I NUMERI E LE RAGIONI DELLA CRISI NEL SETTORE TURISTICO

 

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/465006/

Italia, il turismo piange ma l’hotel rimane salato

 08/08/2012 – di GRAZIA LONGO

[…]Turismo in difficoltà nel nostro Paese, ma anche nelle vicine Spagna e Grecia da sempre meta ambita per le ferie estive e che invece ora si ritrovano a fare i conti con la tendenza al risparmio. Eppure da un confronto delle tariffe fatto direttamente sul campo emerge che il prezzo italiano non sente la crisi. In Italia una notte in hotel parte da 64 euro contro i 36 della Grecia e i 29 della Spagna. Intanto la vacanza diventa sempre più corta e last minute. […]  Il giro d’affari complessivo dell’estate è sotto del 22%. Dopo le contrazioni di giugno (-21,5%) e di luglio (-13%), non ci si aspetta un settembre migliore (- 27,7%). […]

http://www.linkiesta.it/sistema-museale-italiano

Con la cultura si mangia ovunque tranne che in Italia

Manlio Lilli

«Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia», disse Giulio Tremonti quando era ancora ministro dell’Economia. Eppure nel resto del mondo la situazione è ben diversa. Dai paesi emergenti, come Cina o Qatar, dove il mercato dell’arte è florido, all’Europa del Louvre o il Prado di Madrid. E l’Italia? Non riesce a fare sistema, scrive l’archeologo Manlio Lilli, nonostante lo sterminato patrimonio che amministriamo.

6 marzo 2012

[…] Dai numeri diffusi a fine 2011, forse l’arte non darà da mangiare, ma sembra essere più “nutriente”. Se il Louvre raggiunge il record degli 8,8 milioni di visitatori e diventa il museo più frequentato, gli Uffizi di Firenze toccano 1 milione e 700 mila biglietti d’ingresso. E persino la Grecia, in difficoltà per la crisi finanziaria, ha registrato un incremento del turismo culturale del 10% rispetto al 2010. Sembra un paradosso ma non lo é: sono proprio i Paesi più colpiti dalla crisi che riempiono i musei. Come la Spagna, ad esempio, che ha visto crescere i visitatori del Thyssen-Bornemisza del 30% e al Prado si sono raggiunti i 3 milioni. Un trend rilevabile non soltanto nei grandi Musei ma anche negli altri. Come il Museo Van Gogh di Amsterdam dove sono stati venduti, con un incremento del 10% rispetto all’anno precedente, 1 milione e 500 mila biglietti. Oppure come a Palazzo Vecchio di Firenze dove gli ingressi sono stati 500mila. Fino al più piccolo Museo archeologico del Chianti Senese dove comunque sono stati superati i 10mila ingressi.

A questa rivitalizzazione del settore é più che probabile che abbia contribuito l’organizzazione di mostre e iniziative collaterali, che danno visibilità alle opere anche quando non sono parte di esposizioni proibitive, con allestimenti milionari. All’inizio del 2011, presso la Fondazione Antonio Ratti di Como, sono state presentate le ricerche fatte dal centro Ask dell’Università Bocconi nel corso degli ultimi cinque anni. La sintesi è chiara e preoccupante. Le realtà museali contemporanee non possono dare utili: che sia pubblico o privato, il sostegno é necessario. Un visitatore non rende, per quanto alto sia il biglietto d’ingresso. Alla Tate Modern, il posto dove probabilmente il visitatore costa meno, non si superano i 16 euro (di conti in rosso) a persona, e ciò consente di coprire quasi interamente gli oneri di gestione del museo, che nel 2007 ha avuto ben 5 milioni 236mila 702 ingressi. Ma non certo di guadagnarci. Alla Triennale di Milano saliamo a 41 euro a visitatore, nonostante le grandi mostre della gestione Rampello, che ha condotto nello stesso anno a 472mila 026 presenze.

Il duplice esempio serve anche a sottolineare la differenza fra le realtà economiche di musei che si rivolgono a metropoli in cui abitano venti milioni di persone e quelle che toccano le nostre città, dove soltanto Roma supera i 2 milioni. Dati che riguardano i vasti flussi che occupano il Maxxi e il Macro della capitale, ma risulta difficile pensare che possano giungere ai numeri della Tate. Nonostante Roma sia ben altra cosa rispetto a Londra.

Una conseguenza evidente è che le realtà piccole e spesso propositive soffrano ancora di più questa situazione. Peraltro aggravata da altro: la maggior parte dei musei italiani non ha la fiducia degli operatori stranieri, che non prestano volentieri, né mostre, né opere singole. La ragione non sta nella mancanza o carenza di requisiti delle strutture. Piuttosto nel fatto, che spesso manca un rapporto di fiducia con le strutture italiane.

Oltre a questo e a molte altre ragioni di piccolo e grande respiro, la nostra arretratezza, la nostra scarsa competitività, nonostante lo sterminato patrimonio del quale siamo amministratori, é nell’incapacità di costruire un “distretto culturale evoluto”. Un investimento, nel quale non siano prioritari né i conti di breve termine e nemmeno l’auto-mantenimento dei nostri beni, e che non veda la cultura come un costo.

http://www.linkiesta.it/turismo-italia

Fra le grane per Monti c’è il turismo, ecco i dati

A cura di Carlo Manzo e Paolo Stefanini

21 novembre 2011

Secondo l’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite, la spesa turistica internazionale negli ultimi due decenni è triplicata in termini correnti, apportando un contributo significativo alla crescita economica mondiale. In Italia, il contributo del turismo alla crescita del prodotto è invece diminuito. La spesa dei turisti italiani e stranieri sul territorio nazionale è passata dal 5,2 al 5 per cento del Pil nominale tra il 2001 e il 2008. La diminuzione è imputabile al Centro Nord, in cui la spesa in rapporto al Pil dell’area è diminuita dal 5,4 al 4,9 per cento, per l’andamento negativo della componente estera. Nel Mezzogiorno la spesa è aumentata dal 4,5 al 5 per cento del Pil, grazie alla crescita della componente nazionale.

A metà degli anni Novanta l’Italia era, all’interno dell’Europa, il Paese con la maggiore quota di mercato turistico internazionale (il secondo al mondo dopo gli Stati Uniti). Tale quota si è ridotta dal 6,8 per cento del 1997 al 4,1 per cento nel 2010. Francia e Spagna, i nostri principali concorrenti in Europa, hanno perso minori quote di mercato. […]

Soprattutto, è diminuito il peso dei visitatori europei, in particolare di quelli provenienti da Germania, Francia e Austria. Secondo l’indagine del World Economic Forum (The Travel & Tourism Competitiveness Index), che misura i fattori che rendono attrattivo il settore turistico di un Paese, l’Italia si colloca al di sotto dei principali Paesi europei. L’indagine individua come punti di forza del settore turistico nazionale il patrimonio artistico e l’offerta ricettiva diversificata; tra quelli di debolezza la bassa competitività di prezzo, le insufficienti politiche di promozione e l’inadeguatezza dei servizi di trasporto.

Tra il 2001 e il 2010 la spesa dei turisti stranieri in Italia, valutata in euro correnti, è aumentata dello 0,1 per cento in media all’anno, un valore inferiore a quello registrato in Europa e nel mondo. […]

______________________________________________________________________________________

PERCHE’ BISOGNA “FARE SISTEMA”?

 

http://www.jobintourism.it/job/articolo.php?id_articoli=22959

Come sfruttare le potenzialità di un comparto essenziale per lo sviluppo futuro dell´Italia

Turismo, serve un tavolo tecnico

Abolire la competenza esclusiva delle regioni non serve

di Massimiliano Sarti

Una questione di governance. Ma soprattutto di determinazione. Solo in questo modo si può riuscire a fare davvero sistema e a sfruttare tutte le potenzialità di una destinazione come quella italiana. Rifugge dai luoghi comuni Giovanni Bastianelli, quando si parla delle ricette per rilanciare il turismo nella penisola. Niente appelli di moda all´abolizione delle competenze in materia delle regioni, «senza gli enti territoriali, anzi, si sarebbe fatto ancora di meno», ma una richiesta, questa sì, di maggiore coordinamento e discussione per definire linee di azione condivise con cui presentarsi al grande mercato internazionale del turismo. «Si pensi alla Spagna», spiega infatti Bastianelli, nominato, durante l’ultima assemblea dei soci, coordinatore delle attività associative Federcongressi&eventi. «Non credo che in Europa esista un paese con più questioni identitarie, a livello regionale, di quello iberico. Eppure, quando si presenta all´estero, la sua immagine è unica, coerente e soprattutto vincente».
E non è neppure una questione legata al fatto che l´Italia, giunta presto ai vertici dell´industria dei viaggi e dell´ospitalità mondiale, si sia poi seduta sugli allori, mentre altri, compresa la Spagna, realizzavano grandi progetti per lo sviluppo del proprio comparto turistico nazionale. «In realtà oggi è forse una fortuna che da noi non si siano registrati i grandi investimenti degli anni 1970 e 1980. Abbiamo così potuto preservare meglio l´ambiente e soprattutto conservare la particolare configurazione diffusa del nostro patrimonio attrattivo: una caratteristica, quest´ultima, che ci invidia tutto il mondo; non ci sono infatti molti paesi dove, nel giro di una decina di chilometri, cambiano non solo il paesaggio, ma anche la cultura, l´offerta enogastronomica e persino la lingua del territorio».
Cosa occorre quindi fare per sfruttare al meglio tutto questo potenziale? «Sedersi attorno a un tavolo tecnico, non politico, e discutere assieme di progetti e prospettive. Non abbiamo, a oggi, raccordi sufficienti tra governo, regioni e imprese. Anzi, negli ultimi anni, i pochi momenti di confronto che avevamo sono stati abbandonati. All´epoca in cui ero consigliere del ministero del turismo, mi sono battuto per la realizzazione del Convention bureau. Ora l’istituto esiste, ma non brilla certo per chiarezza. Noi di Federcongressi&eventi, in particolare, siamo contenti che ci sia, ma vorremmo che l´Enit e l´esecutivo ci credessero di più. Potrebbe infatti rivelarsi, tra l´altro, proprio quella sede ideale di raccordo tra istituzioni e imprese di cui tanto abbiamo bisogno». Ma il nostro paese soffre anche in termini di carenze infrastrutturali. «Non è tanto l’offerta ricettiva a dover cambiare, o almeno non solo», aggiunge Bastianelli. «È tutto il sistema Italia che deve adeguarsi alle nuove esigenze della domanda. Servono maggiori investimenti: non è possibile che l´intera Sardegna registri un numero di arrivi aeroportuali pari a un decimo della piccola Formentera. Chi sceglie il nostro paese come destinazione del suo viaggio, leisure ma soprattutto business, pretende giustamente di ricevere un servizio all´altezza di una delle prime dieci potenze economiche mondiali».
La recente crisi sta però forse finalmente cambiando le carte in tavola. Almeno dal punto di vista della considerazione che le istituzioni hanno del comparto. «In questi momenti di difficile congiuntura», conclude Bastianelli, «l´industria dei viaggi e dell´ospitalità sta dimostrando una buona capacità di resilienza. Più che altro per demerito degli altri, dunque, ma le attenzioni verso il turismo stanno aumentando. E ciò, nonostante l´inerzia che pare per ora caratterizzare anche questo governo. Molti, ad altri livelli delle istituzioni pubbliche e private, si stanno infatti accorgendo di come il comparto possa rappresentare una risorsa fondamentale per lo sviluppo di numerosi distretti territoriali della penisola». […]


http://saperi.forumpa.it/story/51143/contributo-un-nuovo-paradigma-fare-sistema-fare-rete-nel-settore-turistico-di-g

Contributo “Un nuovo paradigma: fare sistema, fare rete, nel settore turistico” 

27/12/2010 di Giampietro Vecchiato

La formula suggerita da molti operatori e dagli esperti di settore per migliorare la competitività del turismo italiano è “fare sistema”. Una formula quasi “magica” considerata in grado di risolvere rapidamente (e magicamente, appunto) ogni problema e di ridare la giusta collocazione al turismo italiano nello scenario internazionale. Pur condividendo il suggerimento mi chiedo però se gli operatori del settore (amministratori pubblici, imprenditori, associazioni di categoria, pro loco, manager, consulenti, ecc.) abbiano una visione unitaria e condivisa di cosa significhi “fare sistema”.
La risposta è sicuramente no; non siamo in presenza di alcuna logica di sistema. Anzi. Nonostante lo scenario competitivo sia caratterizzato da grande complessità, dal costante arrivo di nuovi competitors, da consumatori sempre più esigenti e attenti alle “promesse”, da una forte richiesta di personalizzazione del servizio, dal massiccio utilizzo (a tutti i livelli) delle nuove tecnologie e malgrado le dichiarazioni d’intenti in senso opposto, gli operatori turistici continuano ad apportare al loro “fare turismo” pochi e limitati correttivi, spesso scarsamente efficaci.

In effetti, per molti anni e, in qualche caso, ancora oggi, gli operatori italiani hanno vissuto di rendita sulle bellezze che la natura e le generazioni passate ci hanno regalato, hanno accumulato profitti significativi, aumentato le proprie dimensioni, conquistato e mantenuto posizioni di leadership.
Tuttavia questi risultati sono stati possibili in epoche in cui i mercati presentavano dinamiche di crescita regolari o facilmente prevedibili, lo sviluppo delle tecnologie applicate era lento, la domanda di servizi personalizzati era scarsa, la competizione era concentrata in pochi mercati.
Non appena il tasso di cambiamento “a tutti i livelli” ha cominciato a crescere il sistema è entrato in crisi e hanno cominciato ad emergere progressivamente i “sistemi turistici” meglio organizzati, dotati di una forte identità, più flessibili nell’interpretare i nuovi scenari che si andavano delineando sul versante della domanda di turismo (anche se sarebbe più corretto parlare di “turismi”).
I sistemi turistici oggi vincenti sono invece quelli che hanno meglio operato per creare un forte legame con il territorio (“agire localmente, pensare globalmente”), che hanno adottato efficaci e innovative strategie di marketing e comunicazione, che hanno abbandonato la logica autoreferenziale per porsi un’unica domanda: “Cosa vuole, cosa si aspetta, il turista nomade e infedele del terzo millennio?”

Viste queste premesse qual è la logica strategica, organizzativa e gestionale, che dovrebbe consentire alle imprese italiane di fare “realmente” sistema e di introdurre elementi di creatività e innovazione per aumentare la propria competitività?
Tenendo presente che per il singolo operatore (sia esso pubblico o privato, profit o non profit) è sempre più difficile acquisire e accrescere le proprie capacità competitive in modo autonomo (sia in quantità che in qualità) e in presenza di una domanda che, come abbiamo già visto, rivendica con forza crescente, personalizzazione, creatività, responsabilità, autenticità, rapporto qualità/prezzo, infrastrutture, sostenibilità ambientale, ecc.
Una domanda che richiede, in altre parole, un “sistema” che funzioni nella sua globalità e non solamente un singolo operatore, un singolo segmento, una singola prestazione.
Il turista è oggi molto esigente e non si accontenta più di trovare una personale e parziale risposta al caos organizzativo, ma ricerca un servizio efficace ed efficiente a 360°.
Un servizio fatto sì di cultura (frutto di un lascito eccezionale ma di un restituito sicuramente non all’altezza), paesaggio (sempre meno) ed enogastronomia (dove continuiamo a farci del male con le contraffazioni e la scarsa tutela dei prodotti tipici), ma anche di incontro, di accoglienza, di emozione, di relazione con la comunità. Ecco perché il centro del sistema deve essere il “turista in carne e ossa” e non il turismo erroneamente inteso e vissuto esclusivamente come sistema dell’offerta, con tutte le sue legittime aspettative, ma anche con tutte le chiusure, le rigidità, i conservatorismi, la scarsa cultura d’impresa, l’immobilismo refrattario a ogni cambiamento e innovazione.

Per vincere la sfida della complessità e della competitività è quindi necessario fare sinceramente e con determinazione “sistema”.
Ma come si fa a “fare sistema”?
Uscendo dalla formula magica, le chiavi fondamentali del nuovo paradigma sono essenzialmente due.
Da una parte, creare un elevato numero di interazioni e una forte collaborazione tra tutti i soggetti che possono contribuire al processo di costruzione, comunicazione e vendita del prodotto turistico.
Dall’altra, l’impiego collettivo delle esperienze e delle conoscenze acquisite per sfruttare localmente e rapidamente le opportunità di business che si presentano a livello globale.
La direzione da prendere con determinazione è quella della costruzione di un sistema a rete in cui il focus si sposti dalla semplice e occasionale collaborazione e/o transazione economica, a una più ampia partnership finalizzata alla competizione di sistema o di territorio.
Quanto fatto finora non è infatti sufficiente; la pressione competitiva richiede un ulteriore e concreto passo in avanti. Fare sistema significa infatti pensare all’offerta turistica in modo globale, integrato e, soprattutto, con una nuova capacità organizzativa.
Nel “sistema” i singoli soggetti mantengono la propria autonomia gestionale ma sono “tenuti insieme” da uno schema organizzativo e da una fitta rete di legami e di relazioni che consente loro di muoversi e di agire come se fossero un’unica impresa.
Il sistema non è quindi una semplice aggregazione informale di imprese e soggetti (vedi gli ormai obsoleti club di prodotto, i consorzi di promozione turistica, ecc.). Ogni singolo attore (sottosistema) persegue con determinazione e con la cultura d’impresa che gli è propria gli obiettivi prefissati, ma è in grado di allinearsi – con tutti o con una parte dei componenti il sistema – per perseguire obiettivi strategici comuni.

Fare sistema non significa quindi “copiare” gli altri; non significa utilizzare le relazioni per “controllare” i concorrenti; non significa “aggregarsi” per strappare qualche contributo pubblico in più; significa guardare tutti nella stessa direzione: collaborare all’interno per competere all’esterno.
Ogni singolo attore del sistema turistico deve quindi possedere contemporaneamente due caratteristiche: all’interno deve essere unico e originale in modo da differenziarsi nettamente da tutti gli altri soggetti che fanno parte del sistema; all’esterno deve invece evidenziare, anche e soprattutto, le specificità e le proprietà del sistema di cui fa parte e che lo distinguono dagli altri sistemi in competizione.
Cesare Saccani, studioso di sistemi olonici e virtuali, ha definito questo principio con l’efficace formula della “doppia cittadinanza”.
Ogni azienda del settore turistico appartiene infatti ad un “sistema locale” e, contemporaneamente, ad un “sistema di business” più complesso, articolato e globale. Questa doppia collocazione assegna una grande importanza all’identità e al senso di appartenenza nel rapporto tra il singolo operatore ed il Sistema Turistico Locale (d’ora in poi STL). Solo in presenza di una chiara e trasparente consapevolezza di questa doppia appartenenza è possibile “mantenere le promesse” fatte ai turisti, “fare sistema” in modo autentico e non di facciata e, soprattutto, è possibile “assumersi tutte le responsabilità” che far parte di un sistema implica.

Affinché ogni soggetto diventi “attore protagonista” del sistema è però necessario che tutti i partecipanti – sia grandi che piccoli – siano valorizzati e che le priorità e le logiche gestionali trovino un equilibrio tra piccolo e grande attraverso un forte rispetto per la diversità (sia essa dimensionale, di obiettivi, di strategia).
Nell’STL tutti i soggetti hanno un ruolo nel definire l’identità del sistema stesso e le caratteristiche dell’offerta a prescindere dalla loro dimensione, dal settore di appartenenza (alberghiero, ristorazione, congressuale, ecc), dall’essere profit o non profit (basti pensare al ruolo delle Pro Loco), dalla loro storia.
Anche in questa direzione il principio della doppia cittadinanza può favorire la governance di sistema e la condivisione delle sue finalità. Se ogni singolo attore assume come elemento identitario la sua unicità e contemporaneamente la sua appartenenza al sistema locale che, a sua volta, è in competizione con un sistema più ampio (il mercato internazionale del turismo), probabilmente l’accettazione delle (temporanee) restrizioni all’autonomia individuale diventano più accettabili perché utili alle finalità complessive dell’STL.
L’equilibrio tra piccolo e grande non è mai facile. Così come non è facile trovare un equilibrio tra protagonismo e crescita del singolo soggetto (massima libertà e autonomia decisionale) e identità di sistema e collaborazione (condivisione e pianificazione comune).
Solo in questo modo è però possibile superare il paradosso – che tradizionalmente blocca ogni aggregazione, ogni collaborazione nel nostro Paese – secondo il quale non si accetta un sacrificio “oggi”, sia pure parziale e temporaneo, per un “vantaggio futuro”.
Nel sistema i singoli sottosistemi delegano alcuni poteri e funzioni alla “regia” del sistema stesso, che deve aiutare i singoli ad essere all’altezza della loro responsabilità e a sfruttare al meglio la propria autonomia decisionale e la propria voglia di essere imprenditori di successo.
Accentrare alcune attività e avviare nuovi progetti condivisi, non significa rinunciare al proprio ruolo e al proprio “potere” decisionale, quanto piuttosto costruire un “centro servizi” interno al sistema utile per realizzare e liberare economie di scala altrimenti irraggiungibili dal singolo (basti pensare alla gestione professionale e non casuale dell’incoming e alle attività di promozione e di commercializzazione) e per supportare in modo efficace ed efficiente, l’azione operativa dei singoli attori.
Fare sistema significa concentrare in un nuovo soggetto, co-gestito dai diversi parner, tutte quelle attività che il singolo non considera strategiche ma che sono invece indispensabili per competere e per dare una risposta organica alla domanda di servizi turistici. Il singolo partner potrà di conseguenza concentrarsi ancora di più e meglio sulle attività che lo differenziano dagli altri in virtù di una competenza/esperienza specifica ed esclusiva.

I compiti della “cabina di regia” dell’STL possono essere così sintetizzati:

  • individuare una mission condivisa;
  • favorire lo sviluppo di una vision di sistema;
  • fornire servizi a tutti i soggetti che fanno parte del sistema;
  • trasferire nuove competenze;
  • definire le linee strategiche dell’STL;
  • sviluppare e coordinare la struttura organizzativa;
  • aiutare i singoli soggetti a gestire correttamente la doppia cittadinanza, d’impresa e di sistema;
  • dirimere eventuali controversie e/o conflitti;
  • favorire la massima partecipazione al processo decisionale;
  • definire un sistema di valori condivisi ed effettuarne periodicamente la manutenzione;
  • creare ed implementare un sistema informativo interno;
  • individuare uno standard di qualità comune con regole, vincoli e garanzie;
  • armonizzare i comportamenti dei singoli senza danneggiarne l’autonomia e l’indipendenza;
  • favorire il mantenimento di un equilibrio dinamico tra i partner dell’STL e tra questi e l’organismo di governance del sistema;
  • minimizzare i comportamenti opportunistici che possono generare deviazioni dalla mission, abbandoni, costi transazionali (conflittuali ed economici);
  • percepire, valutare e cogliere le nuove opportunità di business;
  • facilitare l’ascolto dei clienti e la loro relazione con il sistema;
  • misurare e valutare i risultati, sia in itinere che ex post.

Quali sono invece le caratteristiche richieste ai singoli partner? Abbiamo già visto che solo un sistema di valori condivisi può rappresentare il collante fondamentale per la sopravvivenza di un STL. Alla luce di questa premessa quali sono le capacità e le motivazioni richieste ai singoli affinché l’STL sia competitivo? Questi gli elementi più significativi:

  • cultura d’impresa; voglia di rischiare;
  • attenzione al miglioramento continuo;
  • focus sul turista e sulla customer sactisfaction;
  • trasparenza informativa;
  • propensione al lavoro in team;
  • etica nel business e nella comunicazione;
  • cultura di rete e spirito di collaborazione;
  • creatività e voglia di innovare;
  • centralità delle risorse umane e loro valorizzazione;
  • fiducia nei partner e nel futuro;
  • capacità di delegare, senza rinunciare all’esercizio della propria responsabilità;
  • accettazione di un unico centro decisionale (cabina di regia);
  • disponibilità, in presenza di forti cambiamenti di scenario, ad assumere la leadership del sistema o di una sua parte;
  • formazione e aggiornamento continui;
  • buona rete di relazioni da mettere a disposizione del sistema.

Un approfondimento a sé stante merita il sistema informativo. Se tutti i partner agiranno con lo spirito che abbiamo descritto il sistema informativo, decentrato e capillare, in e out, che si andrà a creare diventerà un punto di forza per tutto l’STL perché consentirà al sistema: di cogliere informazioni e tendenze in tempo reale; di accedere ad una massa critica di informazioni; di utilizzare e gestire facilmente le informazioni; di migliorarne la sicurezza; di ridurre i costi di accesso (o di acquisto) alle informazioni stesse.

Concludendo la creazione e la partecipazione ad un Sistema Turistico Locale porta ai singoli attori diversi vantaggi di notevole importanza. Ne citiamo alcuni.
Innanzitutto, rapidità di risposta. Un STL è il presupposto più adatto per rispondere rapidamente ai segnali di cambiamento provenienti dal mercato (sia interno che esterno) e per trasformarli in opportunità di business. Ogni partner del sistema rappresenta infatti un’antenna che, per conto del sistema stesso, raccoglie informazioni a tutti i livelli (locale, nazionale, internazionale) e le comunica a tutti il sistema cui appartiene.
In secondo luogo, capacità di adattamento. Se la raccolta periferica delle informazioni funziona il centro è in grado di “restituire” le informazioni (dopo averle sottoposte ad una attenta analisi) sotto forma di modifiche e/o adattamenti oppure di suggerire strategie operative e azioni tattiche, in tempo reale. E’ evidente che tanto più il sistema sarà flessibile e scarsamente burocratizzato, tanto più aumenteranno le possibilità di rispondere efficacemente alle mutevoli richieste del mercato.
In terzo luogo, capacità di sopravvivenza. In presenza di un segnale di disturbo o di crisi, un STL ha maggiori probabilità di sopravvivere e di evolvere di un singolo attore. Un sistema può ridursi, ingrandirsi, integrare nuovi attori, fare alleanze, ecc. senza danneggiarsi o distruggersi.
Ultimo vantaggio competitivo è la capacità di innovare. Un STL può rispondere in modo reattivo, dinamico e veloce alle sollecitazioni provenienti dal mercato. L’abitudine, la tradizione, il conflitto generazionale, la paura di cambiare e di sbagliare, possono invece bloccare un singolo attore, ma non possono bloccare un soggetto guidato direttamente dal mercato e orientato esclusivamente a creare valore per i clienti e per i partner del sistema (e, indirettamente, per tutta la comunità di appartenenza).

Un Sistema Turistico Locale è quindi una rete integrata e organizzata di soggetti-partner (aziende, enti, organizzazioni, individui….) capaci di cooperare tra loro mantenendo la propria autonomia in vista di futuri risultati o finalità comuni. L’esistenza di un sistema di valori condivisi aumenta le probabilità di successo per tutti i singoli partecipanti perché parte dalla visione che affrontare da soli il mare aperto e ipercompetitivo del mercato può risolversi in una sconfitta che genera perdite per tutti e non solo per alcuni.

 

_______________________________________________________________

Aggiornamento del 16 dicembre 2012:

Perchè, sempre all’insegna del motto “fare sistema”, non vengono creati dei servizi di trasporto integrato fra treno, auto, moto e bici? E’ vero portare la bici in treno si può già fare, ma ad oggi è un servizio ancora molto limitato…

Sarebbe bello poter portare ad esempio la proprio auto/moto/bici in treno, attraversare l’Italia, scendere e viaggiare con il proprio mezzo di trasporto nella regione che si è scelto di visitare (senza dover fare centinaia di chilometri di autostrada), senza la scomodità di dover cercare e pagare un costoso servizio di noleggio, senza dover adattarsi alle loro condizioni e attenersi alle loro regole. Avere più servizi significa avere più libertà di viaggiare, e se la gente è invogliata  a viaggiare il turismo ci guadagna (soprattutto se il sistema è efficiente ed attira turisti dall’estero…).

Tags: , , ,