Il discorso è sempre il solito: abbiamo una moneta unica ma siamo popoli divisi e, finché lo saremo, non ci sarà stabilità per i mercati europei. O tutti facciamo un passo indietro e decidiamo di retrocedere tornando alle nostre vecchie valute nazionali, oppure dobbiamo farci coraggio, fare un grande respiro ed accettare un radicale quanto epocale cambiamento di mentalità…

Vedi articolo “Non c’è nessuna speculazione e nessun complotto: solo problemi da risolvere!

L.D.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1209&ID_sezione=56

Il cerchio mancante

Non prendetemi per pazzo. Oppure sì. Ma insomma, provate a immaginare. Provate a immaginare che fra oggi e domani, vigilia d’Olimpiade, tutti gli atleti delle nazioni dell’area euro presenti a Londra si sfidino nelle rispettive specialità. Immaginate che i primi tre classificati, e soltanto loro, partecipino poi ai Giochi con la divisa della Unione Europea. Immaginate davanti al video una ragazzina spagnola che tifa Federica Pellegrini e un pensionato tedesco che incoraggia il centometrista francese Lemaitre. Immaginate il medagliere olimpico, con l’Europa Unita che lotta per il primo posto contro l’America e la Cina, e quasi sicuramente le supera, sentendosi di nuovo il centro glorioso del mondo e non un insieme di piccole, rissose e decadenti periferie. Immaginate quale effetto avrebbe sull’identità del Vecchio Continente la condivisione di emozioni così possenti. Forse persino l’euro cesserebbe di essere una moneta svizzera finita per sbaglio nelle nostre tasche, assurgendo finalmente a simbolo di qualcosa di vivo.

Avete immaginato? Ora riatterrate sulla realtà schizofrenica delle prossime settimane, quando nei discorsi economici invocheremo politiche unitarie e in quelli agonistici ci scanneremo per le piccole patrie di appartenenza, nani destinati alla sconfitta: in pista come in Borsa. Prendetemi per pazzo, ma non per scemo. So bene che la crisi d’Europa non si risolve con una manciata di medaglie. Ma so anche che lo sport sarebbe un buon mastice per tentare di mettere insieme le membra di questo gigante depresso, che ha fatto la Storia ma rischia di essere sfatto dalla cronaca.

Massimo Gramellini – La Stampa – 25/07/2012

http://archiviostorico.corriere.it/2012/agosto/03/Crisi_della_Moneta_unica_europea_co_9_120803067.shtml

La crisi della moneta unica europea dipende dalla mancanza di identità

Dopo la caduta del muro di Berlino, il cancelliere Kohl decise, contro l’ opinione della Bundesbank, la parità tra il marco occidentale e quello orientale e la maggioranza dei suoi concittadini accettò la sua decisione; nel decennio successivo i tedeschi occidentali accettarono con scarse proteste la decisione dei loro leader di destinare circa 700 miliardi di euro ai tedeschi della ex Ddr. Ma la maggioranza degli stessi cittadini tedeschi (che, non dimentichiamolo, sono anche cittadini europei) non dimostra oggi una analoga solidarietà e non accetta di destinare somme molto minori alla Grecia e agli altri Paesi afflitti dalla crisi del debito sovrano. La ragione di questa diversità di atteggiamento della maggioranza dei tedeschi e della loro banca centrale è evidente: i tedeschi orientali erano considerati compatrioti, i greci, gli spagnoli, gli italiani no. La presente crisi della moneta europea è legata alla questione della identità europea. Il processo di integrazione europea si è verificato mediante successivi trasferimenti di porzioni di sovranità nazionale da parte degli Stati membri alle istituzioni sovranazionali. Per consentire una difesa veramente efficace dell’euro da parte della Banca centrale europea è necessario attuare una vigilanza bancaria e una politica fiscale comuni, con ulteriori cessioni di sovranità da parte degli Stati membri. Ma ciò è difficile senza il contemporaneo rafforzamento di una identità europea comune, che non sostituisca ma integri le diverse identità nazionali. Come dunque favorire senso di appartenenza e spirito comunitario, come far crescere una identità europea che non sia solo basata sulla memoria storica comune, ma anche sulla condivisione di un progetto di costruzione dell’ unità nella diversità? Con riforme istituzionali adeguate, ovvero programmi scolastici e universitari autenticamente comuni, la creazione di un sistema radiotelevisivo europeo, l’ approfondimento del processo di integrazione politica in senso federale e con elezione diretta del presidente dell’ Unione, che costringa i cittadini e i partiti a considerare prioritario lo spazio politico europeo rispetto a quello nazionale.

Martinelli Alberto – Corriere della Sera – 3 agosto 2012

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