Tratto da una intervista ad Irene Tinagli a Focus economia (Radio24):

A giugno la disoccupazione in Italia era del 10,8% e dell’11,2% in Europa (in crescita), con 2’800’000 disoccupati (761’000 in più nell’ultimo anno) e il 34,3% di giovani (608’000 tra i 15 e i 24 anni). Questi dati sono espressione pura della regressione. Noi ne soffriamo da anni, indice delle debolezze strutturali italiane.

Ci sono elementi congiunturali, ma questa crisi può servire a risolvere questi problemi che ci portiamo dietro da anni.

La riforma del lavoro che è stata fatta dal governo Monti aiuta nel lungo termine?
Lo scopo della riforma era inizialmente quello di aumentare la flessibilità in uscita, compensando con garanzie in entrata e nel mondo dei precari.
Dopo le varie negoziazioni in parlamento ne è uscita una riforma che è stata unicamente ultradifensiva verso chi aveva già un lavoro.
Nel breve e medio non dà nuovo lavoro, ma può aiutare se affiancata ad altri provvedimenti come la burocrazia ed il fisco.
Ma chi paga sono i giovani… contro una disoccupazione media più bassa di quella europea la politica è stata difensiva, con il risultato di penalizzare le nuove generazioni. I soldi sono impiegati nel sostenere elementi improduttivi anzichè concentrarli verso chi può far creare lavoro o dare valore aggiunto….
La nostra politica per lo sviluppo è molto debole in Europa (ed in Italia ancora peggio) soprattutto rispetto a quanto vengono aiutate le imprese in USA, Cina e India.

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Aggiornamento del 5 marzo 2013:

Alcune considerazioni:

  • è ora che i sindacati la smettano di impuntarsi sull’articolo 18: al contrario, serve PIU’ FLESSIBILITA’ nel nostro mercato del lavoro, sia in ingresso che in uscita;
  • il nostro tasso di disoccupazione, è vero, è molto alto, ma non è un problema legato ai contratti: il governo non deve pensare la riforma del lavoro come ad una riforma dei contratti, ma piuttosto come ad una riforma che favorisca il lavoro delle imprese, i contratti poi verranno da sè;
  • non si deve pensare a favorire l’occupazione dei giovani rispetto ai meno giovani o viceversa: il mercato del lavoro è unico, tutti devono poter lavorare, indipendentemente dall’età anagrafica.

http://www.linkiesta.it/austria-la-ricetta-economica-che-funziona

Senza articolo 18 l’Austria non ha disoccupati

Giovanni Del Re – 19 aprile 2012
Un mix di tasse basse sulle imprese, innovazione, formazione di alto livello e grande flessibilità nel mercato del lavoro. Se vogliamo un ricetta che funziona per un boom occupazionale, basta andare a guardare appena a nord del Brennero. Perché l’Austria, 8 milioni di abitanti, nel febbraio scorso (ultimi dati Eurostat disponibili) si è confermata prima della classe nell’Ue in termine di disoccupazione: appena il 4,2% di senza lavoro […] «Essenziale – spiega Helmut Hofer, ricercatore dell’Istituto di Alti Studi (IHS) di Vienna, uno dei due maggiori istituti economici austriaci – è la scuola, che incoraggia chi sceglie gli istituti professionali a trovare prestissimo un posto di apprendista. L’offerta è abbondante perché numerose imprese fanno ricorso a questo strumento. Se sono bravi, spesso i giovani vengono poi assunti». Fino al 20% di riduzione d’imposta, del resto, è assicurato alle imprese che effettuano formazione dei ragazzi. Chi ha fatto il liceo andrà invece, per lo più, all’università, con una qualifica media abbastanza elevata, buoni atenei e un rapporto stretto tra questi e l’industria. […]

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