Vi suggeriamo qui un film, bello seppur dal sapore molto amaro: si intitola “C’è chi dice no”. Questo film fa capire da una parte quanto sia stupido per la società il fatto di basarsi su un sistema clientelare, sulle raccomandazioni, mentre dall’altra parte racconta quanto sia tragico essere bravi e metterci tutto il proprio impegno per fare carriera ed avere la strada preclusa per colpa dei figli di papà… Questa è la realtà italiana, che anch’io, come tante persone che conosco e come immagino molti di voi che state leggendo, stiamo vivendo: non è colpa nostra se viviamo in un paese di M, ma quel che possiamo fare è avere il coraggio di ribellarci a questo sistema, di pretendere la meritocrazia. Purtroppo questo è solo un film, ma vi consiglio di vederlo… dei “pirati del merito”, civili, decisi ed uniti, in Italia servirebbero per davvero…

L.D.

http://filmup.leonardo.it/sc_cechidiceno.htm

C’è chi dice no
La locandin

Titolo originale:  C’è chi dice no
Nazione:  Italia
Anno:  2010
Genere:  Commedia
Durata:  95′
Regia:  Giambattista Avellino
Sito ufficiale:  cinema.universalpictures.it/website/cechidiceno
Social network:  facebook
Cast:  Luca Argentero, Myriam Catania, Paola Cortellesi, Paolo Ruffini, Giorgio Albertazzi, Claudio Bigagli, Marco Bocci, Max Mazzotta, Roberto Citran
Produzione:  Cattleya
Distribuzione:  Universal Pictures Italia
Data di uscita:  08 Aprile 2011 (cinema)

Trama:
Tre ex compagni di scuola si ritrovano dopo vent’anni e si rendono conto che un nemico comune li perseguita: i raccomandati. Max (Luca Argentero) è un giornalista di talento in un quotidiano locale che per arrotondare è costretto a scrivere sulle più improbabili riviste di settore; giunto a un passo dalla tanto agognata assunzione viene scalzato dalla figlia di un famoso scrittore.
Irma (Paola Cortellesi), pur essendo uno dei dottori più stimati dell’ospedale, vive grazie alle borse di studio, e proprio quando sta per ottenere il contratto le viene preferita la nuova fidanzata del primario.
Samuele (Paolo Ruffini) è una specie di genio del diritto penale, e dopo anni passati a fare da assistente-schiavo a un barone universitario è in procinto di vincere un concorso per ricercatore, ma – anche in questo caso – il posto gli verrà soffiato dal genero inconcludente del barone.
Dieci anni di esami, lauree e specializzazioni sembrano non essere serviti a niente, per questo i tre amici decidono di ribellarsi al sistema. E lo fanno prendendo di mira ciascuno il raccomandato dell’altro, così che nessuno potrà risalire a loro, e mettendo in atto piccole vendette e molestie quotidiane. All’inizio è quasi un gioco, ma il piano sembra funzionare e prendono coraggio, arrivando addirittura a far credere l’esistenza di un movimento – i “Pirati del Merito” – che si batte contro ogni forma di raccomandazione. Ma le cose inizieranno a sfuggirgli di mano…

________________________________Vedi gli articoli:

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Aggiornamento del 12 novembre 2012:

http://massimochiriatti.nova100.ilsole24ore.com/2012/11/merito-e-collaborazione.html

Gli ingredienti per una stagione di crescita

11 NOVEMBRE 2012 – di Massimo Chiriatti

[…] Per far crescere un Paese non c’è bisogno di dibattere se è meglio un’idea di sinistra o di destra, o di capitalismo contro lo statalismo, ma come si promuove l’equilibrio tra merito e collaborazione.

È la promozione di questi due incentivi che garantisce la ricchezza delle nazioni. È riconoscere il merito a chi è capace, ha voglia di studiare per progredire e fare. Merito e collaborazione sono gli ingredienti di una ricetta necessaria per l’Italia: la fiducia; in se stessi e nel riconoscimento degli altri e per gli altri. Ossia per l’individuo e per lo spirito di collaborazione nel lavorare insieme, con i diversi talenti, e non lasciare indietro nessuno. […]

Non c’entrano astrazioni come destra o sinistra dalle quali dobbiamo allontanarci. Se ogni singola persona vuole differenziarsi tra ciò che era e ciò che sarà, glielo si dovrà riconoscere, solo così l’intera società migliora. E cresce.

L’Italia uscirà dalla crisi quando avremo veri “investitori”, cioè quelli che investono, costruiscono infrastrutture nei momenti di crisi perché credono che saranno ripagati. Quando? Dipende solo dalla loro numerosità.

Votiamo i politici, ma aiutiamo concretamente a riconoscere il merito in primis a tali imprenditori. Come ha appena detto Barack Obama, “The role of citizens in our democracy does not end with your vote.” 

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