Un triste esempio di come un politico possa  ancora superare le nostre leggi.

Un articolo del tempo del 31 maggio di Paolo Zappitelli ne racconta i dettagli… e la distanza con i cittadini si mantiene ad alti livelli…

http://www.iltempo.it/politica/2012/05/31/1343573-laboccetta_ripuli_computer_corallo.shtml

 

Un parlamentare e un computer fatto sparire e «ripulito» da dati scottanti. C’è anche questo nelle oltre 60 pagine dell’ordinanza con la quale i giudici del Tribunale di Milano hanno messo agli arresti domiciliari per una storia di tangenti e corruzione l’ex numero uno della Banca Popolare di Milano e attuale presidente di Impregilo Massimo Ponzellini e il suo braccio destro Antonio Cannalire. Il politico è il deputato del Pdl Amedeo Laboccetta e la storia riguarda una perquisizione nell’appartamento di piazza di Spagna a Roma dell’imprenditore Francesco Corallo il 10 novembre dell’anno scorso. La Guardia di Finanza quel giorno si presentò nell’abitazione di prima mattina per conto dei magistrati che indagavano sul finanziamento di 148 milioni di euro dalla Bpm ad Atlantis, la società di Francesco Corallo che si occupa di macchine per il gioco d’azzardo legale. I finanzieri però furono lasciati fuori per molto tempo con la scusa che l’imprenditore godeva di immunità diplomatica e in questo modo furono fatti entrare nella casa quattro avvocati e, appunto, Amedeo Laboccetta. Il quale impedì il sequestro di un computer portatile e, sostenendo di esserne il proprietario, se lo portò via senza nemmeno dare il tempo di segnare il codice identificativo. Ma sulla proprietà di quel computer furono date tre versioni diverse: la prima fornita da Corallo fu che il pc era della sua collaboratrice. Ma la stessa aveva invece raccontato che era di un’assistente di Amedeo Laboccetta. Alla fine però il parlamentare disse che il computer era suo. Una vicenda confusa, con troppi aspetti da chiarire, e per la quale la procura di Milano iscrisse nel registro degli indagati il parlamentare del Pdl. Oggi i magistrati ricostruiscono tutta la storia con delle accuse pesanti nei confronti dell’esponente del centrodestra: di aver cancellato, senza possibilità di alcun recupero, tutto l’hard disk del pc. «La sottrazione del computer è stata certamente un’attività concordata da Corallo e Laboccetta – scrivono nell’ordinanza – come dimostra anche la circostanza che lo stesso Corallo ha avvisato e chiamato in soccorso Laboccetta per essere assistito durante l’attività di perquisizione della Guardia di Finanza. Labocetta ha invece dichiarato, anche alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei Deputati, di essersi recato spontaneamente presso Corallo proprio al fine di recuperare il «suo» pc portatile». «Dopo l’episodio – proseguono i magistrati – e successivamente al parere favorevole espresso dalla Giunta per le autorizzazioni della Camera, Laboccetta ha consegnato alla Guardi di Finanza il pc in questione, subito passato all’analisi del consulente del pm. I risultati dell’ispezione sono sorprendenti: il pc risulta manipolato con cancellazione dei pregressi dati. Dopo il blitz dell’onorevole Laboccetta sul pc è stato installato un apposito software denominato Cleaner idoneo alla «bonifica» dei dati del disco fisso, con una modalità capace di cancellare le tracce in profondità. Prima di questo software era stato utilizzato altro programma denominato Eraser, programma poi rimosso dal pc. Attraverso l’esame di un file residente nel sistema operativo si è accertato, inoltre, che il pc era stato acceso diverse volte nei giorni precedenti la perquisizione e il giorno della perquisizione alle ore 13,39, ovvero subito dopo l’impossessamento da parte di Laboccetta. E ancora diverse volte dal 16/11/2011 in poi. Fino alla data del 16/11/2011 il nome attribuito al pc era quello di “pc Francesco” ed era presente una cartella stampa denominata “Francesco”; dalle 19,58 del 16/11/2011 gli eventi del pc sono invece riferiti a “pc XVI”. «In sostanza – concludono i magistrati – il pc è stato prima manipolato con la cancellazione dei dati, quindi rinominato al fine di occultare la effettiva proprietà del pc in capo a Francesco Corallo e, ovviamente, i contenuti pregressi dello strumento. Il proposito criminoso è andato, per la più parte, a buon fine perché, al di là delle vicende manipolative chiaramente emerse, non è stato possibile recuperare dal pc i dati cancellati». Insomma chi si voleva coprire con quella cancellazione? E quali documenti sono stati fatti sparire? Domande che forse domani rivolgerà il gip di Milano Cristina Di Censo a Massimo Ponzellini quando si presenterà per l’interrogatorio di garanzia, insieme al suo avvocato Marco Zenotti. Lunedì prossimo sarà la volta invece di Antonio Cannalire, ex braccio destro di Ponzellini, anche lui accusato di associazione per delinquere e corruzione.

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