I minatori che in Sardegna, nella miniera Carbosulcis di Nuraxi Figus, stanno lottando per proteggere il loro posto di lavoro, sono da ammirare e difendere. Hanno ragione: la chiusura dell’impianto sarebbe un evento disastroso per l’economia locale, per i lavoratori e per le loro famiglie. Ma ci sono delle proposte:

  • convertire la miniera in una centrale elettrica, stoccando la CO2 nel sottosuolo (la quale potrebbe poi essere riutilizzata per altri processi);
  • trasformarla in sito turistico, rendendola visitabile come all’estero hanno già fatto in casi simili.

L’importante è che chi se ne occupa valuti attentamente la situzione e decida al più presto il destino della miniera…

L.D.

http://www.ilpost.it/2012/08/27/proteste-occupazione-carbosulcis/

L’occupazione della Carbosulcis

Perché circa 30 lavoratori della miniera sarda si sono barricati a 373 metri di profondità e che cosa chiedono al governo

27 agosto 2012

Una trentina di lavoratori della Carbosulcis, la miniera di carbone di Nuraxi Figus, a Gonnesa, nella parte sud-occidentale della Sardegna, hanno occupato i pozzi barricandosi a 373 metri di profondità. I minatori hanno sequestrato 350 chili di esplosivo. La protesta, iniziata ieri sera verso le 22.30, è stata organizzata per convincere il Governo a sbloccare il progetto di rilancio della galleria (che dovrebbe essere in parte finanziato dall’Unione europea) destinato a riconvertire la miniera di carbone in una centrale che produca energia elettrica attraverso lo stoccaggio di anidride carbonica nel sottosuolo.

Non è la prima volta che accade qualcosa del genere. La miniera, dove ora lavorano 463 persone, fu già occupata nel 1984, nel 1993 e nel 1995, quando gli operai restarono in galleria per 100 giorni. Oltre a regione Sardegna, provincia e sindacati, la protesta è sostenuta anche da Enrico Piras, segretario regionale dell’Unione Popolare Cristiana (UpC), Marco Ferrando del Partito Comunista dei Lavoratori (PcL) e il deputato del Popolo della libertà (PdL) Mauro Pili, che oggi ha deciso di raggiungere i minatori.

I lavoratori hanno detto di voler restare nella miniera fino a venerdì prossimo, quando a Roma ci sarà quella che definiscono la “riunione decisiva” sul futuro della Carbosulcis. L’assessore regionale all’industria Alessandra Zedda  ha spiegato che «La strada per il rilancio della miniera di Nuraxi Figus è il progetto integrato di cattura e stoccaggio della CO2. Il Sulcis non puo’ privarsi di questa opportunità. Chiederemo al Governo l’applicazione della legge 99 del 2009, che prevede la realizzazione di una centrale termoelettrica basata sulle tecnologie di stoccaggio dell’anidride carbonica». L’assessore cercherà quindi di convincere il governo ad appoggiare la sperimentazione della tecnologia Carbon Capture and Storage di fronte all’Unione europea, concentrandosi sulla sua valenza sperimentale e sullo stato precario della rete elettrica sarda che in questo modo, a detta sua, potrebbe essere migliorata.

Entro il 31 dicembre di quest’anno la regione Sardegna, che ha preso in carico la Carbosulcis nel 1996 proprio con l’obiettivo di guidarne la “transizione” verso la privatizzazione, sarà costretta a mettere la società all’asta: se non ci saranno gli incentivi dell’Unione europea, è molto probabile che questa andrà deserta. Se cosi fosse, la miniera verrebbe chiusa. Nonostante ci sia una legge – l’ultima proroga risale al 2011 – che impegna il governo a realizzare una centrale termoelettrica alimentata dal carbone ripulito dall’anidride carbonica, l’Unione europea è molto scettica sulla sua realizzabilità e ha chiesto alcuni chiarimenti sul progetto.

Uno dei punti chiave è la necessità di recuperare quasi due miliardi di euro in otto anni. Secondo la regione Sardegna, questo sarebbe possibile intervenendo sulla bolletta elettrica, come già accade per finanziare le altre energie alternative. Ma l’Unione europea non è affatto d’accordo su questa ipotesi. Regione, provincia, sindacati e lavoratori, tutti d’accordo nel voler mantenere in vita la miniera, temono che il governo Monti la pensi come le autorità UE.

Per capire la storia dell’ultima miniera di carbone rimasta attiva in Italia, bisogna tornare indietro di qualche anno.  Sul bacino carbonifero sardo, scoperto nei primi decenni del 1800, si investì molto nel periodo fascista. Oltre a fondare la città di Carbonia, il regime all’epoca creò la Società mineraria carbonifera sarda. Ogni ambizione venne stroncata dalla Seconda guerra mondiale e nei primi anni 50 la nascita della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) rese poco conveniente l’utilizzo del carbone sardo. Negli anni ’60 la gestione della miniera vene affidata prima all’Ente nazionale per l’energia elettrica (Enel), poi all’Ente nazionale idrocarburi (ENI) negli anni ’80.

Per 16 anni le miniere restarono ferme: dal 1982 al 1988 le uniche attività furono di manutenzione dei cantieri, in vista di una ripresa che arrivò solo dopo l’occupazione dei pozzi del 1984 e moltissime manifestazioni che portarono alla legge mineraria del 1985, che stanziò 505 miliardi di lire per la riattivazione del bacino del Sulcis. Nel 1994, dopo nuove proteste, un decreto del presidente della Repubblica stabilì il passaggio delle miniere a un soggetto privato, e lì nacque il progetto della tecnologia di stoccaggio dell’anidride carbonica.  Nel 1995 la prima asta internazionale per la privatizzazione andò deserta.

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2012/8/28/CARBOSULCIS-La-Spisa-Regione-Sardegna-i-minatori-hanno-ragione-il-governo-dia-risposte/315016/

CARBOSULCIS/ La Spisa (Regione Sardegna): i minatori hanno ragione, il governo dia risposte

martedì 28 agosto 2012

I minatori della Carbosulcis da domenica notte hanno occupato l’impianto di Nuraxi Figus e i pozzi la cui profondità arriva a ben 373 metri. Come annunciato da Stefano Meletti, sindacalista Uil, “la protesta va avanti, noi ci stiamo battendo per difendere la miniera e il nostro futuro”. Ilsussidiario.net ha intervistato Giorgio La Spisa, vicepresidente di Regione Sardegna.

La Spisa, quali sono le origini della tormentata vicenda della Carbosulcis?

Quella della Carbosulcis è una storia lunghissima, dare un giudizio affrettato in questo momento non sarebbe rispettoso della realtà. Si tratta di una vicenda che si inserisce nel polo industriale di quel territorio, caratterizzato da investimenti derivati da flussi finanziari esterni alla Sardegna, che hanno creato di fatto una monocultura industriale, prima mineraria e poi metallurgica. In questo momento si sta vivendo l’apice della crisi dell’industria mineraria e dell’industria metallurgica di base, che nel tempo non sono state supportate da un’adeguata politica industriale e soprattutto da una politica energetica da parte dello Stato italiano.

Veniamo all’attualità: lei è a favore o contro le proteste?

La mia risposta rispetto alla condivisione della protesta è che certamente condivido un giudizio negativo sul fatto che si lasci morire un tessuto produttivo e quindi anche un assetto occupazionale di migliaia di lavoratori, persone e famiglie. Tutto ciò senza avere tentato in questi anni di risolvere alla radice i problemi economici di questo territorio e soprattutto senza avere voluto chiarire fino in fondo se l’Italia intende avere una sua politica industriale ed energetica, adeguata a un grande Paese sviluppato.

Oltre al caso Carbosulcis c’è anche quello di Alcoa …

Oggi contemporaneamente abbiamo la crisi di un’industria che produce allumina, alluminio primario e di una miniera di carbone. Tutte queste tre grandi imprese danno lavoro a migliaia di dipendenti diretti, ma hanno creato nel tempo anche un indotto a valle che crea ulteriori posti di lavoro, la cui cessazione può davvero portare a una crisi sociale di dimensioni spaventose. Non si può quindi non manifestare solidarietà per le famiglie coinvolte in questo dramma. Parallelamente occorre però non cedere alla demagogia, bensì guardare in faccia alla realtà, e questo lo deve fare innanzitutto il governo italiano.

In che senso?

Occorre innanzitutto decidere se la produzione di alluminio primario è ancora strategica per l’Italia, considerato che se non lo produciamo qui lo dovremo acquistare dall’esterno. Una grande industria multinazionale come l’Alcoa, o chi potrebbe sostituirla, rimanendo in Italia genererebbe inoltre reddito e gettito per il bilancio dello Stato. Per dare una risposta, lo Stato deve dire contemporaneamente come intende raggiungere questo risultato, cioè l’ottenimento di energia elettrica da mettere a disposizione di industrie energivore come quelle del settore metallurgico, a prezzi convenienti e che rendano competitive queste produzioni anche in Italia. In tutti questi anni, lo Stato italiano non è riuscito a raggiungere tali obiettivi, ed è questo il problema che oggi scontiamo.

Nello specifico, come può essere risolto il problema della Carbosulcis?

Per la Carbosulcis il problema è ancora più complesso, perché non si tratta di un’industria di trasformazione, bensì di un’attività estrattiva di un minerale che è presente in grande quantità nel Sulcis. Si tratta della miniera di carbone più grande in Italia e che ci colloca al più alto livello in Europa. E’ un carbone carico però di una percentuale di zolfo molto alta, che richiede diverse lavorazioni e quindi può essere altamente inquinante se consumato con meccanismi tradizionali, e che invece potrebbe essere effettivamente una risorsa strategica, se si verificasse la possibilità di utilizzarlo per produrre energia elettrica con processi innovativi e a basso impatto ambientale.

In che modo?

Negli anni 90 vi fu un tentativo che consisteva nel progetto di gassificazione del carbone. Questo progetto, su cui si fondarono le speranze del territorio e del sistema politico in quegli anni, fu abbandonato perché il sistema bancario lo ritenne non sostenibile. Si è affacciato in questi anni un altro piano, quello della cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica. Si tratta di un progetto molto ambizioso, che è stato ritenuto utile dal governo italiano. La legge 99 ha previsto la possibilità che anche per la miniera del Sulcis possa essere utilizzata quella tecnologia, ma è da tempo che il governo non dà una risposta definitiva. Su questo la protesta è pienamente giustificata, occorre che il governo dia una risposta in tempi rapidi.

Pietro Vernizzi

http://www.genitronsviluppo.com/2008/04/21/come-guadagnare-dalla-co2-5-metodi-per-utilizzare-lanidride-carbonica-il-futuro-di-una-nuova-economia-dai-giganteschi-profitti/

Come guadagnare dalla CO2. 5 Metodi per utilizzare l’Anidride Carbonica, il futuro di una nuova economia dai giganteschi profitti

Pubblicato il giorno 21 aprile 2008

[…] “Se abbiamo così tanta CO2 perché non ci facciamo qualcosa di utile e redditizio con essa?”. Questi che abbiamo elencato grazie ad EcoGeek sono solo 5 dei modi in cui i ricercatori sperano di utilizzare le milioni di tonnellate di CO2 che ogni giorno vengono emesse nell’atmosfera.

  • CO2 per le alghe, dalle alghe al biocarburante.

[…] Una società chiamata GreenFuel Technologies ha presentato alcuni progetti per produrre biocarburanti dalle alghe che utilizzano per crescere solamente CO2, ma la GreenFuel non è l’unica azienda infatti sono decine le start up di società che lavorano nel campo della ricerca per creare diverse specie e ceppi di alghe che consentono di massimizzare la cattura del carbonio e produzione di biocarburanti per naturalmente minimizzarne i costi. Già Earth2Tech ha recentemente presentato 15 delle principali start up si aziende che producono biocarburanti dalle alghe. Ora bisognerà attendere una sempre più diffusione e distribuzione dei biocarburanti per una maggiore massificazione di produzione di questi che utilizzano alghe e a sua volta CO2.

Vedi articolo “Produzione di biocombustibili dalle alghe: Italia in vantaggio sul resto del mondo

  • CO2 per la plastica.

Recentemente all’American Chemical Society è stata presentata una proposta per utilizzare CO2 catturata in policarbonato per produrre materie plastiche come quelle utilizzate per CD e DVD. L’idea è quella di catturare la CO2 e “racchiuderla” nei materiali per renderli così addirittura più resistenti. Questo approccio però ha un senso solo per plastiche che si utilizzano in prodotti monouso come plastiche per bottiglie, forchette e coltelli. Sicuramente può sembrare contraddittorio ma bisogna anche considerare la quantità di plastica monouso che si consuma ogni giorno nel mondo per poter così pensare ad un conseguente riassorbimento anche parziale della CO2 emessa. […]

  • CO2 come bicarbonato.

Joe David Jones, CEO di Skyonic ha studiato un processo per utilizzare CO2 durante la produzione di bicarbonato. Questo processo chiamato SkyMine, riesce a rimuovere anche i metalli pesanti e pericolosi durante questi processi di produzione oltre a creare infine bicarbonato. Questo ha una grande varietà  di impieghi e usi nel mercato commerciale e questo processo potrebbe contribuire ad utilizzare in modo proficuo le emissioni di CO2. Forse la vera questione è però se il mondo è in grado di produrre abbastanza idrossido di sodio per mantenere economicamente efficiente il processo.

  • CO2 come carbonato di calcio.

La Carbon Science ha creato un nuovo processo chiamato GreenCarbon che utilizza la CO2 per diversi scopi. Il GreenCarbon ad esempio mescola le emissioni di CO2 con minerali di calcio polverizzati. Il risultato finale è carbonato di calcio, una sostanza chimica industriale che è utilizzata in migliaia di applicazioni come nel PVC o nella sua forma più pura come intonaco. Il carbonato di calcio ha un grande mercato grazie alle sue svariate applicazioni e il CEO della Carbon Science spiega che un impianto potrebbe produrre milioni di tonnellate di carbonato di calcio l’anno con conseguente utilizzo di CO2.

  • CO2 convertita direttamente in combustibile.

Il Fuel Sandia National Laboratories sta lavorando all’utilizzo di CO2 per produrre combustibili (“Sandia: Riciclare CO2 con l’energia solare”) senza alcun utilizzo intermedio come le alghe. La CO2 così sarebbe riscaldata a circa 1200 °C e miscelata con acqua per creare vari idrocarburi del tipo che già utilizziamo per le nostre automobili. Il processo per il calore prodotto è piuttosto energicamente costoso ma Sandia spera di utilizzare il calore proveniente da impianti nucleari per produrre energia elettrica. Il processo di produzione di questo combustibile è molto interessante in quanto se risolto il problema del calore, questo  può essere economicamente e facilmente più realizzabile della produzione di biocarburanti dalle alghe che richiedono migliaia di ettari per un uguale paragone di utilizzo della CO2. […]

http://www.corriere.it/cronache/12_agosto_29/operai-viscere-terra-sapelli_e8416912-f199-11e1-975b-225a9f9609c6.shtml

Ecco perché hanno ragione quegli operai coraggiosi

Scendere in profondità, affrontare tutti i giorni la carenza d’aria, l’oscurità e la paura, richiede una forza d’animo da primato

[…] la vicenda del Sulcis è un esempio di riattualizzazione della tradizione della fierezza del mestiere e dell’orgoglio operaio che non può che far meditare e farci dire che quelle donne e quegli uomini sono degli eroi: gli ultimi interpreti di una civiltà del lavoro. Essa supera lo sfruttamento capitalistico e le differenze sociali perché è un patrimonio etico universale. Supera le stesse regole economiche anche se queste continuano tuttavia ad agire.

Il piano sino a oggi elaborato per salvare la miniera di Nuraxi Figus non è praticabile per gli alti costi e per le sue immense difficoltà tecniche, unitamente all’alto rischio di sfidare la regola della precauzione sul piano ambientale. Infatti catturare e stoccare Co2, e su questa base, grazie alla legge 99 del 2009, realizzare una centrale termoelettrica basata appunto sul Carbon Captive and Storage, si può rilevare problematico. Il rischio di ricadere in un nuovo disastro occupazionale ed economico è elevatissimo.

Oggi la miniera di Nuraxi Figus è l’ultima in Italia. […] tutto il territorio del Sulcis-Iglesiente è a grave rischio, considerata anche la crisi dell’Alcoa. Un’alternativa più praticabile esiste ed è quella percorsa in Europa in tutte le aree ad antichissimo insediamento carbonifero: la trasformazione dei siti in complessi culturali ed espositivi secondo i canoni dell’archeologia industriale, disciplina in cui noi italiani siamo maestri.

La riconversione è generalmente riuscita. L’occupazione salvaguardata attraverso l’azione formativa. […]

Giulio Sapelli

29 agosto 2012

 

Aggiornamento del 5 settembre 2012: articolo “Carbosulcis: progetti e costi da valutare per il futuro della miniera di carbone

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