Video:ISLANDA sconfigge economia globale e NWO !! Percio’ nessuno lo deve sapere

Ciò che è successo in Islanda è senza precedenti. L’abbattimento dell’idea che il debito è un’entità sovrana, in nome della quale è sacrificabile un’intera nazione. Perciò nessuno deve sapere il referendum islandese voluto dal Capo dello Stato Ólafur Ragnar Grímsson.

Ogni volta che ci dicono che per arginare il debito di un paese ci vogliono più tasse, che sono procedure essenziali, eccetera eccetera… non è vero, è una bugia. Lo ha dimostrato il popolo islandese, che ha sconfitto le lobby economiche e i loro ricatti. Non hanno varato la manovra economica a spese dei cittadini per le perdite delle banche (i profitti sono privati ma i debiti nazionalizzati). Quello che è successo in Islanda mette in imbarazzo i politici, che sono le pedine dei gruppi bancari, e fa paura all’economia globale. Censurare il referendum islandese e non farlo conoscere alla massa occidentale è stato l’ordine numero uno delle grandi banche.

Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione, tramite una nuova Magna Charta Costituzionale redatta via Internet e delle sedute parlamentari in diretta on-line.

In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, la quale deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale.

Video: “Islanda, quando il popolo sconfigge l’economia globale

Bellissimo articolo di Andrea Degl’Innocenti del 13 Luglio 2011, riportato da INFORMAZIONE LIBERA e tradotto in audio, sulla rivoluzione silenziosa islandese. Hanno definito una “rivoluzione silenziosa” quella che ha portato l’Islanda alla riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell’intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione.

http://www.socialmediamanager.it/generale/crowdsourcing-in-islanda-la-democrazia -diretta-e-gia-una-realta.html

Crowdsourcing, in Islanda la democrazia diretta è già una realtà

L’Islanda è una repubblica parlamentare europea, ha soli 320.000 abitanti e, fino a qualche anno fa, era un’isola felice. Non che oggi non lo sia: il 99,9% dell’energia è prodotta da fonti rinnovabili, nel 1998 il parlamento ha deciso di eliminare progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili, è ben strutturata la rete viaria, aeroportuale e dei trasporti pubblici, inoltre, anche dopo il crack finanziario, l’economia del paese è abbastanza prospera (dopo il crack finanziario la disoccupazione è balzata dall’1% all’8,2%). Nel 2008, la finanza speculativa delle banche locali e un governo connivente  hanno portato il paese in bancarotta; il governo, le banche e i risparmi dei cittadini sono stati spazzati via. La situazione sembrava disperata ma gli islandesi hanno mostrato capacità organizzative e di reazione non indifferenti. Con un referendum hanno deciso di non restituire i debiti contratti e in seguito, il 16 giugno del 2010, il parlamento ha ratificato una legge per garantire un’estrema libertà di espressione sul web e sui nuovi media, i social media.

La costituzione islandese vigente ricalca fedelmente, con alcuni aggiustamenti, la costituzione danese, nazione da cui dipendeva fino al raggiungimento dell’indipendenza nel 1944. Bene, oggi l’Islanda ha deciso di stilare una nuova costituzione. Niente di strano fin qui, la particolarità di questa iniziativa risiede nel fatto che la popolazione è direttamente coinvolta nel processo decisionale attraverso la pratica del crowdsourcing.

Il crowdsourcing è un modello di sviluppo di progetti che ha il suo punto di forza nell’interattività; in questo modo lo sviluppo del progetto è soggetto ad un continuo controllo e alla possibilità di intervento dei normali cittadini e professionisti nella progettazione, nella stesura e nello scambio di idee che sono alla base del documento che ne verrà fuori.

Il consiglio costituzionale islandese ha così coinvolto la popolazione in ogni aspetto concernente la realizzazione del documento, non solo con meeting aperti ai cittadini, ma anche con il confronto diretto sui social media. Esiste un sito web, una pagina Facebook, un account su  Twitter, un account su Youtube e su Flickr; la nuova costituzione è online, così come sono online anche i dibattiti del consiglio costituzionale e, attraverso i suddetti strumenti, il cittadino può intervenire, dare dei feedback, commentare e seguire l’evolversi del documento.

Lo scopo è quello di coinvolgere la gente, i cittadini, i quali si sono sentiti traditi dalle istituzioni politiche ed economiche che hanno causato il drammatico crollo dell’economia del paese.

Una simile apertura alla cittadinanza non ha precedenti nella storia dell’uomo e tutto ciò è reso possibile grazie alle nuove tecnologie informatiche.

http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/la-silenziosa-rivoluzione.html

La silenziosa rivoluzione

Dario Ganci, 12 luglio 2011

Cosa hanno in comune Grecia e Islanda? Apparentemente nulla, ma se guardiamo con attenzione le cronache economiche degli ultimi tre anni riusciamo a cogliere qualche somiglianza. Entrambi i paesi sono stati tra i più colpiti dalla crisi sulla sponda europea dell’oceano, hanno visto crollare i loro Pil, arrivando a dichiarare bancarotta, incapaci di far fronte al loro debito pubblico. Ma, se le manifestazioni e gli scontri di piazza Syntagma hanno riempito per settimane i nostri media, mostrandoci il popolo greco infuriato contro il governo e contro la durissima manovra finanziaria da questo varata, del crack islandese non ci sono giunte notizie o quasi. Il silenzio su questa vicenda probabilmente nasce dalle piccole dimensione del paese nordico (appena 300.000 abitanti) o per le cifre coinvolte. O forse c’è un’altra motivazione più sottile e nascosta.

Per capire meglio la situazione è meglio fare un breve riepilogo.

Tra il 2000 e il 2008 l’Islanda ha visto crescere il proprio Pil con percentuali che non avevano eguali negli altri paesi occidentali. Questo era dovuto, in parte all’ottima organizzazione del sistema economico dell’isola, e dall’altro dalle enormi quantità di denaro che, grazie alle favorevoli fluttuazioni della Corona, affluivano nelle tre principali banche del paese.
Gran parte di questo denaro però era, in realtà, inesistente e frutto di ardite speculazioni finanziarie. Con l’esplosione della crisi dei mutui subprime, nel 2008, le banche islandesi si ritrovarono improvvisamente esposte per circa 10 miliardi di Euro, una cifra enorme per il piccolo paese nordico, e dovettero dichiarare la bancarotta. Veniva così a mancare il carburante principale per il sistema economico. Il governo di coalizione di Geir Haarde, per tamponare la situazione, nazionalizza le tre principali banche del paese, svaluta la Corona e innalza il costo del denaro, ma è tutto inutile. Nel 2009 l’Islanda, non potendo far fronte all’enorme debito contratto dalle banche dichiara la bancarotta e il primo ministro Haarde è costretto ad accettare un prestito di due miliardi di Euro dal Fondo Monetario Internazionale per scongiurare l’insolvenza.
In cambio il governo islandese vara una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 miliardi di Euro somma che ricadrà su ogni famiglia islandese, mensilmente, per 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%.
Alla presentazione della legge esplode la rivolta popolare e il governo è costretto alle dimissioni. Il nuovo governo, a guida socialdemocratica, ritrova in eredità la legge sul debito ma, a causa di dissidi interni alla coalizione, non ne ferma l’iter in Parlamento. Nel febbraio 2011 il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare che vedrà una schiacciante vittoria dei No (93%). Il debito viene dichiarato “detestabile” e quindi, per i cittadini islandesi, non esigibile.

La piccola Islanda, fieramente si è opposta ai giganti della finanza. Dopo il referendum ha istituito una commissione per stabilire le responsabilità del crack, il cui lavoro ha già portato all’arresto di numerosi banchieri e dirigenti e all’emissione di parecchi mandati di cattura internazionali. Ma la silenziosa rivoluzione islandese non si è fermata a questo. In questi mesi nella piccola isola del Mare del Nord stiamo assistendo ad una dimostrazione di democrazia che ha pochi precedenti. Tenendo conto degli errori del passati e dei difetti evidenti della costituzione vigente, il governo ha deciso di modificarla radicalmente, affidando la stesura del nuovo testo ai cittadini. In Islanda sta nascendo la prima costituzione crowdsourcing della storia, cioè un testo realizzato dagli utenti della rete attraverso mail e social network, il tutto coordinato da un gruppo di 25 cittadini, eletti regolarmente, che presenterà la redazione finale al parlamento per la votazione. In silenzio e nell’indifferenza del mondo occidentale, il popolo islandese sta attuando una vera rivoluzione. Sta dimostrando che nelle moderne democrazie la sovranità popolare è un qualcosa di concreto e non un semplice concetto astratto, sta contrapponendo il potere della società civile e della cittadinanza al sistema politico, cambiandone le regole e gli assetti, sta facendo tornare nelle mani del popolo il suo futuro e quello della nazione. Di tutto questo, in Europa se ne parla pochissimo, in Italia solo qualche giornale ha dato un breve cenno.
Perchè? C’è forse il timore fondato che il popolo dell’Islanda possa dare il buon esempio?

http://www.paolomichelotto.it/blog/2011/06/11/islanda-lesperimento-piu-avanzato-della-democrazia-diretta-e-partecipata-per-creare-la-nuova-costituzione/

Islanda: esperimento avanzato di democrazia diretta e partecipata per creare la nuova Costituzione

di Paolo Michelotto

In Islanda, 320.000 abitanti, si sta compiendo un esperimento reale di democrazia diretta e partecipata che non ha uguali nel mondo. Stanno costruendo la nuova Costituzione con l’aiuto e il contributo di tutti i cittadini che vogliono collaborare. Ecco come:

– nel 2008 il crollo delle banche private, poi nazionalizzate dal governo, ha innescato una crisi economica e una recessione senza precedenti per il paese.

– i cittadini protestano contro la decisione del governo di far pagare ai contribuenti il crack dei privati e si oppongono a un accordo di risarcimento agli investitori inglesi e olandesi sulle spalle dei cittadini. Viene effettuato un primo referendum con ipotesi di accordo, che viene bocciato dai cittadini. Dopo un anno viene stilato una nuova ipotesi di accordo che viene anch’essa bocciata con referendum dai cittadini.

– nel 2009 il primo ministro Johanna Sigurdardottir spinge per creare la nuova Costituzione del paese. E spinge anche per utilizzare metodi partecipativi.

nel 27 novembre 2010 vengono votate dai cittadini, 25 persone tra 522 candidati non appartenenti ai partiti che si erano autoproposti (chiunque poteva concorrere: unici requisiti 18 anni e 30 firme di sostegno). Queste formeranno la Assemblea Costituente (Stjornlagarad).

– all’Assemblea Costituente viene fornito un volume di 700 pagine scritto da una apposita commissione, con i contenuti ottenuti intervistando 950 cittadini estratti a sorte e riuniti in un Forum Nazionale.

– i lavori iniziano nel febbraio 2011. Le sedute sono trasmesse in diretta su internet, su Facebook, su Twitter. I cittadini possono interagire con i Costituenti continuamente. E’ stato anche realizzato una apposito canale su Youtube, con i commenti abilitati.

– i lavori che dovevano finire a giugno 2011 sono stati prorogati su richiesta dell’Assemblea Costituente di un mese. Quindi la bozza di costituzione dovrebbe essere scritta entro luglio 2011.  Questa è la costituzione che sta nascendo, tradotta in automatico in Italiano con Google:

http://translate.google.com/translate?hl=en&sl=is&tl=it&u=http%3A%2F%2Fstjornlagarad.is%2Fstarfid%2Fafangaskjal

Già la bozza si annuncia molto interessante e prevede il referendum propositivo e abrogativo.

– la bozza di costituzione scritta dalla Assemblea Costituente sarà votata con un referendum da tutti i cittadini ed infine, se approvata, andrà nel parlamento per la discussione e la ratifica finale.

Un processo intelligente, logico, democratico. Eppure ancora impensabile in Italia, a meno che noi cittadini non lo esigiamo con decisione, come hanno fatto i cittadini islandesi con manifestazioni nel corso degli ultimi 3 anni.

http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3397:islanda-la-web-economy-per-ripartire&catid=53:home-page-di-sezione&Itemid=41

Islanda, la “web-economy” per ripartire

22 marzo 2012 – di Luca Michele Piscitelli

Collaborazione, fiducia e web. Queste le tre parole guida per la rinascita dell’economia islandese. Dopo il successo del progetto di scrittura della nuova Costituzione con la partecipazione dei cittadini dell’isola tramite i social media, oggi l’Islanda prova a ripartire anche in campo economico con gli stessi mezzi. Un esempio di applicazione concreta delle potenzialità del web e della partecipazione attiva dei cittadini.

Il caso dell’Islanda dimostra che è possibile. Se si immagina che solo quattro anni fa il paese dichiarava bancarotta si può intuire come la soluzione scelta dalle autorità sia innovativa e illuminante al tempo stesso. La decisione presa circa un anno fa di coinvolgere attivamente la popolazione nella scrittura del nuovo testo costituzionale è stato solo l’avvio di una serie di politiche volte a favorire la partecipazione da parte dei cittadini. Il progetto ha contribuito notevolmente ad aumentare la fiducia dei cittadini e a consolidare lo spirito di collaborazione. Questo ha permesso di lanciare una serie di iniziative che oggi vengono applicate anche al campo economico e al suo settore trainante, quello del turismo.

Scoprire l’Islanda con un click

Gli ultimi studi parlano di un settore turistico in crescita del 20 per cento. Dati significativi se legati a quelli generali dell’economia del paese. Un contributo determinante a questo processo di sviluppo è stato dato dalle innovazioni tecnologiche fornite dal web. Inspiredbyiceland.com è un potente strumento di condivisione e programmazione per il turismo del paese. Infatti oltre alla possibilità di raccontare le proprie esperienze nel paese del ghiaccio, segnalando i luoghi visitati e i servizi utilizzati, condividendo le immagini raccolte nel viaggio e “twittare” pensieri e riflessioni sul soggiorno, sul sito è possibile prenotare, organizzare e studiare attentamente l’itinerario. Dall’aereo per raggiungere l’isola alle attività da svolgere una volta arrivati, la piattaforma presenta un quadro completissimo dell’Islanda del turismo, perfettamente collegata ai più noti social network.

Un modello da seguire

Sicuramente le ridotte dimensioni del paese hanno favorito queste iniziative. Con i suoi 300 mila abitanti e i pochi centri cittadini per lo più raccolti nella capitale Reykjavik, l’Islanda prova a sfruttare al massimo queste condizioni a suo favore. Vicende come queste rappresentano comunque un esempio di collaborazione e coinvolgimento dei cittadini nella vita pubblica, consentendo inoltre la promozione turistica del paese nel mondo senza enormi costi da sopportare, rappresentando quindi una ricetta alternativa alla crisi. A confermarlo anche uno dei rappresentanti più popolari del paese, l’ex presidente Ólafur Ragnar Grímsson: “con la partecipazione alla campagna si è voluto trasmettere un messaggio che tutti sono amici e che possiamo lavorare tutti insieme con consapevolezza”. Seguire l’esempio islandese è possibile e necessario soprattutto per l’Italia e il suo immenso patrimonio culturale poco valorizzato.  Il web e la collaborazione come opportunità, è questo il messaggio che arriva dal lontano nord Europa.

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