Da tempo stiamo ribadendo il concetto che uno dei principali problemi del nostro paese sono appunto le tasse troppo alte. Nessun governo e nessun politico aveva mai fin’ora sollevato questo problema, anzi, al contrario tutti lo hanno sempre ignorato e contribuito ad aggravarlo fino a raggiungere l’attuale livello, alla soglia dell’insostenibilità. Ora, finalmente, una piccolissima e fioca luce in fondo al tunnel: Mario Monti ha perlomeno riconosciuto la necessità di ridurre, quando il momento sarà opportuno, il carico fiscale… speriamo che ciò possa avverarsi… possibilmente in un futuro non troppo lontano!!!

N.B. UNA PICCOLA NOTA LEGATA ALLA PRESSIONE FISCALE: l’80% delle entrate dello Stato deriva da una quota di popolazione che complessivamente detiene il 30% della ricchezza nazionale. Perchè non pensare magari a rendere un po’ più equo e bilanciato questo benedetto sistema fiscale italiano???

http://www.ilmessaggero.it/economia/monti_premier_tasse_irpef_fisco/notizie/214284.shtml

Monti: «Sacrosanto un calo delle tasse. Ma per ora nessun taglio»

ROMA – Il peso del fisco è decisamente «eccessivo» e ridurlo è un’esigenza «sacrosanta» soprattutto per i contribuenti onesti. Ma non è questo il momento: non bisogna allentare il rigore sui conti. […] Monti spiega che «il carico fiscale sulle persone fisiche e sulle imprese in Italia è senz’altro eccessivo, ma in questo momento l’attenzione per il riequilibrio della finanza pubblica non può essere allentata». «Un fisco meno gravoso è una sacrosanta esigenza per i contribuenti onesti» e «renderlo concretamente possibile, senza fare promesse irrealizzabili, è un obiettivo», ma «iniziare a distribuire i benefici» del risanamento «ad esempio riducendo l’Irpef, sarebbe prematuro». […] Insomma: il calo delle tasse può essere un obiettivo, ma certamente non adesso. […]

16 Agosto 2012

http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/465736/

Il pareggio di bilancio esclude ogni intervento. Almeno fino al 2014.

ROSARIA TALARICO – 17/08/2012

[…] quello certamente più importante è la quantità e la qualità degli impegni che più o meno liberamente il nostro paese ha assunto sottoscrivendo la famosa lettera alla Commissione Europea e alla Banca Centrale Europea. Impegni che prescrivono, tanto per gradire, la necessità di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2013.

Obiettivo davvero arduo, questo. Pochi giorni or sono il ministro dell’Economia Vittorio Grilli ha chiarito che nonostante le molte e durissime manovre di finanza pubblica varate in questi pochi mesi, il deficit del 2012 sarà superiore a quanto pianificato. […] Non sono molte le alternative per creare spazi per ridurre il peso del fisco sugli italiani. […] Si può, e si deve, continuare a ridurre la spesa pubblica […] «Allo stesso tempo è evidente che c’è un’esigenza di dare spazio alla crescita», prosegue Paganetto. Allora il problema è come conciliare le due questioni. Di certo si devono considerare le condizioni difficili dell’economia, con i dati della produzione industriale crollata dell’8% e la caduta del Pil italiano che è stata tra le maggiori dei paesi europei. Per Paganetto bisognerebbe intervenire sulla riduzione del carico fiscale sul lavoro, che darebbe grandi benefici garantendo più reddito ai lavoratori dipendenti, oltre a favorire anche le imprese aumentando la competitività verso l’estero». L’altra priorità è rappresentata dagli investimenti in ricerca e sviluppo, e migliorare la produttività della pubblica amministrazione. Insomma, per vedere diminuire le tasse bisognerà aspettare, se tutto andrà bene, dopo il 2013.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=10431&ID_sezione=29

La strada stretta del governo

17/8/2012 – STEFANO LEPRI

Già, sarebbe bello ridurre le tasse. Nel caso si potesse, dovremmo stare attenti a quali. Di gran lunga più vantaggioso sarebbe abbassare il carico sulla parte più vitale della nostra economia, ossia sul lavoro dipendente, specie ai livelli bassi che più soffrono, e sulle imprese, specie per quanto concerne l’impiego di lavoro; come consigliato in più di una occasione dalla Banca d’Italia. […] Ma si può? […]

Per sostenere che si può, alcuni offrono una ricetta semplice. Basta tagliare sul serio le spese dello Stato, senza riguardi per nessuno – dicono – e si potranno calare le tasse senza accrescere il deficit pubblico che è il principale indicatore sul quale veniamo giudicati. Oggi l’attrattiva di questa idea si nutre del malessere diffuso contro i costi della politica e contro i visibili sprechi di denaro dei contribuenti.

Mettiamo per un momento da parte il fatto che in Italia questa ricetta è stata più volte e con gran clamore scritta in programmi elettorali, mai applicata dopo il voto. Meglio guardare quanto davvero sia stata applicata altrove e se abbia funzionato. Tra gli economisti resta aperto un dibattito talvolta aspro. Però due punti fermi si possono trovare. Il primo è che non fu così che Ronald Reagan trent’anni fa riuscì a rilanciare l’economia americana: ridusse le tasse, sì, le spese no. Il secondo è che tagliare le spese per tagliare le tasse ha funzionato senza controindicazioni in Paesi piccoli non circondati da un’area tutta in difficoltà.

Anche se si è convinti che in prospettiva è meglio avere «meno Stato», ossia meno tributi e minor impiego di denaro pubblico, non ci si può nascondere che nell’immediato anche i tagli alle spese aggravano la recessione economica. L’esempio ci viene oggi dalla Gran Bretagna. […] Il risultato è che il Regno Unito si trova in una recessione di gravità analoga a quella italiana; incrementi di produttività non se ne sono visti.

Stato ed enti locali italiani forse svolgono anche compiti che sarebbe meglio lasciare ai privati; di sicuro forniscono in maniera poco efficiente servizi ovunque considerati di natura pubblica. Rivedere a fondo tutto questo, e il funzionamento stesso di tutta l’amministrazione, dovrà essere un compito centrale dell’attività politica dei prossimi anni. Bisogna pretendere che avvenga. Non ci si può illudere che si tratti di una ricetta magica per uscire dalla recessione subito.

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Aggiornamento del 7 gennaio 2013:

Libro “Il salasso. Come non finire dissanguati dalle tasse. Cinque mosse per cambiare il fisco” di Dino Pesole

http://rx.castelvecchieditore.com/?q=node/231

 

La pressione fiscale si avvia a raggiungere il livello record del 45,3% del Pil. E’ l’effetto della crisi e delle manovre di finanza pubblica approvate nel 2011 per evitare che l’Italia finisse nel baratro. In realtà i contribuenti fedeli sopportano un carico fiscale ben più elevato, a causa del persistente e intollerabile livello di evasione: tra i 120 e i 150 miliardi l’anno, secondo le più recenti stime. In tale contesto, la politica fiscale del governo Monti si è orientata verso un potenziamento degli strumenti repressivi, alcuni dei quali con notevole impatto mediatico come i blitz della Guardia di Finanza in località simboliche come Cortina. L’attività di repressione e di deterrenza è fondamentale ma non basta. Occorre puntare su un nuovo, diverso e più civile rapporto tra fisco e contribuenti, che conduca nel tempo ad aumentare il livello di quella che gli esperti definiscono la «tax compliance», l’adesione spontanea all’adempimento fiscale: è la strada maestra per recuperare gettito e riequilibrare un sistema fortemente disomogeneo e iniquo. L’autore, esperto di politica economica, propone un drastico cambio di marcia che investa prima di tutto l’amministrazione finanziaria. Semplicità, correttezza, trasparenza, tempestività: a questi quattro criteri base si dovrebbe affiancare il principio della premialità. E’ giunto il momento di prevedere forme concrete di «riconoscimento» per i contribuenti onesti, lavoratori dipendenti e autonomi, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica e con gli impegni assunti in sede europea, in primo luogo il  pareggio di bilancio.

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