Il blog ItaliaCheRaglia compie, in questi giorni, il suo primo anno di vita.

E’ stato un anno decisamente ricco ed intenso di eventi, sotto il profilo politico ed economico, per l’Europa e per l’Italia in particolar modo, tutti aventi come comune denominatore la crisi economica. Una crisi che è iniziata, come tutti sappiamo bene, nel 2008, ma che nel 2011 si è profondamente acutizzata, fino giungere al punto attuale, in cui non si sa a che punto sia né quale possa essere la sua evoluzione nel prossimo futuro: ha raggiunto già il suo punto più profondo e tra poco comincerà la risalita, oppure il peggio deve ancora arrivare?

Da un anno a questa parte, attraverso questo blog, abbiamo cercato e stiamo cercando di seguire da vicino le vicende socio-politico-economiche del nostro paese, che tutt’ora rappresenta l’occhio del ciclone dell’eurocrisi, a causa dell’anomalo e paradossale rapporto tra la nostra forza economica e la nostra debolezza politica.

Ci siamo impegnati ad appuntare, come in una sorta di “diario della crisi”, le vicende che ci sono sembrate più significative, seguendone gli aggiornamenti ed illustrando analisi e riflessioni in merito.

Il nostro è, più che altro, un tentativo di coinvolgere e di infondere nella cittadinanza italiana uno spirito di partecipazione attiva alla vita politica, poiché siamo convinti che, se l’Italia è ridotta come tutti quanti sappiamo, cioè piuttosto male, una parte tutt’altro che irrilevante della responsabilità sia proprio di noi cittadini, che abbiamo sempre dato carta bianca alla classe politica, senza mai manifestare un gran dissenso né praticare, tranne in alcune rare eccezioni, delle ardenti forme di protesta, senza far sentire la nostra voce, senza indignarci, senza far valere le regole della democrazia. Così facendo, ci troviamo oggi in una condizione di assoluto disinteresse e di scoraggiata rassegnazione, che continua a giovare, di nuovo, solo ed esclusivamente alla classe politica. Quest’ultima, grazie anche alla complice collaborazione dell’intero settore pubblico, è divenuta talmente potente da essere riuscita ad annientare la democrazia popolare e a rendere totalmente disarmati noi cittadini, non senza la nostra tacita condiscendenza.

I nostri diritti di cittadini sono stati col tempo progressivamente lesi, ma nessuno ha mai osato lamentarsi dell’autoritarietà incontrastata con cui lo Stato si pone nei nostri confronti. Drogati di benessere, abbiamo dimenticato i nostri diritti e, nel contempo, anche i nostri doveri. Ogni cittadino infatti, in quanto tale, dovrebbe contribuire a rendere migliore lo Stato in cui vive, per il bene proprio e della collettività. I suoi strumenti sono il lavoro, la cultura, il dialogo, l’associazione e, qualora si renda necessario, la protesta civile.

In questo blog abbiamo anche cercato, come in una sorta di “libro di storia”, di aggregare le notizie necessarie a descrivere i problemi che caratterizzano l’Italia odierna, oltre che di disegnare i contorni di quella che invece sarebbe la nostra Italia ideale, l’Italia che vorremmo, l’Italia dei nostri sogni: un’Italia moderna, onesta e meritocratica.

Nel fare ciò, ci siamo avvalsi anche del confronto con altri paesi che sono riusciti a rendersi migliori di noi, evidentemente grazie a degli intenti condivisi da parte della politica e della stessa cittadinanza. Nessun uomo di certo è perfetto, ma se tante persone mettono a disposizione le proprie doti intellettuali e la propria buona volontà allo scopo di migliorare non solo il proprio benessere, ma anche quello dei propri concittadini, di sicuro tutti quanti ne trarremmo beneficio. Nessun uomo può vivere da solo, ma tutti abbiamo bisogno di tutti. Se però ognuno pensa solo a sé stesso ed agisce esclusivamente per soddisfare la propria avidità o la propria sete di potere, chi ne subisce le conseguenze negative è appunto l’intera collettività, cioè tutta la cittadinanza comune, esattamente come sta accadendo in Italia.

Questo è il primo errore che abbiamo commesso. Il secondo errore, invece, è quello dell’inerzia e del menefreghismo: se ce ne restiamo inerti a guardare e ci rassegniamo a pensare che l’Italia non cambierà mai, di certo nessun miracolo potrà mai farla cambiare! Così, dall’orlo del burrone sul quale oggi ci troviamo, finiremo per ritrovarci inesorabilmente sul fondo del burrone. Se così volete che finisca, l’importante è che siate coscienti del fatto che nessuno si salverà: se la barca affonderà, tutti quanti annegheremo. Questo non è pessimismo, è soltanto la realtà.

Ecco perché i disegnatori ed i pittori della nostra Italia dobbiamo essere noi, ciascuno di noi, in primissima persona. La politica di cui tanto ci lamentiamo, in fondo, forse non è altro che la politica che ci meritiamo, per tutto ciò che non abbiamo fatto fin’ora in qualità di cittadini. Anche la disonestà della politica riflette l’atteggiamento diffusamente disonesto della società italiana: quando evadiamo il fisco, quando ci affidiamo o concediamo delle raccomandazioni, quando chiediamo dei “favori”, quando truffiamo lo Stato o i nostri concittadini. Lamentarsi è inutile ed improduttivo, mentre ignorare tutto ciò continuando a farsi i fatti propri è una cosa piuttosto stupida. Questa drammatica situazione in cui ci troviamo non si risolverà magicamente o miracolosamente da sola. Godiamoci pure le meritate vacanze, beffiamoci pure del ministro Monti e freghiamocene di tutto ciò che la politica farà nei prossimi giorni, nei prossimi mesi e nei prossimi anni, ma ricordiamoci che al nostro rientro dalle ferie tutto sarà esattamente uguale a prima, se non peggio. La BCE non scenderà su di noi a salvarci come uno Spirito Santo, i paesi più virtuosi del nord Europa non hanno nessun obbligo nei nostri confronti ed il povero Mario Monti non è un supereroe di Hollywood in grado di porre rimedio, in pochi mesi, a tutti i danni provocati dalla politica italiana da diversi decenni a questa parte.

Rendiamoci coscienti del fatto che, se vogliamo uscire per davvero da questa crisi, possiamo contare unicamente solo sulle nostre forze: quello che possiamo e dobbiamo fare è onorare il nostro lavoro e soprattutto la nostra identità di cittadini italiani, facendo tutto quanto il possibile per risollevare da questa umiliante situazione il nostro splendido paese: la sua bellezza e la sua storia, che tanto onore ci hanno dato, non meritano una tale vergogna, come non la meritano tutti quegli italiani che stanno tenendo alta la considerazione dell’Italia attraverso la qualità e l’onestà del proprio lavoro.

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