Stiamo attraversano un periodo difficilissimo, siamo in mezzo ad una guerra, con bombe che quasi quotidianamente esplodono e rischiano di far saltare per aria il nostro paese… e i politici a cosa pensano? All’elezione del Presidente della Repubblica! Come se non ci fosse nulla di più urgente da fare… ma CHISSENEFREGA dell’elezione del PdR: tirate fuori idee e proposte per rimetterci in pista, non cose INUTILI e POPULISTE come questa! Il PdR ha infatti un ruolo di rappresentanza, che non c’entra assolutamente nulla con la politica economica dello Stato. Inoltre, questa figura dovrebbe essere eletta dalle stesse forze politiche e non dai cittadini: dato il ruolo diplomatico che riveste, dovrebbe essere una persona capace di dialogare appunto con i diversi schieramenti politici, piuttosto che una persona eletta dai cittadini, i quali non possono in alcun modo essere a conoscenza dei delicati equilibri e rapporti esistenti tra gli schieramenti politici…

L.D.

http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201207241319-ipp-rt10119-riforme_da_senato_ok_elezione_diretta_presidente_repubblica

Riforme: da Senato ok elezione diretta Presidente Repubblica

24 LUG 2012

(AGI) – Roma, 24 lug. – Primo via libera dall’Aula del Senato all’articolo 9-bis del disegno di legge sulle riforme istituzionali. L’articolo aggiuntivo, modificando l’articolo 94 della Costituzione, prevede l’elezione diretta del Presidente della Repubblica: “Il Presidente della Repubblica e’ eletto a suffragio universale e diretto. Sono elettori tutti i cittadini che hanno compiuto la maggiore eta’”, recita il testo dell’articolo presentato da Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, presidente e vice presidente dei senatori Pdl. Passa al senato l’articolo 7 del disegno di legge 24, sulle riforme costituzionali riguardanti, in particolare, semipresidenzialismo e senato federale. Sono stati 120 i si’, 23 i no e gli undici gli astenuti. (AGI) .

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Aggiornamento del 10 aprile 2013:

Ci risiamo: sono passati ormai più di 40 giorni dalle elezioni politiche 2013, non abbiamo ancora un governo insediato, e i nostri politici cosa pensano di fare? Eleggere il Presidente della Repubblica!! Così, tanto per far vedere che hanno qualcosa da fare…

Bè, visto che l’Italia è una Repubblica fondata sulla tivù, quasi quasi potremmo eleggere come PdR Pippo Baudo o Raffaella Carrà!!!

A proposito, visto che il Presidente della Repubblica sarà votato anche questa volta dai politici, che fine ha fatto il disegno di legge sopracitato che prevedeva l’elezione diretta da parte dei cittadini?!?!?!

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Aggiornamento del 17 aprile 2013:

Faccio i miei complimenti a tutti coloro che hanno partecipato alle “Quirinarie” del M5S, ovverossia le votazioni on-line per decidere i potenziali candidati alla carica di Presidente della Repubblica ora che si è concluso il mandato di Napolitano. Avevamo fatto una battuta, dicendo che avremmo potuto eleggere Baudo o la Carrà, ma non era poi così fuori luogo: i grillini hanno scelto davvero dei personaggi famosi che, tranne qualche eccezione, con la politica non c’entrano nulla!!! Al primo posto c’è infatti la bravissima giornalista di report Milena Gabanelli, poi abbiamo nomi come Gino Strada, Gustavo Zagrebelsky, Giancarlo Caselli e dulcis in fundo Dario FoMeno male che la Gabanelli non è una sprovveduta e molto probabilmente non accetterà di essere candidata per lo svolgimento di un ruolo così distante dalla sua professionalità. Inoltre le giornaliste come lei in Italia sono delle rarità, per questo non possiamo permetterci di perderla e di “bruciare” la sua bravura conferendole una carica che non le si addice!!!

N.B. E’ proprio in questo modo che si genera INCOMPETENZA: prendendo una persona brava nel fare una certa cosa e mettendola a fare una cosa completamente diversa!!!!

L.D.

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/politica/2013/16-aprile-2013/quirinarie-candidata-gabanelli-romano-prodi-ottavo-posto-212674025375.shtml

«Quirinarie», la candidata è Gabanelli. Romano Prodi all’ottavo posto

16 aprile 2013 http://www.lastampa.it/2013/04/16/italia/speciali/elezione-presidente-repubblica-2013/gabanelli-colle-ci-devo-pensare-ma-non-ho-la-competenza-giusta-iV5SOFS7iaJvA1EHeSDi1H/pagina.html

Gabanelli: “Colle? Ci devo pensare. Ma non ho la competenza giusta”

«Ci penso stanotte, non saprei cosa rispondere, è una cosa più grande di me, e credo che per ricoprire un ruolo così alto ci voglia una competenza politica che io non credo di avere». […] 16 aprile 2013

http://www.francescaromanacapone.it/archives/598

Un’organizzazione da (Ig)Nobel

Lo abbiamo letto sui giornali o sentito per radio: tre ricercatori dell’Università di Catania si sono aggiudicati, qualche giorno fa, un premio speciale. L’Ig Nobel, da ormai dieci anni, premia le ricerche che fanno “ridere e pensare”. Tuttavia, al contrario di quanto si possa pensare ascoltando la notizia sui nostri media, non si tratta di una presa in giro: gli studi premiati sono pubblicati su riviste serissime e hanno tutti i crismi sociali della scienza ufficiale. Bene, quest’anno, Alessandro Pluchino, Andrea Rapisarda e Cesare Garofalo (due fisici e un sociologo) hanno portato a casa il riconoscimento per la categoria “management”.

[…] La ricerca prende le mosse dal cosiddetto “principio di Peter”, formulato negli anni Sessanta da un sociologo canadese: ogni nuovo membro di un’organizzazione gerarchica scala la gerarchia fino a raggiungere il suo livello di massima incompetenza.

Prima notazione: i media italiani si sono, in genere, fermati qui, come se il succo della ricerca fosse questo. Invece parliamo, appunto, di un’idea formulata cinquant’anni fa. La novità dello studio catanese sta nel dimostrare non solo che il principio è vero, ma che porta alla significativa riduzione dell’efficienza delle organizzazioni. E propone, con un approccio basato sulla teoria dei giochi, una strategia per minimizzarne il nefasto impatto. Vediamo come.

Il senso comune spinge a credere che una persona competente in un dato livello debba esserlo anche a quello superiore. Il fatto è che questo non si verifica perché in genere la professionalità richiesta è radicalmente diversa tra un livello e un altro (ho sentito fare un esempio calzante: un grande chirurgo promosso a direttore sanitario) e quindi laddove le promozioni funzionano sulla base della competenza, finiscono per portare gli individui in posizioni per le quali sono incompetenti. […]

Gli studiosi hanno trovato che, se il criterio è la promozione del migliore, ogni individuo finirà la propria carriera dove la sua competenza è minima. Il principio di Peter è quindi verificato, così come la perdita di efficienza nel tempo per l’organizzazione. […]

12 ottobre 2010

(The Peter Principle Revisited: A Computational Study, Alessandro Pluchino, Andrea Rapisarda, and Cesare Garofalo, Physica A, vol. 389, no. 3, February 2010, pp. 467-72.)

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Aggiornamento del 18 aprile 2013:

“Mi rivolgo ai tanti cittadini che hanno visto in me una professionista sopra le parti e quindi adeguata a rappresentare l’inizio di un cambiamento nel Paese. Sono giornalista da 30 anni e ho cercato sempre, in buona fede, di fare il mio mestiere al meglio; il riconoscimento che in questi giorni ho ricevuto mi commuove, e mi imbarazza.
Certamente non mi sono mai trovata in una situazione dove sottrarsi è un tradimento e dichiararsi disponibile un segno di vanità. Forse non si sta parlando di me, ma dell’urgenza di dare un volto a un’aspettativa troppo a lungo tradita.
Che io non avessi le competenze per aspirare alla Presidenza della Repubblica mi era chiaro sin da ieri, ma ho comunque ritenuto che la questione meritasse qualche ora di riflessione. E non è stata una riflessione serena.
Quello che mi ha messo più in difficoltà in questa scelta è stato il timore di sembrare una che volta le spalle, che spinge gli altri a cambiare le cose ma che poi quando tocca a lei se ne lava le mani. Il mio mestiere è quello di presentare i fatti, far riflettere i cittadini e spronarli anche ad agire in prima persona. Ma quell’agire in prima persona è tanto più efficace quanto più si realizza attraverso le cose che ognuno di noi sa fare al meglio.
Io sono una giornalista, e solo attraverso il mio lavoro – che amo profondamente – provo a cambiare le cose, ad agire in prima persona, appunto.”
Milena Gabanelli
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Consigliamo questo bel film, che cade proprio a fagiolo!!!

Film “Benvenuto Presidente!”

La commedia di Milani smaschera cattivi e ‘deviati’ e propone al Paese un programma di rieducazione civica
Peppino è un bibliotecario col vizio delle storie e della pesca alla trota. Onesto e genuino, vive in un piccolo paese di montagna sognando un futuro migliore per il suo unico figlio, venditore rampante di un articolo sportivo. A Roma intanto destra, sinistra e centro discutono le sorti del paese e l’identità del nuovo presidente della Repubblica. A sorpresa e per provocazione viene eletto Giuseppe Garibaldi. Generale, patriota e condottiero italiano naturalmente defunto il cui nome e cognome è stato però ereditato da almeno cinque italiani. Peppino si fregia di quel nome e dell’età giusta per ricoprire la carica di presidente. Eletto suo malgrado, viene prelevato dalle sponde del fiume e condotto a Roma. Pescatore di trote e di sogni, viene risolutamente invitato a rinunciare al mandato. Ma al momento di pronunciare il discorso alla Camera, Peppino Garibaldi avverte l’opportunità di fare qualcosa e di cambiare finalmente il suo Paese. Rifiutate le dimissioni e con l’aiuto di un’avvenente vice segretario ricomincerà dagli italiani.
Da qualche tempo e qualche film in Italia il cinema ha perso quel riguardo per l’autorità che relegava il ‘politico’ in un genere impegnato, aprendolo all’evasione, mettendolo alla berlina, criticandolo duramente e consegnandolo alla libertà della fantasia. Se Paolo Sorrentino e Marco Bellocchio hanno trasfigurato la cronaca politica trasformandola in alta meditazione poetica, il cinema medio e popolare italiano cavalca l’onda antipolitica e sceglie l’uomo comune che si ritrova per caso alla presidenza. Esauriti bipolarismi(?), contrapposizioni nord/sud, risate, tarallucci e vino, in sala e in Parlamento scendono politici improvvisati mostrati nella loro umanità e celebrati come paladini del mondo. Pacifico e tenero progressista, Claudio Bisio diventa presidente per ‘un giorno’ della Repubblica italiana nella nuova commedia di Riccardo Milani, che smaschera cattivi e ‘deviati’ e propone al Paese un programma di rieducazione civica.
La sua inventata figura presidenziale è funzionale a fare satira e critica sociale, alludendo all’esistente o puntando chiaramente l’indice. Scritto da Fabio Bonifacci, Benvenuto Presidente, alla maniera di Viva la libertà, insedia un ‘impostore’ al potere producendo risate e gag, qualche volta efficaci.
Il segretario di partito di Roberto Andò e il presidente di Riccardo Milani però sono tutt’altro che figurine sprovvedute che gonfiano il petto e sorridono inetti nel loro abito istituzionale. Professore l’uno, pescatore l’altro, sembrano comprendere bene quello che gli accade attorno, sciogliendo il guinzaglio dei rispettivi consiglieri.
Nonostante alcune scene indiscutibilmente retoriche come il soccorso ai senzatetto e l’animazione in ospedale, la commedia di Milani funziona soprattutto per quella grossolana innocenza diffusa nel film e incarnata da Claudio Bisio, che nel monologo sanremese ‘sugli elettori impresentabili’ aveva anticipato la questione del degrado morale. Questione che riguarda tutti e che è stata causata da tutti. Parafrasando De Gregori: la storia (italiana) siamo (anche) noi, nessuno si senta escluso. Controcampo del campo, abitato dal presidente Peppino Garibaldi, è allora il popolo italiano (e sovrano), seduto attorno alla tavola apparecchiata e davanti alla televisione accesa, che ripete come un mantra l’idea di una classe politica marcia.
Al Paese reale, che si sente assolto, ai nuovi ‘comici’, che vorrebbero distruggere tutto senza pensare a costruire un luogo altro dell’amministrazione e delle relazioni umane, Milani risponde richiamando(ci) alla responsabilità civile. Lo fa attraverso la metafora dell’uomo qualunque costretto a misurarsi con i gravosi compiti del ruolo. Metafora che non sembra essere né neutra, né ingenua, aprendo all’intervento (e alla coscienza) individuale.
Marzia Gandolfi
 

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