Da un’intervista del 10 agosto di Deborah Rosciani nel programma focus economia

Moria Longa del sole24 ripercorre i 5 anni di crisi iniziata in agosto 2007 col fallimento (chapter 11) della prima banca americana: American Home Mortgage. Piena di mutui a rischio ha chiesto l’amministrazione controllata portando i suoi libri in tribunale il 6 agosto. E’ stato il primo segnale della crisi immobiliare: una crisi finanziaria che ha poi travolto l’economia reale facendo scendere i PIL di tutto il mondo, diventando crisi dei debiti sovrani.
I mutui subprime sono quelli che le banche intestavano a persone considerate incapaci di sostenere il mutuo. Concedevano mutui senza chiedere le garanzie che andrebbero chieste con un qualunque investimento (es. in italia). La banca non li teneva ma li impacchettava per poi rivenderli dentro obbligazioni.
Queste obbligazioni non venivano acquistate per investimento, ma per essere impacchettate con altre azioni (derivati, obbligazioni corporate..) e rivendute come CDO dalle grandi banche di affari a enti previdenziali, enti locali.
Quando i mutui iniziano a non essere più rimborsati i sottostanti scendono, ma più di tutto è mancata la fiducia. Quando si è capito che i subprime erano tossici, nessuno li voleva più e anche le obbligazioni buone sono state vendute per paura. I prezzi sono crollati perchè nessuno li voleva comprare e nessuno sapeva quanti titoli tossici avevano in pancia le altre banche (ben capaci di nascondersi ben bene le proprie), innescando una cultura del sospetto. Si distrugge così la linfa vitale del mercato: lo scambio interbancario.
settembre 2008: Lehman Brothers cade. Senza finanziamenti è fallita. La stessa Merrill Lynch è stata comprata da Bank of America lo stesso giorno del fallimento di Lehman Brothers, così come AIG (la più grande assicurazione americana).
I criteri di salvataggio sono ignoti: Lehman Brothers è probabilmente stato un caprio espriatorio a spauracchio per le altre, infatti coì è partito un bel disastro: se una banca può fallire si passa dal “To big to save” al “To big to save”. Gli stati iniziano così a metterci il denaro dei contribuenti: 4700mld in tutto il mondo spesi o usati a garanzia per salvare le banche.
Ecco come si è passati dalla banche agli stati, che hanno incrementato il loro debito pubblico.
Ad esempio l’ Irlanda non aveva debito pubblico, ma aveva le banche inguaiate. Le ha nazionalizzate e il problema è passato allo stato che ha dovuto farsi salvare.
La crisi è sia in America che Europa, ma si sposta più in Europa, perchè in questa fragilità collettiva è lei la più fragile. Ha un’unica valuta collettiva (l’euro) con politiche diverse con paesi contrastati che non usano le stesse armi degli USA. Quando la Grecia annuncia nel maggio 2010 che aveva truccato i conti, si scoprono al mondo tutte le contraddizioni che l’euro si portava dietro da anni.
Il costo della crisi per piazza affari è stato del 64%, le borse del mondo hanno perso 13000mld di dollari di capitalizzazione (praticamente il pil degli stati uniti) e dal 2007 ad oggi tutti gli stati del mondo hanno incrementato il debito pubblico del 50% e la distribuzione di questo debito è per l’84% nei paesi industrializzati.

 

Vedi anche l’articolo “Bugie e verità sulla crisi, che contiene un allegato sulla crisi del debito sovrano.

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