E’ comprensibile il disappunto da parte di coloro che da anni vivono da precari la loro professione di insegnante, in risposta all’annuncio del Ministro Profumo che d’ora in avanti i professori verranno reclutati anche tramite concorso, oltre che sulla base delle graduatorie storiche. Reclutare gli insegnanti per concorso significa premiare i più bravi, mentre reclutare in base al meccanismo perverso delle graduatorie significa privilegiare i più anziani senza tener conto del merito. Basta con le controproducenti e fallimentari ideologie comuniste: dobbiamo stimolare la competizione (a tutti i livelli: competizione tra le scuole, tra i docenti e tra gli studenti) premiando il merito e le capacità! L’ira dei precari, che si stanno preparando a protestare, è comprensibile ma non giustificabile, poiché risponde appunto ad una logica di stampo comunista che non vuole premiare il merito ma che invece appiattisce ed umilia le capacità personali. La nostra scuola, come ogni settore lavorativo che si rispetti, ha bisogno di persone brave, volenterose e preparate al meglio. Sarebbe addirittura auspicabile che, una volta ottenuto il posto fisso, un insegnante possa essere comunque sollevato dal suo ruolo nel caso in cui la sua professionalità non sia più ritenuta all’altezza. In altre parole, gli insegnanti dovrebbero essere stimolati a dare sempre il meglio, nel corso dell’intera carriera: anche dopo aver vinto un concorso, l’insegnante dovrebbe seguire corsi di aggiornamento ed essere sottoposto ad una valutazione continua, sia da parte dei colleghi che da parte degli studenti. Tornando al tema iniziale, se gli insegnanti che già sono inseriti nelle graduatorie pensano di rispondere a questi criteri e di meritarsi il posto, dovrebbero affrontare con serenità i prossimi concorsi che verranno banditi, senza protestare e rivendicare diritti che non possiedono. Delle serie e costanti procedure di selezione dei docenti sono necessarie e sono un grande passo avanti per il presente e il futuro del nostro paese, allo scopo di garantire il più possibile una formazione di qualità ai nostri figli e alle future generazioni.

Riassumendo, i fondamentali per poter infondere meritocrazia nel sistema sono almeno tre:

  1. Formazione continua degli insegnanti;
  2. Selezione in base al merito, che implica appunto l’accesso tramite concorso;
  3. Verifica costante delle competenze allo scopo di sottoporre al circolo virtuoso della meritocrazia anche coloro che sono già in ruolo, garantendo così un’elevata qualità dell’insegnamento.

N.B. Naturalmente il presupposto necessario affinchè questo meccanismo funzioni per davvero è che i concorsi vengano fatti in modo serio, senza brogli e clientelismi di vario genere…

L.D.

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/concorso-docenti-neolaureati-precari-sfida-profumo-1331242/

Concorso scuola, è lotta tra prof: 163mila precari contro 60mila neolaureati

ROMA  – Precari contro neolaureati: la lotta per diventare docente è iniziata. I primi sono 163mila e attendono, magari dopo aver già vinto il concorso nel 1999, il posto di ruolo a lungo atteso. I neolaureati sono 60mila e invece sperano di non rimanere esclusi e dover aspettare altri anni per avvicinarsi al mondo della scuola. Il ministro Francesco Profumo apre il concorso ad entrambi, parlando di una quota del 50% per ogni categoria. Ma ancor prima dell’arrivo del bando il prossimo 24 settembre, con la definizione delle modalità di accesso e delle prove, c’è già chi annuncia ricorso. […]

L’IRA DEI PRECARI – Un requisito che ha scatenato le ire dei precari, che parlano di “lesione di un diritto”. Solo a loro andrebbero riservati i 24 mila posti a disposizione a settembre 2013 dovrebbero. Per questo i precari delle Gae, graduatorie ad esaurimenti, si sono ritrovati su Facebook. Sostenuti da sindacati e dal Pd annunciano battaglia per il posto che attendono da anni.

30 agosto 2012

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scuola/grubrica.asp?ID_blog=60&ID_articolo=928&ID_sezione=255

John Elkann “La buona scuola? Rigore e buonsenso”

Di Massimo Gramellini

La scuola italiana può essere salvata da un’unica riforma: quella del buonsenso. È il segnale lanciato dal «Rapporto sulla scuola in Italia 2009» a cura della Fondazione Agnelli, che John Elkann presenta oggi a Roma presso l’editore Laterza e del quale ha scritto la prefazione.

[…] Il futuro sembra non interessare molto, di questi tempi.
«Invece è nei passaggi di crisi che bisogna pensarci di più. A me interessa per una ragione generale e una personale. La ragione generale è che più persone preparate hai, più possibilità ci sono che il tuo Paese risolva i suoi problemi. Poi c’è un motivo più intimo: ho due bambini piccoli. Penso al loro avvenire. Anche se cambiare la scuola in profondità è un lavoro che richiederà tempi lunghi. Diciamo che ne beneficeranno più i nipotini che i figli».

Che esperienza ha della scuola italiana?
«Fino all’università ho studiato all’estero. Inghilterra, Brasile, Francia. Sempre scuola francese. Mi piaceva la storia, ma avevo un’attitudine per le materie scientifiche. Per mia fortuna nel sistema francese erano quelle che contavano di più».

In Italia, invece.
«Da questo punto di vista l’Italia è un dramma».

Altre differenze?
«All’estero si cura di più l’educazione civica».

Da noi è delegata al Grande Fratello.
«I ragazzi sarebbero ben contenti di imparare. Ma spesso chi deve istruirli ed educarli, in famiglia e a scuola, non lo fa. E non facendolo, lascia spazio alla tv. Bisogna appassionarli alla conoscenza. A un certo punto della vita quei ragazzi scopriranno che l’ignoranza li rende infelici».

[…] Ma sulla scuola non si è dialogato anche troppo? Tante riforme, nessuna riforma.
«Nel Rapporto scriviamo che bisogna ripartire dalla valorizzazione degli insegnanti. Servono incentivi economici, ma non solo. Gli insegnanti devono recuperare lo status sociale che in passato era connesso alla loro professione. Un modo per riuscirci consiste nel selezionarli in base al merito e non all’anzianità».

Ma qual è il criterio giusto per misurare il merito?
«Il merito è importante. Purtroppo in Italia non sappiamo né punire né premiare. Ma le valutazioni non possono essere solo quantitative. C’è anche un giudizio qualitativo».

E a chi spetta il compito di giudicare?
«Ai presidi. Si può dar voce ai ragazzi e ai genitori, ma la responsabilità è del preside».

[…] Lamento di molti prof: i ragazzi non ci rispettano più.
«Prima del Sessantotto la scuola era autoritaria, ma dopo ha smesso di essere autorevole e questo non va bene. Il pendolo si deve fermare nel mezzo. E vale anche per i genitori, che devono rispettare gli insegnanti».

[…] Sia pure da una posizione privilegiata, lei sa cosa vuol dire studiare in scuole lontane dal Paese di origine.
«La scuola deve riuscire a integrare: è un imperativo civile e sociale. Ma questo non significa deprimere i migliori talenti. Il nemico da combattere è la mediocrità. La scuola deve portare su chi ce la fa, però non può nemmeno abbandonare gli altri, perché essere esclusi genera comunque frustrazione. Bisogna selezionare classi più omogenee: non socialmente o culturalmente, ma in base alla qualità scolastica».

Ma così facendo non si rischia una scuola per soli ricchi?
«No. La selezione va fatta in base al merito e non al reddito. E poi attenzione: la scuola non serve solo a trovare un lavoro. Serve a educarti e a permetterti di evolvere come individuo. La felicità di una persona non dipende soltanto dalle sue capacità di spesa».

Il Rapporto denuncia lo stato disastroso dell’istruzione al Sud.
«Sono problemi secolari, di cui la scuola è un derivato, non la causa. La scuola può aiutare a ridurre il divario, ma non mi faccio troppe illusioni. Il rischio è che il divario – certificato da tutte le ricerche internazionali – aumenti invece di diminuire. Spesso manca la percezione esatta di questa differenza e quindi anche del pericolo».

C’è un problema di fondi. Non è masochista tagliare le risorse all’istruzione?
«Attenzione alla demagogia. Le risorse sono limitate per definizione. Il problema quindi non è aumentarle, ma usarle meglio. Per quanto ci si concentri a ridurli, di sprechi ne esisteranno sempre troppi».

I privati però possono dare una mano.
«Grazie a molti soggetti italiani, fra cui la Fondazione Agnelli, a Torino nascerà una scuola di eccellenza per valorizzare i migliori laureati in campo scientifico e tecnologico, collegandoli direttamente alle imprese. E’ un’esperienza già avviata in Germania e Francia, che siamo contenti di portare in Italia».

11/2/2009

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Aggiornamento del 24 settembre 2012:

Un’altra speranza delusa per noi giovani: al concorso per l’assunzione di nuovi docenti nelle scuole i laureati più giovani rimarranno infatti esclusi… Peccato, avrei voluto partecipare anch’io, ma la mia laurea triennale risale al 2005 ed ho solo 29 anni…

L.D.

http://www.businessonline.it/news/17409/Concorso-scuola-2012-test-preselettivo-a-Dicembre-Prove-domande-e-requisiti.html

[…] Al concorso sono ammessi gli abilitati; docenti in possesso del titolo di laurea conseguito entro il 2001/02 per corsi quadriennali, 2002/03 per i corsi quinquennali e 2003/04 per i corsi esaennali; diplomati (ISEF, Conservatori, Accademie) che hanno conseguito i diplomi entro l’anno in cui si conclude il periodo prescritto dal relativo piano di studi a decorrere dall’anno accademico 1998/99.

Per la scuola primaria e dell’infanzia, potranno partecipare alla selezione gli abilitati, i laureati in Scienze della formazione e anche i diplomati entro l’anno scolastico 2001/2002; per la scuola secondaria di primo e secondo grado, l’accesso alle prove sarà riservato a coloro che sono già in possesso di un’abilitazione all’insegnamento e ai laureati in possesso di un titolo di studio del vecchio ordinamento, conseguito entro l’anno 2001/02, per i corsi di studio quadriennali, 2002/03 per quelli quinquennali e 2003/04 per quelli di sei anni di durata.

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http://www.tempi.it/litalia-e-il-paese-della-meritocrazia-col-ricorso-in-tasca#.UGV957LN_Mc

L’Italia è il paese della meritocrazia col ricorso in tasca

Pagine e pagine di giornali che invocano il merito e la trasparenza, ma ormai non c’è più concorso o gara che non abbia il suo ricorso. È la grande ipocrisia nazionale di chi non accetta la sconfitta (anche quella ingiusta)

Settembre 3, 2012 Leone Grotti

Carlo Viara è bresciano e ha 52 anni. Di mestiere fa il preside. Il suo problema è che deve guidare 18 scuole per mancanza di dirigenti. Sperava che la sua situazione sarebbe migliorata quest’anno, grazie al concorso statale che avrebbe assunto 355 nuovi presidi in Lombardia. E invece niente, perché alcuni partecipanti al concorso, dopo aver saputo che erano stati bocciati, hanno fatto ricorso al Tar. Motivo? Le buste, acquistate dalla Lombardia attraverso Consip, la piattaforma ufficiale per gli acquisti della pubblica amministrazione, erano troppo sottili e non garantivano il perfetto anonimato. Il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar annullando il concorso. Il risultato è che una scuola su due in Lombardia rimane senza preside, 355 persone non vengono assunte, Carlo dovrà continuare a farsi in 18 e quelle persone che hanno vinto il concorso perché se lo meritano restano con un palmo di naso.

RICORSI. Un ricorso fatto da chi è stato escluso ha mandato in fumo il lavoro di tutti, sia di quelli che hanno vinto, sia di quelli che hanno perso. Non è l’unico caso. Tantissimi studenti che vengono bocciati all’esame di maturità, oggi, scelgono di fare ricorso al Tar della propria regione, ritenendo di subire ingiustizie da parte degli insegnanti. Il sito studenti.it, invece di consigliare loro di studiare di più e meglio, spiega addirittura come fare […]. Che cosa dire del Tfa? Molte persone che hanno passato la prima prova d’accesso al tirocinio che abilita all’insegnamento si sono ritrovate superate da altre che, non avendo passato la prova in prima istanza, hanno ben pensato di fare ricorso e sono così riusciti a farsi convalidare da un ministero molto sollecito nel calare le braghe alle risposte errate. In questo modo, tanti hanno addirittura superato chi all’inizio aveva risposto meglio di loro. […]

PERDERE. Premesso che a volte si possono avere delle buone ragioni per fare ricorso, premesso che alcune domande (ma non tutte) del Tfa erano sbagliate […] c’è un evidente problema: oggi il ricorso è diventato una moda. Non perché il mondo sia più ingiusto, la valutazione meno trasparente e i concorsi più loschi di una volta, ma perché noi non sappiamo più accettare un verdetto, un giudizio, un fatto.

E LA MERITOCRAZIA? Alla sola idea che un nostro più che legittimo progetto, come ad esempio insegnare, non si realizzi perché qualcun altro ha risposto meglio di noi alle domande di un test andiamo su tutte le furie. Se la realtà contraddice le nostre aspettative, ci rifiutiamo di accettarla e quindi procediamo per vie legali. Se non riusciamo a realizzare qualcosa è sempre per colpa di qualcun altro, che so, il ministero stupido, il professore cattivo, il giudice cieco, le buste troppo piccole. Eppure altri ce la fanno lo stesso. Prima che i concorsi vengano annullati da strombazzanti ricorsi conditi da class action, ci sono sempre delle persone che si vedono strappare da sotto al naso un successo raggiunto. Un concorso è crudele: alcuni ce la fanno, altri no, alcuni sono più bravi, altri meno, alcuni sono fortunati, altri sfigati. È sempre stato così ma anche questo non possiamo più accettarlo, perché oggi tutti hanno diritto ad essere i più bravi.

VIETATO IMPARARE. Qual è la conseguenza di questo atteggiamento? Che non impariamo più niente, non siamo più spronati a migliorare, a fare di più, all’autocritica, o magari anche a rivedere i nostri progetti, considerare nuove strade, prendere seriamente le indicazioni che vengono dalla realtà. Noi no. Con un bel ricorsino, la realtà la cambiamo, perché è lei che deve obbedire alle nostre aspirazioni. Una volta si diceva: chiusa una porta, si apre un portone. Sembra banale, ma è l’espressione profonda di una certa concezione della realtà: le cose hanno un senso. Oggi invece quella porta chiusa la sfondiamo con qualche chiletto di carta bollata e il senso glielo diamo noi con un bel timbro di uno studio di avvocati. […]

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Aggiornamento del 1 ottobre 2012:

http://www.orizzontescuola.it/news/futuro-reclutamento-si-acceder%C3%A0-solo-da-concorso-doria-questa-%C3%A8-una-fase-transitoria

Futuro reclutamento, si accederà solo da concorso. Doria: “questa è una fase transitoria”

Il sottosegretario Marco Rossi Doria e la docente precaria Marcella Raiola si confrontano in Rai. Durante una trasmissione, presente anche su YouTube, il Sottosegretario anticipa i progetti per il futuro reclutamento.

I precari storici inseriti in graduatoria, afferma e tranquillizza il sottosegretario, devono essere immessi in ruolo. Ma a ciò deve seguire un ripensamento del sistema di reclutamento che preveda come unico canale il concorso. Chi non vince il concorso potrà fare le supplenze. “Questa è una fase transitoria e bisognerà fare una mediazione”, ha precisato il sottosegretario

Durante la trasmissione è intervenuta anche Marcella Raiola, che ha criticato il concorso come strumento di selezione, “è antimetodico” […] “Questo concorso – ha affermato – rallenta lo scorrimento delle graduatorie. E’ necessario, invece, un nuovo piano di immissioni in ruolo“. […]

26/09/2012

Cosa significa che il concorso è “anti-metodico”? Lo scopo del concorso, vorrei sottolineare, non è solo quello di “rallentare” le graduatorie, ma è quello di ELIMINARE le graduatorie! Le graduatorie sono un meccanismo sbagliato fin dall’inizio: con tutto il dispiacere e la comprensione che posso avere per coloro che da anni ormai sono inseriti nelle graduatorie e sono in attesa di ricevere la grazia del posto fisso, ma non posso tollerare un meccanismo di reclutamento che non è “anti-metodico”  come dice la professoressa Raiola, ma è piuttosto ANTI-MERITOCRATICO. Il concorso è cattivo e crudele, è vero, ma è l’unico mezzo che abbiamo a disposizione per garantire la qualità e la competenza degli insegnanti che dovranno preparare i nostri figli ad affrontare la vita. Vi sembra una cosa da poco?!?

L.D.

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Aggiornamento del 27 dicembre 2012:

http://www.fermareildeclino.it/articolo/il-concorsone-degli-insegnanti

 

Il concorsone degli insegnanti

Pubblicato: Lun, 24/12/2012 – 16:30  •  da: Andrea Moro
Da Noise From AmerikaLa stampa nazionale ha riportato gli esiti della prova di pre-selezione dei candidati da ammettere all’ennesimo concorsone per il reclutamento degli insegnanti. La premessa (il reclutamento tramite “concorsone”) e’ gia’ deprimente. Ma ancora piu’ deprimente e’ dare una scorsa alle domande (tutte disponibili sul sito del ministero), e scoprire che due terzi dei 264mila concorrenti non sono riusciti a passare il test. Incuriosito, sono andato a guardarmi alcune domande e ho imparato qualcosa, se ce ne fosse bisogno, sullo stato del paese e sull’esigenza di fermarne il declino.

Il concorso, che serviva a preselezionare i candidati in attesa del concorso vero e proprio, e’ stato generalmente ritenuto “difficile” forse anche a causa dell’esito mediamente negativo. Non mancano le lamentele di chi non e’ passato, sostenendo che le domande erano poco attinenti alle capacita’ pedagogiche dei candidati. Non hanno torto: non c’e’ dubbio che le domande non verificassero in alcun modo la capacita’ di insegnare. Ma era questo lo scopo? In questo articolo pongo una questione diversa: vogliamo che i nostri figli imparino da persone che non riescono a passare un semplice test? E quanto semplice era questo test?

Io credo che il test fosse abbastanza semplice. E no, non vorrei che gli insegnanti di mia figlia fossero persone incapaci di passarlo. 

[…] l’esito del concorso la dice lunga sulla qualita’ del capitale umano esistente nel nostro paese (se non sbaglio, per concorrere occorreva una laurea) e sulla qualita’ di chi pensa di essere in grado di formare i nostri figli. […] Io ho scorso le domande di un paio di test e di difficili ne ho trovate piu’ o meno 4-5 nella sezione logico-matematica, 1 o 2 in quella di comprensione del testo, 1 o 2 nella sezione di inglese, e, per un utilizzatore medio di computer, 3 o 4 nella sezione informatica. Ovviamente si tratta di valutazioni soggettive, ma sotto mettero’ alcuni esempi per darvi un’idea. […] Possibile che due terzi dei candidati non sappiano granche’ ne’ di matematica, ne’ di italiano, ne’ di lingua straniera, ne’ di computer, e siano stati pure sfortunati nella scelta casuale delle risposte? […]

Esempi di domande “difficili”

Cominciamo dalla sezione logico-matematica.

Individuare il diagramma che soddisfa la relazione insiemistica esistente fra i termini dati: numeri pari, numeri divisibili per 6, numeri divisibili per 30

image

1) Diagramma 1
2) Diagramma 2
3) Diagramma 4
4) Diagramma 7

La difficolta’ qui e’ capire che il 30 e’ divisibile per 6 (il risultato fa 5) e che quindi se un numero e’ divisibile per 30, deve esserlo anche per 6. Inoltre solo numeri pari possono essere divisi per 6 e 30. Possiamo immaginare che un laureato in filosofia non abbia pensato granche’ a questi problemi e diamogli pure il diritto di sbagliare. Potra’ certamente essere un ottimo insegnante di lettere. Dara’ una risposta a caso con una probabilita’ di 1/4 di fare giusto.

Qual e’ la probabilita’ che lanciando due volte un dado cubico regolare, con facce numerate da 1 a 6, escano due numeri multipli di 3?
1) 1/2
2) 1/9
3) 1/3
4) 1/6

Il bravo aspirante insegnante di italiano qui avrebbe dovuto cercare di pensare quante possibli esiti ci siano lanciando due dadi. Proviamo a contarli tutti: 1;1 – 1;2 – 1;3 … davvero difficile contare fino a 36? Difficile capire che fra quest, gli esiti con i multipli di tre sono quattro?

Jack possiede 12 pipe apparentemente identiche, una delle quali pero’ e’ piu’ pesante delle altre. Avendo a disposizione una bilancia a due piatti, quante pesate saranno sufficienti per essere certi ad individuarla?

1) 3
2) 6
3) 4
4) 7

Cosa posso fare con 12 pipe e due piatti? Mah…. Notare che ho scorso le domande di 3 test diversi, ma questa domanda c’era sempre, solo che in uno erano 12 pipe, in un altro erano 12 piatti, in un altro 12 bicchieri… Hai voglia a convincere gli studenti a fare i compiti per casa se non li fai nemmeno tu.

Completare correttamente la seguente successione numerica: 41; 49; 50; ?; ?; 46; 33; 41
1) 40; 47
2) 49; 38
3) 50; 59
4) 37; 45

Queste successioni piu’ che difficili fanno perdere un sacco di tempo, perche’ bisogna calcolare differenze (e a volte i rapporti) possibili fra numeri successivi e individuare la sequenza che si ripete. Alcune erano piu’ ostiche di altre e, oggettivamente, alcune richiedevano piu’ di un minuto per essere risolte per una persona che non si era mai esercitata. Per chi avesse provato qualche test, invece, erano concettualmente tutte uguali.

Passiamo alla sezione di comprensione del testo. Questa sezione era composta da domande di vario tipo, tutte piuttosto elementari per una persona con una laurea. Occasionalmente si trovavano domande di questo tipo, che possono lasciar perplessi, ma erano rarissime

 Indicare l’alternativa da scartare:
1) Sangue
2) Fragola
3) Chianti
4) Pane

Le sezioni informatica ed inglese contenevano 7 domande ciascuna ed erano forse le piu’ ostiche, perche’ implicavano conoscenza di concetti abbastanza poco ricorrenti per l’utente di computer (per esempio, sapere cosa sia un Pop Server, o un Bios) e nozioni di grammatica inglese che si apprendono al liceo ma poi si dimenticano facilmente, anche se si parla la lingua. Esempi:

In ambiente windows, quale tasto funzione si utilizza per aggiornare la finestra attiva?

1) F3
2) F12
3) F5
4) F1

It’s __, __ I told the news

1) Him / Who
2) He / whom
3) He / whose
4) His / whose

Queste le domande “difficili”. Ne ho contate 10 (15 volendo essere generosi) su 50. Per sbagliarle tutte bisognava essere scarsi sia in matematica, sia in italiano, sia in computer, sia nella lingua straniera. Anche rispondento casualmente, magari dopo aver eliminato una o due alternative fra le piu’ strane, non sarebbe stato improbabile centrarne 4 o 5 e passare il test.

Esempi delle domande meno difficili

Vedere le domande “difficilli” una dopo l’altra come le ho messe sopra puo’ dare l’illusione che il test fosse effettivamente non banale. Il problema e’ che la maggioranza delle domande erano di una banalita’ disarmante, ed erano almeno 35-40 su 50. Ecco alcuni esempi per convincervi:

Completare correttamente la seguente successione numerica: ?; ?; 44; 41; 36; 33; 28; 25; 20
1) 50; 52
2) 49; 51
3) 52; 47
4) 52; 49

Qui si tratta semplicemente di scartare la prima e seconda alternativa, visto che la sequenza e’ chiaramente decrescente, e scegliere a caso fra le altre se proprio non si riesce a vedere che la differenza fra due numeri successivi e’ alternativamente 3 e 5. Ma c’e’ un buon 50% di probabilita’ di indovinare quella giusta senza nemmeno saper fare le sottrazioni.

Completare la seguente successione usando l’alfabeto italiano: O;64;I;32;E;16; ?; ?;

1) B;8
2) Z;4
3) 6;A
4;A;8

Qui e’ il matematico ad essere svantaggiato perche’ potrebbe non sapere l’alfabeto. Poco male, perche’ sa dividere per due. 62, 32, 16 …. la prossima deve essere 8! Quindi poteva scegliere a caso fra le risposte 1 e 4: 50% di probabilita’ di far giusto. Il laureato in lettere invece individua la risposta esatta senza saper dividere per due.

Individuare il diagramma che soddisfa la relazione insiemistica esistente fra i termini dati: medici pediatri; medici pedanti; infermieri pedanti

(stessa figura visualizzata sopra)

1) Diagramma 1
2) Diagramma 2
3) Diagramma 4
4) Diagramma 7

Che la pedantezza sia una specializzazione della pediatria? Di domande di questo tipo ce n’erano almeno 3 o 4 nello stesso test, tutte identiche e identicamente banali.

Quale valore si ottiene dal prodotto fra i due risultati delle operazioni seguenti? 820/410 e 480/240.
1) 6
2) 8
3) 4
4) 10

No comment. Due terzi dei concorrenti devono aver difficolta’ divisioni e moltiplicazioni.

Andrea arriva in aeroporto a Roma e osserva i seguenti dati I) l’aereo in arrivo da Milano per Praga atterrra a Roma alle 12:00 e riparte alle 12.30; II) l’aereo che va a Stoccolma parte 90 minuti dopo quello che va a Berlino che parte alle 12:00; III) 10 minuti prima del volo per Stoccolma parte l’aereo per Madrid e, 10 minuti dopo quest’ultimo, quello per Lisbona. In base alle informazioni precedenti, se l’aereo che va a Lisbona impiega un’ora e mezza per arrivare a destinazione, a che ora atterrera’ a Lisbona?
1) alle 15:00
2) alle 14:20
3) alle 14:30
4) alle 14:40

Una domanda che sembra essere messa li’ piu’ per far perdere tempo che per la difficolta’. Pero’ di tempo ce n’era in abbondanza, un minuto in media a domanda, con la stragrande maggioranza delle domande risolvibili in 10 secondi.

Quale delle seguenti alternative contiene una lettera ripetuta esattamente 5 volte?
1) YYIUUYIUYIIU
2) LWLLQWLWQQQW
3) HHJKJKJHHKHK
4)EETRETTTRRR

Giuro che questa domanda si trova nella sezione logica/matematica. Cosa c’entri con la logica, non saprei. Con la matematica richiede di saper contare fino a 5 (e questa non e’ una critica agli esperti del MIUR che hanno compilato la domanda, ma a chi non l’ha risposta correttamente).

Tutte le modelle sono alte. Enrica e’ alta. In base alle precedenti informazioni, quale delle seguenti informazioni e’ necessariamente vera?
1) Tutte le donne alte sono modelle
2) Nessuna delle altre alternative e’ corretta
3) Enrica e’ una modella
4) Enrica non e’ una modella

Forse  le donne basse non si chiamano Enrica.

4) Se: 
? + ? + ? = # + ?
? = 5

Allora # e’ uguale a:
1) 10
2) -10
3) 13
4) 7

Un sistema di due equazioni lineari, addirittura, in cui la seconda equazione viene gia’ data come soluzione. Andiamo bene. Passiamo alla comprensione del testo. Il livello era questo:

Continuare la  seguenza: PRESENTIMENTO, PRESAGIO, …
1) ESORCISMO, MAGIA
2) INTUIZIONE, CERTEZZA
3) PREAVVERTIMENTO, SICUREZZA
4) SENTORE, SENSAZIONE

Quale gruppo di lettere, premesso in sequenza ai temrini proposti, determina parole di senso compiuto? ALDA – BALLA – ALTO – ARCO – LASKA
1) S-S-S-V-A
2) S-S-N-V-I
3) S-S-S-A-V
4) A-S-S-V-S

“Queste matite sono di Patrizia” se e’ vero, quale e’ vera delle seguenti
1) Patrizia per scrivere usa soltanto matite 2) Patrizia possiede delle matite 3) A Patrizia piacciono le matite
4) Patrizia non ama scrivere con la matita

5) Patrizia e’ una matita.

Sezione informatica, esempi: A quale paese appartiene il sito www.londra.fi (gran bretagna, spagna, finlandia o italia?), Se passo da risoluzione 640×480 a 10240×768 che effetto si ottiene? (aumentare il numero di colori; rimpicciolire gli oggetti; diminuire il numero di colori, ingrandire gli oggetti); Cosa si intende per “laptop”? (un computer portatile, un programma musicale, una cartella di files, …).

Ci segnalano anche una protesta da parte dell’associazione software libero per il contenuto troppo Microsoft-centrico di molte domande. Hanno ragione, per molti utenti di Linux e Mac sapere cosa faccia il tasto F5 su windows e’ abbastanza inutile. Su 7 domande di informatica, in un test ne ho viste 2 inerenti a Windows. Prepararsi non sarebbe stata una brutta idea.

Infine, le domande di inglese erano del livello “Veronica has three ____, Barbara, Helen and Peter“. Risposte possibili: “sons, child, daughers, children“. Occasionalmente, come ho detto, ce n’era qualcuna di ostica che richiedeva nozioni di grammatica che credo si studino solo al liceo, e solo in Italia.

Le domande erano disponibili per tempo sul sito del ministero, tutte. Bastava spendere qualche ora a prepararsi, visto che la loro “struttura”, anche di quelle piu’ ostiche, era sempre la stessa. La “scusa” che le domande non avrebbero testato le capacita’ pedagogiche del candidato a me pare tenga poco. Qui si trattava di scremare candidati che o non riescono a risolvere semplici domande da scuola elementare, o hanno particolare propensione a stati ansiosi, e non hanno avuto la decenza di prepararsi adeguatamente dopo aver avuto a disposizione l’intero universo di domande formulabili. Certo, qualche candidato sfortunato ci sara’ stato fra i 180mila bocciati. Gli altri, farebbero bene a non lamentarsi tramite blog.

 

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Aggiornamento del 28 gennaio 2013:

http://www.lavoce.info/ma-il-concorsone-giova-agli-studenti/

Ma il concorsone giova agli studenti?

04.01.13
Giulia Tagliaferri e Teoldi Filippo

concorsone                                               Fonte: elaborazione dati Miur

Il grafico qui sopra mette in relazione la percentuale di aspiranti insegnanti al liceo promossi su partecipanti al concorsone per l’assegnazione di 11.542 cattedre del 17-18 dicembre scorso (asse verticale) e il punteggio medio ottenuto dagli studenti nelle prove Invalsi 2012 (asse orizzontale) per i test della scuola secondaria di II grado* nelle diverse regioni italiane.
Chi nasce e si istruisce al Sud ha una preparazione scolastica inferiore rispetto ai coetanei del Nord, ma anche gli aspiranti insegnanti sembrano essere meno preparati rispetto ai colleghi del Nord.
Visto la campagna elettorale alle porte: come si presentano e quali sono le proposte per ridurre tale disuguaglianza? Aumentando la mobilità extraregionale degli insegnanti? Dando l’opportunità ai dirigenti scolastici di distribuire premi meritocratici fra gli insegnati migliori? Migliorando gli investimenti in infrastrutture? Obbligo di un buon Governo dovrebbe essere anche quello di omogeneizzare il più possibile la qualità dell’istruzione di base offerta ai propri cittadini senza penalizzarli perchè sono nati in regioni “sfortunate”.

 * espresso come media per le materie di  matematica e italiano.

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