Devo ammettere di essermi quasi commossa leggendo la lettera di Mario Monti contenuta nel documento di economia e finanza qui di seguito allegato. Ne ho trascritta solo una piccola parte, giusto il brano iniziale, ma vi consiglio di leggere almeno l’introduzione per intero, in quanto vengono illustrati i princìpi strategici che stanno muovendo le riforme che questo Governo ha realizzato ed intende realizzare, ma soprattutto ciò che anche i prossimi Governi dovranno portare avanti e concretizzare. E’ una visione molto ad ampio raggio dei problemi del nostro Paese e della necessità che le riforme attuate nella delicata fase storica che stiamo vivendo siano il più possibile lungimiranti, con un orizzonte temporale che si spinga almeno fino all’anno 2020. Tornare a crescere si può, ma non sarà un’impresa facile. Ecco perchè non potremo più permetterci, in futuro, dei Governi costituiti da vecchi (non solo anagraficamente ma anche e soprattutto intellettualmente), melliflui chiacchieroni capaci di pensare solo a brevimiranti, immobiliste e populistiche tattiche politiche, nonchè all’egoistico mantenimento dei propri privilegi. Ora non possiamo più farci prendere in giro dai loro giochetti: la politica deve cambiare radicalmente, una volta per tutte!

Concludo con una citazione ottimistica e speranzosa, che poeticamente porta in grembo il pensiero che ha portato alla nascita di questo blog, quella sottile ma tenace speranza che l’Italia possa reagire e finalmente cambiare in meglio il proprio destino:

basta saper immaginare un’isola,
perché quest’isola
incominci realmente ad esistere.”

Silvano Agosti
Lettere dalla Kirghisia

N.B. Nella seconda parte dell’articolo troverete invece un documento pubblicato dal Centro Studi di Confindustria, anch’esso incentrato sulle riforme necessarie affinchè il nostro Paese possa, un giorno (si spera non troppo lontano), tornare a crescere…

 

L.D.

 

ITALIA 2020: RIGORE, CRESCITA ED EQUITA’

“Proviamo a immaginare che nel 2020 il 69 per cento delle persone tra i 24 e i 65 anni abbia un’occupazione, quasi il 10 per cento in più di oggi. Proviamo a pensare che per una donna conciliare famiglia e lavoro non sia una corsa a ostacoli, perché esiste un moderno congedo parentale, sono diffuse e accessibili strutture di asilo per i bambini o di cura per gli anziani e i negozi sono aperti in orari che consentono di gestire giornate secondo le proprie esigenze. Immaginiamo che i servizi pubblici essenziali non siano al Sud di qualità sistematicamente inferiore a quelli del resto del Paese. Pensiamo di poter fare affidamento su di un sistema efficiente e moderno di assicurazione contro i rischi di perdita del lavoro, che copre tutti i lavoratori, qualunque contratto abbiano, e che il numero di persone a rischio di povertà si sia ridotto di due milioni rispetto al 2010. Immaginiamo di aprire un’attività economica senza chiedere autorizzazioni e, se abbiamo meno di 30 anni, di poter avviare un’impresa con un euro di capitale. In caso di controversie commerciali, possiamo contare su procedure giudiziarie che permettono di concludere un processo civile in 394 giorni come in Germania, invece che in 1210 come accade oggi in Italia. Immaginiamo che almeno un terzo della popolazione tra 30 e 34 anni abbia la laurea, anche perché si corre sempre meno il rischio di uscire dal sistema scolastico già nei primi anni di educazione, come invece accade oggi al 18,8 per cento dei giovani, un terzo in più di Germania e Francia. Immaginiamo che per un giovane ricercatore valga la pena pensare la propria carriera in Italia, perché gli investimenti in ricerca sono cresciuti fino all’1,53 per cento del PIL e ci sono almeno 7 occupati nel settore R&S ogni mille abitanti, come in Francia, Austria o Germania. Immaginiamo città meno inquinate e bollette meno care, perché l’Italia è all’avanguardia nell’efficienza energetica. Immaginiamo di dialogare, da cittadino, lavoratore o imprenditore, con l’amministrazione pubblica via internet, grazie ad una connessione a banda ultralarga ormai accessibile al 100 per cento della popolazione. Infine, immaginiamo di pagare meno tasse, perché l’Amministrazione dello Stato è più efficiente e costa meno, mentre il debito pubblico è sceso sotto la soglia del 100 per cento del PIL, dopo aver toccato il 120 per cento del 2012. […]”

Documento di Economia e Finanza 2012 – Sezione 1: Programma di stabilità dell’Italia“, presentato il 18 aprile 2012 dal nostro presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro dell’Economia e delle Finanze Mario Monti.

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Pubblicazione del Centro Studi di Confindustria “CAMBIA ITALIA – Come fare le riforme e tornare a crescere” – marzo 2012

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