Intervista del 9 agosto a Claudia Segre, di Deborah Rosciani a Focus economia (Radio24):

  • Una prima analisi sui dati economici emessi dalla Cina sull’inflazione e sulla produzione industriale:

Sembra che negli ultimi mesi la Cina confermi di aver evitato il crollo, anche se in contrazione ha ancora indici positivi e l’inflazione sotto controllo: un quadro sicuramente rassicurante. Questa è una fortuna anche per l’Italia, visto che, se l’economia cinese procede in crescita, noi potremo continuare ad esportare.
Ma come è riuscita la Cina a crescere? Semplicemente facendo tutto ciò che l’UE non ha potuto fare!!!
Mentre nell’UE la democrazia è concertativa e richiede tempi lunghi, la Cina ha stimolato l’economia, fatto interventi a favore delle imprese, investito in infrastrutture statali, contenuto le normative su interventi lato creditizio delle banche, il tutto con la rapidità che il potere centralizzato le permette…

  • Un’analisi sulla rivoluzione societaria:

Si sta consumando in Cina un processo su uno scandalo riguardante il principe rosso: Boxilai, visto come la reincarnazione di mao tse tung. Lo scandalo sta ostacolando fortemente la politica conservatrice di Boxilai e della sua famiglia, con un forte vantaggio sia per i cittadini Cinesi che per quelli Europei. L’ala riformista rappresentata da wan yang ha potuto così scalzare i conservatori e far proseguire la Cina su quella strada di apertura che prosegue da diversi anni. Anche in Russia (stessi poteri controllanti) vi sono questi processi, in grado di rimappare completamente la struttura sociopolitica del paese. La comunicazione è progredita a tal punto da prendere il sopravvento sui controlli del regime, che non può più fare a meno di sentire il peso del giudizio sia dei propri cittadini che degli stati esteri.

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Dalla rivista Newton – numero di giugno 2011:

United States of China

La Cina è la seconda potenza economica mondiale e il più grande esportatore del pianeta. Ma, da quest’anno, è anche il primo investitore in ricerca e sviluppo dopo gli Stati Uniti. […] Il boom è recente. La spesa in R&D (Research and Development: ricerca e sviluppo) è cresciuta al tasso stellare del 18% annuo a partire dal 1995 […]. Lo sviluppo di una capacità innovativa autoctona attraverso un cosiddetto “sistema di innovazione cinese” venne definito come uno degli obiettivi strategici delle riforme economiche degli anni 80. Forti investimenti infrastrutturali come la creazione di parchi scientifico-tecnologici e incentivi per le imprese estere hanno svolto un ruolo importante […]. Un fattore fondamentale in questa trasformazione è stata quella che si potrebbe definire la “nuova rivoluzione culturale”, che ha portato a un aumento senza precedenti su scala mondiale dell’offerta di lavori qualificati. […] Naturalmente, è stato necessario un forte investimento pubblico nelle strutture educative. Il numero di studenti universitari e post-universitari è passato da 800mila nel 1996 a oltre 3 milioni nel 2005. Le immatricolazioni nello stesso periodo si sono quintuplicate, ma impressiona anche il dato sulla sua composizione: il 41% avviene nelle discipline scientifiche, quasi il doppio della media dei G7. […] il numero totale di scienziati e ingegneri supera ormai quello degli Stati Uniti. I progressi del sistema educativo cinese si basano da una parte sulla promozione di un sistema di università di élite con una forte vocazione alla ricerca, dall’altra sull’espansione del sistema universitario nel complesso, con enfasi sulla apertura di opportunità per le famiglie delle aree rurali. Il sistema elitario tende a formare in una decina di istituzioni un numero limitato di ricercatori di livello internazionale. Accesso, reclutamento e carriere accademiche sono determinati da regole strettamente meritocratiche, modellate sul sistema americano (un modello che gran parte degli atenei europei continua a rifiutare). A questo si accompagna un numero crescente di studenti che entra nelle migliori università straniere, alimentando un processo di brain drain sempre più evidente.

La base del sistema, comunque, resta una solida istruzione di base. Nell’ultimo test internazionale PISA, gli studenti quindicenni di Shanghai hanno fatto meglio dei coetanei finlandesi e svizzeri, che a loro volta sono i migliori nei paesi occidentali. […] La Cina ha gettato le basi per una nuova fase di sviluppo in cui qualità e innovazione possono sostituire la manodopera a basso prezzo come motore del processo di crescita.

[…] Molti economisti pensano che la salvaguardia del pianeta si giochi su un sistema di regole che “dirigano” i processi di innovazione verso processi eco-sostenibili. Il principio di questa visione è l’idea che l’innovazione avvenga nei paesi ricchi, mentre le economie in via di sviluppo ed emergenti si limitino a copiare e adottare tecnologie esistenti. Questa ricetta potrebbe non funzionare nel momento in cui la Cina sviluppi una capacità autonoma di imprimere la propria direzione al processo tecnologico […].

Di Fabrizio Zilibotti – Dipartimento di economia Università di Zurigo

N.B. L’Italia non investe più dell’1,2% del PIL in R&S, gli Stati Uniti il 2,7%, la media nell’Unione Europea è dell’1,9%.

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Vedi l’articolo “Investimenti in ricerca: la Cina esempio da seguire

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