Dalla puntata del 13 settembre di Focus Economia di S. Barisoni

Le previsioni del Centro Studi di Confindustria mostrano un calo dei consumi che è il peggiore fin dal ’46, con un danno sul pil superiore a quello della prima guerra mondiale.
Il pil è stato rivisto al ribasso, i consumi sono al -3,6 % e nel 2013 torneranno al livello del ’97. In un anno abbiamo 758’000 persone in più che cercano lavoro. Il pil pro-capite è al minimo dal ’97 con un calo di 4200e di pil a testa ogni anno…

Un commento chiesto a Luca Paolazzi, direttore del Centro Studi di Confindustria:
E’ la crisi con gli effetti più persistenti. La droga che ha tenuto troppo alto il nostro tenore di vita si chiama “deficit del debito pubblico” e ora non possiamo più usufruirne con il risanamento avvenuto. Questo ha riportato una revisione della spesa di ognuno. L’aumento delle persone che cercano lavoro (a fronte di un mantenimento del numero di occupati) ha un suo lato positivo: abbiamo tanta gente che cerca occupazione in una fase di recessione, dove in genere si ha una bassa ricerca del posto di lavoro. E’ un cambio di mentalità in cui non si aspetta di trovare l’occasione di lavoro perfetta, ma ci si da da fare per trovarla. Non c’è rassegnazione, anche se siamo in un sistema ampiamente a scarsa meritocrazia in ogni suo settore e manca moltissimo nelle liberalizzazioni, nei servizi alle imprese verso l’export, nel capitale umano delle scuole dove il numero di laureati è troppo basso.
Nel 2013 si stima il bilancio strutturale, ma non ci sono ancora netti segnali di ripresa. Si farà un -0,6% con una piccola crescita intorno al 0,2% partendo dalla primavera. Questo previsto in base al rallentamento globale (causato da elezioni americane e cambio di leadership cinese) oltre alla riduzione del credit crunch determinato dalle politiche europee recenti. Il raggiungimento del bilancio strutturale porterà ad una riduzione del carico sulle imprese. Ci sarà anche più fiducia di cittadini ed imprese che aiuteranno.
Dalle guerre si esce con la ricostruzione, da questa crisi non avremo questa spinta: la denarazione della finanza speculativa è stata come una guerra mondiale, considerando l’attacco all’euro e la cattiva gestione che l’Europa ha fatto della sua difesa. La sequenza è stata impressionante: bolla finanziaria, effetto domino a catena: blocco della produzione, aumento della disoccupazione e crollo dei consumi.

Il presidente di confindustria Squinzi, commentando questi dati, ha ricordato che anche la Germania finalmente si è accorta che così non sarebbe riuscita ad andare avanti. In Italia emergeranno le tante situazioni difficili nel prossimo anno, speriamo di far ripartire la ripresa entro fine anno, anche grazie al contenimento dello spread ed il costo del debito pubblico.
Proponiamo la semplificazione burocratica del paese, ma dobbiamo anche entrare nell’idea che per uscire dalla crisi si deve lavorare di più.

Bisogna trovare un accordo che vincoli non solo l’attuale governo e parlamento, ma anche quello futuro, per far tornare a crescere il paese: dopo le elezioni c’è il rischio che si molli la presa sul risanamento. Per tornare a crescere le cose che dobbiamo fare sono le stesse che ci chiede l’unione europea, tanto vale dire subito questo impegno con un vincolo per l’attuale e futuro esecutivo. Un programma di riforme concordato insieme, anche con la commissione europea e la BCE, con scadenze per verificare il progetto. In sostanza un accordo che garantisca verso l’estero una serie di servizi ed attività richieste dall’Europa e capaci di dare fiducia a chi vorrebbe investire in Italia. Un accordo con UE e BCE che prosegua il risanamento, così da scongiurare che il governo vincitore torni ad essere non credibile come quello precedente, con forti danni per tutti.

Una battuta di S. Barisoni in merito:
Ma questa guerra chi l’ha vinta? Le banche sicuramente: le banche d’affari anglosassoni si sono fatte poco male (anche qualcuna giapponese e tedesca), quelle che la crisi l’han generata e da cui ne sono uscite subito e hanno ripreso a fare utile già nel 2009. Non c’è nessun paese che le costringa a dividere attività retail da attività di speculazione, tanto da arrivare a speculare con derivati addirittura sulle materie di prima necessità alimentare….

 

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