Siamo del parere che il taglio delle province ed il conseguente accorpamento, come previsto dalla proposta inerente alla spending review, avrà sicuramente effetti benefici sulle casse dello Stato. Resta comunque da vedere in che modo verranno effettuati i tagli: il proposito di tagliare strutture ridondanti e personale amministrativo in esubero era una necessità, ci auspichiamo che tutto ciò porti ad una maggior efficienza e non a minori servizi per noi cittadini.

Questo è un primo passo: un’eliminazione definitiva e drastica di tutte le province sarebbe stata troppo caotica e genererebbe un’eccessiva destabilizzazione e disorganizzazione nella gestione  del territorio. Ma un secondo passo potrebbe essere fatto negli anni a venire, per migliorare ulteriormente tale gestione, sia dal punto di vista economico che dell’efficienza: potrebbe trattarsi, ad esempio, dell’eliminazione di tutte le province, oppure, perchè no, di un accorpamento delle regioni con una suddivisione ternaria del tipo Nord – Centro – Sud che, sfruttando la longitudinalità della penisola italiana, la tagli orizzontalmente in tre fette di territorio di proporzioni quanto più possibile similari. Lo Stato controllerebbe tre macroregioni (rapporto 1:3), le quali controllerebbero un territorio corrispondente a 6 – 7 regioni attuali, rendendo più stringente la supervisione. Eliminando in questo modo tutti gli enti regionali intermediari si potrebbero eliminare rapidamente molte spese amministrative, ma la priorità dev’essere sempre quella dell’efficientamento in un’ottica di pura ed estrema ottimizzazione: informatizzare, snellire le procedure burocratiche, abolire il clientelismo nelle assunzioni e premiare la meritocrazia. Queste sono le nostre aspettative…

Il sollevamento del problema degli sprechi negli enti pubblici ha permesso, finalmente, la messa in luce di alcune cose importanti. Innanzitutto un “piccolo” dettaglio, che a molti era sfuggito, riguarda il fatto che negli anni ’90 molte competenze sono state decentralizzate, ossia trasferite dall’amministrazione statale agli enti locali, senza che a questi enti venissero destinati finanziamenti adeguati. In sostanza il Governo centrale non ha rinunciato ad un centesimo dei contributi che noi cittadini versavamo, così a livello locale sono dovute nascere nuove forme di tassazione per far fronte a spese aggiuntive:

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http://www.repubblica.it/economia/2012/08/21/news/cgia_tasse_locali-41259332/?rss

Tasse locali, in 15 anni sono raddoppiate. “E nel 2012 aumenteranno ancora”

Diffusi i dati dell’analisi realizzata dalla Cgia di Mestre. Dal 1996 al 2011 Regioni, Province e Comuni hanno accresciuto le imposizioni del 114%, arrivando a raccogliere 102 miliardi di euro, 1.684 euro per ogni italiano. Un record destinato a essere incrementato nell’anno in corso.

[…]  “L’aumento delle tasse locali – spiega ancora Bortolussi – è il risultato del forte decentramento fiscale iniziato negli anni ’90 del secolo scorso. L’introduzione dell’Ici, dell’Irap e delle addizionali comunali e regionali Irpef hanno fatto impennare il gettito della tassazione locale, che è servito a coprire le nuove funzioni e le nuove competenze che sono state trasferite alle autonomie locali”. “Non dobbiamo dimenticare – – aggiunge – che, negli ultimi 20 anni, Regioni e Comuni sono diventate responsabili della gestione di settori importanti come la sanità, il sociale e il trasporto pubblico locale senza aver ricevuto un corrispondente aumento dei trasferimenti. Anzi. La situazione dei nostri conti pubblici ha costretto lo Stato centrale a ridurli progressivamente, creando non pochi problemi di bilancio a tante piccole realtà amministrative locali che si sono ‘difese’ aumentando le tasse locali.”

21 agosto 2012

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Ora per il Governo i “cattivoni” che hanno attaccato le tasse sono gli enti locali, che, poveracci, non avevano alternative per poter recuperare finanziamenti adeguati. Tra questi enti locali, bisognerebbe distinguere tra coloro che hanno utilizzato in maniera virtuosa e fruttuosa i proventi delle nuove forme di tassazione, da quelli che invece hanno approfittato per farci un po’ di cresta, come si suol dire. Esempi di buona politica, infatti, esistono anche in Italia (al confine con la Svizzera, ma pur sempre in Italia):

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http://www.ilgiornale.it/news/interni/buona-politica-si-impara-chiasso-830796.html

La buona politica si impara a Chiasso

Non occorre andare in Finlandia per trovare un’amministrazione (e una popo­lazione) virtuosa, basta andare a Chiasso…

Francesco Alberoni – Lun, 20/08/2012

[…] basta andare a Chiasso, a Lugano e ci si accorge che, anziché astronomi­ci pedaggi autostradali, si paga una sola som­ma per tutto l’anno, che le tasse si concordano amichevolmente, che hanno risolto il proble­ma delle immondizie e che c’è dovunque ordi­ne e disciplina. D’altronde una situazione si­mile nel secolo scorso c’era anche da noi, in Piemonte e nel Lombardo-Veneto governato dall’Austria. Con l’unificazione a poco a poco è prevalsa una concezione dello Stato, del di­ritto, della educazione, più arcaica, meno rigo­rosa e in seguito si è affermata una classe politi­ca che, negli ultimi tempi, era diventata così ir­razionale, ignorante e litigiosa che è stato necessario fare un governo con personalità che non provengono dalla politica. Il governo Monti è stato presentato come economico, in realtà ha incominciato a fare quelle riforme istituzionali che avvicinano il nostro paese al­l’Europa e che i nostri politici non sarebbero mai riusciti a fare […]

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L’Italia dovrebbe sicuramente rivedere e ripensare le suddivisioni geografiche all’interno del proprio modello amministrativo, ma dovrebbe soprattutto esercitare delle forme di controllo più stringenti e rendere maggiormente responsabilizzati i dirigenti locali: chi è responsabile di decisioni importanti ci deve mettere la faccia, e magari in parte anche lo stipendio. Altro che elargire premi di produzione “obbligatori” indipendentemente dall’operato, come oggi accade: bisognerebbe ribaltare il concetto ed agire al contrario, decurtando gli stipendi a coloro che non hanno raggiunto degli obiettivi prefissati. Magari, per rendere il tutto il più democratico possibile, si potrebbe far valutare gli amministratori (sindaci, presidenti, segretari, assessori, consiglieri etc) comunali/provinciali/regionali proprio dagli stessi cittadini, come fossero delle procedure di “customer satisfaction”, che potremmo chiamare di “citizen satisfaction”: i cittadini dovrebbero appunto poter valutare se le prestazioni dei propri amministratori sono state o meno corrispondenti alle attese. Delle piattaforme di comunicazione tra amministrazioni e cittadini esistono già (vedi l’articolo “Comuni-Chiamo: una piattaforma per la collaborazione tra cittadini ed amministrazioni locali“), basterebbe svilupparle ulteriormente e, soprattutto, imparare ad utilizzarle e sfruttarle al meglio…

L.D.

Vedi anche l’articolo “Quanto ci costano le Province e perchè hanno deciso di “abolirle”?” del 9 settembre 2011.

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Libro: “La casta invisibile delle regioni. Costi, sprechi e privilegi” di Pierfrancesco De Robertis 

Numerose erano le “caste” finite sotto la lente di ingrandimento, ma mai nessuno aveva raccontato con una analisi approfondita e attenta quella delle regioni. Eppure tutti sappiamo che buona parte degli sprechi di cui tanto si discute si annidano proprio in questi piccoli venti stati che compongono il nostro Paese. Un “giro d’Italia” tra costi, sprechi e privilegi, auto blu, disservizi, società partecipate, enti inutili, viaggi merenda, sedi all’estero, maxi-stipendi e debiti record, pieno di risvolti sconosciuti e dati inediti. Divertenti da un lato e inquietanti da un altro. Al nord, al centro e al sud, nelle regioni “normali” e in quelle speciali. È lì che si annida la vera e voracissima “casta invisibile”, che forse dopo questo libro sarà un po’ meno sconosciuta.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/regioni-rottamare-839234.html

Regioni da rottamare

Uno scandalo al giorno, clientele, sprechi: ogni seggio ci costa 743mila euro. Non volete chiuderle? Almeno fate pulizia

Vittorio Feltri – 20/09/2012
[…] Il problema non è la gestione di questa o di quella Regione,ma l’esistenza stessa di detti en­ti nati male, cresciuti peggio e, infine, diventati centri di spesa allegra, quindi non enti soltanto inutili, anche dannosi. Da eliminare. Ovvio, al punto in cui siamo non sarà facile abolirli: sono macchine mastodontiche, hanno organi pleto­rici, vere e proprie idrovore che succhiano de­naro e non forniscono alcun servizio degno di nota. Conviene ricordare che i loro bilanci so­no assorbiti per oltre il 70 per cento dai costi ab­normi della sanità, un settore dove gli sprechi e le ruberie sono risaputi. […]

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http://www.corriereinformazione.it/2012072320750/italia/spending-review-con-il-taglio-delle-province-si-risparmiera-davvero-lupi-lancia-lallarme.html

Spending review, con il taglio delle province si risparmierà davvero? L’Upi lancia l’allarme

Con il taglio, o meglio l’accorpamento, delle province deciso dal Governo nei giorni scorsi, saranno molte le cose che cambieranno per i cittadini. Il governo ha praticamente dimezzato le Province. Ne sono state soppresse 64. Il Consiglio dei ministri ha deciso di accorpare i 107 enti in 43 Province: 10 città metropolitane, 26 in Regioni a Statuto ordinario e 7 in Regionia statuto speciale. […]  Non si sa naturalmente ancora con certezza come cambierà la gestione del territorio, quali uffici verranno tagliati e cosa invece rimarrà al suo posto. Ma quello che in questo momento viene spontaneo chiedersi è: con questa manovra si risparmierà davvero? A detta di molti, quello che avverrà è solamente un taglio di risorse e quindi di servizi. […] A causa della spending review, le Province subiranno un taglio di 500 milioni di euro per il 2012 e di 1 miliardo di euro per il 2013 […]

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AGGIORNAMENTO DEL 28 LUGLIO 2012: LA POLITICA DELUDE DI NUOVO E DIMOSTRA QUANTO MONTI ED IL SUO GOVERNO ABBIANO LE MANI LEGATE!!!

Vedremo se e quanto gli enti locali verranno dimezzati, messa giù così sembra davvero una bufala… La partita Senatori contro governo Monti termina 1 – 0 ed il campanilismo vince sul buon senso!!

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-27/spending-review-decreto-aula-113646.shtml?uuid=AbH6gbEG

Spending review, stretta sugli studenti fuoricorso. Province, l’accorpamento diventa «riordino»

27 luglio 2012

[…] Province, no «accorpamento» ma «riordino»
In giornata, anche l’annuncio di un dietrofront sull’accorpamento delle province, uno dei cardini del provvedimento, che non verranno più «soppresse» o unificate ma saranno tutte oggetto di «riordino». Lo stabilisce l’emendamento all’articolo 17 messo punto dal governo e firmato e depositato dai relatori in commissione. Il testo prevede che il Consiglio delle autonomie locali di ogni regione, entro 70 giorni dalla pubblicazione in “Gazzetta Ufficiale” del provvedimento, approvi «una ipotesi di riordino relativa alle province ubicate nel territorio». […]

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=167606

Sì al riordino delle Province. Università, puniti i fuoricorso

28/07/2012

Passa il vaglio del parlamento una delle misure della spending review che nell’immaginario collettivo rappresenta piu’ di altri i tagli alle spese inutili: si tratta del riordino delle province, approvato oggi dalla commissione Bilancio del Senato, dopo un lunghissimo braccio di ferro tra il governo e i senatori. Entro dicembre si arrivera’ a un dimezzamento di questi Enti, dopo una consultazione delle Regioni e degli amministratori locali ai quali il ministro Filippo Patroni Griffi chiede di “guardare avanti” […] Il meccanismo prevede che ora le Regioni, con i rispettivi Consigli delle autonomie, avanzino una “ipotesi” di riordino in modo che entro dicembre si arrivi al riordino definitivo, che portera’ ad un dimezzamento di questi Enti Locali. Patroni Griffi ha lanciato un appello agli amministratori locali a superare “particolarismi e titubanze” e a guardare avanti. […]

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http://www.avvenire.it/Economia/Pagine/bondi-tagli-enti-locali.aspx

Enti locali, Bondi: eccessi di spesa per circa dieci miliardi

2 agosto 2012
“Eccessi di spesa” per un totale di dieci miliardi di cui 2,4 di Regioni, 2,3 di Province, 4,6 di grandi Comuni. È l’ammontare delle spese degli enti locali sopra la media, calcolato dallo studio del commissario della Spending Review, Enrico Bondi. Nessun giudizio sulla “virtuosità – viene spiegato – solo spese superiori alla linea mediana”. Il dossier del supercommissario è stato presentato nei giorni scorsi in Parlamento e di fatto introduce una sorta di “trappola statistica” per gli enti locali, divisa in tre studi. Il primo, elaborato con i dati del Sistema Informativo sulle Operazione degli Enti pubblici (Siope) calcola gli eccessi di spesa di Regioni, Province, Comuni, ma anche delle Università (pari a 532,4 milioni) e degli enti di Ricerca (276, 2 milioni). Un secondo studio, basato su informazioni Istat, focalizza l’attenzione sulle sottocategoria della spesa per consumi intermedi dei Comuni con popolazione superiore ai 100mila abitanti. Un terzo volume analizza invece l’inefficienza di spesa per i pagamenti dei Comuni, in base ai dati di Sose (Soluzioni per il sistema economico).Di fatto l’eccesso di spesa – viene spiegato nel rapporto – viene identificato con una sorta di benchmark statistico per la categoria di spesa considarata e “sono assenti riferimenti a possibili fattori determinanti la spesa stessa, cioè a parametri che identifichino un valore virtuoso a cui gli enti devono tendere”. Guardando da una parte al rapporto della spesa per la popolazione, da un lato, e alla spesa per il numero di dipendenti, dall’altro, emerge che gli “eccessi di spesa” delle Regioni ammontano a 2.470,4 milioni di euro, di questi 1.078,5 milioni sono del Sud, 1005,5 al Nord e 386,5 del Centro. Per i Comuni, invece, l’importo “sopra la mediana” è di 4.607,8 milioni di euro: 2.004,0 milioni nei Comuni del Nord, 1.667,8 in quelli del Centro, 935,9 milioni per quelli del Sud e delle isole. I 2.293 milioni degli “eccessi di spesa” delle Province, invece sono ripartiti per 931 milioni al Nord 518,5 al Centro e 842,8 al Sud. A questi dati, poi, lo studio aggiunge i risultati relativi alle Università e degli Enti di Ricerca.
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http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-08-12/impariamo-federalismo-tedesco-081315.shtml?uuid=AbUIaLNG

Impariamo dal federalismo tedesco

di Luca Antonini

12 agosto 2012

[…] Non nascondiamoci dietro a un dito: ci sono problemi da affrontare e che dovrebbero rientrare nell’agenda della prossima legislatura. I modelli di federalismo si possono semplificare in competitivi e solidali. Il primo (ad esempio, Usa) si basa su forti poteri fiscali autonomi degli enti federati; il secondo si sviluppa principalmente su compartecipazioni ai tributi dello Stato centrale (ad esempio, Germania). Il rischio del secondo modello è creare un meccanismo finanziario di tipo parassitario, che non responsabilizza gli enti sub statali, cui pure è decentrata la quota principale di spending power. È quello che è avvenuto in Spagna e in parte in Italia […] La spesa pubblica è stata decentrata per oltre il 60% a livelli sub statali non adeguatamente responsabilizzati e il centro governa il sistema con tagli e inseguimenti vari che rendono ingestibile un’efficace programmazione nel comparto dove si radica la maggior parte della spesa pubblica, anche di investimento. […]

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Aggiornamento del 28 settembre 2012: noi l’avevamo detto…

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-09-28/geografia-ridisegnare-bastano-poche-064612.shtml?uuid=AbxniqkG

Geografia da ridisegnare: bastano poche macroregioni

Emilia Patta – 28 settembre 2012

[…] «Le Regioni sono state istituite nel 1970, 42 anni fa. Era un’altra Italia. Oggi, con l’alta velocità, dal centro di Bologna al centro di Firenze ci sono 30 minuti di treno: ha senso avere due gestioni sanitarie diverse per i fiorentini e i bolognesi? Quanto alla composizione geografica delle regioni, non possiamo avere delle regole che vanno bene sia per il Molise sia per la Lombardia. Servono delle regioni molto più vaste, tre o quattro macroregioni. Anche in questo modo si abbattono i costi della politica a livello locale, il taglio dei consiglieri regionale va bene ma certo non può bastare». […]

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Aggiornamento del 12 novembre 2012:

http://www.leggioggi.it/2012/11/07/province-ma-quanto-si-risparmia-realmente-dallaccorpamento/

Province, ma quanto si risparmia realmente dall’accorpamento?

[…] Sta di fatto, comunque, che sugli effetti concreti, cioè il risparmio, non può che rimanere una fitta nebbia. Lo dimostra la circostanza che nessuno dei tre interventi normativi sin qui adottati abbia mai inserito nel bilancio la previsione nemmeno di un cent di risparmi. L’unica vaghissima stima la fecero i servizi studi di Camera e Senato in merito al d.l. 201/2011, chiarendo che dall’eliminazione degli organi di governo in metà delle province, se accorpate, sarebbe giunto un risparmio di 65 milioni di euro, pari alla metà circa del “costo della politica” delle province, 130 milioni (quanto il costo di un solo consiglio regionale, al netto di ostriche e champagne; poco più del costo di un aereo F35).

Il debito pubblico dell’Italia è di quasi 2 mila miliardi. La manovra sulle province è stata stimata dal Parlamento incidere, potenzialmente, per 65 milioni. Considerare insignificante il risultato è già eufemistico. L’incidenza sul costo puro della politica, comunque, effettivamente è molto limitato.

Il decreto legge sortisce un effetto immediato di risparmio, perché azzera dal gennaio 2013 tutte le giunte provinciali. A una media di 10 assessori, per 110 province, per 4000 euro lordi al mese il risparmio sarebbe di 53 milioni di euro circa, ma occorre escludere le province delle regioni a statuto speciale, per cui il conto si deve fare su 85 province e va a 41 milioni circa.

Seguirà, poi, dal 2014 l’eliminazione dei costi del presidente e dei consiglieri, in quanto già percettori delle indennità presso i consigli comunali, per giungere ai 130 milioni circa di risparmi a regime.

Una goccia nell’oceano delle spese pubbliche, resa, probabilmente, un po’ più pingue da ulteriori possibili risparmi, comunque difficili da quantificare con precisione.

E’ evidente che eliminate le giunte e gli assessori, dovrebbero essere simmetricamente eliminati gli “uffici di staff” degli assessori. Impossibile stimare il numero preciso di “segretari” addetti: molti sono con contratti a tempo indeterminato, altri operano con forme flessibili. Il rapporto non dovrebbe essere di uno ad uno; è possibile stimare un rapporto di un addetto di staff assunto con forme flessibili ogni 4 assessori. Il numero di questi dipendenti, dunque, è stimabile in 200, con uno stipendio lordo nella media di quello degli enti locali, circa 30.000 euro annui, l’ulteriore risparmio si aggirerebbe intorno ai 6 milioni di euro.

Allo stesso modo, dovrebbero ridursi drasticamente i dirigenti “a contratto”, assunti per “via fiduciaria” dagli organi di governo delle province: il processo di accorpamento rende oggettivamente ingiustificabile la permanenza di dirigenti a tempo determinato, considerando che le fusioni delle province rafforzeranno la dotazione dei vertici amministrativi. Il numero, anche in questo caso, dei dirigenti interessati non può essere elevatissimo, qualche decina, poniamo 50, per una media di 70 mila euro lordi l’anno, sono circa altri 3,5 milioni di risparmi. Immaginando qualche “auto blu” in meno, qualche spesa inferiore per comunicazione e stampa e per la logistica, è immaginabile giungere ad altri 20 milioni di risparmi.

Insomma, il risparmio “puro” dall’accorpamento delle province si aggira tra i 160 e i 200 milioni di euro, conseguibili non prima del 2015. Non un granchè davvero come risultato. Non cambia sicuramente le sorti della finanza pubblica italiana.

[…] Resta solo da stimare l’effetto della manovra sul personale. Le stime pubblicate da Il Sole 24 Ore il 6 novembre sono poco fondate. Si parla di possibili 12.000 esuberi, partendo dal presupposto che tutto il personale delle province accorpate non destinate a divenire capoluogo sia in eccedenza. Le cose non sono per nulla così. Anche se indubitabilmente conseguenze sul personale la manovra ne avrà certamente. […]

Pubblicato da Luigi Oliveri il 7 novembre 2012

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Aggiornamento del 15 novembre 2012:

Ma allora non abbiamo ancora capito un bel niente: i risparmi devono derivare dal taglio dei dipendenti in esubero delle Province, non tanto dei dipendenti che lavorano quanto piuttosto dei dirigenti, che sono quelli che costano di più e producono di meno. Invece si arriva al punto di ricattare il Governo minacciando di spegnere i caloriferi nelle scuole! E’ davvero pazzesco: prima di spegnere i riscaldamenti delle scuole, dovrebbero spegnere i riscaldamenti nei loro uffici, anche come autopunizione per non essere riusciti a gestire in modo ottimale i fondi ricevuti! Sono stati bravi a spendere milioni di euro per sedi ed uffici nuovi e lussuosi, e adesso non hanno i soldi per riscaldare le scuole?!?! Che vergogna!!! Ma andiamo pure avanti così, facciamo come i Greci, che vogliono gli aiuti e NON HANNO ANCORA CAPITO che stanno spendendo troppi soldi per mantenere i dipendenti statali!! Facendo morire le imprese e continuando a mantenere i dipendenti pubblici, prima o poi il sistema crollerà, ma chissà se e quando ce ne accorgeremo. E’ cattivo e crudele eliminare dei posti di lavoro nel settore pubblico? Indubbiamente si, lo è, ma o si fa così o si muore tutti. Qualcosa bisognerà sacrificare: è meglio, secondo voi, sacrificare posti di lavoro inutili oppure imprese che lavorano e che mantengono l’intero settore pubblico, con tutti i suoi vizi e le sue inefficienze???

L.D.

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/taglio_province_riscaldamento_scuole_governo/notizie/230801.shtml

Province, il governo duro contro Saitta: «Fuori da realtà spengere i caloriferi». Tutti contro il presidente dell’Upi

Polemiche per la minaccia del numero uno dell’associazione che riunisce gli enti in agitazione per i tagli varati dal governo

ROMA – Il governo risponde duramente alle province, che ieri hanno minacciato di spengere i riscaldamenti delle scuole per protesta contro il taglio degli enti varato dall’esecutivo. Ieri il presidente dell’Upi (unione province italiane) Antonio Saitta che ha annunciato di voler spengere il riscaldamento nelle scuole per protesta contro i tagli della spending review del governo.

«Ventilare l’idea di spegnere i riscaldamenti nelle scuole o proporre vacanze più lunghe agli studenti per ipotetici risparmi appare una proposta fuori dalla realtà» […] Il Governo ricorda poi «che la riforma delle Province mira a ridurne il numero e snellire gli apparati che le governano eliminando le giunte e precisandone i compiti. In questo modo i servizi erogati ai cittadini dalle Province non devono essere ridotti; possono invece essere più efficaci e meglio distribuiti. Il processo avviato dall’esecutivo – conclude il comunicato – intende infatti dimezzare le attuali Province, che passerebbero dalle attuali 86 delle Regioni a statuto ordinario a 41 alle quali vanno aggiunte le dieci città metropolitane, con evidenti economie di scala funzionali a una migliore gestione economica. Per effetto del riordino, infatti, saranno eliminati più di 600 assessorati». […]

Critiche a Saitta piovono anche da Cittadinanzattiva: «Avremmo preferito che mettesse in atto forme di protesta civili e pensasse a tagli al funzionamento degli apparati amministrativi o a individuare le vere sacche di spreco di denaro pubblico che purtroppo interessano tanti Comuni e Province, piuttosto che colpire chi frequenta la scuola e le loro famiglie». […]

Venerdì 09 Novembre 2012

Grecia: dipendenti da licenziare, sindaci non consegnano i nomi alla troika

13/11/2012

Salvare la Grecia, in base agli accordi internazionali, vuol dire tagliare migliaia di impieghi statali, di cui 8 mila nel 2013. Una cura dimagrante che spinge i lavoratori del settore a scendere in piazza e che, secondo alcuni, mette a rischio il buon funzionamento dei servizi pubblici.

“Continuiamo la nostra battaglia – spiega Kostas Tsikrikas, rappresentante sindacale – per chiedere al governo che non ci sia nemmeno un licenziamento. Al contrario, si dovrebbe chiedere alla troika che il settore pubblico venga rafforzato.” […] Gli impiegati hanno occupato i municipi di varie città per protestare contro la richiesta della troika di ottenere gli elenchi dei dipendenti che verranno messi in mobilità. Alcuni sindaci e consigli comunali rifiutano di consegnarli e minacciano di dimettersi.

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Aggiornamento del 21 marzo 2013:

http://news.supermoney.eu/economia/2013/03/in-sicilia-abolite-le-province-crocetta-il-risparmio-c-e-l-opposizione-racconta-balle-0011876.html#

In Sicilia abolite le province. Crocetta: il risparmio c’è, l’opposizione racconta balle

[…] secondo il governatore della Sicilia Rosario Crocetta, un risparmio per le casse della regione di circa 50 milioni di euro, smentendo così le affermazioni del centro destra siciliano che hanno votato contro l’abolizione sostenendo che si vuole cambiare per non cambiare nulla. […]

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Aggiornamento del 5 luglio 2013:

Ecco fatto, tanto casino per niente: tanto è sempre così, come nel gioco dell’oca, gira e rigira, alla fine si torna sempre al punto di partenza!!!

http://www.agi.it/cronaca/notizie/201307032217-cro-rt10303-stop_della_consulta_bocciato_il_taglio_delle_province

“Stop” della Consulta, bocciato il taglio delle Province

03 LUG 2013

 

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