Il primo e più celebre movimento indipendentista italiano è stato naturalmente quello leghista, con la storia della Padania. Ora, forse, i leghisti avranno capito che si è sempre trattato di un’inutile buffonata, perciò speriamo che si siano rassegnati all’idea della secessione, ovverossia della separazione della “Padania”, come a loro piace chiamarla, dal resto dell’Italia. E stata un’idea molto forte, devo ammettere, e sostenuta da un’ampia, variegata e divertente strategia pubblicitaria: quasi più simile ad una tifoseria calcistica che non ad un partito politico,  di certo dal punto di vista del folclore la Lega Nord ed i suoi seguaci non si sono mai risparmiati! Per chi non se ne fosse mai interessato, vorrei far notare, giusto per divertirci un po’, quanto sia vario ed originale il catalogo dei gadgets leghisti: se siete curiosi e volete ridere un po’, potete collegarvi a questo LINK. Pensate che si erano addirittura inventati un nuovo conio padano (LINK)! Ora che hanno potuto sfruttare la loro esuberante ed ipocrita voglia di staccarsi dall’Italia (approfitto qui per ricordare che, una volta raggiunta la “Roma ladrona” contro cui si è sempre schierata, anche i membri della Lega Nord hanno approfittato dei privilegi che il centralismo statale ha concesso loro – vedi l’articolo “Quando i politici si vergogneranno dei loro privilegi? Il caso Bossi” e gli altri articoli ivi citati), spero che i leghisti abbiano capito che il tentativo di liberarsi dello Stato italiano, per quanto sia esso opprimente dal punto di vista normativo e fiscale, non è stata poi una trovata così geniale…

In un momento come quello attuale, vige necessariamente il motto “L’unione fa la forza”, tanto che la stessa Unione Europea, per sopravvivere economicamente, si trova costretta a rafforzare i deboli vincoli politico-fiscali istituiti un decennio fa. Chi è piccolo non può sopravvivere nell’odierno mondo globalizzato. Volenti o nolenti, dovremo restare il più possibili uniti ed aiutarci l’un l’altro, sia come cittadini italiani che come cittadini europei. Al di là, quindi, della nobile volontà di mantenere le proprie tradizioni e la propria identità culturale, che ha motivato la Lega Nord e che continua a motivare gli altri movimenti indipendentisti italiani (di cui potrete leggere, a scopo puramente informativo, qui di seguito), vorrei ricordare un banale ma sottovalutato principio: l’isolamento di un territorio non può essere altro che controproducente. In un delicato contesto economico come quello odierno, l’isolamento non fa altro che creare problemi ed intralciare le politiche nazionali di governo, esattamente come sta avvenendo in questi giorni in Spagna con la Catalogna. Le tradizioni sono importanti, infatti nessuno ha mai chiesto di abolirle. Semplicemente non trova, dal mio punto di vista, una giustificazione razionale e compiuta il fatto di volersi staccare dall’Italia, soprattutto in un momento di crisi economica che rende il nostro Stato ancor più fragile e che pertanto necessita del sostegno ideologico da parte di ognuno di noi. Il debito accumulato è dello Stato italiano, quindi di ciascuno di noi, anche perchè ritengo che, anche se con un contributo più o meno consistente, ciascuna delle nostre amministrazioni pubbliche locali (Regioni e Province in particolare – vedi gli articoli “La spending review che vorremmo: accorpare non solo le PROVINCE ma anche le REGIONI!” e “I discepoli regionali della “casta” nazionale: il libertinaggio economico delle regioni italiane“) abbia contribuito allo sperpero di denaro pubblico nonché all’incremento della corruzione e delle inefficienze burocratiche. Senza offesa per nessuno, ma qualcosa che in qualche modo accomuna buona parte della popolazione italiana forse, in fondo in fondo, c’è per davvero…

Ecco perchè ora, tutti quanti insieme, dovremo impegnarci per cambiare la nostra mentalità prima di tutto, per affinchè l’Italia intera possa diventare uno Stato più moderno ed efficiente. Nessuna forza egocentrica ed indipendentista sarà la vera rivoluzione, l’unica vera rivoluzione potrà essere soltanto culturale e dovrà percorrere e pervadere l’intero popolo italiano, che solo così potrà guadagnarsi la I maiuscola di cui ad oggi è deficitario!

L.D.

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www.lindipendenza.com/

L’Indipendenza è un’associazione culturale senza fini di lucro che si è costituita a Milano in data 17 novembre 2011. L’Associazione si prefigge di promuovere e diffondere i concetti e i principi dell’indipendenza dei popoli e delle comunità e degli individui che oggi sono riuniti sotto il giogo dello stato centralista italiano, nel rispetto dei cardini del liberalismo, ovvero di precisi limiti posti al potere e all’intervento dello stato al fine di proteggere i diritti naturali, di salvaguardare i diritti di libertà e, di conseguenza, promuovere l’autonomia creativa dell’individuo.
L’Associazione intende perseguire i propri fini attraverso articolate attività di comunicazione, di pubblicistica, di convegnistica. L’associazione, che è apartitica e aconfessionale, può collaborare con associazioni e movimenti ed enti che possano concorrere all’attuazione dei fini statutari.
La creazione del quotidiano online L’Indipendenza rientra nell’attività in questione e la testata si ripromette di essere punto di riferimento di tutti i movimenti autonomisti e indipendentisti che operano in qualunque parte del territorio italiano. […]

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PADANIA

Da Wikipedia:

Padania è una denominazione geografica alternativa usata per indicare la pianura padana. Il suo utilizzo si è maggiormente diffuso a partire dagli anni novanta quando il movimento politico della Lega Nord indicò con questo nome sia un’entità politico-amministrativa successivamente nasce il movimento d’indipendenza, il 15 settembre 1996 Umberto Bossi dichiara la nascita della Repubblica Federale della Padania, corrispondente all’attuale Italia settentrionale e a parte di quella centrale. […]

Indipendentismo padano

Da Wikipedia:

L’indipendentismo padano o secessionismo padano è un’ideologia politica nata negli anni ’90 del XX secolo e promossa storicamente dal partito politico Lega Nord, che cita testualmente nel proprio statuto l’indipendenza della Padania. L’ideologia è stata sostenuta o è sostenuta anche da altri partiti e da altre figure, come lo scrittore Gilberto Oneto, il politologoGianfranco Miglio e Giancarlo Pagliarini.

L’ideologia

Gli indipendentisti padani affermano che il territorio corrispondente all’Italia centro-settentrionale, denominato Padania (dal nome latino del fiume Po ovverosia Padus), sia abitato da popoli distinti per lingua, usi, costumi e storia, chiamati Nazioni della Padania e riconducibili, nelle loro differenze, a un unico popolo padano, che sono stati resi partecipi contro la loro volontà del Risorgimento e, conseguentemente, dello Stato italiano; pertanto propugnano la secessione di queste nazioni dalla Repubblica Italiana e la creazione di una repubblica federale della Padania rispettosa delle peculiarità di ciascuna di esse. […]

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VIA COL VENETO

http://www.lindipendenza.com/via-col-veneto-partecipa-al-film-documentario-dei-veneti/

Via col Veneto: partecipa al film-documentario dei veneti!

di CARLO MELINA

Veneto, questo sconosciuto. Abitato, alla bisogna, da barbari, servi, evasori e suicidi. Piegato da uno Stato illegittimo. Costretto in un discorso che i veneti non controllano, perché partecipi dell’agenda mediatica solo nei limiti cortesemente concessi dal Leviatano. Da una macchina che impedisce loro di conoscere quello che il Veneto è, quello che potrebbe essere e quello che diventerà se non sarà capace di affrancarsi. Il tutto mentre le aziende chiudono, i disoccupati aumentano e puntualmente arrivano tasse, bollette e pignoramenti.

Perché i veneti non hanno mai contato nella politica, nell’economia e nella cultura italiana? Quante tasse pagano il cittadino e l’imprenditore veneto?  A quanto ammonta il residuo fiscale regionale e quali opere potrebbe finanziare, se il 100% del gettito fosse trattenuto sul territorio? E ancora, dove finiscono i soldi che i veneti affidano ad istituti bancari che non sostengono lo sviluppo dell’impresa e cosa ha portato davvero al suicidio di tante donne e uomini veneti?

Le risposte a queste e altre domande, così come ce le restituiscono giornali e televisioni, sono sempre parziali, elusive, imprecise. Viziate da un presupposto inestirpabile: il Veneto è una regione italiana, abitata da barbari, servi, evasori e suicidi. Un presupposto che oggi, un gruppo di professionisti veneti, vuole cancellare. Come? Riappropriandosi della propria terra, soprattutto di una narrazione completa e libera, che guardi in faccia ai veneti, che li interpelli, che metta al centro non tanto la necessità di ribadire gli stereotipi in cui li racchiudono i media italiani, ma di rappresentare la loro vera identità.

“Via col Veneto”: si chiama così il film-documentario che quattro giornalisti veneti realizzeranno nei prossimi mesi, sul Veneto e per il Veneto. Un film di 50 minuti circa, con interviste ad imprenditori, politici e cittadini veneti, nelle piazze e nelle strade, nelle fabbriche,  nelle botteghe, con domande scomode e risposte mai sentite prima in televisione. Un documentario senza padroni, senza finanziamenti pubblici, senza censura, che non sarà venduto, ma ceduto gratuitamente a chiunque lo voglia trasmettere, in Italia e all’estero, via satellite o sol web. “Via col Veneto” aspira alla massima diffusione e ha un solo scopo: raccontare ai veneti la verità inconfessabile, ossia che la crisi del Veneto ha un’origine precisa e un nome solo, Italia. […] un film-documentario realizzato da professionisti che altrove, nelle televisioni italiane, non hanno potuto fare altro che riproporre i noti stereotipi, così come richiesto dai loro direttori. Salvo, in qualche caso, non volendo vendersi la coscienza, andarsene… via col Veneto!

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INSORGENZA CIVILE

www.insorgenza.it/

Il programma di Insorgenza Civile approvato dall’assemblea generale del 4 dicembre 2010

MOVIMENTO DI INSORGENZA CIVILE (M.I.C.)
PROGRAMMA POLITICO

Le finalità del programma di Insorgenza Civile è la soluzione definitiva della Questione Meridionale nata 150 anni fa, con l’unità d’Italia. Insorgenza si batte per l’autodeterminazione dei popoli. I vari temi scelti seguono questo obiettivo primario e potranno essere sviluppati nei diversi programmi elettorali delle amministrazioni locali, nel rispetto delle identità territoriali, delle autonomie, della storia, della cultura, e delle tradizioni di quella che fu una Nazione unita e sovrana per 730 anni. Per quanto concerne la Sicilia, il Movimento di Insorgenza Civile, sostiene l’applicazione dello statuto Regionale del 1948.

UN SUD UNITO

L’articolo 132 della Costituzione prevede con legge costituzionale che, sentite le rispettive assemblee regionali e con l’approvazione della maggioranza della popolazione di ciascuna delle Regioni interessate espressa mediante referendum si può disporre la fusione di regioni esistenti. Il MIC intende promuovere un referendum regionale, che coinvolga tutte le regioni del Sud esclusa la Sicilia, per creare una macroregione meridionale. […]
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SARDIGNA NATZIONE

Da Wikipedia:

Sardigna Natzione Indipendentzia (nome in sardo, Sardegna Nazione Indipendenza in italiano), abbreviato SNI, è un partito politico indipendentista sardo, fondato nel 1994 a Nuoro con la denominazione di “Sardigna Natzione” da Angelo Caria e da altre quaranta personalità provenienti dal PSIN Partidu Sardu Indipendentista; ha poi assunto dal luglio 2002 a seguito del primo congresso l’attuale denominazione. Attivo elettoralmente principalmente in Sardegna, è presente nel resto d’Italia grazie alla militanza di diversi emigrati, presenti soprattutto nel centro-nord. Non riconoscendosi come un movimento politico appartenente all’ordinamento politico italiano, il partito si considera esclusivamente funzionale agli interessi nazionali del popolo sardo e dei popoli oppressi e/o negati di tutto il mondo. La comunicazione ufficiale, fra gli organi del movimento e i suoi militanti, avviene quasi esclusivamente in sardo. L’uso dell’italiano è limitato alla comunicazione con l’esterno ed al dibattito politico, cercando comunque di incentivare l’uso della lingua sarda, sia nella variante istituzionale LSC (Limba Sarda Comuna) sia nelle subvarianti locali anche nei media e nell’editoria per sensibilizzare l’opinione pubblica locale.

www.sanatzione.eu/intro/

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Aggiornamento del 30 dicembre 2012:

Dopo aver fallito prima con la secessione e la Padania e poi con il federalismo, la Lega vuole darsi un po’ di lustro con un nome un po’ più serio per l’obiettivo indipendentista proprio programma: ora infatti hanno in mente l'”Euroregione del Nord”. Di inganni e ruberie anche loro ne han fatti a volontà, come racconta il libro citato nel secondo articolo qui di seguito. Io diffiderei di chi già ci ha presi in giro per un ventennio…

L.D.

http://www.corriere.it/politica/12_novembre_22/vinco-e-faccio-l-Euroregione-del-nord-cremonesi_f1577bca-346c-11e2-a1ce-d046fd6b383d.shtml

Roberto Maroni si prepara per le elezioni: «Vinco e faccio l’Euroregione del Nord»

Marco Cremonesi – 22 novembre 2012

http://www.libertiamo.it/2012/05/30/dai-cappi-alle-scope-ventanni-di-lega-nord/

Dai cappi alle scope. Quanto ci è costato un ventennio di Lega Nord

Posted on 30 maggio 2012.

L’unica cosa che manca a “Dai cappi alle scope. Vent’anni di Lega”, edito da Aliberti, è la clemenza. Su tutto il resto l’autore, Andrea Giuricin, non è stato parco né di argomenti né di dettagli. La mescola tra la ricostruzione dei fatti e personaggi di quasi un ventennio di Lega Nord e la fredda teoria di numeri e statistiche, è efficace quanto impietosa. Il risultato è la verità politica su di un partito non recuperabile dal fallimento. E non solo e non proprio per gli scandali familistici che lo hanno travolto negli ultimi mesi, quanto per la sua dannosità manifesta.

Innanzitutto agli interessi del Nord, materialmente impoverito dal sistema di potere leghista e dalla sua propaganda auto celebrativa. Chi l’avrebbe detto, agli inizi della parabola bossiana, che il Veneto, nell’annus domini Bossi 2009, avrebbe avuto un pil pro capite (28.100 euro) inferiore a quello della rossa Emilia Romagna (29.900 euro) e finanche del Lazio (28.400 euro)?

O che quel “popolo di stupratori che sono i rumeni” (credits to sen. Piergiorgio Stiffoni, Lega Nord, 2009) si sarebbero distinti nella difficile arte del governo a casa loro meglio degli ariani padani? A parità di potere d’acquisto, nel 2009 il reddito pro capite della provincia di Bucarest era arrivato a 26.100 euro, solo 2000 euro in meno della regione cardine del nord-est italiano. Destino, ahinoi, comune alla patria del forzaleghismo, quella Lombardia che dal 1995 al 2010 è stata capace di bruciare 30 dei 50 punti percentuali di vantaggio che il suo pil pro capite aveva rispetto alla media europea.

Per reggere all’urto della propria inconcludenza, la Lega Nord ha trascorso gli anni facendosi burocrazia. Dannosa per lo sviluppo economico quanto famelica di caselle da occupare, sopra il Rubicone come sotto di esso. Segnatevi le cifre, che alla fine daranno il costo complessivo del biglietto di 20 anni di teatrino leghista.

La strenua difesa delle province ci è costata 2 miliardi l’anno, che si sommano ai 400 milioni del prestito ponte che la Lega, nel pacchetto di controllo del governo Berlusconi, accordò alla decotta Alitalia perché non finisse in mano dei francesi di Air France nel 2008. Non subito, per lo meno, visto che due anni dopo nessuno batté ciglio quando gli stessi francesi rientrarono con il  25% nel capitale di Cai, ma senza debiti, ché quelli le camicie verdi li avevano accollati al contribuente italiano. In mezzo, storiacce di referendum boicottati, come quello elettorale del 2009, che la Lega volle svolgere lontano dalle elezioni europee per tenere l’abrogazione del Porcellum altrettanto lontana dal quorum. Una bazzecola che ha gravato le tasche degli italiani per altri 373 milioni di euro. E di altri, invece, come quello sull’affidamento a gara dei servizi pubblici locali, maramaldescamente supportati, per conservare agli amministratori leghisti il terreno di caccia delle molte società partecipate in cui comodamente siedono politici e trombati sotto il Sole delle Alpi. Che a “Roma ladrona” trovavano tempo, nonostante doppie e triple cariche, di occupare seggiole in prestigiosi organi direttivi di primari campioni industriali nazionali: dalla Rai, di cui l’attuale capo netturbino, Roberto Maroni, rivendicava perfino la presidenza,a Finmeccanica, dove il plurimo incaricato Dario Galli, senatore della Repubblica e presidente della provincia di Varese, occupa un posto in cda, passando ovviamente per l’Eni, dove la Lega Nord esprimeva un consigliere di amministrazione, Paolo Marchioni, anche amministratore provinciale in Verbanio Cusio Ossola, da 135 mila euro l’anno. Chi si stupisce, dunque, che Belsito fosse vicepresidente di Fincantieri?

Ma il tradimento maggiore il partito di Bossi lo consuma sull’istanza genetica del leghismo, quel federalismo fiscale che da driver di efficienza nella dinamica dei rapporti tra Stato e cittadini viene invece confezionato per garantire più spazio di manovra all’apparato leghista. Una promessa che ci ha messo anni, esattamente una decina, prima di tradursi in un accrocchio legislativo centralista che avrebbe duplicato i centri di spesa e di entrata, invece di razionalizzarli, mentre in un mese, esattamente tra giugno e luglio del 2011, la Lega Nord riusciva nell’impresa di aprire due sedi ministeriali a Monza.

Il fallimento federalista della Lega Nord è magna pars del debunking di Giuricin, ed è su di esso che la Lega transita direttamente da una possibile maturità politica ad una vecchiaia sciatta e atroce, icasticamente effigiata nel corpo stanco del suo leader, Umberto Bossi.

Spazzato via, con la scopa, da Roberto Maroni, probabilmente insieme all’intera Lega Nord. A che prezzo, ce lo dice l’autore nelle conclusioni, e io non lo svelo, per darvi una ragione in più a leggere “Dai cappi alle scope. Vent’anni di Lega”.

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Aggiornamento del 27 febbraio 2013:

http://www.huffingtonpost.it/2013/01/08/macroregione-del-nord-maroni_n_2432083.html

Macroregione del Nord, ecco perché l’ipotesi di Roberto Maroni è impraticabile sia per l’Italia sia per l’Europa

Matteo Tacconi, L’Huffingron Post  |  Pubblicato: 08/01/2013

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Aggiornamento del 17 luglio 2013:

Siamo invece assolutamente a favore del federalismo fiscale, il problema è che in Italia questo processo è iniziato ma non è mai stato portato a compimento, con il risultato finale di un aumento scandaloso e vertiginoso delle tasse!!!

http://www.lindipendenza.com/in-ventanni-le-tasse-locali-aumentate-del-500/

Tasse locali aumentate del 500%, ma è colpa del federalismo fiscale?

di GIORGIO CALABRESI – 17 luglio 2013

“Con il federalismo fiscale il gettito locale e’ quadruplicato dal 1992 a oggi: le imposte riconducibili alle amministrazioni locali sono cresciute da 18 a 108 miliardi, con un eccezionale incremento di oltre il 500%”. E’ quanto emerge da un’analisi di Confcommercio realizzata in collaborazione con il Cer – Centro Europa Ricerche. Negli ultimi venti anni, ricorda l’analisi, “la spesa corrente delle amministrazioni centrali (Stato e altri enti) e’ cresciuta del 53%. La spesa di regioni, province e comuni del 126% e quella degli enti previdenziali del 127%: il risultato e’ che la spesa pubblica complessiva e’ raddoppiata. Per fronteggiare questa dinamica – spiega lo studio Confcommercio-Cer – si e’ assistito a una esplosione del gettito derivante dalle imposte (dirette e indirette) a livello locale con un aumento del 500% a cui si e’ associato il sostanziale raddoppio a livello centrale. Inoltre, nell’ultimo decennio, risulta quasi triplicata l’incidenza delle addizionali regionali e comunali sull’Irpef; rilevante, infine, la differenziazione delle singole regioni in base all’incidenza dalla tassazione locale: l’aliquota Irap per un’impresa della Campania e’ quasi il doppio di quella che deve pagare un’impresa di Bolzano”. Insomma, si rileva nell’analisi, “uno degli obiettivi principali del federalismo fiscale, quello, cioe’, di mantenere inalterata la pressione fiscale a carico dei contribuenti, e’ stato del tutto disatteso rendendo, pertanto, sempre piu’ necessario un maggiore coordinamento fra le politiche tributarie attuate ai diversi livelli di governo”.

[…] Detto in altri termini, l’esplosione della spesa e del fisco decentrati  – prosegue il consigliere regionale –  «non è stata contestualmente accompagnata da una riduzione dei costi della pachidermica e spesso inefficiente macchina dello Stato centrale, con le sue strutture e i suoi apparati. A partire poi dal 2001, cioè dalla revisione del Titolo V della Costituzione repubblicana, le Regioni hanno visto aumentate le materie di propria competenza e le proprie prerogative legislative; gestire queste materie costa. Ecco perché le Regioni sono costrette a trovare nuove risorse di fronte a uno Stato burocratico e accentratore, ingordo e predatore, che non riesce assolutamente a ‘dimagrire’ e a restringere il perimetro della spesa pubblica, razionalizzando apparati e strutture». […]

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Aggiornamento del 3 aprile 2014:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/02/operazione-dei-carabinieri-contro-secessionisti-veneti-24-arresti/935262/#foto-veneto4640

Veneto, il blitz: arrestati 24 secessionisti. “E’ arrivato il momento di combattere”

Operazione del Ros dei carabinieri dopo un’inchiesta della Procura di Brescia: oltre 51 gli indagati, fra cui uno dei leader dei Forconi. Matteo Salvini: “Liberano migliaia di delinquenti con lo svuota-carceri e arrestano chi vuole l’indipendenza. Siamo alla follia”. Misura cautelare anche per l’ex parlamentare della Lega Nord Franco Rocchetta. Il gruppo preparava un’azione eclatante in piazza San Marco con un carro armato artigianale

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 2 aprile 2014

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