Sono davvero scandalizzata, da due cose:

  1. Che ai proprietari dell’acciaieria Ilva a Taranto (come in chissà quanti altri siti di produzione industriale con forte potenziale inquinante) sia stato permesso di inquinare e anche di guadagnare parecchio grazie a questo, in modo illegale naturalmente, ma soprattutto a scapito della salute dei lavoratori e degli abitanti di quelle zone. Il tipico atteggiamento mafioso, così diffuso in Italia, di chi sa ma rimane zitto…
  2. Che ora a pagare la bonifica debba essere lo Stato italiano, cioè noi contribuenti. Chi ha sbagliato, in questo caso sarebbe meglio dire chi ha truffato, deve tirar fuori i soldi. E’ ora di finirla con questo atteggiamento di “vergognoso assistenzialismo” , è ora di smetterla di pensare che tanto a risolvere i problemi ci pensa lo Stato. Perchè è proprio così facendo che ci siamo indebitati a dismisura…

N.B. il Vicesegretario Nazionale della Lega Nord Piemonte Riccardo Molinari ha polemizzato sul fatto che per la bonifica dei siti contaminati da amianto a Casale Monferrato il governo non abbia ancora stanziato nulla, mentre per Taranto il denaro è subito stato trovato. Posso concordare sull’ingiustificata disparità nella gestione delle due situazioni, tuttavia ribadisco il concetto: non è lo Stato che dovrebbe pagare in questi casi, secondo il mio parere, ma esclusivamente l’impresa o la società che ha provocato i danni ambientali. Lo Stato sopperisce già con il pagamento dei costi sanitari per curare le vittime dell’inquinamento e potrebbe al massimo risarcire, secondo quanto stabilito dalla legge, le persone che si sono ammalate e le loro famiglie. Ma non può e non deve pagare sempre tutto e per tutti. Ognuno si dovrebbe accollare le proprie responsabilità e dovrebbe rimediare, con i propri mezzi, ai danni che ha provocato…

Altri articoli in merito:

L.D.

LINK: Ilva (Wikipedia)

http://www.lanota7.it/?p=3271

DOSSIER – All’ILVA 360 MILIONI DAL GOVERNO PER BONIFICARE IL SITO. PERO’ GIA’ SI PARLA DI SCANDALOSE CONNIVENZE.

Pubblicato da: admin Data pubblicazione: agosto 05, 2012

(Dossier-Lanota) Taranto, 5 agosto 2012 – […] La vicenda del centro siderurgico Ilva, chiuso dalla magistratura perchè altamente inquinante, rischia di finire in qualcosa di peggio di quello che già è. Rischia di diventare uno scandalo se è vero che nelle intercettazioni telefoniche acquisite  prima che il caso scoppiasse con l’arresto dei vertici Ilva. Sostanzialmente si percepisce che l’inquinamento era diventato il vero business industriale. Meno controlli, più inquinamento, quindi, più guadagni. Non impiegare capitali per adeguare gli impianti è già procedere verso il saldo attivo. Adesso la buona notizia: il centro siderurgico di Taranto potrà adeguare i propri impianti alle normative antinquinamento per la decisione del Governo di stanziare fondi rilevanti a questo scopo. […] In alcune intercettazioni dei vertici  Ilva arrestati si capirebbe che il sistema dell’inquinamento “incontrollato” veniva garantito a colpi di mazzette elargite a controllori “addomesticati”. Anche la stampa sarebbe stata tra i soggetti da tenere buoni se è vero che chiaramente si sentono espressioni del tipo “dobbiamo pagare la stampa”. Ma la stampa probabilmente non ha tempo di occuparsi della…stampa. […] Per quanto riguarda l’utilizzo dei fondi stanziati, il ministro Clini ha spiegato più volte che sono destinati alla bonifica delle aree pubbliche di Taranto e oggi ha ribadito che “l’Ilva riceverà fondi pubblici solo se introdurrà innovazioni tecnologiche, e non per mettersi in regola con i limiti imposti dalla legge”.[…]

http://www.agenfax.it/politica/molinari-i-336-milioni-di-euro-stanziati-dal-governo-per-taranto-sono-un-insulto-ai-cittadini-di-casale_53679.html

Molinari: “I 336 milioni di euro stanziati dal Governo per Taranto sono un insulto ai cittadini di Casale”

Pubblicato il 7 agosto 2012 da redazione

[…] “La Provincia di Alessandria è tristemente nota per le grandi emergenze ambientali che vive e ha vissuto, ma su tutti i disastri ambientali però spicca quello causato dall’Eternit a Casale Monferrato, venuto alla ribalta internazionale anche grazie al recente processo che ha visto la condanna dei dirigenti della società” – ha continuato Molinari – ” La città di Casale, che con le sue migliaia di morti è diventata il simbolo delle lotte per la bonifica dei siti inquinati, attende da circa 6 mesi uno stanziamento di 25 milioni di euro promesso da un autorevole membro del Governo dei non eletti per la bonifica dell’amianto. Una cifra che paragonata ai 336 milioni che sono stati stanziati immediatamente dopo due giorni di manifestazioni di piazza a Taranto per la bonifica dell’Ilva risulta irrisoria e quasi offensiva, considerato soprattutto che alle promesse non sono ancora seguiti i fatti.   Cosa dobbiamo dedurre da ciò? Che il dolore delle famiglie delle vittime di Casale conta meno di chi a Taranto blocca la città? […]

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/19/lilva-la-diossina-e-linesistente-politica-industriale-italiana/328567/

L’Ilva, la diossina e l’inesistente politica industriale italiana

di Tana de Zulueta

19 agosto 2012

Se è vero, come sostiene il presidente della Federacciai in un’intervista al Sole 24 Ore del 16 agosto, che se di colpo l’Ilva di Taranto dovesse fermarsi verrebbe a mancare il 40% dell’acciaio consumato dall’intera filiera metalmeccanica italiana – se questo è vero, non possiamo che constatare il fallimento di quella che pomposamente viene chiamata Politica Industriale nazionale. […] L’Ilva di Taranto è un enorme museo vivente, un vero e proprio reperto di archeologia industriale: uno degli ultimi impianti non solo in Europa, ma anche nel mondo ad utilizzare il vecchio procedimento di cokeraggio ed altoforno, con tutto il suo corollario di inquinamento. E’ il vecchio ciclo produttivo a base di cokerie ed impianti di agglomerazione a produrre quei livelli paurosi di inquinanti, come le tanto – e giustamente – temute diossine, il benzene, gli idrocarburi policiclici aromatici, ma anche la stessa polvere di coke, materiale tuttora stoccato a cielo aperto, nonché a ridosso dell’abitato. Le cokerie sono notoriamente energivore, e l’acciaio prodotto a Taranto è il più inquinante del paese in termini di C02, argomento sufficiente in sé per giustificare l’abbandono di questo metodo di produzione – se non altro per adempire ai nostri impegni internazionali di riduzione delle emissioni di gas serra. Ma da quest’orecchio, si sa, l’attuale ministro dell’ambiente non ci sente. Dal 2008, dunque sotto la sua direzione del Ministero (come Direttore Generale), piuttosto che investire nei cambiamenti produttivi al fine di ridurre le emissioni, il governo ha fatto sconti alle grandi imprese che inquinano di più, distribuendo 2,5 miliardi di euro di permessi gratuiti nell’ambito del sistema di scambi di emissioni previsto dal Protocollo di Kyoto. Tra i maggiori beneficiari di questi sconti c’era il gruppo Riva. (Sergio Colombo, ‘Protocollo di Kyoto, l’Italia rischia 2 miliardi di multa‘, Il Fatto Quotidiano, 18 febbraio 2011.)

Fare dipendere dallo stabilimento vetusto di Taranto l’intera filiera della metalmeccanica italiana è la prova che di politica industriale in Italia ce n’è stata ben poca negli ultimi anni. Una politica industriale lungimirante, impostata su criteri di sostenibilità, avrebbe posto la modernizzazione con conversione a sistemi produttivi meno impattanti del polo siderurgico di Taranto al centro delle proprie strategie. La terza città industriale d’Italia è stata invece clamorosamente trascurata, ed è vissuta a parte, in un rapporto di fatale e solitaria dipendenza nei confronti della sua fabbrica, un rapporto i cui contorni più torbidi stanno venendo alla luce solo in questi giorni. Le conseguenze di questa lunga gestione politica inconcludente se non inopportuna, sono nelle cifre allarmanti sulla diffusione di malattie tumorali nei pressi degli impianti – anche queste, nascoste o manipolate per anni.

Ne escono tutti malissimo: non solo i responsabili dell’Ilva, ma la maggior parte dei politici che hanno avuto responsabilità al riguardo. E’ un vecchio vizio, quello di favorire le grandi imprese nazionali a scapito dei cittadini. In un articolo molto istruttivo sulla storia della fabbrica (‘La “cattedrale di metallo e vetro” dove si lavora come 50 anni faIl Manifesto, 15 agosto 2012), Antonella De Palma cita il sindaco di Taranto che già nel 1964 chiese informazioni ai dirigenti aziendali dell’allora Italsider sulle misure che intendevano adottare per salvaguardare cittadini e lavoratori dall’inquinamento, per sentirsi opporre un segreto che, come disse: “se non è quello militare quasi lo raggiunge”.

Il problema dei livelli di diossina presenti nell’aria di Taranto è stato dibattuto anche nel Parlamento Europeo. Nel 2007 il Commissario all’Ambiente, Dilmas, rispondendo alla domanda di un parlamentare, informò l’aula che secondo informazioni pervenute alla Commissione, c’era stata la fuoriuscita di una “nube chimica” dagli impianti dell’Ilva, e che la stessa autorità europea aveva chiesto al governo italiano quali misure avesse intrapreso per circoscrivere il danno potenziale agli abitanti della zona. Nella stessa occasione Dilmas riferì che secondo le cifre fornite dal Registro Europeo sulle Emissioni Inquinanti (EPER), mentre nel 2002 gli impianti di Taranto emettevano il 30% di tutte le diossine prodotte in Italia, nel 2004 questa cifra era balzata a 83% – quasi il 10% di tutta la diossina prodotta in Europa. Il Commissario disse che la Commissione si riservava di intervenire sulla base della documentazione attesa dalle autorità italiane. Non risulta pervenuta.

Per i cittadini di Taranto l’episodio della nube, piccola o grande che fosse, è quasi cronaca quotidiana. Lo spiegò al Parlamento italiano il Procuratore capo di Taranto, Franco Sebastio, il 21 febbraio 2012, quando fu ascoltato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Il resoconto della sua audizione è reperibile sul sito della Camera, e ne raccomando la lettura. Per fare capire ai (pochi) commissari che lo ascoltavano che il problema delle emissioni “fuggitive”, o incontrollate, è cronico presso l’Ilva di Taranto, il dottor Sebastio raccontò di come venne a sapere dai carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) che: “improvvisamente, nelle ore più disparate, si verificano delle emissioni strane, di fumi variamente colorati, da varie zone dello stabilimento”. Su ordine del magistrato i carabinieri registrano questi episodi con una telecamera e vengono a sapere che sull’arco di 40 giorni in diverse zone dell’immenso stabilimento gli episodi di fuoriuscita di fumi registrati (quelli avvenuti di notte non si vedevano) sono stati centinaia.

Il DVD delle registrazioni, insieme alla conclusione della prima inchiesta peritale sul disastro ambientale provocato dall’Ilva, fu lasciato alla commissione. Il Procuratore lasciò anche copia delle lettere con le quali aveva informato il governo, la Regione, la provincia ed il Comune di Taranto della gravità dei fatti emersi, “in uno spirito di collaborazione”. Non fu ripagato con altrettanta cortesia. L’intervento della magistratura, doveroso, come lui più volte sottolinea, è stato trattato con fastidio, se non peggio da parte del governo e di molti politici. […]

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 http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/465943/

Diossina e ossido di ferro dall’Ilva: “Il ministero sapeva tutto dal 2011”

Il rapporto dei carabinieri del Noe fu inviato alla Prestigiacomo: “Emissioni diffuse”

GUIDO RUOTOLO
[…] Circolavano in rete video o fotografie che riprendevano «strani» sbuffi dall’acciaieria dell’Ilva e più in generale dall’area a caldo dello stabilimento. Con il via libera della procura, il Noe dei carabinieri di Lecce piazzò alcune telecamere esterne ai perimetri dell’Ilva. Mise sotto intercettazione visiva e sonora per quaranta giorni quello che accadeva, 24 ore su 24, nella acciaieria più grande d’Europa. E registrò il cosiddetto fenomeno di «slopping» in occasione delle colate d’acciaio, la fuoriuscita cioè di ossido di ferro, una nuvola rossastra che posandosi sporca di rosso gard rail e asfalto della provinciale, dall’acciaieria 1 e 2. Dal primo aprile al 10 maggio del 2011 furono segnalati 121 fenomeni di «slopping» all’acciaieria 1 e 65 all’acciaieria 2. […] L’attività di monitoraggio del Noe dei carabinieri di Lecce, nella primavera dello scorso anno non si fermò soltanto alle acciaierie. Dalla gestione dei rottami ferrosi, un’area all’aperto dove attraverso piccole colate di materiali incandescenti, ad alta temperatura, viene recuperato il ferro, si notavano, di notte, dei bagliori. Erano emissioni in atmosfera di fumi non captati. E poi le cosiddette torce, collegate all’acciaieria, dove vengono convogliati i gas della colata. Sono dei sistemi d’emergenza che per gli 007 del Noe in realtà servono a smaltire gas, ovvero rifiuti che dovrebbero essere recuperati diversamente. […] Il 28 novembre del 2011, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce entrarono all’Ilva. Scrive il gip Patrizia Todisco: «L’esito fu sconcertante. Durante la fase di scaricamento i militari notavano personalmente, in sede di sopralluogo, la generazione di emissioni fuggitive provenienti dai forni che, una volta aperti per fare fuoriuscire il coke distillato, lasciavano uscire i gas del processo che invece dovrebbero essere captati da appositi aspiratori/abbattitori».

20/08/2012

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http://pasini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/08/24/ecologia-per-economisti-e-per-tutti-noi/

Ecologia per economisti (e per tutti noi)

di Antonello Pasini

24 agosto 2012

Quando venne pubblicata “L’origine delle specie” la parola ecologia non esisteva ancora e, per indicare quella disciplina, Darwin utilizzava l’espressione economia della natura. Se le cose fossero rimaste come allora forse oggi sarebbe più evidente lo stretto legame che esiste effettivamente tra economia (dell’uomo) ed ecologia. Attualmente, invece, pare che generalmente le leggi dell’economia non tengano conto di quelle dell’ecologia, cioè di quelle che regolano il sistema ambientale (in senso lato) in cui tutti noi viviamo. Non è un caso che nei corsi per economisti (ma anche in quelli per ingegneri) l’ecologia non sia tra le materie di studio.

Questa è una delle prime considerazioni che ho trovato in un libro che ho letto recentemente sotto l’ombrellone. Si tratta di “Economia senza natura. La grande truffa” di Ferdinando Boero. […] Per invogliarvi alla lettura, cercherò di dare un’idea di alcuni argomenti affrontati.

Il libro gira tutto intorno alla discussione di una tesi di fondo: l’uomo fa parte della natura e le regole che inventa sono alla fine soggette alle regole della natura. Da qui parte tutto…

Come facciamo, ad esempio, a ipotizzare una crescita economica continua se le risorse del pianeta sono limitate? Se le risorse vanno ad esaurirsi alcune leggi naturali ci dicono che ci può essere un collasso o la diminuzione numerica di una specie, come nel caso della dinamica preda-predatore descritta dall’equazione di Volterra. Le dinamiche delle popolazioni umane non saranno descrivibili così semplicemente, ma qualcosa di analogo è ipotizzabile. Possiamo permetterci un collasso, o un “ridimensionamento” brusco per la nostra specie, con tutto quello che comporterebbe (guerre et al.)? Non stiamo valutando i vincoli che ci pone il fatto di stare su questa Terra…

Un altro esempio di “arroganza umana” è quello di mirare al vantaggio immediato (economico, ma non solo): molte delle strategie umane hanno un orizzonte strategico molto limitato, come il predatore che cerca di mangiare il più possibile e subito, inducendo una riduzione delle prede che si riflette inevitabilmente nella successiva riduzione degli stessi predatori. L’ecologia ci insegna che, invece, ci dovremmo comportare come le specie K, che sono in un equilibrio – che definirei quasi statico e cooperativo – con l’ambiente che le circonda e che sono caratterizzate da individui longevi, che fanno pochi figli e che hanno popolazioni stabili. Invece oggi ci stiamo comportando come le specie r nella loro fase di crescita (queste specie sono caratterizzate dal fare molti figli e dall’avere popolazioni altamente instabili, con un rapporto “vorace” con il proprio ambiente e una dinamica rapida che vede grandi picchi di abbondanza e altrettanto importanti cadute numeriche).

E qui si parla di economia e non di finanza: non oso immaginare cosa possa derivare dalle azioni finanziarie, tutte improntate al vantaggio immediato e alle speculazioni

Un altro esempio di come le regole dell’economia attuale non tengano conto dell’ambiente ci viene proposto nella discussione sulla cosiddetta “esternalizzazione” dei costi ambientali. E così via…

Insomma, il libro appare sicuramente più una chiacchierata a ruota libera su tutti questi problemi, piuttosto che un’analisi rigorosa degli stessi: se non fosse così non avrei potuto leggerlo serenamente sotto l’ombrellone. Tuttavia pone l’attenzione su alcuni problemi di base che meritano di essere valutati. E fornisce una lezione di fondo che io cerco sempre di riproporre, quando posso: l’ambiente che ci circonda possiede una dinamica di cui dobbiamo tenere conto. Non possiamo far finta che esso sia un substrato inerte e plasmabile a piacere, come in una visione arrogante in cui ci consideriamo padroni del mondo. Il sistema Terra ha una sua dinamica e noi dobbiamo raccordare le nostre dinamiche con questa. Non ci possiamo permettere di trascurare tutto ciò, perché, alla fine, se queste dinamiche entrano in contrasto, chi avrà la meglio, le leggi della natura o quelle dell’economia? Insomma, ad una visione ecosistemica il nostro rapido successo attuale sembra sconsiderato, se valutato con un’ottica di medio-lungo periodo!

Il nostro mondo è in pericolo. La curva dell’economia sale, ma la curva dell’ecologia scende. L’uomo, in equilibrio precario sulla crescita dell’economia, sta per essere travolto dalla decrescita dell’ecologia. La natura ce la farà: per lei non ci sono problemi… Piuttosto siamo noi ad essere in pericolo, a causa del nostro sconsiderato successo.

Ferdinando Boero

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Per approfondire:

Abbecedario minimo per la crisi di Taranto

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/abbecedario-minimo-crisi-di-taranto

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Aggiornamento del 18 settembre 2012:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-09-18/ilva-taranto-ferrante-deposita-125907.shtml?uuid=AbafNVfG

Ilva Taranto, Ferrante deposita in procura il piano di risanamento

[…] Il piano, secondo le prime indiscrezioni, punta ad un impegno finanziario di circa 400 milioni di euro ed una serie di interventi su diversi impianti, tra cui l’altoforno. […]

18 settembre 2012

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Aggiornamento del 24 ottobre 2012:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/news/presentato-nuovo-rapporto

Presentato il nuovo rapporto

[…] I dati confermano che la salute dei cittadini residenti nella città di Taranto è fortemente compromessa, in particolare per quanto riguarda i quartieri Tamburi, Borgo e Paolo VI e il comune di Statte. In questi casi, infatti, mortalità e morbosità sono più elevati rispetto alla coorte di popolazione presa in riferimento. Si registra, in particolare, un eccesso di mortalità negli uomini del 37% per malattie polmonari croniche e per tumore alla pleura (del 167% negli uomini e del 103% nelle donne), oltre alla conferma di eccessi per le demenze (23%), ipertensione (33%), ischemia (16%) e cirrosi epatica (47%). A questi si aggiungono aumenti anche per il melanoma (50%), i linfomi non Hodgkin (34%), la leucemia mieloide (35%) e le malattie respiratorie (11% uomini, 5% donne). […]

Durante la conferenza sono stati anche esposti dal ministro le prossime azioni di intervento previste dal governo nella nuova AIA (Autorizzazione Ambientale Integrata), approvata dalla Conferenza dei Servizi lo scorso 18 ottobre.
Di seguito sono riportate le misure proposte dal ministro nell’ambito dell’AIA (fonte Ministero della Salute):

  1. l’adozione di un sistema di monitoraggio sanitario dell’efficacia delle prescrizioni
  2. la costituzione di un apposito Osservatorio, con la partecipazione delle istituzioni locali (ARPA Puglia, ASL e AReS), nazionali (ISS ed ISPRA) ed internazionali (OMS), al quale affidare l’interpretazione dei dati e la comunicazione delle conclusioni all’autorità competente
  3. la possibilità di rivedere l’AIA in funzione dei risultati del monitoraggio

[…] Il monitoraggio ambientale, affiancherà quello routinario dell’ARPA focalizzando l’attenzione sui seguenti inquinanti presenti allo stato gassoso, nelle polveri fini (PM10 e PM2,5) e nelle deposizioni secche ed umide: diossine, IPA-benzopirene, composti organici volatili e metalli. Il biomonitoraggio […] prenderà in considerazione i metalli, i contaminanti organici e la capacità di riparazione del DNA, come biomarcatore di suscettibilità individuale. La sorveglianza epidemiologica prenderà in esame:

  1. gli effetti dei livelli giornalieri del PM10 e del PM2,5 sulla mortalità naturale, cardiovascolare, respiratoria e sui ricoveri ospedalieri
  2. il rischio riproduttivo
  3. l’incidenza della patologia oncologica in età pediatrica
22 ottobre, 2012

Rapporto completo “Ambiente e salute a Taranto: evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica” (pdf)

 

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