Già da tempo si sapeva (grazie alla situazione particolarmente drammatica della regione Campania), che la gestione dei rifiuti in Italia non è all’altezza di un paese avanzato, come ci reputiamo di essere. Già avevamo parlato del problema dei rifiuti e delle sue possibili soluzioni in un articolo precedente (“Il problema dei rifiuti: le responsabilità della politica e dei cittadini“). Le vacanze di quest’estate in Sicilia non hanno fatto altro che confermare quanto già sapevo: che nelle regioni del sud Italia c’è scarsa attenzione e molto menefreghismo, sia da parte della politica che da parte dei cittadini, nei confronti di questo problema: che voglia viene ad un turista di tornare in Sicilia se i siciliani stessi non si prendono cura delle loro coste e del loro mare? Ci sono spiagge invase dai rifiuti, con borsine di plastica, bottiglie e quant’altro che sguazzano con i bagnanti. Ma vi sembra possibile? La Sicilia è circondata dal mare e piena di spiagge e calette, ma nel 2012 sono state solo 5 le spiagge sicule che si sono guadagnate la bandiera blu, e non faccio fatica a crederlo. Come già abbiamo ribadito, l’economia è fatta anche di turismo, ed il turismo oggi è molto attento anche al rispetto dell’ambiente. Un turista, vedendo spiagge così belle eppure così bistrattate, può benissimo pensare: “tenetevelo voi il vostro bel mare, visto che lo utilizzate come pattumiera anziché come risorsa turistica!” e andarsene in vacanza altrove, in Spagna o in Grecia. Oltre alla situazione delle spiagge, ho visto in generale mucchi di rifiuti un po’ ovunque, sicché trovo davvero impossibile che dei turisti, nei panni dei quali mi sono posta io stessa, possano apprezzare una Sicilia ridotta in questo modo… sarebbero auspicabili degli interventi rapidi e drastici, sia come attuazione che come sensibilizzazione/neocivilizzazione della popolazione locale. A me la situazione sembra piuttosto grave ed urgente. Anche per quanto riguarda le discariche non c’è alcuna pianificazione, tanto che anche a Roma rischiamo di trovare rifiuti sulle strade. Il problema va risolto a livello locale: io trovo che anche le discariche non siano una vera soluzione, ma siano un modo per “sotterrare”, anche fisicamente, il problema. Non possiamo riempire il nostro territorio di discariche: dovremmo fare più raccolta differenziata e ricorrere agli inceneritori solo per bruciare ciò che non è differenziabile e ciò che non è potenzialmente inquinante (non la plastica quindi).

Molto bello l’approfondimento sugli inceneritori e sulle alternative possibili che trovate al seguente link:

www.educambiente.tv/inceneritore.html

Inceneritore per rifiuti (o termovalorizzatore)

L.D.

http://livesicilia.it/2012/05/15/mare-alla-sicilia-cinque-bandiere-blu/

Mare, alla Sicilia cinque “bandiere blu”

Martedì 15 Maggio 2012 di Cecilia Ganci

La Fee italiana (Fondazione per l’educazione ambientale) ha consegnato alla Sicilia cinque bandiere blu, il riconoscimento assegnato alle località turistiche balneari che rispettano criteri relativi alla gestione del territorio.

In Sicilia le spiagge degne del simbolo della FEE sono : Lipari-Lipari/Vulcano (Messina); Ispica-Santa Maria del Focallo/Ciricà, Pozzallo, Ragusa-Marina di Ragusa (Ragusa); Menfi (Agrigento). Esclusa quest’anno la spiaggia di Marina di Cottone nel Comune di Fiumefreddo, in provincia di Catania e Marina di Modica.

La bandiera blu sancisce la conformità con i valori previsti dalla Direttiva europea sulle acque di balneazione e sugli scarichi, all’assenza di discariche urbane o industriali in prossimità delle spiagge ed anche con i servizi a favore dei bagnanti e la eco sostenibilità. La Sicilia non esce bene da questa iniziativa visto che delle 246 spiagge italiane solo cinque sono siciliane a fronte di una costa estesissima.

L’obiettivo principale dei programmi FEE è la diffusione delle buone pratiche ambientali, attraverso molteplici attività di educazione, formazione e informazione per la sostenibilità. “La situazione economica internazionale – ha detto Claudio Mazza, Presidente della Fee Italia – e una domanda turistica sempre più attenta all’ ambiente, impongono senza più ritardi, alle Amministrazioni locali, delle scelte concrete in chiave di sostenibilità e qualità”.

Agli ultimi posti nella gestione dei rifiuti

Pubblicato da Laura Pulici su 23 agosto 2012

AMBIENTE – Alle Olimpiadi di Londra è andata meglio. Con ventotto medaglie, l’Italia si è classificata ottava, quarta tra gli Stati dell’Unione Europea. Diverso piazzamento nel medagliere europeo per la gestione dei rifiuti: il nostro Paese è quasi in fondo alla classifica, al ventesimo posto. È quanto emerge dalla classifica sulla gestione dei rifiuti stilata dalla Commissione europea a inizio agosto.
A ogni Paese dei 27 sono attribuite bandiere rosse, arancioni e verdi in base a 18 criteri che vanno dal totale dei rifiuti riciclati alle violazioni delle normative europee. L’Italia ha collezionato 9 bandiere rosse, 6 arancioni e solo 3 verdi. È stata bocciata, tra l’altro, per le deboli politiche per la prevenzione dei rifiuti e per l’inadeguatezza delle strutture per il trattamento dei rifiuti. La nostra gestione dei rifiuti si caratterizza ancora per un elevato utilizzo delle discariche a scapito dello sviluppo del riutilizzo e del riciclaggio.
All’opposto gli Stati ai primi posti delle classifica (Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia) dispongono di sistemi completi di raccolta e smaltimento, grazie a cui solo il 5% dei rifiuti finisce in discarica.
A partire dai risultati di questa relazione, la Commissione europea elaborerà delle tabelle di marcia per i dieci Paesi, tra cui l’Italia, che hanno registrato i risultati peggiori. L’obiettivo è quello di diffondere le migliori pratiche per la gestione dei rifiuti e fornire raccomandazioni mirate ai singoli Stati per migliorare lo smaltimento con strumenti economici, giuridici e amministrativi e grazie ai fondi strutturali dell’UE. Se ne discuterà il 19 settembre prossimo a Praga.

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Aggiornamento del 21 novembre 2012:

http://www.greenme.it/index.php?option=com_content&view=article&id=8912:rifiuti-roma-clini&catid=46:rifiuti-e-riciclaggio&Itemid=126

Rifiuti: a Roma urge soluzione per scongiurare i rifiuti in strada

30 Ottobre 2012 – Scritto da Francesca Mancuso

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Aggiornamento del 28 novembre 2012:

www.dizionariodeirifiuti.it

Il Dizionario dei Rifiuti nasce da un’esigenza personale del suo ideatore, il 19enne Francesco Cucari. Infatti nel suo comune di residenza, Rotondella (Mt), viene avviato il sistema di raccolta differenziata porta a porta e dopo qualche mese di dubbi su dove gettare correttamente i rifiuti, Francesco realizza l’app per smartphone Android, pubblicandola nell’Agosto del 2011.

In poco tempo l’idea ha suscitato un grande interesse da parte di prestigiose testate giornalistiche e dei media nazionali: il Dizionario dei Rifiuti ha ricevuto una menzione dal Corriere della Sera, ne hanno parlato più volte Wired e NinjaMarketing, che ha definito il Dizionario come App Utility dell’anno. Numerosi anche gli interventi radiofonici, come RDS e Radio Capital e i servizi televisivi su RAI 3 (Ambiente Italia).

Dizionario dei Rifiuti è il primo motore di ricerca in Italia dedicato alla raccolta differenziata, diventando un punto un punto di riferimento per migliaia di cittadini. D’altronde l’obiettivo del Dizionario dei Rifiuti è quello di fornire supporto e informazioni ai cittadini per fare bene la raccolta differenziata, offrendo un servizio aggiornato, utile e innovativo.

Ad un anno e mezzo dalla nascita le idee aumentano, grazie alla conoscenza e alla collaborazione degli esperti del settore rifiuti urbani, Enzo Vergalito e Stefano Mucciarella di Ewap s.c. Il progetto così si evolve, si rinnova nella grafica, nei contenuti e nel format. Non più solo motore di ricerca, il Dizionario Dei Rifiuti punta ad essere un vero e proprio pubblico servizio a disposizione del cittadino. La possibilità di consultare il calendario di raccolta del proprio quartiere, di ricevere notifiche che ricordino cosa buttare, di poter localizzare (e, nel caso, raggiungere) le isole ecologiche o altri punti d’interesse o di prenotare un ritiro a domicilio rendono possibile una totale interazione.

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Libro “Un mondo usa e getta. La civiltà dei rifiuti e i rifiuti della civiltà” di Guido Viale

I rifiuti della società industriale e, in particolare, quelli della società dei consumi sono il “rimosso” di quell’attività sistematica di rapina e di spreco delle risorse della terra su cui esse si fondano; il buco nero in cui tutto è destinato a precipitare, ma sul cui oblio è costruita la falsa coscienza di chi si compiace della produttività della tecnica moderna, senza mettere in conto i danni e le conseguenze che il suo operare comporta. I rifiuti sono una componente essenziale del ciclo di vita di tutti i beni materiali, ma l’economia non se ne è mai occupata. Persino oggi, quando ormai esiste una disciplina che si chiama “economia dell’ambiente”, si può constatare che questo vuoto teorico è ritenuto meritare solo una fugace menzione.

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Guardate e stupitevi: ecco come funziona in Norvegia (video YouTube)…

spazzatura norvegia.AVI

Caricato in data 27/lug/2011

Lontani anni luce da quello che succede qui italia, una civiltà impressionante, non avrei mai pensato di vendere in questo modo la mia spazzatura….. enjoy

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Aggiornamento del 10 ottobre 2013:

http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-rifiuti-urbani-edizione-2013

Rapporto Rifiuti Urbani – Edizione 2013

Il Rapporto Rifiuti Urbani, giunto alla sua quindicesima edizione, è frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Servizio Rifiuti dell’ISPRA, in attuazione di uno specifico compito istituzionale previsto dall’art.189 del D.Lgs. n. 152/2006.

Attraverso un efficace e completo sistema conoscitivo sui rifiuti, si intende fornire un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.

Il Rapporto Rifiuti Urbani – Edizione 2013 fornisce i dati, relativi all’anno 2011, sulla produzione e gestione dei rifiuti urbani, a livello nazionale, regionale e provinciale e sull’import/export. Inoltre, riporta i dati preliminari relativi all’anno 2012, sulla produzione, sulla raccolta differenziata, sulla gestione dei rifiuti di imballaggi nonché sull’incenerimento e smaltimento in discarica dei rifiuti urbani. Il Rapporto fornisce, inoltre, informazioni sui costi dei servizi di igiene urbana e sull’applicazione del sistema tariffario. Infine, presenta una ricognizione dello stato di attuazione della pianificazione territoriale aggiornata all’anno 2013.

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/daniela-patrucco-intervista-ugo-bardi/rifiuti-risorsa-emergenza/settembre-2013

Rifiuti, una risorsa in emergenza

3 settembre 2013 – Daniela Patrucco

[…] L’ottima notizia – unita alla non brillante performance italiana nella gestione dei rifiuti – lascia intravedere ampi spazi di miglioramento per il nostro paese, che potrebbe scoprire di non avere alcuna “emergenza rifiuti”. Se solo adottassimo il modello della “società del riciclaggio”, basato sulla strategia europea delle tre RRR (Riduci, Riutilizza, Ricicla). Nella classifica stilata dalla Commissione Europea sulla base di un set di 18 criteri si evidenziano i diversi approcci degli Stati (EU27) alla gestione dei rifiuti. Al gruppo più “virtuoso” appartengano solo vecchi Stati membri mentre 10 dei 12 nuovi Stati fanno parte dell’ultimo gruppo. I due Stati che fanno eccezione? Italia e Grecia, rispettivamente 20° e 27°.

Smaltiamo troppi rifiuti in discarica (258/248/222 Kg/abitante/anno nel periodo 2009/2011 contro i 192/187/176 della media UE – 27SM) e anche se ricicliamo un po’ più che in passato (100/101/120 Kg/abitante/anno) abbiamo tuttavia aumentato la quota di rifiuti avviati all’incenerimento (79/89/99 Kg/abitante/anno).  Facciamo il contrario di quanto raccomandato dalla direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio. “Con lobiettivo di realizzare una società del riciclaggio [gli Stati membri] non dovrebbero promuovere, laddove possibile, lo smaltimento in discarica o lincenerimento di detti materiali riciclati” (art. 29). E ancora, “in conformità della gerarchia dei rifiuti e ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra provenienti dallo smaltimento dei rifiuti nelle discariche, [gli Stati membri dovrebbero] facilitare la raccolta differenziata e l’idoneo trattamento dei rifiuti organici al fine di produrre composti e altri materiali basati su rifiuti organici che non presentano rischi per l’ambiente” (art. 35). […]

http://www.scienzainrete.it/blog/luca-carra-e-margherita-fronte/italia-riciclare-non-conviene-questo-e-problema/settembre-2013

In Italia riciclare non conviene: questo è il problema

[…] Il problema non è solo la quantità. Spesso le ragioni del marketing continuano ad anteporre l’estetica a discapito della riciclabilità. E’ dalla fase di progettazione che si decide se optare per l’ecodesign scegliendo imballaggi in monomateriali o con materiali compatibili tra loro nella fase di riciclo e che non creano diseconomie nella fase precedente di raccolta e selezione automatica negli impianti di selezione. E invece – ne abbiamo già parlato in passato in un post riferito all’iniziativa Meno Rifiuti più Benessere in 10 mosse – molti imballi sono spesso in multimateriale e quindi per nulla o difficilmente riciclabili. Altri, potenzialmente riciclabili, vengono scartati poiché contengono coloranti e altri additivi o aggiunta di etichette coprenti sleeve che ne compromettono il riciclo. Tutta materia che – raccolta amorevolmente con la plastica con l’illusione di destinarla al riciclo – finisce per il 35% all’incenerimento e per un 4% in discarica (dati Corepla 2011).

 

Per invertire la tendenza serve convincere i produttori che imballaggi più semplici convengono. Serve anche riscrivere l’accordo fra ANCI e CONAI che regola tariffe e trasferimenti ai Comuni, come propone la nuova campagna dell’Associazione dei comuni Virtuosi (leggi qui). Ecco i punti fondamentali della proposta: 

  • triplicare la tassa per gli imballaggi da far pagare alle aziende;
  • aumentare conseguentemente i contributi ai Comuni per la raccolta differenziata;
  • eliminare le voci di spesa del sistema CONAI destinato all’incenerimento (operato quasi sempre all’estero) e destinare tali fondi a sostegno di cicli chiusi di recupero della materia con particolare attenzione alle frazioni plastiche residue che in Veneto e Toscana hanno già dimostrato la loro efficacia anche per quanto riguarda la creazione di nuovi posti di lavoro;
  • estendere il riciclo (oltre che agli imballaggi) a piatti, posate, giocattoli e altri oggetti di plastica rigida, che già oggi per errore vengono buttati nel materiale da riciclare. Il sindaco di New York Bloomberg lo ha già fatto.
12 settembre, 2013

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