Tratto dalla puntata di focus economia del 7 agosto di Debora Rosciani

Commento sui dati istat sulla produzione industriale di Enrico Govannini, presidente dell’istat:

Si conferma il trend e la bassa fiducia di consumatori e imprenditori. Unica nota positiva: l’export verso i paesi emergenti.
Settori che lavorano sul mercato interno o con sostituzione del prodotto: i nostri prodotti interni vengono sostituiti da prodotti o semilavorati importati dall’estero. Questo implica un futuro (quando ci sarà un rimbalzo dell’economia mondiale) dove si rallenterà la crescita del PIL interno. Ovviamente il problema è che anche le aziende non colpite dalla crisi hanno paura ad investire.
Il rischio per l’eurozona permane: il calo del pil ci porta ad avere meno gettito fiscale che coprirà meno i nostri debiti, richiedendo più tagli sulla spesa pubblica, sperando che ciò non danneggi troppo il sistema.
Un provvedimento necessario riguarda l’eliminazione dell’evasione, così da abbassare le aliquote sui cittadini ed aumentare la domanda interna. Altra soluzione è il rinnovamento del parco produttivo in un’ottica green di risparmio energetico: paghiamo tanto in energia elettrica…. un piano nazionale/europeo che permetta di rinnovare gli impianti industriali e le stesse nostre case permetterebbe di far risparmiare parecchio alle aziende.
Questo soprattutto per le aziende dovrebbe tradursi in un credito agevolato, vista proprio la loro difficoltà ad accedere al credito passando per le banche.
Lo stesso sgravio fiscale appena introdotto dal governo sulle ristrutturazioni permette di avere tanti piccoli interventi che danno tanta occupazione distribuita. La soluzione non è breve termine ma di medio, così da ridurre al minimo l’esposizione italiana agli smottamenti del mercato.

http://www.lettera43.it/economia/macro/produttivita-l-italia-e-ultima_4367563223.htm

Produttività, l’Italia è ultima

La peggiore dell’Ue a 27 per crescita del Pil

La crisi continua anche in autunno. L’immagine che ermerge dalle statistiche sulle condizioni economiche italiane sono infatti preoccupanti: in calo il pil e anche la produttività, sia quella totale sia quella del lavoro.

  • Nello specifico, secondo l’Istat nel periodo 2001-2010 la crescita del Pil in Italia è stata complessivamente del 4,1%: il risultato più modesto tra tutte le economie europee. FANALINO DI CODA PER IL PIL. Come evidenzia La Stampa, nello stesso periodo l’insieme dell’Ue a 27 ha invece segnato una crescita del 14%: +11,9% la Germania, +12,1 la Francia, addirittura +17,1 il Regno Unito e +22,6% la Spagna. Le statistiche hanno comunque rilevato come quasi ovunque la crisi del 2008-2009 abbia ridotto la crescita complessiva rispetto al periodo 2001-2007. […]
  • IN FONDO ANCHE PER L’INCREMENTO DELLA PRODUTTIVITÀ.Il nostro Paese è in fondo alle graduatorie europee di crescita insieme col Portogallo, ma si è distinta in negativo anche per l’incremento della produttività oraria del lavoro, che nel 2010 era solo l’1,4% più elevata rispetto al picco del 2000, mentre nell’Ue a 27 era salita dell’11,4% (+13,6% in Germania e +10,4 in Spagna). Se si guarda, invece, l’intero periodo 2001-2010, la performance del nostro Paese è stata infatti pari a circa 1/3 rispetto a quella franco-tedesca per la dinamica del valore aggiunto e appena il 12-15% se si considera il contributo della produttività. La crescita del 2,7% dell’immissione di nuova forza lavoro, è seconda solo a quella della Spagna. […]

Lunedì, 03 Settembre 2012

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