).

4.3 Misure per l’iscrizione al registro delle Imprese ulteriori misure di semplificazione per le società di mutuo soccorso (art. 23).

Pubblicato da Redazione il 4 ottobre 2012
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Trasforma Italia: cos’è una start up e i bonus nel decreto sviluppo bis

“Per start up si intende una società di capitali di diritto italiano ovvero una Societas Europae, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato, in cui la maggioranza delle quote o azioni rappresentative del capitale sociale e dei diritti di voto nell’Assemblea ordinaria dei soci sono detenute da persone fisiche, è costituita e svolge attività d’impresa da non più di quarantotto mesi e, a partire dal secondo anno di attività, il totale del valore della produzione annua non è superiore a 5 milioni di euro; non distribuisce, e non ha distribuito, utili; ha, quale oggetto sociale esclusivo, lo sviluppo e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”.

[…] per qualificarsi come start up innovativa, un’impresa deve possedere almeno uno dei tre seguenti requisiti: “Spese in ricerca e sviluppo superiori al 30 per cento del maggiore valore fra spese totali e valore della produzione; impiego come dipendenti o collaboratori di personale in possesso di titolo di dottorato o che sta svolgendo un dottorato o in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata; o titolare di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale”.

Ecco, insomma, chi sono le start up: realtà industriali di nascita recente con vocazione specificamente tecnologica e votata all’innovazione. Un punto su cui il governo, e in particolare il ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera, insiste da tempo, al punto che, per le start up sono state introdotte significative agevolazioni […]

Pubblicato da Redazione il 5 ottobre 2012
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Altri articoli:

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http://mobile.hdblog.it/2011/11/16/fibra-ottica-e-digital-divide-una-riflessione-sulla-situazione-italiana/

Fibra ottica e digital divide: una riflessione sulla situazione italiana

Angelo Mosca | nov 16, 2011

[…] L’Italia, dati alla mano, ha uno dei tassi di diffusione della fibra ottica più bassi al mondo: per quale motivo? Cerchiamo di capirlo insieme.

L’inizio della fornitura di connettività su fibra ottica a 100 Mbit da parte di Telecom Italia è servito a riaccendere i malumori di molti gli internauti italiani che da tempo si trovano alle prese con quello che è il cosiddetto digital divide.

Sebbene questo termine sia usato, all’interno del nostro Paese, per fare la differenza tra le aree raggiunte da connettività Internet a banda larga e quelle rurali o montuose che invece non hanno possibilità di accedere al web tramite connessione ad alta velocità, la notizia della nuova offerta di Telecom ci è stata utile per ragionare su un aspetto ben più ampio, che riguarda sì il digital divide, ma tra l’Italia ed il resto del mondo industrializzato.

[…] il nostro paese risulta essere uno di quelli con il più basso tasso di penetrazione di infrastrutture FTTH o FFTB+LAN del mondo, fermo a circa il 2% della popolazione (circa 400 mila abbonati – dati 2010).

Numeri che fanno riflettere parecchio, visto che l’Italia si vanta di essere tra i primi 10 paesi più industrializzati del mondo pur avendo un’infrastruttura di rete a banda larga, il futuro dello sviluppo economico mondiale, di bassa qualità e poco diffusa sul territorio.

Inoltre, rispetto sia agli altri paesi della comunità europea, che agli altri paesi industrializzati, i prezzi dei servizi di connettività ad alta velocità sono esorbitanti e, spesso, risultano essere maggiori addirittura dell’800% (rispetto alla Romania, ad esempio).

Una situazione piuttosto tragica che vale la pena analizzare, pur considerando che l’Europa intera, rispetto agli Stati Uniti e all’Asia risulta essere un passo indietro. […]

E mentre nazioni come Slovenia, Svezia, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi e Slovacchia puntano ad avere un tasso di penetrazione di oltre il 20% entro il 2014 con efficaci misure di sviluppo economico e tecnologico, il nostro paese scivola, come al solito, nelle retrovie, occupando il ventunesimo e quartultimo posto nella classifica mondiale (dati 2010) mentre nel 2007 occupava il tredicesimo: in 3 anni, dunque, anziché progredire, la nostra infrastruttura di rete è, se vogliamo, regredita.

Nonostante, dunque la FTTH Council Europe sostenga che quello italiano sia, a livello europeo, uno dei mercati con maggiori potenzialità nel contesto della fibra ottica, i numeri tuttora ci condannano. Ma quali sono i motivi di una diffusione così scarsa della fibra ottica?

Probabilmente, in buona parte, incide il contesto morfologico del territorio italiano: molte zone, infatti, risultano difficilmente raggiungibili dai cavi in fibra ottica, e servirebbero investimenti ingenti per poter coprire una buona parte del territorio che nessuno, probabilmente, affronterà mai, visto il rischio di non poterli ammortizzare con la vendita del servizio.

Una parte delle colpe, inoltre, può essere addossata ai vari governi che si sono succeduti durante questi anni, nessuno dei quali è riuscito a realizzare una seria politica di sviluppo dell’infrastruttura di rete italiana, creando leggi che favorissero gli Internet Service Provider nell’opera di cablaggio e di potenziamento della rete e finanziando l’opera di costruzione della stessa.

E’ vero, la crisi che ha colpito l’Italia, l’Europa e il mondo intero sicuramente ha frenato gli investimenti, ma di certo possedere un’infrastruttura di rete di alto livello non potrebbe che proiettare il nostro Paese in un futuro certamente da protagonista.

Si è parlato anche di un intervento di Google, l’unica azienda che potenzialmente potrebbe investire ingenti somme di capitale per diffondere in maniera massiccia la fibra ottica nel nostro paese, con un pesante ritorno economico, ma di certo, per la nostra economia, affidare l’intera infrastruttura di rete ad alta velocità ad un’azienda non italiana non sarebbe forse una scelta piacevole. […]

http://www.informazione.it/c/1C51B473-D36E-48C1-AEF9-E4F3B5DEC157/La-diffusione-della-fibra-ottica-in-Europa-e-in-costante-aumento-ma-l-Italia-perde-posizioni

La diffusione della fibra ottica in Europa è in costante aumento ma l’Italia perde posizioni

MUNICH, 15/02/2012
E’ stato presentato oggi nell’ambito della FTTH Conference il rapporto sul mercato FTTH europeo nel 2011. Rispetto all’edizione di giugno 2011, oltre 600.000 di nuovi abbonati figurano FTTH in tutta l’Europa (EU+8). Nonostante il clima economico sfavorevole, la diffusione della fibra ottica in Europa si sta aumentando decisamente […]Nella classifica delle nazioni con un tasso di penetrazione superiore all’1%, le prime tre posizioni sono rimaste immutate rispetto all’edizione precedente: Lituania in testa con una penetrazione del 28,3%, seguita da Norvegia (14,7%) e Svezia (13,6%). La Norvegia è tra i paesi che hanno migliorato in maniera significativa la propria posizione, a conferma del dinamismo dei Paesi scandinavi, insieme con la Lettonia e la Turchia, che ora precedono l’Italia. L’Ungheria ha perso due posizioni e figura alle spalle di Estonia e Portogallo. La penetrazione in Lituania è cresciuta di 3 punti rispetto all’anno precedente, in Norvegia del 2% e in Svezia dello 0,4%; la crescita media nei primi dieci paesi in graduatoria è stata dell’1,23%. […]La Commissione Banda Larga per lo Sviluppo Digitale delle Nazioni Unite ha raccomandato che ogni paese appronti entro il 2015 un piano nazionale per la banda larga, affermando che l’accesso all’internet dovrebbe essere visto come un diritto dell’uomo e ricordando come la banda larga contribuisca alla crescita economica e alla creazione di nuovi posti di lavoro. La Commissione Europea da parte sua propone un investimento sulla banda larga e relativi servizi di 9,2 miliardi di euro nel periodo 2014-2020, 7 dei quali per le infrastrutture.La diffusione della fibra ottica nei principali paesi europei resta un processo in divenire e questo è il momento per garantire un futuro sostenibile alle economie di tutta l’Europa.
Per ulteriori informazioni: http://www.ftthcouncil.eu.

http://www.puntoelineamagazine.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1135:banda-larga-di-quarta-generazione&catid=52:energia-innovazione-sviluppo&Itemid=8

Banda larga di quarta generazione

Scritto da Carlo Bellino  – Venerdì 18 Maggio 2012

Sono previste tra fine 2012 e inizio 2013 le reti di quarta generazione mobile (4G). La banda larga del futuro sarà estremamente veloce per la felicità delle aziende, che a questo punto, senza più alcuna scusa, potranno finalmente iniziare l’era del cloud computing e delle comunicazioni unificate in mobilità. L’obiettivo primario dei quattro principali operatori di settore è appunto di lanciare verso la fine del 2012 i primi servizi LTE (Long Term Evolution, il 4G) con velocità fino ai 100 Mbps (megabyte per secondo), investendo nelle nuove reti ben 1,6 miliardi di euro. Per implementare il sistema LTE, che di fatto rappresenta l’evoluzione dei sistemi 3G wireless basati su tecnologia GSM/UMTS, gli operatori useranno in modo articolato le nuove frequenze a 800 MHz, che saranno liberate dalle tv locali entro fine 2012 e serviranno per assicurare una copertura 4G estesa anche nelle campagne, anche se magari non dappertutto con le prestazioni massime. I 100 Mbps saranno proposti soprattutto nelle città grazie ad un’immissione di frequenze addizionali. Gli operatori dovranno, nel contempo, migliorare la velocità e la copertura dell’attuale tecnologia di banda larga mobile, l’HSPA. In pratica dovranno potenziare la banda di backhauling delle antenne (il collegamento con il resto della rete), che avranno sia l’LTE che l’HSPA, in modo tale che questa tecnologia consenta di passare dagli attuali 28 Mbps ai 42.

La copertura dell’HSPA crescerà principalmente con il refarming, cioè il fatto di posizionarla su frequenze di 900 MHz finora utilizzate per il GSM. In prospettiva futura, la banda larga mobile avrà, quindi, la stessa identica copertura dell’attuale GSM, pari, cioè, alla quasi totalità della popolazione. Tim e Vodafone hanno già cominciato il refarming in alcune città e presto toccherà agli altri due operatori: l’Italia, grazie anche al forte impulso dell’Agcom, è stato il primo Paese europeo ad avviarlo.

Ma vediamo cosa saranno in grado di fare le nuove reti. Innanzitutto consentiranno alle società qualcosa di più sofisticato rispetto alla semplice email, come gestire in mobilità la vendita e consentire l’accesso ovunque ai sistemi CRM (Customer Relationship Management). In pratica un commerciale in viaggio potrà accedere via web al database di clienti e fornitori sapendo, così, a chi vendere e dove rifornirsi e sulla cloud potrà trovare anche un catalogo aggiornato di prodotti della società. Inoltre, con la banda larga mobile è possibile impiegare gli strumenti di collaboration, ossia condivisione di documenti, videoconferenze o accesso ad agende e rubriche condivise. Ad oggi, secondo un recentissimo studio, solo il 2% delle Pmi e il 35% delle grandi aziende italiane usa in mobilità gli strumenti informatici aziendali e si spera che questi numeri crescano notevolmente proprio grazie ad una banda larga mobile diffusa. […]

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Aggiornamento del 10 ottobre 2012:

http://alessiamaccaferri.nova100.ilsole24ore.com/2012/10/avanti-startup-sociali.html

Avanti, startup sociali

La notizia è da cercare spulciando tra le righe del decreto Sviluppo: ma alla fine il Governo ha tenuto conto delle imprese sociali. I privati e le imprese che investono in startup sociali (o in ambito energetico) potranno detrarre rispettivamente tra il 25 e il 27 per cento. […] lentamente il business sociale (indipendentemente dalla formula giuridica) sta uscendo dalla nicchia e si sta facendo avanti.

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Aggiornamento del 27 novembre 2012:

http://gabrielecaramellino.nova100.ilsole24ore.com/2012/11/made-in-italy-e-start-up-italo-globali.html

Made in Italy e start up italo-globali

26 NOVEMBRE 2012

[…] vanno risolti due problemi di fondo: lo sviluppo di una mentalità diffusa dell’auto-imprenditorialità e la creazione di un ambiente economico, culturale e sociale favorevole alle aziende digitali.

Il made in Italy può integrarsi bene con la dimensione globale di oggi soltanto se acquisisce una mentalità italo-globale, in cui si riescono ad unire alcune qualità tipicamente italiane e l’utilizzo delle tecnologie digitali. Nonostante il difficile momento storico del Paese, c’è ancora una Italia che ha voglia di fare ed esprime le proprie capacità in Italia e all’estero. In tal senso, i casi made in Italy non mancano, soprattutto sul versante dei servizi utili progettati da ventenni e trentenni. […]

Per finire, una infografica sull’ecosistema delle startup hi-tech. [fonteudemy.com, ottobre 2012]

Infographic on startup ecosystem - october 2012 by udemy.com

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Aggiornamento del 19 dicembre 2012:

Dall’agenda digitale alle agevolazioni per le start up: ecco che cosa cambia con il decreto Sviluppo

con un articolo di Luca Tremolada – 15 dicembre 2012

L’Agenda digitale è legge dello Stato. Il via libera definitivo è arrivato oggi nell’aula di Montecitorio (261 sì, 55 no e 131 astenuti). Il testo è sostanzialmente identico a quello licenziato dal Senato il 6 dicembre, con un maxi-emendamento sul quale il Governo aveva posto, anche in quel caso, la questione di fiducia. Tuttavia, l’attuazione dell’Agenda digitale sarà comunque un percorso a tappe con alcune misure previste partire da subito e la maggior parte del pacchetto spalmato nei prossimi anni. […]

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Aggiornamento del 3 febbraio 2013:

startup.registroimprese.it

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Aggiornamento del 9 maggio 2013:

COME NON DETTO: GUARDATE CHE BELLA SORPRESA CHE CI FA OGGI LA CORTE DEI CONTI!!! CAMBIARE QUALCOSA E’ PRESSOCHE’ IMPOSSIBILE, LA POLITICA SEMBRA GIOCARE AL GIOCO DELL’OCA: GIRA E RIGIRA E ALLA FINE… TORNA SEMPRE AL PUNTO DI PARTENZA!!!

http://www.informapadova.it/articolo.cfm?titolo=Corte-Conti-boccia-misure-governo-Monti&id=60289&canale=31

Corte Conti boccia misure governo Monti

9 Maggio 2013

La Corte dei Conti boccia gli ultimi atti del governo tecnico, dal decreto sviluppo alla legge di stabilità. Sulle coperture evidenzia l’ ”impiego in modo improprio di fondi tesoreria” e l’utilizzazione di proventi di giochi e accise dal gettito ”calante” e ”non affidabile” […]

 

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