L’Italia arriva da decenni nei quali è rimasta orfana di un piano energetico strategico nazionale. Data il forte legame con le tematiche di sviluppo e sostenibilità, si può dire che anche lo sviluppo sia non pianificato da parecchio… per fortuna ora qualcosa si è mosso ed il governo sta pensando ad un piano che interessi l’Italia per almeno il prossimo lustro. In un paese nel quale il costo dell’energia ha un’incidenza sproporzionata sul fatturato aziendale (molte aziende hanno chiuso recentemente proprio per problemi energetici), ci chiediamo come i nostri politici abbiano potuto ignorare questo grave problema nel corso di questi anni….

Dalla puntata del 6 settembre di Focus Economia di S. Barisoni

Intervista a Giuseppe Recchi, presidente di ENI:

Commento al piano energetico attualmente in elaborazione dal governo, che prevede un maggior investimento nelle energie rinnovabili ed una maggiore indipendenza dalle forniture esterne e una maggiore efficienza nelle trasformazioni.
Il piano è ancora in fase embrionale, ma è interessante il fatto che ci sia l’idea di fare un piano: veniamo da una politica molto di corto raggio. Da quando esiste la Repubblica italiana, non c’è mai stata una visione con cui l’Italia intendesse crescere e svilupparsi. Abbiamo oggi una rivoluzione.
Attualmente abbiamo una diversificazione di approvvigionamento ben sviluppato. C’è una alternativa di fonti e tipologia di energia che la pone in posizione favorevole.
L’Italia è rimasta bloccata dai vari incidenti del passato (vedi Macomdo nel golfo del Messico) a norme figlie di reazioni emotive. Tutti i paesi restringono le perforazioni dopo gli incidenti per poi riprendere (vedi gli USA protagonisti dell’incidente), l’Italia invece non solo mantiene le restrizioni , ma le intensifica, allargandole anche a fonti che sono per loro natura non inquinanti e pericolose come il gas. L’Italia non può quindi fare un business (lavoro, manodopera etc.) e abbassare il costo dell’energia (l’estrazione sarebbe interna).
La crisi europea è puramente politica: nulla è cambiato da 3 anni a questa parte (domanda di energia, propensione tecnologia…). E’ cambiata la percenzione che i meccanismi della governance europea non fossero adatti o velocemente eseguibili. Molte promesse in questi mesi hanno disilluso gli investitori, bloccati tra aspettative di applicazione e poca fiducia nelle stesse. Draghi ha dato una svolta: ha applicato le promesse di giugno.

Intervista a Chicco Testa:

L’accento posto su efficienza e risparmio energetico (risparmio a tutti i livelli) è una linea guida importante nel portare il paese verso una riduzione del costo dell’energia (elettrica e gas), che ha un peso molto oneroso sia verso le imprese che verso le famiglie. Abbiamo il parco di centrali termoelettriche più efficienti d’Europa, ma il costo energetico è altissimo proprio per l’alto costo della materia prima, tant’è che dobbiamo importare energia elettrica per 50mld di kwh su 300 consumati. Dipendiamo dall’estero per l’80% contro una media europea del 52%.
A giudicare dal numero di compagnie petrolifere che chiedono di fare test di perforazione in Italia, si direbbe che l’energia c’è, dato l’alto costo di queste operazioni di verifica…

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Aggiornamento del 28 settembre 2012:

http://oggiscienza.wordpress.com/2012/09/24/verso-una-strategia-energetica-nazionale-forse/

Verso una strategia energetica nazionale? Forse.

Pubblicato da Laura Pulici su 24 settembre 2012

AMBIENTE – Quattro obiettivi principali, sette priorità, 14 miliardi di euro all’anno in meno di bolletta energetica e 180 miliardi di investimenti, da qui al 2020, nella green economy e nei settori tradizionali. Sono questi i primi numeri della bozza in circolazione della Strategia Energetica Nazionale.
Dopo anni di assenza, il ministero dello Sviluppo economico ha deciso di definire entro la fine del 2012 una prospettiva energetica di medio lungo termine. […] Il piano allo studio prevede un’evoluzione del settore elettrico verso un mix incentrato su gas e rinnovabili, dove le rinnovabili, con un 38% atteso, saranno la prima componente del mix energetico. Altro punto chiave consiste nella diminuzione della dipendenza dall’estero. Gli interventi di efficienza energetica previsti, l’aumento delle rinnovabili e la maggiore produzione nazionale di idrocarburi dovrebbero contribuire a ridurre la quota di elettricità importata dal 13,2% al 6%. […]

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Aggiornamento del 5 ottobre 2012:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/nuova-strategia-nazionale-unenergia-piu-competitiva

La nuova Strategia Nazionale per un’energia più competitiva

5 ottobre 2012 di Roberto Cuneo

[…] L’Italia è, e resterà nel medio periodo, un Paese altamente dipendente da combustibili fossili, in particolare gas e petrolio. Nel 2010 circa l’82% del fabbisogno energetico è stato coperto da combustibili fossili, prevalentemente petrolio (38%) e gas (36%). Più del 90% degli idrocarburi in Italia è importato, una quota molto superiore a quella dei nostri partner europei: il 91% del gas (di cui oltre il 70% da soli 3 Paesi: Russia, Algeria e Libia), e il 93% del petrolio, con grave Problema di Sicurezza energetica, rispetto alla media UE, siamo più dipendenti di circa 30 punti percentuali dall’estero (82% vs. 53%). […]

LE LINEE DI INTERVENTO

  1. La promozione dell’Efficienza Energetica, strumento più economico per l’abbattimento delle emissioni e per conseguire tutti gli obiettivi in campo energetico.
  2. Riduzione dei livelli di importazione di combustibili fossili e di elettricità, diversificazione delle fonti di approvvigionamento (oggi concentrata nel gas) e flessibilità di fornitura per rispondere ai picchi di consumo e a riduzioni impreviste nelle importazioni (ad esempio con gli stoccaggi gas)
  3. Lo sviluppo dell’Hub del Gas sud-europeo, per diventare il principale ponte per l’ingresso di gas dal Sud verso l’Europa. Aumenterà l’importazione di gas. Ciò richiederà un forte incremento dei punti di entrata del gas in Italia.
  4.  Lo sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili. Occorrerà orientare la spesa verso le tecnologie e i settori più virtuosi, ossia con maggiori ritorni ambientali e sulla filiera economica nazionale (in particolare, con maggiore attenzione rivolta alle rinnovabili termiche), con allineamento dei costi di incentivazione ai livelli europei e graduale accompagnamento verso la grid parity.
  5. Il rilancio della produzione nazionale di idrocarburi. L’Italia dispone di ingenti riserve di gas e petrolio. Una parte importante di queste riserve è attivabile in tempi relativamente rapidi, consentendo di raddoppiare la produzione dall’attuale 8% a circa 16% del fabbisogno energetico primario in pochi anni.
  6. Il rafforzamento di standard minimi e normative, in particolare per quanto riguarda l’edilizia (per nuove costruzioni o rifacimenti importanti) ed il settore dei trasporti. Il mantenimento di detrazioni fiscali, prevalentemente dedicati al settore delle ristrutturazioni civili.  L’introduzione di incentivazione diretta per gli interventi della Pubblica Amministrazione, impossibilitata ad accedere al meccanismo delle detrazioni. Il rafforzamento degli obiettivi e dei meccanismi dei Certificati Bianchi (i Titoli di Efficienza Energetica – TEE), prevalentemente dedicato al settore industriale.
  7. Nel settore della cogenerazione ad alto rendimento saranno introdotte misure a carattere regolamentare ad integrazione del regime di incentivazione vigente.

I VINCOLI ASSUNTI

Il settore energetico ha un ruolo fondamentale nel garantire elevati standard di qualità ambientali, in termini di utilizzo sostenibile di risorse scarse, di salubrità dell’ambiente in cui viviamo, e di preservazione paesaggistica e di ecosistema.

I risultati attesi al 2020:

  •  Ridurre il differenziale di costo per cittadini e imprese è di gran lunga il primo obiettivo, date le priorità del Paese di diventare più competitivo e di crescere di più e in maniera sostenibile
  •  Un contenimento dei consumi rispetto al 2010, sia di quelli complessivi primari che di quelli elettrici, grazie ad una forte spinta sull’efficienza energetica -15 miliardi di euro/anno di fattura energetica estera (rispetto ai 62 miliardi attuali), con la riduzione dall’82 al 65% della dipendenza dall’estero;
  •  180 miliardi di euro di investimenti da qui al 2020 sia nella ‘green economy’ (e.g., rinnovabili, efficienza energetica), sia nei settori tradizionali (quali reti elettriche e gas, rigassificatori e stoccaggi e produzione idrocarburi).
  •  -19% di emissioni di gas serra, superando gli obiettivi europei per l’Italia pari al 18% di riduzione rispetto alle emissioni del 1990;
  •  23% di incidenza dell’energia rinnovabile sui consumi totali e oltre il 38% sui consumi elettrici (rispetto all’11% e al 23% rispettivamente del 2010) con una riduzione dall’87 al 75% dei combustibili fossili.

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Aggiornamento del 22 novembre 2012:

http://conferenzaenergia.wordpress.com/

La necessità di una Costituzione Energetica

24.10.2012

Lo sviluppo dell’uomo e il progresso della società sono da sempre stati legati alla capacità di saper sfruttare nuove e maggiori fonti energetiche, dal fuoco nella preistoria all’avvento dei combustibili fossili nel XVIII secolo. Nella moderna società industriale l’energia, al pari delle materie prime, costituisce elemento imprescindibile al successo di qualsivoglia processo produttivo. La globalizzazione del mercato inoltre espone l’apparato produttivo di una nazione alla crescente competizione con altri Paesi, rendendo decisivo il controllo dei costi energetici, al pari di altri fattori, per il mantenimento del complesso produttivo. Pertanto è necessario poter disporre di una fornitura energetica garantita nel tempo e a costi competitivi.

La produzione, l’approvvigionamento e la distribuzione di energia richiedono risorse, infrastrutture e un apparato organizzativo che non possono essere demandati esclusivamente all’iniziativa individuale, ma necessitano di un ampio intervento istituzionale. Affinchè questo intervento sia energeticamente efficiente, economicamente vantaggioso, sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale e con prospettive di lungo periodo, esso deve essere adeguatamente pianificato secondo criteri dettati non da logiche politiche bensì da considerazioni di merito.
Come illustrato in questo documento, delineare il quadro energetico di una Nazione o di una comunità di stati come l’Europa non è affatto un’operazione semplice ed aff rontabile con superficialità. Necessita al contrario di attente analisi che uniscono aspetti di carattere scientifico e tecnologico a considerazioni economiche e geopolitiche.
Per questa ragione la pianificazione energetica a livello nazionale o sovranazionale richiede una corretta sintesi delle citate competenze [NdItaliaCheRaglia: non di certo le competenze né tantomeno la contemplata democrazia diretta di Grillo e del M5S!!! Vedi l’articolo “Beppe Grillo, Paperino e la “democrazia diretta” a Topolandia]. Il raggiungimento di tale sintesi è stato ostacolato in Italia, oltre che dalla scarsa attitudine della classe politica ad affrontare problemi e ad operare scelte che incidano oltre i tempi ristretti di una legislatura, anche da un approccio molte volte superficiale della società e dei media al problema energetico, troppo spesso dettato da valutazioni parziali se non partigiane, o peggio da reazioni emotive suscitate da eventi di grande impatto.

Alla luce di queste considerazioni e dei dati riportati nei capitoli seguenti, risulta evidente la necessità di ricondurre la discussione energetica sul piano ad essa più consono, ovvero all’interno di un consesso multidisciplinare di esperti avulsi da logiche partitiche ed estranei alla ricerca di facile consenso, i quali sulla base di argomentazioni trasparenti ed oggettive agiscano nell’esclusivo interesse della Nazione. La convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia, composta di esperti e di rappresentanti istituzionali, fornirebbe gli strumenti al legislatore per l’adozione di una Costituzione Energetica, garantendo inoltre la trasparenza e l’autorevolezza necessarie all’accettazione delle misure proposte da parte della società. La soluzione del problema energetico tramite l’adozione di un Piano Energetico Nazionale lungimirante e di ampio respiro, costituisce a nostro avviso l’elemento indispensabile per condurre l’Italia fuori dalle secche della crisi.

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Aggiornamento del 12 aprile 2013:

Come sempre noi dormiamo sugli allori: guai a sfruttare una possibilità economica, guai a prendersi impegni troppo grandi, guai a cercare di far tirar fuori i soldi ad altri Stati europei anzichè essere sempre noi a pagare loro!!! Speriamo che con questo piano energetico possa cambiare finalmente qualcosa…

http://it.wikipedia.org/wiki/Rigassificatore_(GNL)#L.27Italia_come_Hub_europeo_del_gas

Rigassificatore (GNL)

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
[…]

L’Italia come Hub europeo del gas

L’Italia può sfruttare la propria posizione centrale nel Mediterraneo e in Europa, nonché le notevoli connessioni via gasdotto verso il Nord Europa, per proporsi come un hub energetico: importerebbe gas liquefatto via nave, lo rigassificherebbe ed esporterebbe quindi il surplus verso l’Europa. Per attuare questa strategia industriale, palesata nel 2006, «l’Italia ha bisogno di undici rigassificatori di cui almeno quattro dovrebbero essere avviati subito».

Tuttavia questo progetto non ha tenuto il passo del tempo: altri Paesi del Nord Europa si stanno velocemente attrezzando con infrastrutture adeguate. […] Conferma di questo fatto si è avuta nel corso dell’audizione di Paolo Scaroni – amministratore delegato ENI, di cui è parte Snam Rete Gas, avvenuta il 10 ottobre 2012 presso la Commissione Industria del Senato, dove ha affermato che «Quello di metterci a fare rigassificatori sembra un treno già perso» e che andrebbe invece ricercata l’integrazione delle reti europee del gas, con tubi e pipelines, che colleghino l’Italia con i rigassificatori europei sottoutilizzati. […]

Soluzione minima

Tale linea rifiuta di impiegare l’Italia come porta d’accesso per il gas europeo e propone di realizzare solo quei 4 rigassificatori che coprano il fabbisogno italiano. Questa era la linea dell’ex ministro Pecoraro Scanio che tuttavia ha bloccato anche la realizzazione di impianti volti a soddisfare il fabbisogno nazionale, come nel caso di Brindisi e Livorno. Ad oggi la Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente ha dato parere favorevole agli impianti di Porto Empedocle, Priolo, Gioia Tauro, Trieste e Falconara Marittima. Nei prossimi mesi gli iter autorizzativi verranno completati dalle Regioni competenti. […]

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Aggiornamento del 7 febbraio 2014:

E’ bello sognare un’Italia rinnovabile, possibilmente senza demonizzare troppo le soluzioni a più breve periodo, come quella precedentemente citata, che permetterebbero di farci guadagnare qualche soldino… magari da reinvestire proprio in rinnovabili!!!

http://oggiscienza.wordpress.com/2014/02/05/italia-rinnovabile-bella-e-impossibile/

Italia rinnovabile, bella e impossibile?

Pubblicato da Paolo Fedrigo su 5 febbraio 2014

AMBIENTE – È stata da pochi giorni presentata dalla Commissione Europea la nuova proposta strategica per il clima e il settore energetico (entro il 2030 riduzione del 40% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai dati del 1990 e produzione del 27% di energia da fonti rinnovabili). Ne abbiamo parlato con Gianfranco Padovan, presidente di Energoclub, associazione impegnata nella promozione delle rinnovabili in Italia.

Con la proposta della Commissione Europea si va finalmente nella giusta direzione?

Sì, abbastanza ma non con l’ampiezza necessaria. Le percentuali di riduzione della CO2dovrebbero essere ben oltre il 50% mentre per quel che riguarda l’aumento delle rinnovabili, l’Italia dovrebbe puntare oltre il 60%, per arrivare al 90 o al 100% entro il 2040. Inoltre efficienza e tecnologie che impiegano le fonti rinnovabili, già nei prossimi anni, consentiranno di ridurre il consumo di fonti fossili ben più del 40%. Uno sforzo extra va fatto sugli interventi di risparmio energetico nelle ristrutturazioni eretrofit degli edifici, dei processi industriali, dei processi primari e dei mezzi di trasporto. Vanno stimolate iniziative di simbiosi industriale e diblue-economy in modo che i processi non generino rifiuti non solo solidi ma anche gassosi.

In definitiva, la formula che proporrei per il 2030 è riduzione del 50% per l’anidride carbonica, produzione da rinnovabili al 60%, riduzione delle fonti fossili del 70%.

Perché come EnergoClub ritenete che l’energia stia alla base dell’assetto dell’Italia?

La copertura del nostro attuale fabbisogno energetico oggi comporta una bolletta di oltre 60 miliardi di euro all’anno di cui oltre 50 miliardi sono pagati ai fornitori stranieri di metano fossile, petrolio, carbone. La nostra economia dipende per più dell’80% da fonti fossili nelle mani di pochi che possono condizionare l’assetto economico e sociale dell’Italia.

La nostra politica energetica è funzionale alle multinazionali Enel e Eni e il rapporto che si è con loro instaurato non lascia intravedere niente di buono. Le esigenze dell’Italia in termini di autonomia dalle fonti fossili, sviluppo dell’economia basata sulle rinnovabili, riduzioni delle emissioni di CO2 e inquinanti cancerogeni, produzione di energia diffusa nel territorio, utilizzo dei territori nazionali e delle coste, valorizzazione delle risorse naturali e dei giacimenti culturali divergono dalle esigenze di Enel ed Eni. La politica, la buona politica, deve riappropriarsi della governance della questione energetica il prima possibile.

Guardando al nostro Paese e al 2030. Quali sono le fonti rinnovabili su cui dovremmo puntare?

Prima fra tutte è la fonte rinnovabile “virtuale” costituita dall’energia che non viene più spesa per effetto di interventi di risparmio energetico e di miglioramento dell’efficienza. Dal punto di vista della disponibilità di fonti rinnovabili l’Italia è un paese fortunato. Molto fortunato. Peccato che gli italiani se ne siano accorti solo di recente. Il detto “Italia paese del sole” non è solo uno slogan. Siamo ricchi di energia solare. Di più al sud rispetto al nord e molto di più della Germania che ha investito sul fotovoltaico quasi il doppio dell’Italia.

Ogni edificio, ogni capannone, ogni parcheggio coperto dovrebbe essere un’occasione per raccogliere energia. In particolare i parcheggi aziendali, pubblici e dei centri commerciali dovrebbero essere dotati di colonnine di ricarica e sistemi di stoccaggio dell’energia in eccesso per i veicoli elettrici e ibridi plug-in, per l’illuminazione esterna e interna. L’idroelettrico ha già un peso notevole nel paniere energetico italiano. Si potrebbero però sfruttare tutte le centraline dismesse e le decine di migliaia di piccoli salti utilizzati nel passato come quelli per la macinatura dei cereali, nei magli per la forgiatura dei metalli oppure per la filatura della lana.

Per quel che riguarda il vento, bisognerà progettare la generazione eolica assieme alla sua utenza prevedendo un autoconsumo locale entro un raggio di 80 km includendo anche l’accumulo di energia.

Il ruolo delle bionergie come biogas, biometano, biodiesel, bioetanolo è molto rilevante a patto che si sappia valutare la sostenibilità sia in termici strettamente economici che energetici ma, soprattutto, dal punto di vista sociale e d’impatto sulle filiere alimentari. Il problema non si porrebbe se le bioenergie utilizzassero materiali organici e reflui come rifiuti zootecnici, scarichi fognari e acque con carica organica da depurare. Tanto per dare un’idea, in Italia, il bio-metano prodotto dai reflui organici potrebbe essere pari a 7.8 Mtep/anno e potrebbe essere utilizzato nei processi industriali e nei trasporti con i mezzi ibridi e bi-fuel e, in seguito, nei veicoli elettrici alimentati da celle a combustibile.

Oggi in Italia esiste una Strategia Energetica Nazionale che non vi convice molto, perchè?

Lo diciamo in modo schietto: la Strategia Energetica Nazionale sembra nata nell’ufficio dell’Eni e essere transitata per qualche altro ufficio dell’Enel. Questo abbiamo detto anche in occasione dell’audizione alla X Commissione della Camera il 5 novembre 2013.

La critica più forte che va mossa alla SEN riguarda lo spazio dedicato alle fonti fossili. L’idea è di fare dell’Italia l’Hub Sud-Europa del metano fossile realizzando altri rigassificatorioff-shore come quello di Porto Viro nel nord Adriatico. Questa strategia  ci sembra profondamente sbagliata e inadatta alla vocazione energetica dell’Italia che, deve essere chiaro a tutti, dovrebbe puntare a diventare leader mondiale nell’uso delle fonti rinnovabili. Qualcuno dovrà spiegare perché dobbiamo continuare a pagare oltre 50 miliardi di acquisto di fonti fossili all’anno quando ci sono giacimenti di fonti rinnovabili che attendono di essere sfruttati qui in Italia. Il nostro Paese dovrebbe diventare l’Hub non del Metano ma della bellezza per l’intera Europa, per i giacimenti naturalistici, paesaggistici, culturali ed eno-gastronomici di cui dispone.

Pensate all’impatto che avrebbe sulla politica energetica nazionale se la maggior parte dei consumatori acquistassero energia elettrica verde non solo in Italia ma anche all’estero. Pensate a cosa succederebbe se le famiglie si rendessero autonome energeticamente eliminando l’uso di ogni combustibile fossile.

Come Energoclub avete preparato una proposta per un Piano Energetico Nazionale. Qual è l’obiettivo del vostro piano?

Il Piano Energetico Nazionale (PEN), dovrebbe essere il vero riferimento per l’Italia per avviarci a diventare un paese carbon free. Il PEN proposto da EnergoClub ha la particolarità di definire un percorso di dismissione (phase out) delle tecnologie che impiegano le fonti fossili. Per ogni tecnologia è previsto una data oltre cui la tecnologia è messa al bando lasciando alla ricerca tecnologica, al mercato la proposta di tecnologie che impiegano fonti rinnovabili.

Puntando sulle rinnovabili e sul PEN quali potrebbero essere i benefici principali per l’Italia?

Risparmio di 60 miliardi all’anno di bolletta energetica.

Nuovi posti di lavoro per oltre 1,2 milioni di persone.

Riduzione di 5.000 morti premature per inquinamento ambientale.

Riduzione dei costi sociali per circa 100 milioni di euro all’anno.

Riduzione del 90% delle emissioni di CO2.

Quota di mercato del biologico stimata a 90%.

A quando un’Italia 100% rinnovabile? Fantascienza?

A partire dal 2040. Meglio se prima. I primi segnali di rilievo si verificheranno non nei comuni o nelle regioni ma nelle famiglie che hanno aderito alla campagna EnergoClubAutonomia energetica 100%. Già adesso tutte le famiglie che hanno aderito al Gruppo d’Acquisto Energia Verde possono dire che l’energia elettrica è prodotta con fonti rinnovabili. Fantascienza? No. Conoscenza e buon senso per tutti i giorni.

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