Così come il lupo perde il pelo ma non il vizio, così, anche in regione Sicilia, perso un presidente se ne fa un altro… possibilmente identico al precedente! Pensavate forse che con le dimissioni di Lombardo avrebbe potuto cambiare qualcosa? Assolutamente NO: in Sicilia si va avanti, come prima e più prima, a pensare a sè stessi cercando di fregare lo Stato italiano, naturalmente riuscendoci sempre! Potrà mai cambiare qualcosa?

Io proporrei intanto un bel commissariamento come minimo DECENNALE piuttosto che delle nuove elezioni, poi bisognerebbe abbattere l’intero impianto normativo e ricostruirne uno completamente nuovo, al fine di limitare fortissimamente l’autonomia regionale (una volta che il commissariamento si sarà concluso) nonchè il flusso di denari verso la Sicilia, ed infine aprire un tavolo di lavoro, serio e concreto, al fine di progettare uno sviluppo economico basato sul turismo in questa regione (da gestire sempre sotto commissariamento). In che modo? Realizzando servizi ed infrastrutture, di certo non organizzando sagre e festine come si vantano di fare gli amministratori locali, nella loro candida convinzione che i turisti vadano in Sicilia proprio perchè attirati dalle feste popolari e dalla buona cucina: senza offesa per i buonissimi cannoli e le cassate, che i siciliani sanno fare così bene, ma vogliamo raddrizzarla sul serio oppure no, questa malandata Sicilia?

N.B. Proponiamo in questo post anche due lettere, scritte dal Sig. Giacomo Di Girolamo e pubblicate su marsala.it, molto rappresentative della superficialità con cui il territorio viene amministrato da dei perfetti ignoranti…

L.D.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/03/trapani-provincia-finanzia-terza-edizione-della-sagra-che-non-esiste/370934/

Trapani, la Provincia finanzia la terza edizione della sagra. Che non esiste

di Giuseppe Pipitone – 3 ottobre 2012

Settemila euro per una sagra della “cassatella”, il tipico dolce siciliano ripieno di ricotta, di cui nessuno ha mai avuto notizia. C’è anche questa voce tra i 500mila euro di fondi pubblici svincolati con un rapido tratto di penna dal presidente della provincia di Trapani Mimmo Turano la notte prima di dimettersi. Mezzo milione di euro elargito a chiese, associazioni culturali, orchestrine e squadre di calcio che ha fatto storcere il naso a molti nella provincia più occidentale della Sicilia.

Turano, però, difende con forza quella sua ultima scelta da presidente della provincia di Trapani, poche ore prima che si dimettesse per candidarsi con l’Udc all’Assemblea Regionale Siciliana. “La mia provincia è l’unica che ha rispettato la spending review del governo Monti, i nostri bilanci sono integri – assicura – non capisco quindi perché avrei dovuto bloccare capitoli di spesa già impegnati nel bilancio”. Tra quei 500mila euro c’è di tutto. Si va dai 50mila euro donati all’associazione “Sviluppo per Paceco”, che ha organizzato il meeting internazionale di artigiani e pasticcieri, fino ai 20mila elargiti alla Pro Loco di San Vito Lo Capo per l’iniziativa “alla scoperta del pesce dimenticato”.

Poi ci sono i 18mila euro finiti nelle casse dell’associazione “Salviamo i Mulini”, i 40mila per la Pro Loco dell’isola di Pantelleria e i 5mila euro di cui si è dovuta accontentare l’associazione “Gruppo Folk I Picciotti di Matarò”. Quindi ci sono i piccoli contributi da poche migliaia di euro per le manifestazioni religiose e le varie sagre. “Sono tutte manifestazioni culturali che hanno dato sviluppo economico, turistico e solidità alla provincia” spiega Turano, aggiungendo che “da quando ho invitato le coppie straniere a venire a sposarsi a Trapani il turismo è decollato”. “Se non è voto di scambio questo, mi chiedo cosa lo sia” è stato invece il sintetico e incisivo commento di Ignazio Passalacqua, consigliere provinciale di Sel.

Nella lista della spesa dell’ex presidente trapanese però rientrano anche 7mila euro che dovrebbero spettare all’Associazione “Torrazza Beach” di Petrosino, piccolo comune vicino a Marsala, che avrebbe organizzato la sagra della cassatella, giunta addirittura alla terza edizione. “Non so se 7mila euro per la sagra della cassatella siano troppi o pochi – spiega Turano – so che in questi casi si presenta un bilancio e da quello viene poi elargito un contributo”. Il problema però è che a Petrosino di sagre della cassatella non ne hanno mai sentito parlare. […]

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http://www.marsala.it/lettere/item/62042-altro-che-cultura-e-innovazione-a-marsala-e-in-provincia-il-primo-partito-%C3%A8-il-partito-della-cassatella.html

Lunedì 24 Settembre 2012

Altro che cultura e innovazione. A Marsala e in provincia il primo partito è il “Partito della cassatella”

Qual è l’impegno più importante in questi giorni per l’Amministrazione Comunale di Marsala e per il Sindaco, Giulia Adamo?

Dire ai cittadini la verità sul porto di Marsala? Anticipare una cosa che tutti sappiamo, e cioè che le tasse comunali verranno alzate al massimo, perchè non c’è un euro in cassa? No. Al Sindaco Adamo questo non interessa. Anzi, per lei è tutto un complotto. Ci sono cose più importanti da fare.
Ad esempio, premiare il giardino più bello di Marsala. Perchè non ci sono solo rifiuti. Ci sono anche i giardini belli, a Marsala. Quello bello bello bello c’è l’ha l’anziano Antonino Barbera, tant’è che la settimana scorsa il Sindaco è andato a trovarlo a casa, in via Sibilla, e gli ha dato anche un premio: una pianta di gelsomino. Con tanto di encomio.

Curiosità. Il signor Barbera era già stato premiato dalla Provincia per il premio “balcone fiorito” nel 2005, proprio quando era Presidente della Provincia Giulia Adamo. E allora ci vengono due dubbi: non è che il Sindaco conosce solo Barbera, tra i suo coetanei pensionati – giardinieri marsalesi? E ancora, come mai Barbera prima vince un premio per il balcone fiorito, segno che abita come minimo al primo piano, e poi quello per il miglior giardino, che vuol dire che abita a piano terra? Avrà una palazzina, buon per lui.

Fino ad un certo punto. Perchè con l’Imu che si prospetta a Marsala, la palazzina del Signor Barbera sarà tassatissima. E chissà che il gelsomino non torni indietro, come regalo non gradito. O che Barbera sia costretto a chiedere ai tanti turisti che fanno foto tra piante e ruscelletti di lasciare un obolo per il mantenimento delle casa.

Una volta che era in centro, il Sindaco Adamo poteva farsi un giro per vedere i cumuli di rifiuti che ci sono qua e là. Oppure poteva andare in giro a vedere quanti bei giardini ci sono, non solo quelli di chi vota per lei. Coltivare bene il proprio giardino è un’ambizione di tanti, da mia madre a Voltaire.

Anche fare cultura è un’ambizione di tanti. Non tutti ci riescono. Anche perchè non a tutti viene concessa la dovuta attenzione da parte del Comune.

Qui entro in una vicenda che mi coinvolge negli affetti più vicini. Lo dico subito: sono in conflitto (coniugale) di interesse. Ma questa cosa la devo raccontare. A Marsala si è tenuto nei giorni scorsi un workshop internazionale di architettura, arte, spettacolo. Si chiama “Ephemeral Arts Connection”, stiamo vendendo le immagini.

Artisti e ricercatori da tutto il mondo (Brasile, Siria, Norvegia….) vengono a Marsala, studiano una realtà abbandonata per alcuni giorni, ne parlano tra loro, e ci fanno su un’installazione artistica ed una performance. E’ il terzo anno che questa manifestazione si tiene. Il primo anno è stato nel cadavere del Monumento ai Mille, il secondo anno nelle cave di tufo di Santo Padre delle Perriere ( ed è stato selezionato dalla Biennale del paesaggio di Barcellona) quest’anno agli Hangar Nervi, vicino la riserva dello Stagnone. Gli organizzatori non hanno mai ricevuto un euro da comune, provincia, regione. Solo promesse e poca attenzione, qualche lavoro di pulizia, tanta cortesia, e basta. Quest’anno nè il Sindaco Giulia Adamo, nè l’assessore alla cultura Patrizia Montalto, ne l’assessore architetto Musillami, si sono degnati di prendere parte alla presentazione dell’installazione finale, sabato 15 Settembre. C’era un sacco di gente. C’erano marsalesi curiosi di riappropriarsi per una sera di un luogo, di confrontarsi con l’arte. C’erano i vertici dell’Aeronautica militare, ricercatori universitari, altri artisti. Non c’era nessuno dell’Amministrazione. Nessuno.

Quando dico che questa Amministrazione, che questo Sindaco è vecchio, non mi riferisco al fatto anagrafico in sè, ma alla constatazione che tutto ciò che è cultura ed innovazione non merita, per loro, attenzione. Tant’è che Marsala non aveva, e non ha, un “progetto culturale”. Chiamiamo cultura gli incontri con l’autore, i convegni sui garibaldini o sui fenici, il prestito dei libri in spiaggia. Ma non c’è nulla in tutto ciò di creatività, innovazione, leggerezza, visione.

Preferiamo premiare il pensionato che cura il giardino, non chi progetta, studia, crea, scommette. 
Anche perchè dov’era il Sindaco? Probabilmente a casa, a rilassarsi: qualche sera prima aveva avuto un impegno gravoso, gravosissimo, aveva partecipato alla sagra della mostarda, a Terrenove. Lì, raccontano i testimoni, come una comare della borgata, il Sindaco si è messo il grembiule ed ha cominciato a servire mostarda a tutti. Pare che la mostarda ad un certo punto stesse per finire, e lei invece è riuscita a farla bastare, come Gesù con i pani e i pesci. E questa estate non si è persa un aperitivo al pontile, o una processione di qualche contrada, o una gara di torte in parrocchia.
E’ una Giunta tutta cocktail e rastrello, quella di Marsala. Fa questo: aperitivi e verde pubblico. Odia le foglie morte e le patatine molli. Tutto quello che accade in più e  assolutamente casuale.

Per il resto, la cultura non viene mai incoraggiata, premiata. Non viene mai ascoltata.

E il fatto che le scuole abbiano cominciato a bruciare un po’ spesso nel nostro territorio, è un segnale indicativo. “Cominciano sempre con il bruciare i libri” scrive Ray Bradbury in Fahrenheit 451. Dato che oggi non legge più nessuno, cominiciano direttamente bruciando le scuole.

L’Istituto Industriale “Altavilla” di Mazara del Vallo, è stato preso di mira da alcuni piromani, che la vigilia dell’anno scolastico, hanno appiccato un incendio che ha devastato la portineria e l’ingresso, causando danni per 100.000 euro e rendendo inagibile la scuola.

In questi casi che si fa? La Provincia, da cui dipende la scuola, vede quanti soldi ha in cassa e interviene subito. Si chiama, questo, “fondo di riserva”. E’ il salvadanaio che tutti abbiamo a casa, quello nascosto, dal quale prendiamo i soldi per un’operazione improvvisa, per un viaggio o per un imprevisto. Solo che nel fondo di riserva della Provincia non c’è nulla. Pochi spiccioli. Perché? L’ex presidente Turano, come abbiamo raccontato la settimana scorsa, lo ha prosciugato per dare contributi a destra e manca per 800.000 euro. Brucia la scuola, e non ci sono i soldi per ripararla, perchè Turano ha utilizzato quei soldi per dare contributi a parrocchie, tornei sportivi, e,soprattutto, sagre.

Tra tutte è ormai diventata famosa la sagra della cassatella. Finanziata da Turano con 7000 euro e della quale nessuno si ricorda. Una sagra fantasma (altro non era che un banchetto all’interno della fiera di Strasatti….).
Però non bisogna sempre denigrare. Questa politica non cambia, non cambierà mai. Sbaglia chi pensa che l’innovazione possa avere spazio, che la cultura possa avere attenzione. E’ la sagra il simbolo del nostro tempo, della mostarda come della cassatella, dell’arancina come del cus – cus. Adamo e Turano lo hanno capito, altri ancora no. Un consiglio allora a tutti quelli che ancora si volessero cimentare nella vana impresa di fare cultura a Marsala e e in provincia: lascino perdere. Non si sono mai fatte rivoluzioni in Sicilia. Si diano, invece, alle sagre, friggano panelle, insacchino culatelli. Passa da qui il riscatto della Sicilia. Ma facciamo in modo che questo diventi un movimento, un partito. Il vero partito siciliano dovrebbe essere questo, il partito della cassatella, un simbolo che tutto unisce e spiega.

Giacomo Di Girolamo

http://www.marsala.it/lettere/item/62215.html

Sabato 29 Settembre 2012

Oltre il partito della cassatella, oggi va di moda inseguire i record. E anche a Marsala, sotto sotto…

Dunque, dove eravamo rimasti la settimana scorsa? Ah, si. Alle cassatelle, e alla nostra idea, neanche tanto originale, che un partito delle cassatelle bisognerebbe farlo, perchè la sagra è ormai l’elemento culturale caratterizzante del nostro territorio. In realtà poi le cose si sviluppano, hanno un loro corso. Ed altro che partito delle cassatelle. A Castellammare hanno fatto di più. Ci hanno superato. Ed il paese è entrato nel Guinness dei primati per “la tela colorata più lunga del mondo”. Centinaia di ragazzi, mezzo paese, sono stati impegnati sue domeniche fa a realizzare la tela colorata per entrare nel Guinness. Chissà come gli è venuta l’idea. Avranno visto, nel libro dei record, quale record era facile da raggiungere, e si sono messi all’opera. Non c’è paese oggi che non abbia il suo record. L’ambizione è quella di diventare famosi, avere il proprio Sindaco su un palco e le luci, magari ci scappa pure un passaggio a Canale 5. Il telo più lungo, la cassata più grande, il cannolo più lungo, la più grande quantità di salsiccia mai arrostita su una pubblica piazza. Non c’è limite alla fantasia.
Una volta c’era lo scemo del villaggio, che veniva preso a simbolo di un paese. Adesso lo scemo rischia di essere un intellettuale anche un po’ naif, rispetto alla coinvolgente passione che hanno i suo compaesani di fronte l’eccitante avventura di un record. Abbiamo metabolizzato i Giochi senza frontiere.
A suggellare la fondamentale importanza politica del record di Castellammare, sul palco, con il Sindaco, la banda, i figuranti con la coppola, c’era anche Mimmo Turano, che di sagre se ne intende.

Ogni paese ha un record, dunque. E senza quello, senza una Miss Italia, un mezzo concorrente del Grande Fratello, è come se non esistesse.
Una volta in California mi ritrovai in mezzo al deserto, nella Death Valley. Gita istruttiva. Ad un certo punto, nell’aridità totale di quel paesaggio lunare, c’era una specie di paese, quattro case in croce, la strada, una stazione di servizio. E, soprattutto, un enorme termometro piantato nel terreno. Una cosa pacchiana, e quindi perfettamente americana. Cosa rappresenta? Ho chiesto. E mi hanno spiegato che quella specie di scultura celebrava la pià alta temperatura mai registrata in America. Un giorno del 1913 – se ricordo bene – in quel paese si registrarono la bellezza di 56 gradi centigradi. Calduccio. Record assoluto, mai battuto fino adesso.

Ogni paese ha il suo record, dunque. Solo che nel deserto, avere un record è un modo per dire: non dimenticatevi di noi, anche questo buco di culo del mondo è pianeta. Qui da noi, forse c’è il deserto uguale. Solo che non ce ne accorgiamo perchè è molto lussureggiante. Ma abbiamo bisogno di record e di sagre, per far parlare di noi.
Già le sagre. Ieri l’altro guardavo uno spezzone del telegionale di TeleSud (a proposito: nuova grafica, nuova scenografia, è un prodotto davvero godibile). C’era prima tutto un servizio lungo lungo sulla fiera del dolce a Paceco (quella dove dopo il concerto di Anna Oxa si sono presi a botte) con l’intervista ad uno chef che spiegava la ricetta di un tipo di pasta con l’aglio. Poi il conduttore lanciava il servizio sull’evento internazionale per eccellenza della nostra provincia, il Cus Cus Fest. Ho cambiato canale. In quel momento mi  sembrava il Tg della pro loco.
Su Telesud c’è stata un’altra cosa, di recente. Una specie di show del Sindaco di Marsala, Giulia Adamo, che, a proposito delle polemiche sul porto sparava a zero contro giornalisti e non meglio identificate lobby, anzichè rispondere e dire finalmente la verità (sa che la Regione ha denunciato un falso nella progettazione del porto? come intende tutelare noi cittadini?).
Dobbiamo ricordare che Telesud prende dal Comune di Marsala 28.000 euro per “pubblicizzare l’attività istituzionale del Comune”. Siccome per ora si fa un gran parlare delle interviste a pagamento commissionate dai politici ai giornalisti, sarebbe bene chiarire se gli show di Adamo sono pagati con i soldi dei cittadini o no. Ci si muove in un terreno molto fragile.

Ma non è giusto parlare di queste cose. Dobbiamo invece parlare di quanto Marsala sia più pulita, sempre più pulita. Non passa giorno che non ci sia una pulizia straordinaria di qualche area della città. Insomma, finiremo che un giorno potremo mangiare per terra, a Marsala, tanto sono pulite le nostre strade. E, chi lo sa, magari entreremo in qualche libro dei record, proprio alla voce “strade più pulite in assoluto al mondo”.

Il problema è che tutto ha un costo, anche la pulizia. Il Sindaco questo non lo dice. Non dice che la pulizia della città costa 12 milioni di euro l’anno. Non dice che differenziare i rifiuti costa a Marsala più del ricavo della vendita dei rifiuti stessi. Aumenta le tasse, Imu e addizionale Irpef. E’ l’amministrazione più reticente al mondo. Porca miseria, anche questo è un record…

Giacomo Di Girolamo

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http://www.gazzettadelsud.it/news/sicilia/15940/L-ombra-della-mafia–sul-voto-in-Sicilia.html

L’ombra della mafia sul voto in Sicilia

03/10/2012

La mafia piomba sul voto in Sicilia. La Procura di Palermo sta indagando sul ruolo di Cosa nostra nella campagna elettorale in corso e sugli eventuali accordi tra boss e politici. A dare la spinta alle indagini, quando mancano 25 giorni all’apertura delle urne per l’elezione del presidente della Regione e dei 90 deputati dell’Assemblea, sono stati alcuni colloqui tra mafiosi intercettati dagli investigatori. Un fulmine a ciel sereno che arriva mentre quasi 1.700 candidati sono in campagna elettorale, in un clima segnato dall’anti-politica e dagli scandali per l’uso spregiudicato dei fondi pubblici su cui indagano diverse Procure, compresa quella di Palermo che ha acquisito documenti contabili consegnati dalla Presidenza dell’Assemblea regionale siciliana. E poi c’é il dibattito spinoso sulle candidature nelle liste dei partiti di alcuni indagati, di rinviati a giudizio per vari reati e addirittura di qualche condannato in via definitiva anche se riabilitato. A parlare dell’indagine antimafia è stato l’avvocato generale dello Stato, Ignazio de Francisci, fino a tre giorni fa procuratore aggiunto a Palermo, durante il Festival della legalità, organizzato dal sito d’informazione ‘LiveSicilia’. “Senza rivelare alcun segreto”, l’ex pm ha fatto riferimento in particolare al colloquio tra due mafiosi. Emerge che Cosa nostra darà i voti “a chi prende impegni ben precisi”. Perché neppure i boss ormai “si fidano più” dei politici.

“Vogliono impegni – sottolinea De Francisi – Chi chiede voti a loro si deve impegnare a fare qualcosa per loro“. E “i discorsi”, si evince dalle intercettazioni, “si devono fare chiari”. “I voti non si danno più per simpatia, antipatia, mai per ideologia – spiega l’avvocato generale – si danno solo in cambio di impegni precisi“. Per l’ex pm quelle ascoltate dagli investigatori “sono parole” che “però illustrano un quadro preoccupante”. Fare accordi per i politici “significa andare a braccetto anche dal punto di vista del codice penale con Cosa nostra”, ricorda ai politici dalla memoria corta. “Dagli ascolti sappiamo che ancora più che nel passato – ribadisce – oggi Cosa nostra darà i propri voti solo a chi si impegna a ricambiare con concreti favori, il che costituisce reato: lo sappiano i nostri amministratori”. E rivolgendosi alla classe politica, De Francisci non usa mezzi termini: “C’é una lunga tradizione di politica e mafia che vanno a braccetto, siccome siamo in campagna elettorale è giusto ricordare che chiedere voti alla mafia è reato: ogni tanto qualcuno lo dimentica allora noi lo ripetiamo”.

Vedi l’articolo “La spending review che vorremmo: tagli alla Sicilia ed alle regioni a Statuto Speciale“.

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ASSOCIAZIONE LeAli alla Sicilia

www.lealiallasicilia.it/

L’inizio…

In un giorno di fine giugno innovatori,riformisti, professionisti, operai, imprenditori, ricercatori, si incontrano in occasione della manifestazione “Sicilia, Sviluppo & Libertà” per dialogare sulle sorti di una terra bellissima ma martoriata per l’inettitudine dei suoi governanti. Dal dialogo serrato nasce l’idea di un sogno, riunire le forze sane e libere della Sicilia dando voce a chi corre, sa, fa e vuole vivere con dignità […]

Viene giù tutto

25 settembre 2012 – COMUNICATO STAMPA n. 38

“Lo avevamo detto: la Sicilia è l’Italia al cubo. Qui il crollo della seconda Repubblica ha preso tinte grottesche, con una disfida fra gruppi arlecchineschi, candidati presidenti al di sotto della benché minima credibilità e candidati al seggio che passano da una lista all’altra, il tutto in un fuoco d’artificio di spese folli e personalismi ridicoli. Ma quel che accade qui accade anche in Italia”, lo ha detto Davide Giacalone, di LeAli alla Sicilia. “La prima Repubblica cadde in uno scontro interno alle istituzioni, riflesso di un mutato equilibrio internazionale. La seconda sta affondando in una pozza, provocato dal suo stesso squagliarsi. La vicenda di altre regioni, e da ultima il Lazio (ne arriveranno altre), dimostra il catastrofico errore commesso nel deselezionare la classe dirigente, promuovendo gli arraffoni deficienti e fedeli, nel mentre si tenevano fuori le persone dabbene e competenti. Tale errore è macroscopicamente riprodotto in Sicilia. Nel complice silenzio degli interessi che pensano di inzuppare ancora il pane, e nella corriva partecipazione di un sistema dell’informazione che, non a caso, perde lettori, ascoltatori, soldi e influenza”. “Nascerà LeAli al Lazio, sono già nati i LeAli in altre città, si approderà a LeAli all’Italia. Non è un nuovo partito (ce ne sarebbe e ce ne sarà bisogno, ma non possiamo essere noi, con due lire e solo la nostra faccia), ma un moto di rottura, una rivolta di serietà, una ribellione di competenza. Perché non vogliamo vedere tutto affondare. Per questo – ha concluso Giacalone – i siciliani hanno la possibilità di essere i primi, nello scrivere una pagina nuova e migliore, nell’aprire una storia diversa. Se cederanno alla sfiducia e alla rassegnazione si condanneranno a essere gli ultimi a crescere e i primi a fallire”.

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Aggiornamento del 26 ottobre 2012:

Sapete quant’è costata la campagna elettorale in Sicilia? Circa 40 milioni di euro a candidato!! Con questo patetico risultato:

http://ctzen.it/2012/10/25/elezioni-guerra-di-manifesti-e-volantini-gruppo-facebook-premia-lo-zozzone-doro/

Elezioni, guerra di manifesti e volantini. Gruppo Facebook premia lo zozzone d’oro

Di Agata Pasqualino | 25 ottobre 2012

[…] Sotto campagna elettorale manifesti abusivi e volantinaggio selvaggio regnano per le strade delle città siciliane. E le sporcano. Il fenomeno è così evidente che su Facebook è nato il gruppo aperto Concorso a premi lo zozzone d’oro. Che conta finora 468 membri e una bacheca piena di post con le segnalazioni fotografiche di manifesti affissi in zone non consentite e santini elettorali abbandonati su carreggiate e marciapiedi. Il concorso riguarda la zona di Avola nel Siracusano, ma potrebbe essere esteso anche alle altre provincie dell’isola. Che intanto si muovono contro i propri zozzoni, ognuno a modo suo. […]

«Un punto a chi affigge un manifesto in zona non consentita e un punto ogni dieci volantini abbandonati per strada», recita il regolamento del concorso. «Per assegnare i punti vale la documentazione fotografica pubblicata nella bacheca del gruppo e a fine campagna elettorale una delegazione consegnerà il premio al vincitore» si legge nella bacheca, che si riempie ogni giorno di nuove foto e commenti. I trasgressori sono politici di tutti gli schieramenti. «Sfatiamo un mito. Sporcano pure loro», scrive un membro del gruppo postando la foto di un santino abbandonato che ritrae un candidato del Movimento 5 Stelle. Alcuni casi sono talmente estremi che c’è persino chi ha suggerito di introdurre delle menzioni speciali. Come per il santino affisso sotto la scritta divieto di affissione nel muro di fronte al comando dei vigili urbani. O di premiare anche chi pubblica la foto più spiritosa, come quella del manifesto di Pippo Gennuso dell’Mpa attaccato dietro un cancello, con un effetto ottico che fa apparire il candidato dietro le sbarre.

L’iniziativa ha fatto rumore in paese, tanto che qualche politico è intervenuto facendo rimuovere i propri manifesti abusivi. Come la candidata Mpa Maria Grazia Caruso, presente nella classifica provvisoria con «cinque punti con pentimento». «Ho fatto un giro in paese e qualcosa è cambiato – scrive un membro della pagina – Le facce attaccate dappertutto sono sparite ma, invece che essere rimossi, i manifesti abusivi sono stati coperti. A me così non sta bene, perché la città è sporca lo stesso». Una lamentela condivisa dagli altri, pur sottolineando che «scollarli tutti sarebbe un lavoro improbo e inutile dato che le squadre di attacchini passano ogni notte. Piuttosto bisognerebbe far pagare davvero le multe per l’affissione abusiva, senza amnistie e colpi di spugna, le casse comunali potrebbero ottenere una boccata d’ossigeno», scrive un altro utente. Ma c’è chi propone di scollare i manifesti su base volontaria, raccoglierli e, per manifestare il proprio disgusto, «un giorno disporli in piazza, a terra, con la faccia in su, e lasciare che le persone ci passeggino sopra. Alla fine della manifestazione raccogliamo il tutto e lo portiamo alla sua naturale destinazione, la discarica. Naturalmente in modo differenziato». Una pubblica gogna del manifesto insomma. […]

Mentre gli ideatori annunciano che è in fase di preparazione il premio che verrà consegnato al vincitore alla fine della campagna elettorale – «un’opera di notevole pregio e fattura», scrivono senza voler anticipare altro – c’è chi si auto-segnala per non aver imbrattato i muri della città con manifesti abusivi e aver sporcato le strade con i volantini. «Ma qui non facciamo l’elenco di quelli a zero punti – avvertono gli organizzatori dell’iniziativa – ma di quelli con un punteggio. Ricordo comunque che chi non attacca nei posti non consentiti non fa un atto di eroismo. Rispetta semplicemente le regole, il che mi sembra il minimo per chi si candida a rappresentare i cittadini». Una verità ormai non più scontata.

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Aggiornamento del 31 ottobre 2012:

http://www.ilfoglio.it/soloqui/15541

30 ottobre 2012

Tutto cambia, anzi no

In Sicilia vince Crocetta ma a decidere saranno ancora Lombardo e i suoi

[…] Fatta salva la sacrosanta e incontestabile vittoria di Crocetta, il primo dato che salta agli occhi è che il centrosinistra ha vinto la corsa a Palazzo d’Orleans solo perché il centrodestra si è spaccato in due tronconi: provate a sommare i voti ottenuti da Nello Musumeci, poco più del 25 per cento, con quelli ottenuti da Gianfranco Micciché, finito in rotta di collisione con il Popolo della libertà guidato dal suo arcinemico Alfano, e vi accorgerete che il centrodestra ha ancora in Sicilia una base maggioritaria. […] nel giorno dell’esultanza, va anche ricordato che la candidatura di Crocetta è stata proposta e imposta all’interno del Pd siciliano dallo stesso gruppo di potere che per tre anni, dopo un ribaltone, ha dato sostegno e copertura a Lombardo. Un gruppo di potere guidato da Giuseppe Lumia, vicepresidente della commissione parlamentare Antimafia, che del lombardismo è stato il maestro compositore, concertatore e direttore d’orchestra. […]  si è anche spaccata la cosiddetta antimafia militante. Da una parte Lumia e Massimo Russo, il magistrato che, in nome e per conto di Lombardo, ha curato come assessore il ricco feudo della Sanità; e dall’altra parte il dipietrista Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, e Claudio Fava, leader dei vendoliani di Sicilia, ha dato battaglia con una agguerrita lista alternativa. Da un lato la giovane Lucia Borsellino, figlia di Paolo, il magistrato assassinato vent’anni fa con la sua scorta in Via D’Amelio, e dall’altro lato Rita Borsellino, sorella di Paolo, sempre più decisa a combattere contro tutti quei professionisti dell’antimafia, capitanati da Lumia, che per tre anni si sono lasciati andare a ogni genere di inciucio non solo con Lombardo ma anche con gli uomini che l’ex governatore disseminava tra le pieghe del sottogoverno. […]

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